Primo Verae, moda e stile di Scialba della Zozza

Sapete cos’è davvero la primavera? è quel periodo di interregno tra le spanciate delle feste (Natale, Capodanno, Carnevale) e l’ordalia della prova bikini, quando le giornate si stiepidiscono e tu cominci a toglierti le calze, ma poi ti accorgi che se non ti fai una pedicure decapante e non esci dalla pelle dell’orso, meglio che ti rinfili nello scafandro.

La primavera è quella stagione che spuntano i crochi e i narcisi, e anche le gemme sugli alberi ma sai che potrebbe ancora darsi una gelata di marzo. E nel frattempo gelata o meno tornano i pollini e fioriscono gli antistaminici.

Insomma mes amis, intanto che prenotate estetisti, chirurgi plastici, personal trainer e comprensibilmente volete uscire dallo scafandro, eccovi alcuni elementari consigli di stile per coprire le magagne ed aprirsi alla bella stagione.

  1. Fiorellini e fiorelloni

    La voglia di colore e motivi floreali in primavera è insopprimibile, ma trasformarsi nella parodia del divano in cintz è un attimo. Soprattutto se non siete (ancora) delle silfidi l’unica è andare di fiorelloni giganti

  2. Ammazza il pelazzo

    Il primo impulso di togliersi le calze va sicuramente seguito quando si presenta, mentre invece occorre resistere a quello contemporaneo di afferrare il rasoio e rendersi presentabili. Ripensateci, la rasatura selvaggia lascia il tempo che trova e rende difficoltoso il ricorso immediato all’estetista. Quando vi viene il raptus intanto prenotate immediatamente una ceretta, in attesa della quale riparate su eleganti pantaloni morbidi, che vi consentono di lanciare le odiate calze dalla finestra senza far prendere freddo e luce eccessivi al pelazzo invernale. Lo sappiamo tutti che la prima ceretta della stagione è la più dura, tanto vale farla con criterio

  3. Oversize mon amour

    Non negatelo, è tutto l’inverno che ci marciamo con il freddo, la neve e il gelo per vestirci a strati che mimetizzano gli stravizi che si accumulano nella zona centrale del corpo. Fino a che potevamo mettere gli stivali, bastava scegliere quelli con le linee più tondeggianti per confondere le proporzioni. Adesso che invece vorremmo – ma non possiamo – mettere scarpine più esili si presenta il dramma in tutto il suo splendore. E qui ci vengono in aiuto ben due tattiche: una è l’oversize. Inutile cedere alla tentazione della nuova collezione in taglia estrema, ovvero quella che ti convinci che appena dimagrisci quel paio di chili ti starà divinamente. Fate una cernita dell’armadio, tirate fuori tutto quello che avete comprato con questa scusa e non avete mai, o quasi, messo, riempite una bustona e donatela alla Caritas. Così con l’armadio semivuoto avete la scusa ideale per darvi allo shopping selvaggio e a questo giro scegliete con criterio: una taglia in più vi dà istantaneamente l’aria smunta e patita, la gente dirà subito: ma quanto sei dimagrita/o, stai benissimo, e poi in separata sede magari chiederà se state bene che vi hanno visti così sciupati. L’ideale sarebbero i caffettani stile Mina lunghi e fluttuanti che con un colpo solo risolvono pelazzi e rotondità, sempre in attesa che risolviate radicalmente in una fase successiva. Hanno delle controindicazioni che dirò sotto, ma fanno la loro figura.

  4. Stretch, stretch, Oddì che stretch (e parlo da solo)

    Il principio uguale e contrario dell’oversize, che in più è esteticamente più gradevole è il jersey, gli abitini stretch, cose del genere. Perché il fluttuante fluttua quando vi pare, ma oggettivamente il volume di spazio occupato da una taglia 54 è comunque maggiore di quello occupato da una 44 e se intorno ci metti il tendone del circo Orfei lo spazio occupato aumenta in proporzione. Invece partendo dal presupposto che anche con la migliore della buona volontà poche persone sono davvero sferiche, adottare abitini stretch, anche loro una taglia più grandi del necessario per l’effetto oversize mette in risalto le rotondità socialmente accettabili, ognuno ha le sue, e minimizza le altre. Che per finire di minimizzarle le stole in voile colorate, enormi e fluttuanti drappeggiate strategicamente sono una mano santa e visivamente appesantiscono meno del tendone. Non sottovalutate neanche l’utilità dei fuseaux: quelli in cotone, al ginocchio o lunghi, oltre a mimetizzare il pelazzo che ammazza, e a farvi da mutandone comodo senza tutte le righe incarnite degli elastici delle mutande nei fianchetti che rovinano la linea dei vestitini, hanno il vantaggio non indifferente di evitare il lividume nel lato interno della coscia causato dallo strofinamento dei prosciuttini sudati, che ne ha ammazzate più il prosciuttino in estate che il morbillo.

