Ad Amsterdam ho visto un re (ah bè, si bè)

royal family

Ecco, qui sopra vedete la nostra futura Royal Family, ho scelto questa foto invece di un ritratto di stato ingessato (anche se c’ è da dire che non mi ricordo foto loro ingessate, in genere li vedi abbastanza in azione come famiglia in spiaggia con il cane, e simili) perchè voglio darvi un’ anteprima dell’ inferno che ci si scatenerà addosso martedì prossimo, 30 aprile, ultima festa della regina Beatrice che dopo se ne va in pensione, e intronamento ad Amsterdam del suo erede Willem-Alexander, il primo bambino per cui l’ anagrafe di Utrecht e quella di altri comuni olandesi decisero di accettare anche i doppi nomi separati dal trattino.

IMG_7133

Il povero lo chiamano davvero Willem-Alexander, anche se il suo nome per intero sarebbe: Willem-Alexander Claus George Ferdinand Prins van Oranje, Prins der Nederlanden, Prins van Oranje-Nassau, Jonkheer van Amsberg. Willem perché gli tocca come a tutti i royal primogeniti maschi. Alexander piaceva ai genitori e così lo ha annunciato suo padre alla nascita. Claus dal padre il principe Claus van Amberg, povera stella, grandemente amato dal popolo alla fine, ma ve lo immaginate il coccolone nazionale quando a pochi anni dalla fine della guerra Beatrice si è fidanzata con un tedesco? (e che ci sarà di strano, sono praticamente tedeschi tutti quanti in quella famiglia e ci si sposano continuamente, meno male che W-A a questo giro si è preso Màxima che è argentina e ha portato un po’ di sangue nuovo in famiglia).

Non è mai stato il cocco dei media o degli olandesi in genere, che lo considerano un bamboccione un po’ fesso, fino a che non si è fidanzato con Màxima, che non solo è una ragazza in gambissima, ma è riuscita a far digerire a tutti il passato poco chiaro di suo padre nel governo argentino ai tempi della dittatura. La figlia del boia, l’ hanno definita alcuni simpaticoni antifascisti. E Màxima si è conquistata la nazione in tre semplici mosse:

Màxima 11) prima di finire in mano all’ etichetta di corte, faceva dei sorrisoni a tutta gengiva, che qui già di loro non ci sono abituati, tantomeno dai royal. Poi ha imparato come tutte le royals a scendere dalla macchina senza far vedere le mutande e a sorridere con contenimento, ma intanto la nazione la amava e non ha mai smesso.

2) ha imparato l’ olandese in no-time mentre la diplomazia di corte stava cercando di contenere il rischio-padre prima dell’ annuncio del matrimonio (che andava approvato dal parlamento o niente corona, e giustamente si tentava di salvare capra e cavoli). Hanno risolto non facendolo venire al matrimonio dopo uno studio da parte di un professore incaricato dal parlamento, studio a cui il futuro sposo ha commentato: si, ma è solo un suo parere, e gli hanno dato addosso tutti, ma proprio tutti.

3) in un commento a caldo sulla frase infelice di cui sopra del suo futuro legittimo, ha sorriso e detto, a telecamere aperte: si, in effetti è stato un po’ stupidino. Basta, l’ hanno amata definitivamente per aver detto lei quello che pensavano un po’ tutti (è un simpaticone, questo mio quasi coetaneo, ma una cima? Mancano gli elementi per dire di si o di no), e per averlo detto con il sottinteso: ma adesso ci penso io a evitargli le cappelle più clamorose.

principessine

Poi ha prodotto tre eredi di fila, tutte bionde, carucce e intelligenti e a riprova del fatto che mescolando i geni i figli vengono più belli, oltre la media di famiglia (che la mamma sarà bionda e fascinosa, ma anche lei col polpaccio tozzetto della suocera, se proprio lo vogliamo dire).

