Consigli consigli e bon-ton per i regali di Sinterklaas tra adulti

cropped-img_98091.jpg

Sta per arrivare Sinterklaas e come se non bastassero le ambasce che ci procurano i figli che ancora ci credono e bisogna fargli tutto alle spalle, la questione regali si ripresenta anche per le feste in famiglia, in classe per i ragazzini più grandi, tra colleghi o gruppi di adulti. Ecco il bon ton per risolversi.

Cosa, a chi, quanto (€)

La prima cosa è che se si decide di fare un Sinterklaas con regali in un gruppo di adulti, si dice anche subito con quali regole: quanto deve costare il regalo, in genere una cifra che non impoverisce nessuno.

Poi ognuno fa la lista delle cose che desidera, entro quella cifra. ricordo che in classe di figlio 2 si portavano dietro il depliant delle catene di negozi, che in questo periodo sono piene di offerte, in modo che spesso mi arrivavano liste dettagliatissime tipo: il set timbro e ceralacca dello Xenos, € 2,99.

Infine si estrae a sorte, le liste dei desideri comprendono il nome e ognuno si ritrova la persona specifica a cui fare il regalo, è il ricevente che non sa chi glielo farà.

Nel paragrafo sulle risorse in rete vi metto anche dei siti per fare l’ estrazione a sorte automatica.

La rima

La maledizione di Sinterklaas è che il regalo, piccolo o grande, ma in genere piccolo, va accompagnato dalla surprise e dalla poesia in rima, in cui con garbo e delicatezza, diciamo anche insulti a cuore aperto, si fanno rpesenti al destinatario dei suoi aspetti migliorabili. Insomma, la grande tradizione delle rime a sfottere.

Per fortuna esistono online generatori di rime, per cui metti nome e 4 elementi e ti fanno una rima standard.

Aperture standard sono:

Sint zat hard te denken/ wat zou ik XY schenken? 

oppure:

XY is een lief  kind/ dat dacht de goede Sint

Per le rime a sfottere uno potrebbe iniziare con:

Sommige mensen zijn niet aardig.
Die zijn niet eens een cadeautje waardig.
En hoe zit het met jou dit jaar?
Staat er voor jou een pakje klaar?

(Certe persone non sono carucce, e non si meritano neanche un regalo, tu quest’ anno come stai messo? ci sarà un pacchetto per te?)

Poi ci sono quelle positive:

Je bent een echte spring in ‘t veld,
zo heeft Piet aan mij verteld.

Jij bent een bescheiden mens,
want je hebt slechts één grote wens.

‘k Zeg het maar recht in je gezicht:
dit wordt een slijmerig gedicht.

Dit wil ik even aan je kwijt:
Je bent een lieve, leuke meid.

De hoofdpiet heeft mij uitgelegd: 
met jou gaat het beslist niet slecht. 

A volte il povero Sinterklaas legge una lista dei desideri e non sa da dove cominciare:

Sint werd van schrik een beetje bleek
toen hij laatst jouw lijstje bekeek.

(Dallo spavento immantinente, sbiancò Sint,recentemente, quando lesse la tua lista)

Sint kon het juiste cadeau niet vinden
en liep zich behoorlijk op te winden.
(Sint non trovava il regalo giusto, e non è proprio di suo gusto)
“Tjonge Sint, het is wel duur,”
sprak Zwarte Piet een beetje zuur.

(Porcamiseria, quanto è esoso, fece Z Piet incazzoso)

La surprise

Armatevi di carta, colla, cartoni, glitter e ammennicoli, che regalo e rima vanno impacchettati in un oggetto che richiami o lo sfottò, o i gusti del destinatario, o il regalo, possibilmente tutti e tre concettualmente intrecciati. Dopo 20 anni a fare surprises a noi le installazioni di Tracy Emin ci fanno un baffo.

Risorse in rete

www.sinterklaas.rijmnu.nl/

www.sinterklaas.101tips.nl/rijmen.php

http://de-rijmpiet.nl/wordpress/

http://www.sinterklaasgedichten.com

http://www.rijmgein.nl/sinterklaas/gedichten_generator.html

E per estrarre a sorte i destinatari dei regali, noi usiamo da anni https://www.lootjestrekken.nl/. Basta inserire gli indirizzi e-mail dei componenti del gruppo, confermare cliccando sul link che ti mandano e quanto tutti hanno confermato puoi fare una lista dei regali che vuoi, leggere quella del tuo destinatario, se non l’ ha fatta il sistema gli manda anonimamente la richiesta di esprimersi e poi ci sono infiniti consigli per gli acquisti,d a filtrare, se del caso, in base a età, genere, spesa ecc

 

Buon divertimento. Come vedete, o ci vuole molta fantasia, o basta parecchio mestiere e un po’ di aiuto.

 

Buon divertimento

Shaken, not stirred: Trump, Zwarte Piet e la paura del mondo ribaltato

linker-zijkant-gouden-koets

Shaken, not stirred, sono i post che mi escono di pancia, quando troppe cose mi si agitano in testa e cercano una loro collocazione. Poi di solito la trovano. Basta scriversela di dosso.