  5. Accessori e proporzioni

    Sempre per il discorso proporzioni, inutile mettersi un caffettano a vela che ci sta benissimo se poi sopra ci facciamo troneggiare una testina piccina picciò: col bel tempo e il primo raggio di sole possiamo tirar fuori accessori oversize: il cappellone di paglia, gli occhialoni da diva misteriosa, le borsone tipo spiaggia, magari in paglia o le tracollone hippy. E non ci scordiamo gli zatteroni, che senza gli stivaloni inutile, solo lo zatterone ci salva. O quegli zoccoli scandinavi col taccone solido, non si rischia la storta e ci fai fuori l’eventuale rapinatore che incroci.

  6. Vita sana

    Il primo passo per volersi bene e ritrovarsi in forma è uscire a godersi il sole: passeggiatone a piedi o in bici, giretti in barca, magari a remi smuovono le trippe e producono endorfine, vi sentirete più energici e felici e pensate a quanta vitamina D ricominciate a procurarvi. In mancanza di meglio il personal trainer sceglietevelo bene, che ci sono quelli che magari meno personal, ma molto trainer che vi rimettono in circolo tutti gli ormoni. Le primizie di frutta e verdura in questa stagione sono buonissime e dolcissime, quindi cruditè a tutti gli antipasti, aperitivi e merendine come se grandinassero sul posto delle fragole. Gli spritz allungateveli con tanta acqua minerale, durano di più, rinfrescano e dissetano e reidratano. E se siete in spiaggia subito via le scarpe e fate tante camminate con i piedi nell’acqua, che l’effetto cartavetro di sabbia e acqua salata provvede ad ammorbidire gli strati cornei dei talloni facilitando la successiva pedicure che vi sbrigherete a fare.

E già che siete nella natura, passerotti miei, portatevi l’antistaminico preferito, cogliete fiori e intrecciatene ghirlande con cui adornarvi, capiranno che siete quelle tipe eccentriche e nessuno vi degnerà di una seconda occhiata in cerca degli eventuali difetti estetici per paura che gli attacchiate qualche pippone. Mentre voi, dietro il mistero di veli fluttuanti, cappelloni e occhialoni potrete esaminare la scena mondata indisturbate senza farvi sfuggire un unico dettaglio. Che animerà le conversazioni con le amiche e vi guiderà saggiamente nello shopping futuro.

L’ importante è amarsi così come si è. E di questo oggi ho scritto altrove. 

 

Scialba della Zozza e l’uso strategico della bocca per allietare la quotidianità

boccaBonjour mes petits amis, mi state bene, vi sono mancata? eh, si, quest’inverno mancava la neve ed invece di andare a St. Moritz abbiamo optato per una crociera in veliero, poi il vento è caduto, poi sono arrivati i Quaranta Ruggenti, poi il marinaio è sempre il marinaio e noi ne avevamo una quarantina a bordo, insomma, sono stata un pochino off-line.

E in mare, specie quando cala il vento, sapete come va a finire, si diventa meditativi, occorre inventarsi un modo per passare il tempo e com’ è, come non è, mi sono ritrovata a riflettere su tutte le belle cose che facciamo quotidianamente e per cui usiamo la bocca.

Voi ci avevate mai pensato? alle infinite prospettive che una bocca, truccata adeguatamente, ovvio, che apre nei momenti di noia e quotidianità?

Poi consideriamo che Dior non fa shipping a domicilio all’ altezza del 23esimo parallelo e quindi la soluzione migliore quando ci si sta per imbarcare sono le soluzioni di maquillage semipermamenti.

