10 cose da non dire a chi ha a che fare con l’ ADHD

Ci sono scesa un po’ a patti nel frattempo, ma scoprire da adulto che hai l’ ADHD è sempre una botta. Facciamo finta che tutti abbiamo un minimo presente di cosa sto parlando quando dico ADHD, tanto questo post è appunto per ricordarci cosa ne pensa chi ne sa poco e niente. Poi quando ho sedimentato ancora un po’ cercherò di spiegare cosa sia esattamente, come me l’hanno diagnosticata (e le cantonate prese per strada) e le fonti di informazione affidabili che ho trovato in giro e ve ne scriverò a parte.

Ammetto di aver sofferto a non dirlo prima. Non a caso quando proprio non ce la facevo più a tenermela, mi sono limitata a una roba un po’ generica. Non so, magari lo sarebbe lo stesso se mi avessero diagnosticato i piedi piatti, la celiachìa o la presbiopia (ah, fermi, quest’ultima me l’ hanno appena scoperta e dopo 4 decenni da ‘cecata’ non riesco ancora a farmene una ragione, io con gli occhiali da lettura vedo appannato, con quelli vecchi da miope/astigmatica no). Comunque ti ci devi abituare. E io intanto che mi abituavo cercavo di tenere a mente i lati positivi che mi ricordava la mia psicologa. Tutto questo ha portato a una bellissima chiacchierata con Miss Nathalie Finch che essendo per mestiere dall’altro lato della scrivania qui ha spiegato ottimamente come funzionano le diagnosi ai bambini.

Io intanto parlo per me che sono adulta. Ci vuole un po’ di tempo per capire che una serie di cose che mi hanno sempre dato noia nella vita (e fingo di andarci su leggera, eh) in realtà non le posso proprio influenzare. Il tuo cervello funziona così, con quei doni e quei limiti e basta farsene una ragione. Disse quella che ha passato 47 anni a sentirsi disadattata e diversa dagli altri, ma in fondo siamo tutti i diversi di qualcun altro, so what’s new?

Ancora più difficile è dirlo in giro, perché la gente che ti ha sempre conosciuto (e apprezzato) così cosa vuoi che ti dica? E la gente che ti conosce poco, cosa vuoi che ti dica? E in generale, ma dell’ ADHD cosa si sa in giro? Non chiedetelo a me che forse per motivi di pura sopravvivenza ancora non mi metto per bene dietro google per informarmi, quindi posso solo dire quel paio di cose su cui sono inciampata io. Che sono ridotte, personali e di parte, quindi praticamente di nessuna utilità per chicchessia. O forse si.

Eccovi quindi le cose da non dire a che ha l’ADHD, tranne me che nel frattempo per scriverle me le sono elaborate, oppure ho già sfanculato il primo che me l’ha dette e adesso posso gestire meglio i prossimi.

1) Ah, queste malattie di moda

Ecco, vai magari a dirlo a uno che ha un tumore raro, l’ebola, l’ AIDS o qualcosa di più facilmente quantificabile. Ah, non glielo diresti? Come mai a loro no e a me si? (E comunque è una sindrome, non una malattia).

2) Ah, ma è quella cosa dei maschietti troppo vivaci?

Si, quella, ma non viene solo ai maschietti. Viene anche alle femminucce. E non viene solo ai bambini. Ce l’hanno anche gli adulti (e ne conosco un paio, uno si è creato una vita organizzatissima e controllatissima e dioneliberi gli ritarda un treno. L’altro si sfascia di canne dalla mattina presto all’ora di andare a dormire, e certe volte, nell’organizzazione del lavoro che ha, si sentono gli effetti).

E non si esprime solo con irrequietezza e vivacità, quello è il sintomo “facile” che non hanno neanche tutti. Insomma, io sono femmina, adulta e relativamente tranquilla fisicamente, anzi, proprio pigra. Ma ce l’ho, talmente inequivocabilmente che quando mi è arrivata una bella diagnosi scritta la prima reazione di chi mi vuole bene e mia è stata: ma come mai non ci abbiamo pensato prima?