IMG_7089

Basta, martedì incoronano il poveretto, anzi, lo intronano, che qui non si incorona, siamo democratici e manco il re sta sopra agli altri (gli olandesi sono tanto carucci, si accontentano volentieri dei gesti simbolici, tipo il papà incriminato che non viene al matrimonio, ma poi sta qui ogni due per tre pure alle visite di stato) e così per i prossimi anni di attività gli aumentano lo stipendio. Lo intronano e il popolo gioisce con loro e si combina in svariati modi arancioni.

willem niet

Non tutti tutti, c’ è da dire, ci sono anche i repubblicani, quelli che pagano le tasse e gli scoccia che per questa cosa si spendano solo la città di Amsterdam 33 milioni in addobbi, sicurezza e allestimenti. Infatti ai semafori qualcuno va appiccicando sticker di varie fogge con la scritta che vedete, che gioca sull’ assonanza con la frase (ik) wil hem niet –  non lo voglio, con il nome Willem, che assumerà una volta sul trono. Ma intanto ci hanno riempiti di questo logo con le sue iniziali in varie sfumature che trovi sui cartelli alle fermate del bus, sulla torre della Shell e in infinite bandiere.

IMG_7088Si introna ad Amsterdam, una città autonoma e ribelle con cui gli Oranje hanno sempre avuto rapporti contrastati di amore e odio. Per esempio quando nel 1980 intronarono Beatrice ci furono gli sconti del movimento degli squatter che rivendicava abitazioni dignitose e pagabili per tutti, e che lanciarono bombe carta allo slogan di: geen woning, geen kroning (niente abitazione, niente incoronazione). Beatrice poi, intellettuale, una grande mente politica, magari non la persona più calorosa del mondo e anzi formaluccia, doveva prendere il posto di Juliana, la madre della nazione, la regina che andava in bicicletta, che stava attenta al centesimo e però era una di noi, accessibile, e preferiva farsi chiamare signora, mentre Beatrice ha ristabilito subito che ci si poteva rivolgere a lei come Majesteit.

E adesso che Beatrice con la cofana inossidabile si è conquistata il cuore della nazione, lodata ovunque per le proprie qualità intellettuali, tocca al babbalone di turno restaurare un’ immagine di famiglia reale cordiale e alla mano.

IMG_7131Infatti i maggiori sforzi del mondo Màxima e W-A hanno dovuto farli per convincere tutti, ma proprio tutti, che loro in fondo sono una famiglia così normale. Certo, pieni di soldi e con villona supersorvegliata a Wassenaar, ma lui presenzia a oltre 100 eventi di rappresentanza l’ anno, hanno millemila cariche e incarichi e insomma, per il vitalizio gli tocca comunque darsi da fare. Persino lo scandalo degli investimenti immobiliari, diciamo pure speculazioni, in Mozambico sono state spinte un pochino sotto al tappeto.

IMG_7083

E gli olandesi non sarebbero gli olandesi se non afferrassero qualsiasi occasione per un bagno di arancione. Così venerdì, ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, nelle scuole elementari ci sono stati i giochi del re.

IMG_7080 Colazione a scuola offerta dal comitato festeggiamenti intronazione, a base di pane e cioccolato, burro, burro di arachidi e patè di fegato.
IMG_7082
Poi seguivano gare, canti e balli e giochi. Qui i preparativi a scuola di figlio 1, che inoltre sta sul percorso in barca lungo l’ Ij e il 30 verrà requisita dalla polizia e la sorveglianza come quartier generale. Vi dico solo che ho dovuto cancellare il programma alla radio perché tra ponti e strade chiuse, gli inevitabili beoni in giro e il casino alla stazione centrale, non ci sarei arrivata neanche in volo. A parte che mi avrebbero abbattuta prima.

IMG_7059
A scuola di orso hanno aggiunto anche un percorso tecnico in cui avrebbero smontato apparecchiature elettriche rotte. Orso ha immediatamente requisito un aspirapolvere sega che avevamo in casa e si è riportato tutte le schede elettriche e un cubo pesantissimo che non so cosa sia ma pare fosse le viscere di un microonde.
IMG_7129
E siccome gli olandesi non sarebbero olandesi e bottegari, anche i negozi ne hanno approfittato per riempirsi le vetrine di arancione, e per quanto riguarda abbigliamento e calzature, siamo pieni di vetrine che ti propongono, in cinquanta sfumature di arancione, di vestirti anche tu con il look (how original) Màxima, declinato in tutte le maniere.  Ieri mi sono fatta un giretto in centro, ho visto le decorazioni e ho capito che forse ci conveniva a noi andare in Mozambico per evitare il carnaio. Ma quante volte nella vita si tiene un’ intronazione nella tua città? Ci stiamo spolverando le arancionitudini anche noi e siamo pronti a tutto. Nascondi i bambini, sbarra le porte, fai provviste, arriva il re.

