Poi crescono

IMG_5036

 

Dopo 3 anni torno in un posto meraviglioso tenuto (benissimo) da una persona ancora più meravigliosa e non solo ci sentiamo come a casa, ma siamo finalmente in grado di godercelo.

Ci eravamo approdati 3 anni fa io e los belvos, dopo le vacanze in famiglia con maschio alfa ripartito per lidi lavorativi. L’anno che io sarei rimasta in Italia per completare La riposta del cavolo, l’ anno che a un certo punto figlio 2 implorava che ricominciasse la scuola (figlio 2 è uno che quando non va a scuola patisce il fatto che non sta imparando nulla, perché, come ha detto quest’ anno alla maestra mentre si sceglieva il posto nella nuova classe del prossimo anno “io devo lavorare”) e figlio 1 aveva scoperto le crisi preadolescenziali.

Cioè, figlio 1 quell’ estate lì, che ci serviva tutta per riprendere le forze, eravamo esausti ed esauriti e per fortuna non sapevamo ancora che era solo l’inizio di tre anni faticosissimi, aveva deciso di fare l’adolescente incazzato col mondo anche se aveva appena 10 anni.

In quel soggiorno nella Valle Roveto di 3 anni fa avevo conosciuto persone carine, ma anche molto giudicanti su tutto quello che stavo facendo di sbagliato, ai loro occhi, con i figli. Tranne Bianca, Bianca consiglia, racconta, sostiene e lotta per te, semmai, ma non giudica. E sappiamo che i consigli ben intenzionati sono i peggiori, quando sei stanca e non vedi l’ora anche tu di tornare a casa e che cominci la scuola che almeno 8 ore al giorno su 24 i tuoi figli adorati sono lontani dagli occhi, lontani dal cuore e un minimo di fiato lo ritrovi.

IMG_5119Ecco, tre anni dopo posso solo dire: crescono, è vero che crescono. Non solo perché in tre mesi cambiano 2 misure di scarpe e figlio 2 è alto quasi come il fratello.

“Ma sono gemelli?”, mi hanno chiesto.

È che quello che nelle previsioni sarebbe stato un faticoso soggiorno di 5 settimane sola con loro 24 ore su 24, senza neanche mia madre per tenermeli un paio d’ ore o un paio di giorni perché io possa fare le mie cose, si sta rivelando un prezioso momento insieme, in cui ci amiamo, cresciamo e semplicemente ci godiamo la compagnia reciproca.

E tornare qui, nonostante le lagne lagnose ogni volta che cerco di caricarli in macchina dicendo: andiamo, e loro: ma nooooh, ma perchèeeeeh, ma doveeeeh, dobbiamo fare sempre quello che vuoi tuuuh, e poi al momento di ripartire: ma nooooh, ma perchèeeeeh, ma doveeeeh, dobbiamo fare sempre quello che vuoi tuuuh, e ce n’è sempre uno che si perde le scarpe (e non occorre che vi dica quale, vero?), dicevo, tornare qui è stato anche per loro un rientro a casa.

Non solo grazie a Bianca, ma anche la piscina (“secondo me questo è un hotel almeno a tre stelle, c’è la piscina, c’è Internet, i letti sono morbidi, non è che si dovrebbe far pagare di più?”), le papere, i gatti (“Abbiamo quasi addomesticato mamma gatta, si è fatta accarezzare”), i gattini (I gattino scappano, ma ci stiamo lavorando”), i cani, i rondinotti (“Ma lo sai che papà rondine deve stare sul cavo sotto la pioggia perché stanno tutti nel nido e per lui non c’è posto?”).

