La scuola elementare nei Paesi Bassi 1: considerazioni e cenni

Come funziona la scuola elementare nei Paesi Bassi? Me lo chiedono in molti. Ieri da noi è ricominciata la scuola e ne approfitto per un paio di considerazioni, aiutate da una mail che ho ricevuto in cui mi si chiedevano lumi per una famiglia che si trasferirebbe con bambina dislessica e si preoccupava.

Di dislessia non so nulla, sono altre le delizie di cui sono costretta ad informarmi in proprio, ma con un figlio al penultimo anno di scuola elementare alcune cose sull’istruzione primaria nei Paesi Bassi le ho imparate.

Scuola elementare nei Paesi Bassi

Le scuole elementari nei Paesi Bassi contano 8 classi (dette groep cioè gruppo) e i bambini le frequentano dal lunedi al venerdì dalle 8.30/8.45 alle 14.30-15. Purchè offrano il monte ore annuale indicato dal ministero le scuole si possono gestire a piacere gli orari precisi, le vacanze e altro. La scuola di figlio 1 fa 15 minuti in più al giornoi ma poi ha dei giorni liberi extra, la scuola di figlio 2 dà meno giorni liberi, ma i bambini escono 15 minuti prima ogni giorno, cosa che mi è comodissima per raggiungere la scuola di figlio 2 oltracqua.

Ogni anno i bambini vengono sottoposti a un test, il CITO, che serve a misurarne i profitti in base alla media nazionale. In settima diventa un test di ingresso che comincia a dare un’indicazione del tipo di scuola superiore a cui potranno iscriversi, e le scuole più ambite, ovvero il ginnasio, hanno un punteggio minimo che richiedono per ammettere gli scolari. Il punteggio definitivo si ha con il test in ottava classe. La buona notizia è che dal test di ingresso ci sono alcuni mesi per correggere il tiro se genitori e scuola pensano che il risultato non faccia giustizia al percorso del bambino. La cattiva notizia è che in un sistema del genere i genitori istruiti e laureati sanno come muoversi per assicurare ai propri figli un percorso di studi simile al loro. Lo stesso, per motivi uguali e opposti, vale per i figli di genitori con un basso livello di istruzione. Se fai il manovale o le pulizie negli uffici, sei già contento che tua figlia diventi commessa. Tutto il mondo è paese, insomma, quindi tenetene conto.

I bambini vanno alle elementari dal giorno in cui compiono 4 anni fino ai 12 anni circa. L’obbligo vero inizia a 5 anni ed è severissimo, se tuo figlio manca da scuola un giorno senza un valido motivo e ti beccano, ci sono multe anche fino a 100 euro per giorno di assenza ingiustificata.

Vacanze

Le vacanze sono distribuite come segue: 6 settimane in estate a scalare a seconda delle regioni (nord, centro e sud. Amsterdam fa parte della regione nord). Quelle estive sono date fisse, le altre vacanze che vi dirò sono anche a discrezione delle direzioni scolastiche, quindi se avete figli in scuole diverse rischiate di trovarveli a casa in momenti diversi per: le vacanze del croco, una settimana a febbraio, non necessariamente in concomitanza col carnevale, che essendo festa da cattolici ubriaconi si festeggia solo al sud e per il resto la si schifa.

 

Le vacanze di maggio, che sono un disastro in quando sono a volte una settimana, ma a volte le mischiano con i vari e numerosi ponti che abbiamo tra fine maggio e inizio giugno (ascensione, Pentecoste e compleanno della regina) e potrebbero essere due. Vi dico solo che a maggio non pensate minimamente di organizzare checchessia di importante, tipo corsi, congressi, deadline di progetti importanti, perchè metà Paese è in ferie o comunque si deve puppare i figli. E se non ha figli, in genere le ondate in caldo sono in maggio e la gente si prende i giorni liberi random per rifare il pieno di vitamina D. Rassegnatevi, maggio in Olanda è come Ferragosto da noi. Visto che noi spesso e volentieri a Ferragosto stiamo festeggiando la ripresa della scuola.

