Perdersi la modernità per strada, o dei bisogni indotti

IMG_4974Giorni fa mi ha scritto un’ incaricata della Procter & Gamble, rivolgendosi a me che come moglie e madre sarei sensibile al problema delle macchie sui vestiti (P&G è una multinazionale di consumer goods e possiede quei grandi marchi di detersivi che tutti conosciamo) ma poi ho capito che ha scritto a un sacco di gente che conosco. I punti deboli di quella lettera li ha  esposti ottimamente Serena qui. Però nel frattempo si è scatenato un train of thoughts e discussioni online sull’ argomento e così mi sono ricordata che io su certe cose ci avevo già riflettuto tempo fa. Vi ripropongo i contenuti di quel post, rielaborandoli con il senno di poi. Continue reading

Consigli d’allattamento in particolare a Sun of York

latteIl bello del mommy-blogging è il principio del perpetuum mobile. Anche se i tuoi figli finalmente sono cresciuti e vivono fasi completamente diverse (da farti rimpiangere, a volte, le notti insonni passate allattando, ma non posso dirlo alle neo-madri o mi menano), ci sarà sempre qualcuno con un bambino di sei mesi a porsi le stesse, identiche domande a cui poi tu hai trovato delle risposte, ma sempre troppo tardi rispetto al momento in cui servivano a te. E siccome è perfettamente vero quello che ti dicono del parto, ed è vero anche per il resto, poi ti dimentichi tutto perché la vita va avanti e ti incalza con sfide sempre nuove, ho deciso di ripetermi un pochino pure io. Parliamo di allattamento e come sopravvivergli. Continue reading

9 (e due)

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Eh, sembrava l’ avessi passata sotto silenzio, ma non potevo. So solo che un paio di settimane fa, di sera, sono scesa a prendermi un bicchiere d’ acqua e lui stava rintanato sotto il piumone del divano. Per partire con una geremiade contro il fratello che gli aveva fatto qualche torto enorme per cui basta, lui dormiva quaggiù da solo.

“Fammi posto, vengo da te”.

Si sposta quel minimo che il nostro divano a due posti di quarta mano (ma rifoderato da moi meme con queste sante manine e la pinzatrice) consente.

“Dai, che è l’ ultima volta che stiamo io e te insieme qui sotto e tu hai otto anni, ti racconto di quando sei nato?” Continue reading

Meraviglie della scienza e della tecnica: il cric gonfiabile

Il destino cinico e baro continua ad impedirmi di fare bella mostra di come so cambiare bene e da sola (ad avere una limetta per unghie per staccare il coprimozzo) le ruote alla macchina. Abilità appresa anni fa nel parcheggio sotterraneo quando scoprimmo che la macchina di mamma era a terra. Bastò leggere il libretto per rinfrescarci le nozioni teoriche, usare la bellezza dei nostri 90 kg. a testa per saltare sullo svitadado e svitare appunto i dadi e via, verso nuove avventure). Continue reading

L’Arlecchino Project a Firenze (e ricordatevi della mamma di Arlecchino)

In questi giorni alla Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa a Firenze è esposto l’ Arlecchino Project di Cristina Pacciani (Atelier Cri-Cri, Overtoom 303, Amsterdam), che è un’ ode alla creatività femminile. Anni fa ho imparato a fare feltro proprio da Cristina, che mi ha contagiata con il suo amore per i colori. Ma lei nel frattempo è andata molto oltre gli sciallini, come li chiama lei, che pure le vengono benissimo. E del feltro ha fatto un messaggio, che con l’ Arlecchino Project ha aperto le ali e si è sparso in tutto il mondo. 

Di Cristina avevo postato tante foto su facebook e in particolare era bello il mantello della mamma di Arlecchino, perché parliamoci chiaro, da tutte le pezze donate dagli amici al povero Arlecchino che non aveva un costume, l’ idea di metterle insieme per farne un vestito è venuta a lei, e sempre lei l’ ha realizzato. Da qui, l’ ode all’ inventività femminile.

Ma se guardate anche solo la realizzazione pratica di questa scritta nero su bianco, e avete mai provato a strofinare insieme per lunghe ore dei fiocchi di lana colorata per farne una stoffa non tessuta ma resistente, calda, isolante e idrorepellente (in feltro i mongoli oltre che le yurte, ci facevano anche i secchi per l’ acqua) vi rendete anche conto che enorme manualità c’ è dietro la sua realizzazione. Perché Cristina di feltro ne ha manipolato talmente tanto in vita sua, nei workshop per adulti, ma soprattutto per bambini, che non mi meraviglierebbe se ci si fosse giocata le impronte digitali.

E qui vi faccio vedere i dettagli, ma questi due pannelli sono enormi, lunghi metri e metri.

Allora la prossima volta che pensate ad Arlecchino, ricordatevi della mamma di Arlecchino e dello scambio e della generosità, perchè questi pannelli sono stati fatti con materiale che è stato donato a Cristina da persone in tutto il mondo. Un paio di anni fa, se si entrava nell’ atelier, c’ `erano più pacchetti postali accumulati che scialli. Il metodo wiki che esce dal virtuale per rientrre in un’ arte antica e casalinga, come quella del feltro.

Teatro in italiano: “Mi chiamo Rachel Corrie” all’ Aja il 22 marzo 2013

 

Corrie DSC_0080Marta Paganelli, giovane attrice e regista italiana reciterà “MI CHIAMO RACHEL CORRIE” [tratto dagli scritti di Rachel Corrie] dal

21 – 24 Maart 2013 – presso il Nationale Toneel Gebouw (Zaal 2), Schouwburgstraat 8 all’ Aja.