Shaken, not stirred: se è mio non è tuo e l’attivismo del clic

alternative-limb-project-foral-kiera-horizontal-gallery

Shaken, not stirred, sono i post che mi escono di pancia, quando troppe cose mi si agitano in testa e cercano una loro collocazione. Poi di solito la trovano. 

Cari tutti, buon 25 aprile così sgombriamo subito dal campo gli equivoci. Questo post mi preme da giorni e giorni per uscire e l’ ho riscritto tre volte, quindi se i dovesse sembrare più (in)coerente del solito sapete a cosa è dovuto. Come tutti coloro che amano salvare il mondo cliccando “mi piace” su Facebook in questi giorni di passione ho seguito un mucchio di discussioni che mi hanno dato chiarissima la temperatura degli umori della folla, cosa che al PD non è riuscita, a quanto apre, e questo post lo dedico anche a loro sperando che la Madonna al prossimo giro li illumini. Che al PD si fa subito a rimproverare di tutto, sarà l’ abitudine all’ autocritica, ma nel frattempo in Italia è stata registrata Alba Dorata che tenterà di presentarsi alle comunali. Per dire che non si può più contare su niente e anche in tema di fascismi il Made in Italy ha abdicato alle copie importate dall’ estero. Complimenti. Continue reading

Orecchiette e garganelli al sabato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IMG_7020

Giornate di sole, di corse, di dichiarazioni dei redditi, di gran mali di testa, figli sbolognati agli amici (Orso è uscito ieri mattina per andare ha scuola, ha giocato e dormito dal suo amico, è rientrato stamattina per pranzare con coi e nel pomeriggio è andato a dormire da un altro amichetto, che anche lui, figlio piccolo, si lamentava che solo sua sorella ha ospiti e giri di visite e così abbiamo preso due piccioni con una fava). E poi le votazioni, lo stress, i cadaveri che passano in riva al fiume, che io li voglia o non li voglia vedere, questo è l’ anno del fiume e dei nodi che vengono al pettine.

E allora ho preso il pettine per garganelli che mi ha regalato lei, la chitarra, un po’ di farine, attrezzi e ingredienti e me ne sono andata a fare la mia  prima lezione di Paste e Sughi da Arclinea. Perché a cucinare in compagnia si sta sempre, ma sempre bene e in questa showroom bellissima, che questo cuciniero giovanissimo mi mette a disposizione, perché l’ Italia e la cucina e un po’ di movimento in negozio fanno sempre piacere, si cucina anche meglio.
IMG_7017
IMG_7022 IMG_7025 IMG_7026 IMG_7028 IMG_7033 IMG_7037

E con il Boca 2007 si mangia anche meglio.
Il secondo round sabato prossimo dalle 15 alle 18, oggi abbiamo chiuso in orario perché Vincent andava al concerto di Eros Ramazzotti. Faremo ravioli e lasagna. Lo dico, in caso a qualcuno venga voglia di unirsi.

Vacanze con i bambini in Italia e Olanda: campi scuola e scambio casa

Che facciamo quest’ estate? Come sempre a me piacerebbe fare uno scambio casa offrendo casa nostra in cambio di una un po’ vicina al mare in Italia. Interessa? Un po’ per soldi, un po’ perché vogliamo dedicare una vacanza a maggio a tanti lavoretti di casa (maschio alfa è giunto alla conclusione che quando hai una casa di proprietà almeno una volta l’ anno devi montare un’ impalcatura sulla facciata, una volta anteriore, una volta posteriore, per ripulire le grondaie, controllare che i coppi siano a posto, verificare gli infissi e se necessario verniciare, controllare la tenuta dell’ antispiffero) e quindi quest’ anno, vacanze brevi in Italia. Io sono ovviamente andata nel pallone. Sto soffrendo molto, si sappia. E cerco una soluzione, per me e per quelli di voi che verrebbero qui mentre noi siamo in Italia. Continue reading