Un’altra settimana canonica sono le vacanze d’autunno, a ottobre. Poi una settimana intorno Natale, venerdì santo e poco più a Pasqua e ci siamo.

Compiti per casa

Come avrete notato, ogni sei settimane di scuola i bambini possono tirare il fiato, che è cosa buona e giusta, e ricominciano con rinnovata lena. Inoltre in estate non fanno a tempo a scordarsi le cose. I compiti per le vacanze quindi non esistono. Inoltre siccome sono a scuola fino alle 14 o 15, e qui si cena alle 18, mancano anche i compiti per casa. Bambini che hanno bisogno di fare qualcosa in più per rimanere in programma, a volte hanno un’assistenza (organizzata da altre associazioni e non dalla scuola) per seguirli nel pomeriggio una volta alla settimana, oppure i genitori si mettono d’accordo con gli insegnanti e ricevono delle cosette da fare a casa. Figlio 2, per esempio, che quest’anno ha deciso che ha scuola fa solo quello di cui ha voglia, spesso e volentieri mi riporta dei compiti da finire a casa, per i quali prima discutiamo ferocemente per 3 quarti d’ora solo per convincerlo a sedersi fermo a tavola e impugnare la penna. Quando per sfinimento reciproco ciò avviene, in periodi misurati da 30 secondi a 2 minuti, fa i compiti. Segue pep-talk condensabile nella frase: e ci voleva tanto? Ma non potevi farli a scuola? Mistero della fede. Comunque grazie a questa esperienza io ringrazio la bonanima di Maria Montessori in ginocchio sui ceci per non avere regolarmente compiti da fare o ero già ai matti.

Special needs e la coordinatrice interna

Tutte le scuole oltre al corpo insegnante, al portiere (che non fa le pulizie, ma si occupa di manutenzione, centralino, commissioni varie e custode della disciplina fuori dalla classe), direttore e vice, hanno spesso un coordinamento interno (poi per casi particolari ce n’è anche uno esterno) che fa delle osservazioni perdiodiche in classe e su segnalazione degli insegnanti anche segnalazioni, test e assistenza varia a bamini con tematiche e necessità precise, conserva ed eventualmente aggirona i dossier individuali dei bambini.

Per esempio controlla se ci siano casi di dislessia o altre situazioni che meritano di essere esaminate ed eventualmente diagnosticate. Per esempio se la scuola ritiene che un bambino possa aver bisogno di logopedia, o fisioterapia per migliorare la scrittura (figlio 2 che ha una calligrafia infame è stato da una fisioterapista che lo ha aiutato moltissimo e lo so grazie ai compiti pomeridiani, si vedeva di settimana in settimana un miglioramento) o altro tipo di assistenza. Se ci sono sospetti o indicazioni di autismo, ADHD, o altre situazioni questa coordinatrice fa una prima osservazione per poi convocare i genitori e decidere insieme i passi da seguire. In genere si diventa vicepreside o coordinatore interno (e esterno o ambulante) dopo alcuni anni di lavoro in classe, seguendo corsi di aggiornamento speciali.

Specialisti a scuola

Ho dimenticato di dire che le singole scuole nei Paesi Bassi hanno una grossa dose di autonomia nel decidere come impostare il proprio lavoro, purchè si attengano ai requisiti del ministgero, facciano i test esterni ai bambini e si gestiscano il budget che gli viene allocato. Alcune scuole coinvolgono molto i genitori per esempio per attività extracurrricolari (controllo pidocchi, leggere in classe ai bambini in piccoli greuppi, o far leggere quelli che fanno più fatica – questa della lettura ad alta voce viene fatta fare spesso anche dai bambini più grandi ai piccole della materna e del primo ciclo). Ci sono scuole che assumono un maestro di ginnastica e altre che fanno fare un corso aggiuntivo agli insegnanti che hanno e con quei soldi, per esempio, fanno venire un insegnante di musica o di materie artistiche.