La rappresentazione del 22 marzo alle 20.30 sarà in italiano, le altre in inglese.

 

Che cosa vuol dire essere un eroe

Rachel Corrie è nata a Olympia , nello stato di Washington, il 10 Aprile 1979. Prima di concludere gli studi al College, il 25 Gennaio 2003 si è unita all’ International Solidarity Movement (I.S.M.), un’organizzazione finalizzata a “sostenere la resistenza non violenta del popolo palestinese all’occupazione militare israeliana”. Ha deciso  allora di partire per la Striscia si Gaza, dove è stata uccisa il 16 Marzo 2003, schiacciata da un bulldozer israeliano, mentre cercava di impedire la demolizione di abitazioni palestinesi.

Questo monologo è sostanzialmente diviso in due parti. La seconda è direttamente ripresa dai suoi diari e appunti scritti sul campo, nella striscia di Gaza. Con occhio lucido e mai retorico Rachel ci presenta le sue esperienze in quella terra martoriata, in cui il concetto di “normalità” alle volte le sfugge perchè così diverso dal suo, di americana della middle class.

Ma una parte altrettanto interessante è la prima, in cui ripercorre le varie tappe della sua vita: fin dai primi passi della sua formazione alle elementari, le delusioni, il rapporto con genitori e amici, l’amore per l’arte. La persona che ne emerge è tenera, confusionaria, piena di ideali e di voglia di fare, ma anche di domande. Domande che l’hanno messa di fronte a delle scelte.

Che cos’è che ci spinge a dire “Sì” nella nostra vita? A decidere di agire invece di perderci in pensieri che di fatto ci fanno rinunciare ancor prima di aver provato? Rachel non era disillusa, credeva profondamente nelle sue scelte.

Non mi piace parlare di eroismo. Rachel era una ragazza “normale”, non era una santa e neanche una traditrice, era seria, confusionaria e piena di talento. E ha scelto di partire perchè c’erano troppe cose che non riusciva a comprendere nel modo in cui le veniva raccontata la realtà. Ha scelto di dire “Sì” a quell’impulso che le diceva di lottare.

Questa messa in scena parla del conflitto israelo-palestinese, ma ancor prima parla della presa di coscienza, della volontà di informarsi e di prendere una posizione riguardo alle grandi questioni politiche del nostro tempo. La situazione in medioriente parla di noi, ci riguarda. Le politiche e le economie degli stati di tutto il mondo sono legate fra loro a doppio filo e non è più possibile comprendere la situazione senza fare riferimento alla globalità.

Spesso in questo quadro ogni possibilità di azione del cittadino medio sembra inibita, come se la politica interna ed estera riguardasse ormai un piano totalmente scollegato dalla vita di tutti i giorni.

Come si può tornare ad agire in un mondo in cui la scelta dei singoli sembra sempre più marginale e inutile? La voce di Rachel non è la sola, ce ne sono tante altre. Voci che vogliono bucare le pareti del silenzio che ci circonda. In un mondo in cui veniamo bombardati incessantemente dalla cosiddetta “informazione”, in cui si parla di tutto e non si dice niente, Rachel racconta piano la sua storia, senza ergersi a paladina della giustizia o detentrice di una verità.

Dimostrando tutta la sua umana forza in un mondo di giganti.

 

[a cura di Alan Rickman e Katharine Viner]

[traduzione di Monica Capuani e Marta Gilmore]

 

regia Marta Paganelli

con Marta Paganelli

chitarra Adriano Russo

 

Verticale di Boca DOC ad Amsterdam

Arrivate appena in tempo, anche se me le sono dovuta andare a prendere al deposito della FedEx nelle lande dietro all’ aeroporto, un posto dove o mi perdo sempre, o ci sono deviazioni mostruose, o code interminabili. Invece stavolta è andato tutto bene.

Bpca etichetta

2000, 2005, 2007

Non so che piani abbiate voi per la serata, io sono all’ Istituto Italiano di Cultura, Keizersgracht 564, dalle 19 alle 22.

Sopravvivere alla (pre)adolescenza

IMG_3948Ho spesso detto che chiunque si sia inventato la frase: “si, ma è una fase, poi passa” a proposito dei figli  (e tutto il resto nella vita) è un benemerito dell’ umanità. Perché si rotola da una fase all’ altra senza soluzione di continuità e se uno si fermasse veramente a riflettere quanto neuroni si carbonizzano nel frattempo, si farebbe sterilizzare prima di raggiungere la pubertà. Ma non lo facciamo, per fortuna, poi però tocca aiutarsi tra di noi per sopravvivere.
E in casa Diga come va, nel frattempo? Bene, grazie. La mia anima di abruzzese superstiziosa vorrebbe incrociare l’ incrociabile nel dire ciò, e mettersi in mano un paio di amuleti, ma siamo donne di mondo e rinuncerò facendo la nonchalante e sperando che nessuna forza cosmica decida di punirmi per aver solo osato pensare che esistono anche fasi tranquille. Che la Hybris c’ è e ci vede benissimo. Continue reading

Il metodo Scialba: tie, dye e alla macchia fai bye-bye, un tutorial alternativo

schortNon so se voi siete di quelle casalinghe che si mettono il grembiule (il grembiule, dio che banalità) per non sporcarsi i vestiti o se vi impataccate gloriosamente, tanto un vestito buttato via perché inservibile è solo un’ occasione per farsi un giro di shopping e sostituirlo. Non parliamo poi del modello di grembiule da sciacquetta bene, con girocollo di perle incorporato e rifiniture finto Chanel perché sbadiglio. Se non hai il coraggio di candeggiare con addosso il tuo Chanel vintage, non meriti uno Chanel, questa è la mia teoria. Continue reading