Quanto costa la felicità? 1: Meringhe

fotoSono una ragazza dai gusti semplici e a farmi felice ci vuole poco. Oggi quindi passavo di corsa sul Vijzelsgracht, e nella vetrina della pasticceria Holtkamp, una delle pasticcerie storiche di Amsterdam, ho visto un’ alzata stracolma di meringhe. Mi sono fiondata dentro, ne ho prese due e per € 1,90 per una mezz’oretta mi è passato il november-blues di questo aprile di pioggia che non se ne esce. Qui sotto spiego il perché e percome

Continue reading

Occorre preoccuparsi per l’ adolescente solitario?

Io se ripenso alla mia gioventù posso dire serenamente che la cosa di cui ho più sofferto è stata la solitudine. Non tanto perché mi mancassero gli amici, sono sempre stata il tipo del timido audace che fa battutine e battutone per vedere l’ effetto che fa, e socialmente questo funziona. Ma ero la bambina atipica in un paesino culturalmente molto omogeneo, dove tutti erano cugini fra loro. Io avevo solo mio fratello piccolo in un’ altra classe e ci difendevamo come potevamo.

Però diciamo anche che un po’ me la cercavo, perché non riuscivo proprio a sopportare i gruppi del tipo in cui versi il cervello alla cassa comune pur di non emergere troppo. A volte, per dei periodi, avevo qualche amica con gruppo proprio e mi aggregavo, ma non sono mai stata tipo da compagnia. Ricordo dei pomeriggi passati a giocare da sola sotto casa, a palla, scavando tunnel nella sabbia e cazzeggiando in genere ed ero felice lo stesso. Oppure andavo a trovare qualche amica solitaria anch’ essa e chiacchieravamo. Con Loredana, per esempio, non so cosa ci siamo dette per anni, ma ci eravamo trovate. Avevo anche l’ amica tiranna, quella che ogni semestre aveva un’ altra amica del cuore che non ero io, e un po’ ne pativo, un po’ eravamo legate a doppio filo. Perché Sarah era ancora più sola e isolata di me, avevamo tutte e due la madre straniera e quindi una visione del mondo più ampia, parlavamo due lingua in casa, le nostre nonne e i nostri padri erano amici e per un po’ ci hanno provato anche le nostre madri, che il comune background straniero fa tanto per la socializzazione, signora mia.

Al liceo la socialità di gruppo indotta era dominata da Comunione e Liberazione e anche se all’ inizio un paio di volte ho accettato i loro inviti, ho capito subito che la causa comune non faceva per me. più che liberatoria, quella comunione lì la vedevo troppo costretta  a paletti, legacci, accettazione suina di cose stabilite dall’ alto, capi e capetti carismatici e privi di contenuti propri. Meglio sola, anche se ci patisco da matti, che male accompagnata, che ci patirei di più.

La mia prima amica del cuore e resta finora la mia migliore amica, è Vic, e ci siamo conosciute all’ università. E poi nel corso degli anni sono diventata miss Network, che conosce infinite persone e socializza con tutti, anche se non sono mai io a fare il primo passo, perché resto timida. Per dire che più uno va avanti con gli anni, pi`¨allarga i propri orizzonti, pi`¨riesce a fare cose che gli piacciono e che inevitabilmente lo portano a conoscere altra gente a cui piace la stessa cosa, più la cosa si risolve.

Dei miei figli uno è l’ affascinatore di folle, che ha bisogno dell’ apprezzamento del gruppo, e questo nei primi ani di scuola lo portava a fare il clown, e tutti gli volevano bene. Che faticaccia, però, e infatti quando ha smesso ha avuto problemi vari a riscattarsi un posto nel gruppo. Figlio 2 invece da quando è nato è sempre bastato a sé stesso, tanto che a 4 anni la maestra del doposcuola si preoccupava di vederlo giocare sempre da solo o con il fratello e ha preso provvedimenti.