Una cosa bellissima e non standard che fa la direttrice della scuola di figlio 2, è di offrire a scuola ad alcuni specialisti di fiducia uno spazio in cui visitare e lavorare con i bambini. Se un bambino ha bisogno di logopedia, fisioterapia per la motricità fine, o terapeuta se ha altri tipi di problemi (per esempio figlio 2 è stato diagnosticato come un bambino ad alto potenziale e che necessità di un approccio particolare proprio grazie alla terapeuta presente a scuola, che ci ha lavorato anche per l’autostima) queste in genere sono compresi nel pacchetto dell’assicurazione sanitaria obbligatoria. Ovvero se ci si fa fare l’impegnativa dal medico, l’assicurazione paga o rimborsa tali prestazioni.

Cosa ha fatto la scuola? Una cosa geniale: se un bambino ha bisogno di queste prestazioni loro lo segnalano ai genitori, che si consultano col medico di famiglia e si fanno fare l’impegnativa, e poi gli specialisti si vedono con il bambino direttamente a scuola e in orario scolastico. Una cosa che mi ha salvato la logistica pomeridiana, visto per esempio che in genere chi è specializzato in bambini ha i pomeriggi pieni e se dovessi portare io mio figlio da uno specialista perderemmo delle mattine tutti e due. La cosa mi è tornata utile quando figlio 1 si è rotto la gamba e dovevamo cercargli un fisioterapista specializzato in bambini. Subito mi è venuta in mente la fisio che aiutava suo fratello a scuola con cui ci siamo trovati benissimo e che in altri giorni lavora in un ambulatorio del nostro quartiere, e siamo andati da lei, anche se in questo caso mi toccava appunto starci mezza mattinata in giro io e lui perdeva ore di scuola. Poi il fato di vedermi spesso con lei per figlio 1 è stato utile anche per avere notizie sui progrsssi di figlio 2 con lei a scuola. Siamo per l’approccio integrato.

Ripeto, non è una cosa standard, anzi, credo sia proprio un’idea geniale di una singola direttrice che avendo figli anche lei e sapendo come è difficile far fare le visite specialistiche quando lavori e ti devi gestire vita e famiglia, ha pensato di semplificare la vita ai genitori. Un peana. Però se andate a parlare con le scuole, chiedete, spesso ogni scuola ha le sue cose carine.

Partecipazione dei genitori

La maggior parte delle scuole sono gestite da una fondazione che può essere di tipo ideale o religioso, per esempio epr scuole a indirizzo speciale, come cattolica, protestante, islamica, induista, steineriana  o pedagogico, come Montessori o Dalton. Tutte vengono finanziate dallo stato purcvhè ci siano abbastanza genitori che richiedono quel tipo di scuola, si adeguino alle linee guida del Ministero dell’Istruzione e si facciano controllare periodicamente.

La fondazione quindi ha un Consiglio di amministrazione, un consiglio di concertazione con rappresentanti dei genitori e un consiglio dei genitori che si occupa anche delle attività pratiche, come gite scolastiche, musical, attività extrascolastiche, feste varie. Il consiglio genitori in genere conta un presidente, un segretario e un tesoriere, e altri membri che si occupano di progetti specifici. Spesso sia la scuola che il consiglio dei genitori hanno una newsletter, insieme o separati, per le comunicazioni alle famiglie. Ogni classe poi ha i suoi rappresentanti di classe tra i genitori, che per esempio coordinano gli accompagnatori a gite scolastiche o altre attività, come lettura ad alta voce, spidocchiamento e varie, aiutando in questo gli insegnanti.