Poi certo, vuoi andare a Sora a fare la spesa e fargli vedere le cartiere e la cascata sul Liri, e la valle che si apre in una pianura, e passare per Balsorano dove ci sono ancora tutti i ruderi del terremoto del ’13, che qui è venuto tutto giù, tranne casa di Bianca, che suo padre comprò apposta perché non era caduta e si disse che se aveva retto sicuramente era un buon investimento, e poche altre. E si riaccendono le lagne, calmate solo grazie a una visita vicino ai ruderi di santa Brigida e una canona con cui correre e giocare ed annusarsi, e mi rendo conto della benedizione di questa splendida estate, con loro più grandi e ragionevoli e godibili, con tutte le nostre chiacchiere e i discorsi sull’amore e sul mondo, con questo stare appiccicati 24 ore al giorno e dormire insieme nel lettone perché quello c’ è, e anche se io mi sveglio presto e mi addormento tardi e mi riprendo col pisolino del pomeriggio DA SOLA, ecco, io mi dico che sono la persona più fortunata del mondo a potermi godere questi figli, in questa età meravigliosa, ancora tutti miei e bambini e già sul punto di diventare del mondo, e capisco che tutta la stanchezza accumulata finora è stata la cosa migliore che potessi ricevere.

Ultima settimana di scuola

A BosOggi è il primo giorno delle vacanze per i miei figli (adesso si capisce perché mi avete sentita poco qui sopra). Complice il tempo bellissimo ne approfitto per sentirmi già in clima di buone vacanze, e pare che non sia l’unica qui intorno.

Dopo la via crucis degli ultimi compiti in classe, ultimi colloqui, ultime insufficienze da riparare o meno, i liceali dopo un anno di imbarazzi, annusate, procedimenti a tentoni di socializzazione, hanno usato l’ultima settimana per rafforzare i social skills.

Ieri secondo il programma alle 10 sarebbero dovuto presentarsi a scuola per il passaggio formale al secondo anno, quello in cui si divideranno tra chi farà l’indirizzo classico e chi quello scientifico (che fondamentalmente si riduce a: quelli del classico avranno due ore in più di lezione a settimana).

La loro mentor che è una santa donna li ha invece convocati tutti al parco alle 11, in costume da bagno e con una lista di cosa portare che hanno concordato loro su wazzap (biscotti oreo, nel nostro caso). L’Amsterdamse Bos (di cui sopra vedete una piantina) è l’ unico parco di Amsterdam in cui non ho quasi mai messo piede, forse per colpa di quel collega che decenni fa mi raccontò che in estate ci andava a nuotare, al Nieuwe Meer, e che una volta gli hanno rubato tutto mentre era in acqua, tranne le chiavi che aveva paese al collo, e che è tornato a casa in bicicletta coperto solo di un tanga rosa stinto, pedalando con molta nonchalance. (Non so se questo sia il motivo per cui non ci ho mai messo piede prima, se non marginalmente).

Insomma, ieri con temperature tropicali, casa nostra barricata e soffocante perché dietro gli operai smontavano le impalcature con cui hanno verniciato gli infissi dei vicini in affitto, davanti da tre giorni a marce forzate stanno rifacendo il marciapiede per spostare la fermata dell’autobus, e la macchina del bitume puzzava, alla fine ho costretto figlio 2 a uscire per recuperare il fratello e ci siamo fatti anche noi un bagno nel laghetto, con i piedi affondati nel fango e gli aerei in fase di atterraggio che ci scompigliavano i capelli e i timpani. Che Amstelveen, signora mia, sarà anche la cittadina satellite chic di Amsterdam, ma il rumore degli aerei in testa mai, per nulla al mondo. Datemi il mio quartiere burino all’ altro lato della città.

Dopo la giornata al sole ovviamente il nostro eroe era troppo distrutto per la festa in discoteca della scuola al Melkweg, quella per cui mi ero preparata portarlo in bici, imboscarmi al parco con la mia amica e una bottiglia di bianco, e recuperare i figli alle 23.30. Meglio così perché dopo le giornate soffocanti si è scatenato un bel temporale e al parco il vino ci si sarebbe annacquato.

Figlio piccolo invece ieri aveva in classe in visita lo Jeugdjournaal, il telegiornale per bambini, che visita a volte scuole per far commentare le notizie ai bambini. Su 24 ne avrebbero scelto 4, così la maestra li ha avvertiti di non rimanerci male.