3) Si, ma secondo me non hai l’ADHD (qualsiasi cosa ciò voglia dire), è che tu sei un tipico gemelli, sempre sognatore e con la testa fra le nuvole

Il meccanismo di minimizzare per consolare e sdrammatizzare lo capisco, è umano, io l’ho applicato allo sfinimento con gli amici (molti dei quali essendo più civili di me non mi hanno neanche sfanculata) ma non aiuta, anzi, irrita. Io sto facendo una fatica enorme per accettare questa cosa, perché la devo accettare, la devo capire e me la devo fare amica visto che me la devo tenere, per cortesia non banalizzare tutto questo, anche se è un processo invisibile e ti sfugge. E io sono già stanca di mio. Provaci tu a vivere ogni minuto, ogni giorno della tua vita con 40 schermi che urlano a tutto volume una cosa diversa nella testa, senza meccanismi efficaci per filtrarli, che poi l’ oroscopo lo riscriviamo insieme.

La mia fortuna e che la prima a dirmelo è stata mia madre, per cui manco l’ho potuta sfanculare, ma quando mi sono ripresa le ho detto più o meno questo, e lei si è scusata e mi ha fatto le coccole. Grazie mamma, anch’io.

4) Si, ma adesso diagnosticano queste cose a chiunque e prima non ce l’aveva nessuno, secondo me è una scusa (per vendere medicine, per dare una scusa ai pelandroni, per controllarci attraverso le scie chimiche, perché i vaccini e big pharma e il complotto plutogiudaicomarziano).

Questa mi fa incazzare, ma tanto, per motivi che non sono in grado di spiegare razionalmente. E piantatela di linkarmi Robinson perché sono perfettamente d’accordo con lui sulla situazione di iperdiagnosi negli USA, a cui sottendono metodi di testing e politiche scolastiche nei diversi stati, ma appunto, non è il mio caso e la diagnosi non me l’ha fatta una maestra stanca ma una batteria di gente che ne sa. Questo TED Talk mi piace, ci credo, ma appunto, l’epidemia di ADHD di cui parla non è la mia.

E prima di dire che prima non ce l’aveva nessuno, provate a ricordarvi di tutti i vecchi compagni alle elementari e alle medie che ripetevano un anno si e l’altro pure, o venivano considerati ribelli, pericolosi e delinquenti fino a diventarlo, almeno per cortesia, e dare ragione a insegnanti e altri adulti che avevano tra i piedi. E quando ve li siete ricordati andate a controllare come sono riusciti nella vita.

5) Ma mica prenderai le medicine?

Si, all’inizio non capivo se mi servissero o meno, se facessero una differenza o meno. Poi ne dovevo prendere due al giorno, e io a prenderla al mattino ancora ci arrivo, ma la pasticca di mezzogiorno proprio non riuscivo a ricordarmela manco segnandomi l’allarme sul telefonino. Ho smesso di prenderla per sciagurataggine due settimane (ahò, in fondo ho l’ ADHD, ci sta che mi scordi di farmele riprescrivere quando finiscono) in cui dovevo organizzare un sacco di cose ed è stata un’esperienza così stressante da farmi ricredere. Poi ho anche capito che la dose rispetto a peso corporeo fa la differenza e adesso che prendo un dosaggio superiore, che dire, si vede, si vede.

A me la medicazione fa davvero tanto, in meglio, non è detto che sia così per tutti. Proverò altre cose ma intanto va bene così. In Italia peraltro il Ritalin costa meno dell’aspirina, così, sempre per tranquillizzare i complottisti da Big Pharma, che mi chiedo cosa si prendano quando hanno il mal di testa. E no, non mi cambia il carattere. Sono sempre io. Riconoscibilissima. Ma mi stanco meno, mi stresso meno e ho più tempo di tirare fuori quei lati piacevoli, che sempre miei sono, e che conosciamo bene.

6) Ma sono psicofarmaci, sono pericolosissimi, è stato dimostrato che hanno sul cervello lo stesso effetto della cocaina

Ormai gli articoli allarmistici ad minchiam si riconoscono dallo stile e dalla mancanza di argomentazioni serie, sostituite dalla suggestione. Me ne avete spediti a chili con le migliori intenzioni, ma o ve li leggete voi criticamente prima o piantatela, che reggere una diagnosi del genere già è faticoso di suo. Si è vero, se sniffassi il principio attivo in quantitativi equivalenti alla dose di cocaina che mi brucerebbe il cervello avreste pure ragione. Ma a parte che nessuna ricetta ne contiene tanto, poi stare lì a polverizzare e sniffare, ma dai, siamo seri. le dosi che prendo io sotto assiduo controllo medico non sono neanche lontanamente paragonabili (a parte che continuo a scordarmi la seconda pasticca e quindi ne prendo ancora meno del dovuto).