Da questo punto di vista la scuola di figlio 1 fa molto di più e infatti anche noi genitori siamo molto più coesi e ci conosciamo di più. Ci sono per esempio delle liste di contatto con indirizzi, telefono e mail dei genitori che vogliono renderle pubbliche, e che mi sono utilissime, per esempio, per gli inviti alle feste e metterci d’accordo sui regali per esempio, alla maestra o ai vari festeggiati (io sono per la teoria che meglio un regalo grande e desiderato che 10 cavolatine che fanno disordine).

Inoltre ci sono i giorni dei talenti dei genitori: chi sa fare qualcosa e vuole proporla ai bambini, un paio di volte l’anno può tenere un workshop di un’ora e mezza in cui fare cose con i bambini che lo desiderino. Noi abbiamo avuto corsi vari di cucina, arte varia, costruzione rpesepi con materiale riciclato, ceramica, tatuaggi all’hennè, fare i pom pom di lana per assemblarli in marionette, lotta, sport vari, scrivere un racconto collettivo, proprio di tutto. E sono sempre bellissimi. La scuola di figlio 2 invece non lo fa e infatti conosco molto pochi genitori.

Volevo dividervi questo post in 2-3 temi diversi, ma ho un compurter ciofeca che si blocca e non mi permette di fare nulla oggi, quindid rimando a tempi migliori e se avete voi domande o curiosità, ditemelo che provo a dedicargli dei post più brevi a parte.

Pimp your bike 5: mo’ ti sdraio

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La bici a sdraio (ligfiets) è da anni un fenomeno diffuso nei Paesi Bassi e particolarmente utile per le lunghe distanze, soprattutto quando ci sono delle buone piste ciclabili. La differenza è che la posizione dei pedali rispetto al corpo permette un uso più efficiente delle proprie forze se vi vuole andare veloci e offre una migliore resistenza al vento. Certi modelli hanno addirittura una carrozzeria per questo, ve li mostrerò un’ altra volta.

Questo modello a tre ruote, non avendo problemi di tenuta dell’ equilibrio va benissimo anche per la città, infatti l’ ho fotografato sul Singel, di fronte alla chiesa dei gesuiti.
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Il friendsurfing e le vacanze rigeneranti

Quest’ anno, rubo il termine a Chiara, parte delle nostre vacanze si fanno con il friendsurfing. Per me fare le vacanze in Italia in genere è un lavoro, un investimento e una missione che in realtà non potrei permettermi. Finché avevamo la casa a Ofena, anche se è un posto che si chiama non a caso il Forno d’ Abruzzo e spupazzarsi due bambini quando fuori, fino alle 7 di sera le temperature sfiorano i 40-43 gradi, ci riuscivo. La cosa per me fondamentale era creargli un posto in Italia che potessero sentire come loro, che potessero chiamare casa, e dove si potessero coltivare degli amici. Proprio quando come età ci stavamo arrivando a quel minimo di autonomia, casa è diventata inagibile e non so quando me la ridaranno mai.

E a questo punto farsi delle settimane di vacanza in Italia è diventato un lusso che semplicemente non abbiamo i mezzi per permetterci. Un fatto che nelle ultime estati mi ha destabilizzato parecchio, ma poi un rimedio si trovava sempre, e questo rimedio è stato lo scambio casa. In fondo abbiamo una casa bellissima, spaziosa e centrale ad Amsterdam, e quanta gente non ci vorrebbe venire? Ecco, tutti quelli che ci sono venuti gli scorsi anni ci hanno regalato un pezzo di casa loro vicino a qualche mare, ed è stato bellissimo. Perché con gli oggetti quotidiani e i libri che la gente ha in casa e te li mette a disposizione, si rafforzano dei legami umani che a noi fanno molto piacere, e si impara a conoscersi meglio.

Quest’ anno non ci siamo riusciti, ma ci siamo arrangiati diversamente, e inoltre, finalmente, possiamo contare sulla casettina sostitutiva di mia madre che ha una vista bellissima e, pur vicina al forno d’ Abruzzo, è un paesetto più addosso alla montagna, per cui di notte fa fresco e si dorme benissimo. Se trovo i pomodori, che quest’ anno stiamo messi male, rifaremo le solite scorte, leggeremo, ripuliremo computer e amministrazione e faremo improvvisate agli amici.

