EMA ad Amsterdam e le città gay-friendly

La barca di rappresentanza della Polizia al Gay Pride di Amsterdam


In questi giorni si è discusso molto della scelta di una nuova sede post-Brexit dell’EMA (European Medicines Agency) e pensiamo un attimo al fallimento che ha portato a questo, che è la cosa più triste e di cui non parla nessuno. Linkando e traducendo articoli magari meno accessibili al pubblico italiano su cui basare le mie riflessioni penso di fare una cosa utile socialmente utile pubblicando una serie di considerazioni, ognuna su un aspetto che forse è utile mettere in luce per ampliare un po’ lo sguardo. Cominciamo dalle persone. Persone che spesso tengono famiglia. Anche famiglie arcobaleno. Dai, diciamo famiglie.

Infatti si potrebbe anche iniziare dalle regole del gioco, dall’opera di lobby fatta, da come si sono volute presentare le diverse città. Potremo farlo successivamente. Basti dire che arrivate alla fine con lo stesso punteggio sia Milano che Amsterdam la scelta, secondo regole stabilite dagli stessi governi nazionali, è stata affidata al sorteggio casuale ed è risultata così Amsterdam. Io ve lo dico subito, non uno, ma uno degli Amsterdammer che ho sentito è felice di questa cosa. Perché è il tipico progetto fortemente voluto dai governi senza chiedersi quello che si chiedono i residenti: e noi adesso questa gente dove la mettiamo?

Amsterdam è un territorio piccolo, bello e vivibile quanto vi pare proprio perché nessuno è mai riuscito a trasformarla nella Grande Amsterdam (nel 1995 c’era il famoso progetto di creare la Stadsprovincie ovvero provincia urbana di Amsterdam, una entità provinciale che comprendesse solo la città e i comuni immediatamente limitrofi. Non se ne è mai fatto nulla.)

Se si considera che negli ultimi anni, vuoi l’aumento dell’offerta alberghiera, vuoi airbnb, vuoi l’arrivo di tante persone in cerca di lavoro, il centro ormai è strasaturo e si cerca di promuovere a centro, con grandi opere di infighettimento, quelli che una volta erano quartieri popolari, o ex zone portuali e industriali che passeranno a residenziali (basti vedere dietro lo Spaarndammerbuurt la vecchia zona del porto del legno con i nuovi palazzoni). E comunque non basta. Quindi ospitare 900 famiglie nuove più indotto significa che verranno cacciate dalla città le fasce a reddito medio-basso, come già sta succedendo. Questo finirebbe per trasformare il carattere e la vivibilità di una città che ha di bello proprio il suo essere paesone.

Detto tutto questo, siccome nella discussione: meglio Amsterdam o Milano ho letto cose delirant basate su una mancata conoscenza dei fatti e delle situazioni (e io stessa sono stata accusata di parlare di Milano senza conoscerla e come mi permetto, giustamente) fatemi però dire che molto di quello che ho sentito dimostra altrettanta mancanza di conoscenza di Amsterdam.

Questo articolo sul vero vincitore della gara mi è sembrato estremamente interessante, in particolare i punti menzionati:

1. i dipendenti

“Officially, the EMA’s nearly 900 employees had no say on their post-Brexit home. Geopolitics and favor-swapping looked likely to drive the outcome. Yet after just one round of voting by member countries on Monday, it was clear that Executive Director Guido Rasi and his staff’s wishes would be granted: Only cities shown by internal polling to be attractive locations for more than two-thirds of staff — Amsterdam, Copenhagen and Milan — advanced. Regional alliances that could have favored an Eastern or Central European country never materialized.” 

(Ufficialmente i quasi 900 dipendenti dell’EMA non avevano voce in capitolo sulla propria sede post-Brexit. Il risultato sembrava essere più basato su questioni geopolitiche e scambi di favori. E invece dopo solo  un primo turno di votazioni da parte degli stati membri lunedì, è risultato chiaro che le preferenze  del direttore Guido Rasi e del suo staff sarebbero stati garantiti. Solo le città che sondaggi interni avevano dato come sedi interessanti per oltre i due terzi dello staff – Amsterdam Copenaghen e Milano – sono andate avanti. Alleanze regionali che avrebbero potuto favorire un paese dell’ Europa orientale o centrale non si sono mai materializzate.)

Qui aggiungo una quick pre-view: c’ è un motivo per cui le alleanze regionali in Europa orientale non si sono realizzate e ha molto a che fare con il lavoro di lobby da parte dei Paesi Bassi, di cui vi racconterò in un post successivo. Però, appunto, sono mesi che la stampa olandese e non ha parlato di queste azioni, diciamole quali sono state, anche per mettere in prospettiva l’andamento delle votazioni.