Il passato coloniale dei Paesi Bassi è sempre un argomento un po’ controverso, e l’elefante nella sua stanza è la questione della schiavitù. Come molte cose nella vita, se non ci passi, o non hai amici che ci sono passati, in un primo momento fai fatica a capire. E cosa c’entra tutto questo con Trump e ancora di più, che c’entra trump con Zwarte Piet (e chi è ZP?). Mettiamoci comodi che vi mixo un drink. Continue reading

La vera storia del gelato alle lacrime

roberto-gelato

C’era una volta un gelatiere. Un gelatiere con un negozietto piccolo. Ma talmente piccolo che la gente per comprare il gelato doveva fare la fila sul marciapiede e siccome il marciapiede era stretto, la fila era una bella fila all’inglese, una persona dietro l’altra. Questo gelatiere viveva in un paese umido e piovoso, e quando pioveva la fila davanti al suo negozio non è che fosse più corta, era solo più colorata, perché chi aveva l’ ombrello lo apriva e cercava di coprire dalla pioggia anche gli altri. E questo la dice lunga sui gelati di questo gelatiere, perché tutti sono disposti a fare la fila per il gelato buono quando fa caldo, ma trovatemele voi le gelaterie con la fila fuori quando piove e tira vento e hai bisogno dell’ombrello per non far bagnare il gelato intanto che lo mangi.

Insomma, questo gelatiere non solo era bravissimo a fare il gelato, si sussurrava che, volendo, lui sarebbe riuscito a fare del gelato anche con il vetro, ma era bravissimo proprio perché era attentissimo agli ingredienti che usava. Quando a fine stagione chiudeva la gelateria, se ne andava in giro a cercare frutta, miele, pistacchi e tutte le cose buone, e faceva i suoi esperimenti. Ma anche in stagione cercava sempre di inventarsi qualcosa di nuovo.

I suoi clienti affezionati lo sapevano e chi gli portava il miele delle sue api, chi la frutta del suo orto, due che avevano appena fatto un bambino gli portarono del latte materno, per abituare il pupo fin da subito al buon gelato al gusto mamma. A volte si inventava delle cose tremende, come la volta che fece il gelato al sangue e chi lo voleva assaggiare doveva indovinare che sangue fosse.

Ora con questa del gelato al sangue voi vi immaginerete un gelatiere stile gigante Ferraù, grosso, feroce e con un sacco di peli in faccia e sulla schiena, e onestamente devo dire che non lo so, perché la schiena ancora non gliel’ho mai vista. Invece questo gelatiere era caruccio, gentile e bastava guardarlo in faccia per capire che in fondo lui era sempre un ragazzino simpatico e curioso a cui piaceva fare gli esperimenti.

Insomma, un bel giorno insieme alla sua bravissima e pazientissima socia Carlina (e provateci voi ad essere la socia di un gelataio così senza avere senso dell’umorismo e pazienza) cominciarono a riflettere sullo scopo del proprio lavoro. Loro volevano fare felice la gente. Perché quando vedi qualcuno piangere, ti fa brutto. E allora volevano inventarsi qualcosa per non far piangere più nessuno. Ci pensarono e ripensarono e alla fine misero insieme 650 kit di raccolta lacrime, con una scatolina col coperchio, piccola ovviamente, e tutto un set di istruzioni per la raccolta, stoccaggio e shipping ottimale, che il vero professionista si riconosce dalle regole etiche che chiede ai propri fornitori.

E siccome lui e Carlina erano molto, ma molto attenti alla qualità degli ingredienti, concordarono che l’ingrediente migliore erano le lacrime dei bambini, perché a quelle degli adulti la vita a volte dà un retrogusto amaro, che non sposa bene con il gelato. E siccome i bambini della zona li conoscevano molto bene e gli erano affezionati, loro sparsero la voce, dicendo che avevano bisogno di un ingrediente speciale, che chi voleva fornirne era il benvenuto e poteva passare a prendere il kit di raccolta lacrime fresche. E poi, siccome gli ingredienti loro li pagano, chi restituiva il contenitore con le lacrime riceveva un gelato di due palline in pagamento.

Diverse centinaia di kit vennero ritirati.

“E quanti ve ne sono tornati indietro?”

“Nessuno.”

“Forse uno, dai”, fece Carlina, “ma secondo me era uno scherzo, perché il barattolo era troppo pieno.”

“Comunque il gelato glielo abbiamo dato lo stesso.”

“E quindi?”

“E quindi l’esperimento è riuscito. Noi volevamo che la gente fosse felice e invece un bambino nella vita, ha tante occasioni per essere triste e piangere. Allora ho pensato che se avessimo creato una serie di procedure buffe per la raccolta delle lacrime, ora che un bambino vuole piangere, prende il kit, segue tutte le istruzioni, gli viene talmente da ridere che si dimentica di piangere. Quindi non ho fatto il gelato alle lacrime, ma non era quello lo scopo del progetto”.

“Il gelato alle lacrime era la scusa che ci siamo inventati.”

“Dopo un anno ogni bambino che ha ancora sul comodino il kit, è un bambino che non ha pianto, e questo era lo scopo.”

Silenzio.

“Ma quel bambino che ha tante occasioni per piangere eri tu per caso?”

Non mi risponde.

E per capire cos’altro è capace di inventarsi quest’uomo per far felici le persone guardatevi il video del gelato a impatto zero, sulle Dolomiti.

Roberto Coletti e Carlina Di Lorenzo in stagione li trovate qui:

Roberto Gelato

Poortstraat 93
Utrecht