A me sembra comunque che il bambino solitario venga spesso visto come un problema, e se da un lato capisco i genitori che se ne preoccupano, dall’ altro, avendo il fondo orsesco pure io, e che in questi anni mi si sta acuendo enormemente, mi verrebbe da dire: ma lo vogliamo lasciare in pace se sta bene con sé stesso?

Ultimamente mi ha scritto un’ amica molto cara e che sento tanto affine, ma molto recente, che a fine estate mi ha affidato sua figlia diciottenne con un’ amica, e mi chiedeva se secondo me, avendoci parlato fuori dalla normale vita a casa con i genitori, facevano male a preoccuparsi del fatto che era diventata molto solitaria. Ecco cosa mi diceva:

“siamo un po’ preoccupati perché, nonostante lei appaia serena , abbiamo l’ impressione che sia sola o comunque con troppe poche amiche, che a tratti spariscono anche quelle. Nonostante vada spesso a vari compleanni è da un po’ che non ha altre forme di socializzazioni a parte il catechismo ed il teatro. Non avverte il bisogno di condividere la sua vita con gli altri e a noi tutto ciò sembra strano, anche l’ultimo ragazzo che si è interessato a lei non ha avuto neanche la possibilità di frequentarla. Tu che l’hai vissuta lontana da noi dacci un tuo parere ed aiutarci a capire se sono paturnie da pseudo incapacità genitoriali o condividi le nostre impressioni”.

Di botto mi sono ricordata di me a quell’ età. E mi sento di dire che se un’ adolescente è comunque sereno, comunque quello che deve fare lo fa, meglio non preoccuparsi troppo. Molti bambini e molti ragazzi, spesso hanno una marcia in più che nel loro ambiente quotidiano li frena più che aiutarli, perché nessuno li capisce. E allora scelgono anche loro per la tecnica: meglio solo che male accompagnato. Per questi ragazzi però è fondamentale avere una finestra sul mondo, mandarli fuori, magari anche con un lavoretto estivo o come ragazza alla pari, farsi un giro o portarli con sé, perché si rendano conto che ci sono tante vie, tante alternative, tanti ambienti, e che basta riuscire a trovare quello a sé congeniale.  Che detta così la faccio semplice, ma so benissimo pure io quanto dubbi, ripensamenti, fughe in avanti e all’ indietro, comporta il crescere.

Capisco anche che a molti adolescenti anche la scoperta delle infinite possibilità che ci sono dietro la porta di casa potrebbero creare insicurezze e farli chiudere ancora di più nel proprio guscio. Poi ci sono quelli che magari già erano timidi o un po’ insicuri e bastano un paio di batoste di seguito per buttarli giù. Ci sono quelli cupi che si dipingono le pareti della camera di nero, e quelli che stanno sempre a masturbarsi per fatti loro piuttosto che affrontare il mondo.  Si legge in giro di hikikomori, gli adolescenti che si tappano in casa dietro al computer e vivono solo davanti allo schermo. Ci sono quelli che si sfracellano di canne o si ubriacano, con o senza gli amici. E come genitori è normale che se tuo figlio da adolescente prende delle derive che ti devi ancora spiegare, hai paura proprio che prenda una cattiva strada, e come fai a rassicurarti senza andare in panico o assillarlo gratis?

Ma nel caso di E, e anche di C. figlia perfetta di una mia altra amica di blog, direi che sono solo dei normali pesci fuor d’ acqua. Ragazzi che vedono oltre, che sanno che dietro le mura del paesello ci sono infinite possibilità e fintanto che devono aspettare dell’ occasione per uscirne, tocca portare pazienza. Ma non lo dice nessuno che devi per forza adeguarti alle compagne di scuola cretine che ti tolgono il saluto, ti escludono o spargono chiacchiere alle tue spalle. Che devi per forza divertirti con gli amici scout che anche li ci potrebbero essere tante di quelle dinamiche da gineceo, tipiche dei gruppi chiusi, che lèvati. Che tu provi a fare attività di volontariato che ti mettono a contatto con problemi più grandi di te, come per esempio aiutare alla mensa dei poveri e conoscere tante situazioni, e le tue compagne stanno lì a preoccuparsi del colore di smalto che devono mettersi per andare a fare il turno.