2. dove ci mandate?

La continuità con l’attuale lavoro dell’agenzia a Londra è un aspetto che è stato molto ampiamente trattato nelle brochure che sia Milano che Amsterdam avevano preparato a sostegno delle rispettive candidature. Il trasloco va fatto nel modo migliore possibile per non interrompere il lavoro dell’agenzia un timore reale di tutte le parti interessate.

“I would have done the same thing if I had been in his shoes,” said Vincenzo Salvatore, a former general counsel for the EMA, now counsel at the law firm BonelliErede, who helped push for Milan’s bid. “The take home message was, ‘Be careful because if you move the agency to a place where most people will not move, that may cause a problem.’”

Vincenzo Salvatore, l’ex consigliere generale dell’EMA e attualmente consigliere dello studio legale BonelliErede che ha assistito la candidatura milanese dice che: “Io avrei fatto la stessa cosa se fossi stato nei suoi panni [del direttore Rasi]. Il messaggio fondamentale era: ‘State attenti perché se sposate l’agenzia in un posto in cui la maggior parte della gente non vuole trasferirsi, questo potrebbe causare un problema.'”

3. ma è gay-friendly?

Not long after 19 countries formally submitted their applications to host the EMA in July, the drumbeat from Canary Wharf started. LGBT staff wrote to EU leaders, worried that they’d be forced to choose between their families and their jobs if the agency moved to a country that doesn’t recognize same-sex partnerships. That meant Croatia, Slovakia, Poland, Romania and Bulgaria. Rasi lent weight to their concerns by calling on all applicants to clarify their policies, and the Central and Eastern European countries faced awkward questions while they presented their bids in Brussels.

in breve: Staff LGBT ha scritto ai leader Ue per esprimere le proprie preoccupazioni se avessero dovuto scegliere tra le loro famiglie e i loro lavori spostato in un paese che non riconosce le partnership dello stesso sesso. E questo riguardava Croazia, Slovacchia, Polonia, Romania e Bulgaria, che quindi si sono ritrovate a dover affrontare domande imbarazzanti quando hanno presentato le proprie candidature a Bruxelles. Ovviamente erano incazzati neri e lo hanno considerato un colpo basso. Ancora più ovviamente ci sono state parecchie polemiche sull’opportunità di mettere in gioco questa questione. D’altronde queste persone erano pronte a lasciare il proprio lavoro se avessero dovuto trasferirsi in un posto che non gli riconosce dei diritti fondamentali e in questo caso si, magari perdono un lavoro, ma i casini sono dell’agenzia. Un concetto forse difficile da digerire in Paesi che ritengono i dipendenti più o meno assoggettati alle esigenze dell’agenzia a discapito della propria vita privata.

4. e quindi fino al terzo round ci ha detto culo

Milano si difende dai pericoli del Gendeeeerrrrr!

No, ma ci pensate se Milano fosse stata considerata una sede gay-unfriendly? Dove le famiglie arcobaleno anche da sedi istituzionali si devono ricordare di essere cittadini di serie B? Quasi come la Polonia, guarda (e con questa battuta, in qualità di italo-polacca residente ad Amsterdam mi sono rovinata con tutti e pazienza.)

Insomma, il fatto che Milano sia arrivata in un’ottima posizione fino alla fine – e partendo, se vogliamo anche da un punteggio migliore di Amsterdam, che la vera rimonta l’ ha fatta al terzo turno, e prima o poi vedremo come si è mossa per farlo – vuol dire che in base ai criteri Ue le caratteristiche ce le aveva.

Ce le avevano in due, in effetti e solo una poteva essere.  Senza rancore. È solo un’agenzia internazionale come l’Italia ne ha già diverse altre, non è la sua presenza o assenza da sola a fare il destino di una città. Queste cose avvengono se c’è massa critica, ovvero non solo una o due o tre agenzie importanti, ma anche altre cose lì si che la differenza si poteva sentire.

Alla fine la scelta non si fa su un solo elemento ma su tutta una rosa di elementi che hanno il loro peso. Qui, come sembra di capire, un ruolo lo ha avuto il discorso della continuità dell’agenzia + i dipendenti che questa continuità devono garantire + la sfiga o la fortuna. Duro da digerire, il tiro della sorte dopo la cura messa nel sottolineare tutti gli altri criteri, ma ripeto, era una regola decisa dagli stati e quindi anche dall’Italia. All’Europa dell’est è andata peggio per la questione gay-unfriendly. Proprio come quelle battutacce sul fare il frocio con il culo degli altri, guarda.

Sulla lobby fatta dai Paesi Bassi ne riparleremo.

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