Facciamo così, tutti quanti abbiamo sicuramente dei conoscenti che ammettono di farsi di coca lucidamente nel weekend, a scopo ludico e rilassante che tanto non gli succede niente, loro si che se la sanno gestire. Andate prima a dirlo a loro che si bruciano il cervello e regalano i soldi alle mafie che poi ci fanno cose che rovinano la vita, direttamente o indirettamente anche a noi. Il risultato è triplice, vi cavate dalle mie scatole, vedete a scopo di studio antropologico che vi rispondono loro e fate opera meritoria contro le mafie. Ah, già, ma voi magari vi fate le canne lucidamente e state benissimo. Vi dirò, sto bene pure io che non me le sono mai fatte.

7) Ma ai tuoi figli la daresti?

Se ve ne fosse necessità e alle stesse condizioni con cui la prescrivono a me, certo, di corsa. Il punto è che nei miei anni di volontariato a scuola ne ho visti alcuni di bambini ridotti talmente male a causa di un problema non meglio determinato, una bimba giù di morale, depressissima e con l’autostima a zero che faceva cose che oggettivamente rischiavano anche di metterla in pericolo (e mandare in galera noi sorveglianti).

Un altro ragazzino, neanche cattivo, visto che l’ho conosciuto al nido di mio figlio e l’ho visto crescere, a un certo punto stava diventando un pericolo per sé e per gli altri quando partiva con i cinque minuti di aggressività. A scuola non si poteva dire niente per via della privacy, poi seppi che la madre, con una diagnosi e tutto, comprensibilmente aveva avuto paura delle medicine e rifiutava di farlo medicare. Fino a che non è finito in una brutta rissa, è intervenuta la polizia e i servizi sociali, qualcosa deve essere successo perché nel giro di una settimana è cambiato da così a così ed è tornato il ragazzino gentile che ho conosciuto da piccolo. Con grande sollievo di tutta la scuola. E della madre, con cui poi ho parlato. (Una dei rappresentanti dei genitori si lasciò sfuggire: “si vede che gli hanno cambiato dosaggio”).

Sono cambiati da così a così nel giro di una settimana, hanno finito bene la scuola e sono riusciti and andare alle superiori che volevano, sono diventati più felici, hanno ricominciato a socializzare, a una è venuta la botta creativa che evidentemente prima era troppo deconcentrata per dedicarcisi, si è rimessa a fare danza che aveva dovuto interrompere e l’hanno scelta come comparsa per un musical nazionale che non vi cito, anche se lo stanno dando adesso.

Ma guarda, se sapessi che fanno bene così a prescindere pure io inizierei a prescriverle come party pill. Purtroppo non sono la pillola magica che funziona per tutto e tutti, non a caso sono controllatissime e per fortuna da noi si vendono solo su prescrizione di uno specialista. Come è giusto che sia.

8) Ma non si conoscono gli effetti a lungo termine

Oddio, in fondo è stata brevettata solo negli anni ’50, magari invece gli effetti su certi tipi di indicazioni sono pure noti. Se io fossi un’ adolescente magari me la prescriverebbero solo per un certo periodo, visto che i bambini crescono, si evolvono e tante cose passano.

E comunque farei una considerazione diversa:

Vedi sopra, la bimba depressissima e autostima a zero di cui vi dicevo sopra ha rischiato più di una volta, con le reazioni depresse e le cose che faceva per disperazione, di sfracellarsi per sbaglio dal tetto, impiccarsi e simili. Se un bambino di manco 7 anni rischia questo, ma sai quanto gliene frega ai genitori dell’effetto che avrebbe potuto fargli fra vent’anni la pillola se nel frattempo a vent’ anni non ci sarebbe mai arrivato se si faceva seriamente male prima?

Insomma sembra la dietologa che voleva mettere a stecchetto mia nonna a 92 anni portati benissimo e dopo una vita di frugalità al limite degli stenti: “Dottoressa, ma alla mia età neanche un peccato di gola posso più fare, visto che degli altri non mi è rimasto niente?”