E poi il futuro, santo cielo, il futuro. Se penso alle prospettive di futuro che un genitore oggi prevede per i propri figli adolescenti ci sarebbe da spararsi, e un ragazzino più sensibile della media queste cose le percepisce, un telegiornale lo sente, vede i genitori che fanno fatica o temono per il proprio lavoro. E si chiede come andrà a finire per lui o lei da grande. R non sempre gli adulti riescono a dare risposte adeguate, perchè neanche ci fanno caso quali sono le domande.

Non so se vi ricordate, voi adolescenti degli anni ’80, come ci è toccato crescere a noi: tra Chernobyl che ci avrebbe riempito di tumori tutti quanti, la bomba atomica che sembrava sarebbe caduta da un momento all’ altro, il buco nell’ ozono che ci avrebbe ustionati tutti, hai voglia a sperare nel futuro. In una delle presentazioni delle Risposta del cavolo una donna ha raccontato del terrore che aveva lei da ragazzina all’ idea che Russia e America avrebbero fatto scoppiare la terza guerra mondiale, e non sapendo a chi chiedere, le venne in mente di parlarne in confessione e per fortuna le capitò un sacerdote intelligente che la seppe rassicurare.

Ecco, i nostri figli hanno una figura di riferimento al di fuori dei genitori a cui fare le domande che gli fanno paura? Io spero sempre che i nostri continuino a chiedere a noi, ma so che nell’ adolescenza diventa più difficile parlare di tutto con i genitori, anche per proteggerli dalle nostre paure, ed allora spero davvero che tutti abbiamo l’ insegnante comprensibile, l’ allenatore modello d vita, lo zio o la zia o il genitore del tuo migliore amico. Per questo considero un enorme privilegio avere a volte le nipoti e le figlie degli amici che mi danno uno specchio degli adolescenti di adesso, e sono orgogliosa dei miei amici che mi considerano affidabile abbastanza da mandarmi i loro figli e fidarsi di me quando hanno dei dubbi.

Perché dopo lunga ed esaustiva analisi che vi risparmio, pare che con E. ci abbia preso in pieno e i suoi genitori si sono sentiti confermare quello che pensavano già anche loro, ma che essendo giustamente i genitori, avevano il dubbio di non sbagliarsi. Che poi ci vuole poco di questi tempi a ritrovarti un figlio bimbominkia EMO e poi che fai, mica lo puoi prendere a calci fino a che rinsavisce?

Insomma, l’ adolescente può diventare improvvisamente solitario per tanti motivi e pur non escludendo anche quelli seri e preoccupanti,  magari in fondo è una fase temporanea e sta bene così. Per questo una volta ai certi maschi faceva bene la vita militare (ma ad altri li ha rovinati) e se non vanno all’ università ad arrangiarsi da soli, uno stage, un lavoretto stagionale, un campo di volontariato, ma anche solo andare a lavorare dagli zii all’ estero fanno molto per aprire gli orizzonti nell’ età difficile.

Certo, poi la mia consanguinea che si è fatta bocciare da due facoltà diverse, era andata a fare la cameriera nel locale fighissimo di lap-dance dove guadagnava molto e rientrava sempre a mattina dopo essersi ubriacata con i colleghi dopo il lavoro, mandata dallo zio d’ America a vedere cosa voleva fare e trovando la sua strada con una facoltà che le era tagliata addosso, e intanto fare lavoretti per mettere i soldi da parte, è riuscita a ubriacarsi in un locale, farsi spintonare da fidanzata altrui gelosa, rompersi un polso, preventivo operazione 15.000 dollari che non ha nessuno e rispedita a casa da sua madre che già solo alla notizia ha ricominciato a farsi alternativamente di Valium e Prozac (sto inventandomela questa, ma che mia zia iperventili non ho dubbi), non sembra corroborare quanto ho detto sopra. Ma il fatto è che la consanguinea non è mai stata un adolescente solitario e silenzioso. Avercene.