E poi grazie ai vecchi amici, siamo riusciti comunque a ritagliarci alcuni preziosissimi giorni di mare sul mio Adriatico, che lo so che detto dopo essere stati lo scorso anno in Sardegna, la gente arriccia il naso se sente medio Adriatico, con le sue acque verdognoline perché quello è il colore suo, le secche a poche centinaia di metri dalla riva, dove da bambini ti fai un punto di onore ad arrivare (la prima secca la conquistavamo verso gli 8 anni, la mattina ci si arrivava anche allungandosi molto in punta di piedi e con poche bracciate alla fine) e la seconda secca, il trionfo che raggiungi verso i 12 anni quando sai anche nuotare meglio.

Per me il rientro a casa è stato l’ albergo di Anna, proprio davanti al mare, con il suo fascino vecchiotto di quello che sicuramente è stato un albergo di lusso 50 anni fa e lo dimostrano l’ ampiezza degli spazi, gli immensi saloni con i lampadari di cristallo e le boiserie e l’ imponente bancone della reception.  E che adesso, in attesa della ristrutturazione del prossimo inverno, è un albergo vecchiotto, da noi conosciuto come se fosse casa della zia, il posto che ci ha salvato la sanità mentale quando i figli erano piccoli, e che loro chiedevano insistentemente di poter rivedere.

Con tre passi sei in spiaggia, e soprattutto, tutte le finestre guardano sul mare. Come uno spicchio di finestra a casa dei miei che adesso è stata demolita e da lì non lo rivedrò più. Che per me significa dormire con le tapparelle spalancate per guardarmi nei brevi risvegli notturni, le luci dei pescherecci e delle lampare, il cielo che cambia colore, al mattino, quando rinfresca, e le linee viola e arancioni sull’ acqua, proprio prima dell’ alba. Che allora ho tutto il tempo per abbassare la serranda, infilarmi un costume e scappare in spiaggia per il primo bagno prezioso, mentre i maschi dormono.

Un albergo per famiglie e anziani, dove i nostri amici ci permettono di venirli a trovare e passare delle serate con Maria Laura a raccontarci di figli e vita, con Giovanni e Melissa di progetti e Australia, con Anna della fatica di mandare tutto avanti da sola. Con i bambini che giocano e nuotano in piscina, maschio alfa che passa i pomeriggi con i figli a fare giochi mentre io pisolo, Orso che passa anche mezzo pomeriggio a studiarsi le formiche in giardino e la signora Maria in sala sempre comprensiva con le inappetenze dei miei figli che si ingozzano di pasta al pomodoro e cocomero, ma snobbano tutto il resto (ed è un enorme peccato, meno male che a forza di nuotare maschio alfa e io smaltiamo il piacere di mangiare cose buonissime).

Stare in un albergo così che è quasi casa è per me l’ unica opzione, perché da figlia di albergatori io ho l’ allergia degli alberghi. Mettetemi dovunque, ma risparmiatemi gli alberghi (e si che grazie al mio lavoro negli anni ho potuto stare in alberghi fantastici, mi ricordo il Metropol a Mosca e il Sacher a Salisburgo, meravigliosi,  che privilegio, ma, appunto erano alberghi). Ma questo è praticamente come stare nel nostro di albergo, con la differenza che alle cinque del mattino mi vado a fare il bagno invece di lucidare il granito della hall e poi apparecchiare per le colazioni.