9 e 10) Eh, quando ho scritto il titolo ce le avevo tutte in mente, e forse anche qualcuna in più

Adesso mi sfuggono. Però cosa volete che vi dica, il sintomo fondamentale del deficit di attenzione con o senza iperattività (ADHD o ADD per gli amici) è quello di non avere filtri che dicano al mio cervello qual era di nuovo la cosa su cui mi dovevo concentrare proprio adesso tra le 30 – 40 che mi urlano in testa. Facciamo così, se mi torna in mente ve lo dico un’ altra volta. Anche perché ce n’è da dire.

E a questo punto una domanda ve la faccio io: se non fosse un handicap – perché di questo si tratta – invisibile, come ce ne sono tanti, voi le stesse cosa la direste a qualcuno con una diagnosi più nota e visibile?

 

Il mutevole tempo olandese

[wpvideo dDRlftFL]
Stamattina ho approfittato di un bel raggio di sole per andare in centro a controllare i saldi. E per strada mi cantavo “Pioggia di marzo” perché tra i primi germogli che mettono voglia di primavera e la giornata luminosa arrivata davanti a “Il Ponte” veniva quasi voglia di sedersi fuori a prendersi il caffè. Ma c’ era il traghetto e l’ ho preso al volo.

Mentre stavo per entrare ai magazzini Bijenkorf ho evitato i primi fiocchi di neve. Poi sono uscita a fare un giro per strada. Era asciutto e luminoso e si stava bene.

20150129-144034.jpg

Poi a furia di camminare mi accorgo che è ora di recuperare figlio 2 e amichetto da scuola e decido di sveltire le pratiche prendendo il tram fino a dove ho parcheggiato la bici. Prendo il tram. Scendo dal tram. Comincia a grandinare. Apro la bici. Mi tiro su il cappuccio. La grandine si scioglie. Sul collo. Pedalo 50 metri. Asfalto da bianco ridiventa nero.

Poi dicono il mutevole tempo olandese. Copritevi.

 

 

20150129-151512.jpg

20150129-151521.jpg

Ricetta superveloce: crumble dolce o salato senza uova al semolino e zucchine

crumble

Come vi spiegherò meglio domani, a gennaio ne approfitto per sistemare un po’ le cose in casa. E siccome quest’ anno sono riuscita a fare davvero le feste senza stress che vi consigliavo qui e qui  diciamo che la situazione generale di partenza è favorevole. Inoltre da mia madre in Polonia ho imparato una ricetta per un crumble di mele scandalosamente facile, allora ne ho approfittato per rielaborarlo in versione dolce e salata.

E siccome me ne sono ricordata dal verduraio turco ho preso al volo un pacchetto di semolino fine e tre zucchine e mi sono messa all’ opera. Con una piccola modifica se ne fa facilissimamente una versione vegana, per chi magari si ritrova ospiti vegani all’ ultimo momento e non sai mai cosa fare.

Premessa: in Polonia come in America le ricette che prevedono ingredienti secchi non pesano gli ingredienti ma ne calcolano il volume, che a me viene anche più facile. Inoltre fare una ricetta del genere è anche una scusa per svuotare i fondi delle confezioni di ingredienti e in questo usare i volumi è semplicissimo. Gli ingredienti eliminabili sono il pacchetto semivuoto di farina, un resto di noci, pinoli o nocelle varie, spezie assortite o meno, un resto di salmone affumicato, o cubetto di salame, o crosta di formaggio (questi ultimi non per il dolce e neanche per i vegani, ovvio). Insomma, intanto che preparate una cosa buona e facilissima ne approfittate per iniziare a riordinare a fondo la cucina e la dispensa. E cosa vuole di più una casalinga pigra per tener fede al proprio motto di massimo WOW col minimo sforzo?

Ricetta originale del crumble dolce di mele

4 mele

1 bicchiere di zucchero (circa 150 gr)

1 bicchiere di farina

1 bicchiere di semolino

spezie, noci, uvette a piacere

125 gr di burro, se per vegani sostituitelo con olio di cocco, che come il burro a temperatura ambiente solidifica

Scaldare il forno a 180 gradi. Sbucciare e grattugiare le mele evitando il torsolo, e mettetele in una ciotola con lo zucchero, mischiate e lasciate riposare. Mettete a bagno e poi strizzate le uvette o altra frutta secca a pezzettini, se ne utilizzate, unitele alla ciotola di mele e zucchero e mescolate. Mescolate la farina e il semolino, prendete una forma in silicone da dolci o una normale, foderata di carta da forno.

