Dove NON andare con i bambini ad Amsterdam (ma si, dai, andateci, ho elaborato, anzi, ci torno)

Questo è il centro visitatori dell’ Amsterdamse Bos, che è stato progettato dall’ Ing. van Eesteren nel quadro di ampliamento urbanistico diAmsterdam Zuid agli inizi del ‘900. Van Eesteren faceva parte del movimento artistico De Stijl, vi faccio solo un nome, Mondriaan (e infatti quei quadrati fuori dall’ edificio riportano opere celebri di Mondriaan. Il piano superiore del centro ospita mostre, sotto c’ è un negozietto delizioso di libri e gadget sulla natura, e la macchinetta self-service per il caffè fa anche espressi e cappuccini decenti a € 0,60 euro.

Stranamente, in tutti questi anni che vivo ad Amsterdam, non mi è mai venuta la fantasia di andare all’ Amsterdamse Bos, il più grosso parco cittadino a sud della città, con Het Nieuwe Meer, un lago e le sue spiagge, i boschi, i sentieri e le varie possibilità di sport. Ne sento sempre parlare da genitori e amichetti dei miei figli, ma niente, se proprio devo prendere la macchina per andare nella natura me ne vado in spiaggia o alle dune, e altrimenti in bici in uno degli altri parchi bellissimi. Semplicemente l’ Amsterdamse Bos sta dall’ altro lato della città e a me non me ne tiene.

Come sempre la scuola ha fatto da cavallo di Troia e venerdì scorso mi sono ritrovata all’ ultimo minuto a sostituire un accompagnatore per la gita scolastica, che quest’ anno per risparmiare si sarebbe fatta con i trasporti pubblici e attività all’ Amsterdamse Bos. Anche se faceva freddo non pioveva, quindi mi sono messa le scarpe allacciate richieste, ho messo per sicurezza l’ abbigliamento antipioggia, la merenda e varie nello zaino e sono partita. Ricordando che dovevamo attraversare con i mezzi pubblici e 25 ragazzini tutta la città.

In realtà hanno un ottimo sistema collaudato in tante gite. Ogni genitore si prende a carico un gruppetto di 4 o 5 bambini (senza nessuno dei suoi figli, che ti distraggono troppo) e tutti i bambini sanno che devono far capo a quel genitore. Quando hanno ancora dai 4-6 anni gli si appiccica un adesivo con il nome e il numero di cellulare della maestra o del capogruppo.

Io per semplificare e non starli a chiamare tutti quanti per nome tutte le volte, ho proposto di darci un nome di gruppo e si è deciso per pudding (budino). Così ogni volta che avevo istruzioni da dare:

“Gruppo budino da questa parte, scendiamo, saliamo, timbrate il biglietto”.

Ci siamo divertiti da matti con questa cosa del budino. Ci siamo pure dati uno slogan:

siamo quelli del budino

e non tremia-mo -mai.

Insomma, arriviamo, imbrachiamo, caschettiamo, ascoltiamo gli istruttori, tutti noi genitori con in mente l’ attimo luminoso in cui i bambini si spargeranno per la Fun Forest con gli istruttori e noi ci cercheremo un posto in cui prendere il caffè per fatti nostri. No. I bambini vanno accompagnat. Da noi. Sul percorso in cavi d’ acciaio sugli alberi a 4-5 mt. di altezza dal suolo. Io non amo l’ altezza se devo guardare sotto. Aiuto.

Quanto ho bestemmiato, silenziosamente perché devo dare il buon esempio, perché tutte quelle tavolette sotto ai piedi si muovono sappiatelo. E poi stacca il primo moschettone e attaccalo al cavo successivo, stacca il secondo moschettone, ribalta la carrucola e controlla che i bambini dietro non stiano in più di tre sulla piattaforma (o non stiano per esserci se ne arriva un quarto), che si aggancino bene e non mi volino giù, mai nome scelto meglio ero un budino tremolante altro che “gruppo budino presenti!”.

E proprio mentre mi dicevo che la luce alla fine del tunnel c’ è, mi trovo davanti a una cosina minimal. Niente tavole, niente tunnel, niente piattaforme. Solo un cavo d’ acciaio solitario lungo una quindicina di metri a 6 metri dal suolo. Io sulla piattaforma che ci penso molto bene mentre mi aggancio. che so di non poter tornare indietro. Che devo dare l’ esempio. Che veramente il mio impulso è di tenermi di lato, far passare tutti e dieci i bambini e il padre che ho alle spalle e andarmene. Ma non si può.

Chiamo l’ istruttrice a terra:

“Senti, mi portate una scaletta?”

Non me l’ hanno portata. C’ era, ma l’ ho scoperto dopo. Il fatto è che magari ce l’ hanno per chi si fa venire un attacco isterico e non sanno che io sono un control-freak e in pubblico non me li faccio venire.

Niente, mi sono seduta sull’ imbragatura, ho pensato che se chiudo gli occhi arrivo prima, ma se li chiudo rimbalzo sul cuscino e rimbalzo indietro e poi mi tocca spingermi a forza di braccia.

“Guarda la corda gialla”, mi fa.

Guardo la corda gialla.

La afferro.

Ci prendo gusto e la successiva me la faccio tipo Tarzan. Occavolo è la fine. Peccato.

“Mamma di Ennio, torniamo a fare un altro giro?”

“Scordatevelo, ho già donato”.

Sotto incrocio un’ altra madre affranta. Mi fa vedere che le tremano ancora le mani. A saperlo prima, ci diciamo, una si preparava spiritualmente, faceva meditazione, prendeva i fiori di Bach. Poi dopo il pranzo al sacco sotto gli altri loro sono tornati tutti a rifarselo un giro, mentre gli altri bambini sono andati a un percorso facile con la carrucola continua.

Io ci ho messo due giorni e una piscina molto calda per sciogliere i muscoli del collo, a cui mi sono aggrappata tutto il tempo.

E comunque appena mi riprendo spiritualmente ci torniamo anche con Orso, vuoi che Orso non gli piaccia camminare tra gli alberi?

Se vi interessa comunque è qui. Basta avere 8 anni ed essere alti almeno 130 cm.

Spiegatemi il senso di Iamsterdam (perché io di mio non ci arrivo)

Si sono inventati questo slogan, con detto logo e sua realizzazione in dimensioni da balenottera spiaggiata, che viene collocato in vari punti della città così la gente può fargli la foto con dietro un monumento. Ci hanno abbinato un sito e non voglio neanche sapere quanto è costato tutto ciò, ma è costato un sacchissimo.

Ma secondo voi Amsterdam, e dico Amsterdam, ha bisogno di certe stronzate per farsi pubblicità? (Voglio dire, ma non le basto già io?)

È un sacco che lo penso, ma adesso me l’ hanno piazzato vicino casa con alle spalle il Vliegenbos, che è uno di quei parchi progettati ad Amsterdam all’ inizio del 1900 dagli urbanisti locali, che adesso ha tanto l’ aspetto del bosco selvaggio con le stradine in mezzo, ma che appena progettato gli infiniti sentieri formavano un arabesco bellissimo.

(Dell’ altro parco, l’ Amsterdamse Bos che finalmente dopo anni ho conosciuto, vi parlo alla prossima, appena ho tempo di caricare un mucchio di foto).