Insomma, per me questi touch down in Abruzzo servono per riappropriarmi di contatti e riti. Mettici poi che mio fratello lavora con l’ amica che a suo tempo ci ha organizzato il pranzo di nozze e che ha appena aperto un nuovo locale, metti che dopo la rimpatriata delle amiche dell’ università dello scorso anno quest’ anno con tre messaggi su Facebook abbiamo deciso di rifarla, la cena donzelle re-united, metti che contro tutte le previsioni ci siamo lanciati in un karaoke combattivo con gli ospiti dell’ altro tavolo, una canzone a turno (io ho il divieto formale da parte di maschio alfa di cantare in pubblico se lui è presente, si vergogna troppo). Metti che stare a Roseto significa un tentativo, quest’ anno andato male, di fare delle piccole rimpatriate con gli amici del liceo, che ci si apprezza molto di più 25 anni dopo, di ritrovare uno dei miei vigneron preferiti che è Marcello di Nicola e ricordarmi perché il suo metodo classico mi piaceva tanto, ma ancora di più mi piacciono i suoi liquori alla frutta a cui fra un po’ dovrò cercare un posto in macchina.

Metti che oggi lasciamo l’ albergo per rintanarci tra i monti, ma prima faremo una giornata all’ Odeon a Tortoreto, il nostro stabilimento storico, dove anche qui, per congiunzioni astrali, si sono sedimentati solo per oggi, zie, cuginetti, comari da tre generazioni e amici vari, dire che per quest’ anno la mia missione storica l’ abbiamo raggiunta.

E il friendsurfing? Non ci possiamo lamentare. Dalla prima notte in viaggio con maschio alfa, in cui siamo approdati a mezzanotte a Milano, ci siamo fatti aprire, abbiamo dormito, ci siamo rialzati, presi in caffè con l’ altra mia amica storica nonché cugin-cognata e ripartiti. Dal momento in cui, tra Milano e Bologna maschio alfa ha detto: fermati al primo autogrill che ci prendiamo un caffè e un cornetto e io ho fatto: no, porta un po’ di pazienza, ce lo prendiamo a Faenza da Marco Fiorentini, e ci siamo arrivati all’ ora dell aperitivo e che fai, non accetti l’ invito a pranzo estemporaneo di costei? E ti fai almeno una chiacchierata telefonica con la socia?

E dovevamo andare a Roma ad accamparci a casa di Anna, ma fa troppo caldo, e andremo invece ad Arcevia dai nostri amici e con questa scusa passeremo a conoscere una pupetta nuova nuova, faremo mezzo ferragosto in Langa ospiti suoi e dell’ uomo che lavora per il mio produttore di Barolo preferito, e da lì poi ripartire, sarà solo un’ ultima tappa perché il 19 agosto ricomincia la scuola.

E insomma, per essere quelli che non si potevano permettere di andare in vacanza e rientrano riportandosi una neodiplomata in cerca di esperienza del mondo e di un lavoretto per pagarsi l’ università (che meraviglia, un’ altra donna in casa, una minifiglia praticamente, sarà bellissimo e ci starà comunque troppo poco) io direi che ci siamo organizzati benissimo, per tacere della vacanza di Ennio dagli amici dello scorso anno a Lanciano, punteggiata di piange-facebook e messaggi in cui gli mancavamo, di Orso dalla nonna che mi faceva piange-Skype fino al momento in cui è venuta a trovarlo la sua amichetta olandese preferita in vacanza con la mamma al lago di Bracciano, che in fondo è praticamente dietro l’ angolo.

E considerato che questa estate fantastica è iniziata dalla mia migliore amica, che per fortuna anche quest’ anno siamo riuscite a ritagliarci qualche giorno brevissimo di quotidianità condivisa insieme ai figli e alle vecchie amiche, e che meraviglia accorgerti che a un certo punto questi quattro bambini dai 5 ai 13 anni stavano in perfetta pace tutti insieme a costruirsi una pista di biglie, con ognuno che automaticamente si era preso un incarico e lo eseguiva, mi ha confermato ancora di più che quando sei lontano, le vacanze non sono un lusso, sono una sfacchinata per mantenere vivi affetti e legami con persone e luoghi che hanno segnato la tua vita ed è giusto che continuino a farne parte.

Per la beauty-farm ci sono i ponti e in weekend. Forse.