Se la forma è irregolare bagnate e ciancicate tra le mani la carta da forno strizzandone l’ acqua in eccesso e foderateci la forma. Mettete uno strato di farina/semolino sul fondo e scuotete la forma per fare uno strato omogeneo. Scucchiaiateci sopra una cucchiaiata di mele condite, un altro strato di farine e uno di ripieno e andate avanti così, regolandovi sullo spessore, fino a terminare con uno strato di farine. Sull’ultimo strato di mele versate tutto il liquido rimasto sul fondo della ciotola e mettete poi l’ ultimo strato di farine. Mano a mano che fate gli strati spingete forte per compattare e terminate con una bella pressatina in cima.

Tagliate a fettine sottili il burro o grasso di cocco e copriteci la forma e infornate. In genere in un’ ora è pronto, ma siccome io per fare gli esperimenti ho dimezzato gli ingredienti e ho usato due tegliette piccole, ho fatto 45 minuti e poi ho controllato e aggiunto del tempo. A un certo punto siccome mi sembrava che il burro restasse tutto in alto invece di calare e far appiccicare gli ingredienti tra loro ho preso una forchetta, inserito i rebbi qui e lì fino al fondo della forma per fare come delle canaline per farci scendere meglio il burro? Era necessario? e chi lo sa?

Quanto la torta vi sembra bella abbrustolita sopra cacciatela dal forno e fatela raffreddare completamente nella forma per renderla compatta. Se invece la volete servire calda con del gelato, fatelo in coppette e servitela al cucchiaio perché non si tiene ancora troppo insieme. Quella di capodanno fatta così era ottima.

Ricetta del crumble dolce di zucchine alla Mammamsterdam

1 grossa zucchina

1/2 bicchiere di zucchero (circa 75 gr)

1 bicchiere di farina

1 bicchiere di semolino

buccia grattugiata di un arancia (o altro agrume a piacere)

una manciata di uvette

125 gr di burro, se per vegani sostituitelo con olio di cocco, che come il burro a temperatura ambiente solidifica

Grattugiate la zucchina (che in perfetto stile casalinga pigra non va neanche sbucciata e si risparmia tempo) e per il resto proseguite esattissimamente come descritto sopra. Io ci ho messo anche della buccia di arancia grattugiata con le zucchine e le uvette non le ho ammollate, ma forse un pochino non gli avrebbe fatto male. Ho diviso a metà il mix di farina e semolino, e a parte le zucchine, aggiungendo zucchero e uvette solo alla metà delle zucchine. Con queste ho fatto il crumble che vedete sopra nella foto.

Ricetta del crumble salato di zucchine alla Mammamsterdam

1/2 grossa zucchina grattugiata

1 cipolla sminuzzata

1 bicchiere di farina

1 bicchiere di semolino

sale e pepe

un pezzetto di salmone affumicato a pezzetti

125 gr di burro, se per vegani sostituitelo con olio di cocco, che come il burro a temperatura ambiente solidifica

Questa mi è venuta meno bene e la rifarò per poi aggiornare la ricetta. Ho salato la zucchina sperando che come la versione con lo zucchero cacciasse molta acqua, e invece no. Ho soffritto la cipolla in olio di oliva, mischiato il tutto, aggiustato di sale e pepe e proceduto secondo la ricetta. L’ altro errore è stato quello di sostituire il busso in cima con olio di oliva che è rimasto tutto sopra. Mi è rimasta polverosa parte della farina e semolino per mancanza di umidità, e inoltre non ho passato i rebbi della forchetta per aiutare a scendere il grasso. Io dire quindi di passare intanto le zucchine con olio abbondante in padella in modo da fare venire la miscela più umida, usare magari un semolino di grana media invece che fine per far scendere meglio il grasso in superficie e direi che se ci si aggiunge del formaggio al ripieno, anche quello aiuta ad umidificare.

Ci riprovo e vi saprò dire meglio.