E visto il caldo, ci hanno avvertiti che gli ultimi due giorni potevano andare via a mezzogiorno, tranne i bambini i cui genitori facevano fatica a riprenderseli nel pomeriggio. Quelli sono rimasti a scuola. Spero si siano goduti la pompa dell’ acqua con cui li hanno fatti giocare mercoledì per la festa della scuola. E comunque anche nella home-page dello Jeugdjournaal trovate la domanda fatta ai bambini: è giusto chiudere le scuole quando fa così caldo?

Insomma, qui si stanno facendo bucati e pensando a bagagli, che quest’anno l’inizio traballante delle superiori ha in qualche modo indirizzato tutto il nostro tempo libero e c’ è un enorme bisogno di staccare.

Meno male che figlio piccolo ha fatto tutto da solo, e l’ha fatto splendidamente, mentre noi eravamo presi da ripassi, metodi di studio, schede terminologiche di francese, resoconto crescita fagioli (non sono spuntati), ecc.

Non solo a scuola è andato bene, ha imparato a gestirsi il planning settimanale, a collaborare, a esprimere le sue difficoltà invece di arrabbiarsi e soffrire, così magari si trova una soluzione. Ha anche avviato il club del sabato, per cui i suoi amici ci piombano in casa tra le 10.30-11 e o vanno al parco alla loro tana segreta, o ci gironzolano intorno, ma fino al pomeriggio figlio 2 sta a posto, e in autonomia. Un paio di volte ha pure fatto il pranzo agli amici, uova strapazzate.

Il mio pensiero va quindi a tutti i genitori che barcamenandosi come noi tra fine scuola, lavoro, caldo, figli a piede libero, stanno cercando di arrivare in qualche modo a quei pochi o tanti giorni di stacco.

E in particolare negli ultimi giorni ho tenuto tanto, tanto nel cuore i genitori delle due compagne malate di tumore dei bambini. Figlio piccolo so che molto spesso ci pensa, a come andrà a finire con la sua amichetta, mesi fa era in ambasce perché non ricordava come fosse prima di perdere i capelli che aveva lunghi e bellissimi, poi lei ci si è disegnata e allora l’ ha riconosciuta. A volte si chiede come sta, anche se gli hanno spiegato che la leucemia che ha lei ha tante probabilità di guarire e lei sta reagendo bene.

La classe di figlio grande invece andrà per pizza e cinema a trovare la loro compagna che quasi non conoscono, quella i cui genitori la prima serata di riunione a scuola hanno voluto informarci personalmente della situazione, perché avevano visto come la diagnosi proprio prima della fine delle elementari avesse scombinato molto anche la vecchia classe, in modo che potessimo eventualmente parlarne con i nostri figli. La povera quest’anno ha affrontato terapie pesanti, a scuola è venuta un paio di volte e il povero Ennio nel tentativo di empatizzare, che lui, povero, l’empatia lo uccide, deve aver detto qualcosa nel mio stile “coraggio, siamo tutti nella stessa barca” al che lei ha ribattuto, ma anche no.

Insomma, io nelle ultime settimane in cui correvamo dietro agli ultimi fuochi a volte pensavo a questi genitori e me li sarei voluta abbracciare forte forte, che altro non si può fare. E allora abbraccio da qui e auguro le migliori vacanze, se ci escono, a tutti coloro che potranno usarle per riprendere fiato e ancora di più a chi, purtroppo, avrà ancora un periodo pesante davanti.

E stasera per consolarci, andiamo a mangiare la pizza da Margherita Tutta la Vita, un forno a legna su un apecar e una tendone nel parco accanto la Stazione metro Diemen-Zuid/ Campus. Se guardate su Google satellite e rimpicciolite, la vedete indicata, vicino alla stazione della BP Berkwijk a Diemen. Dalle 16 alle 19.

Vi vedo lì, se non piove.