 

Scialba non sciacqua (e manco insapona)

doppia lavastoviglieScialba non è kosher, ma possiede ugualmente due lavastoviglie. Indispensabili per il ménage de tous le jours perché la crisi ha colpito anche la Maison della Zozza, come tutti. Non avendo più personale fisso in cucina, ma assumendone a cottimo solo in occasione di cene e feste,  la doppia lavastoviglie è indispensabile per ottimizzare il disbrigo della cucina. Non tanto per separare gli utensili adoperati per la carne da quelli adoperati per il latte, ma proprio per ottimizzare il lavoro senza penalizzare il bon-ton, perché come saprete tutti,  c’ est le bon-ton qui fait la musique, c’ èst le bon-ton qui fait gastronomique. Continue reading

Crescita di primavera, in cifre

fotoUn’ ora in meno: e il sole disegna una lampada sul muro, la mattina alle 7.

Due mesi di fisioterapeuta: che dice che sei cresciuto di due centimetri in altezza e di due chili in peso, e che la forza è aumentata, ma sull’ equilibrio dobbiamo ancora lavorare. E andiamo a fare kung-fu insieme, dai.

Due sessioni con la coach: che ti ha insegnato con un racconto e due disegni che tu sei in grado di fare tutto e decidere se una cosa ti prende bene o ti prende male. Perché decidi tu se pensarla in positivo o in negativo, ma pensarla in negativo crea emozioni brutte. Sarà una coincidenza ma da una settimana niente più attacchi di rabbia con coltelli e drammi.

Tre sommelier e tre giorni ininterrottamente in giro, per andare al Vinitaly senza incasinare troppo le cose: partiamo alle 2 di notte rientreremo alle 2 di notte. Meno male che la socia di setta mi offre un divano letto a Verona.

Influenze a catena: prima mia madre, che comunque domani parte (“Senti, la prossima volta vieni a giugno per il mio compleanno invece che a febbraio per quello dei bambini, magari è la volta che non ti ammali”), poi io, poi un pelino Orso, poi il capo che non si sa.

Otto giorni di vacanza per Ennio, con sessioni quasi ininterrotte di wii e giochi al computer con l’ amichetta preferita e grandi sessioni di pernottamenti: prima lui da lei, poi lei da noi (“Senti, ma sei sicura che a sua madre stia bene che dormano insieme nel lettone?” “E perché no, io la scelta gliel’ ho proposta, se va bene a loro, tanto sono piccoli” e infatti al mattino li ho beccati svegli a leggere Topolino quasi al buio), poi di nuovo lui da lei (“Se rimani a dormire possiamo metterci sui divani e guardare la Tv” “Oh, e c’ è il calcio, stasera?”).

E poi quattro: i giorni dai nonni per Pasqua, con cuginetto major che non gli sembrava vero fare giochi scatenati con i cugini grandi e zio preferito e cuginetto minor che lancia giocattoli dall’ alto per scoprire la forza di gravità e ci parla nel suo gergo bilingue ungaro-batavo.

Due: gli agnellini alla cui nascita hanno assistito in diretta (“E nonno ha infilato la mano nel buco della pecora e sono usciti insieme a tanta acqua e cacca” “Quello era liquido amniotico”, “Bruno perché non vieni a vedere?” “L’ agnellino non si muove, ho paura, è morto?” “Ma no, eccolo che si muove” “E mamma, l’ agnellino era sporco di sangue, ma è normale, poi la sua mamma l’ ha ripulito”.

fotoQuattro le lasagne che contrariamente a ogni previsione i miei figli hanno accettato di aiutare a preparare.

23.000, gli euro che l’ ufficio imposte ha deciso che gli devo e tocca spiegargli che magari glieli dovessi, sarei felice anch’io, ma ora decisamente no. Ma mi do da fare per il prossimo esercizio, prometto.

Appendice dieci, le unghie pittate con il mio nuovissimo smalto color tabacco (“Amore, ma come hai fatto a prenderti a martellate tutte e dieci le dita?” “Bastardo”).

Decisamente, dei gran bei numeri. Sarà che è primavera.