Il laser per depilarsi definitivamente (si, so che state per chiedermelo, anche lì, e dopo tanti ripensamenti e considerazioni l’ho fatto anche’ io, non mi vedete un pelo che sia uno sulla lingua). Lo smalto al fornetto, basta scegliere bene un colore che stia su tutto che poi in mezzo ai Quaranta ruggenti hai voglia ad abbinare. Io ho scelto una sfumatura sobria, il nr. 35 Alito di Paguro nella conchiglia, che col tema marinaro sta tanto bene. E infine, si, infine, il trucco permanente a bocca e occhi, una cosina leggera visto che in veliero si sta sempre un po’ più informali che in yacht.

La cosa fondamentale è abituarsi a vedersi sempre truccata alla perfezione senza lasciare macchie di rossetto in giro. No, ma davvero, Chi ha quindi quegli amanti un pochino feticisti, quelli che godono di più a vederti con le macchie di Coral Red o Plum Extreme sparse su lenzuola, biancheria intima, tende della doccia, guancia della suocera ai saluti di rito, che a farsi fare un pompino come si deve, ecco, deve cambiare trucco o cambiare amante. Quello che al momento è più semplice. In veliero, mi dicono, si fa prima a cambiare amante.

Vi elenco quindi in comodi punti consultabili, che sono rientrata dopo 8 mesi di navigazione quasi in solitaria, a parte i quaranta marinai, tutti ruggenti, per accorgermi che in Bloggolandia di questi tempi vanno di moda i post a punti. Il che mi conferma che nessuno è più in grado di concentrarsi su nulla e che ci attende un futuro di sveltine appoggiati alla basculante del garage. Ma come dice sempre il Vate, “chi si accontenta gode”. Vai con i punti.

1) In barca nessuno ti porta il caffè a letto perché si rovescerebbe per strada. Occorre quindi farselo da soli ed ho scoperto che per svuotare l’imbutino della caffettiera il modo migliore è inclinarlo sopra la pattumiera e soffiarci dentro dal lato opposto. Poi si lava il tutto e si ricarica la macchinetta. Semplice, no?

2) Dimentichiamoci anche le uova alla Benedict, l’unica speranza di non spalmare la colazione sull’oblò alla prima straorzata del timoniere (che come straorza quell’uomo lì, un poema) è mangiare solo uova sode. Per sgusciarle rapidissimamente basta fare due buchini piccini ai poli opposti dell’ uovo, poggiare le labbra su uno dei due e soffiare forte. L’uovo si stacca magicamente dal guscio ed esce, forzandolo, dal foro opposto. Non provateci con l’amante, non a 2000 miglia nautiche dal porto più vicino.

3) Non avendo neanche nessuno a rifarti il letto, ed essendo lo spazio in cabina quello che è, le lenzuola non si possono ripiegare in due persone. Anche qui la boccuccia santa viene in nostro aiuto, soprattutto a chi non ha l’apertura alare del condor. Basta afferrare le due cocche opposte del lenzuolo dal lato più corto, afferrare tra le labbra o i denti più o meno il centro e tenendo così fermo il lenzuolo si possono accoppiare le due cocche da un lato tenendole con una mano sola e ritrovandoli l’ altra libera per afferrare il lato opposto. Facile, no?

Ricordatevi, met petits choux de Bruxelles, la bocca risolve tante, ma tante situazioni quotidiane a cui non avreste mai pensato. Fatene tesoro, e fatemi sapere.

Scialba della Zozza pontifica: il maschio tra erotismo, igiene e paternità

Scialba della Zozza, la nostra esperta di life&style torna con una riflessione sull’erotismo e il maschio moderno. Perché sarà pure vero che il sesso è overrated e se ne parla e se ne guarda più di quanto se ne faccia (risultato della pornografizzazione della vita moderna), ma quel poco che si fa, meglio farlo in modo ragionato. E, soprattutto, igienico. Viva il bidet.

bidet

Se c’è una cosa che mi diserotizza definitivamente il maschio, questa è la paternità. Il maschio che si è consapevolmente riprodotto con un’ altra, semplicemente non può (anzi, lo dico meglio: NON PUÒ) attizzare una donna che prenda un minimo sul serio l’erotismo, il piacere, la frisson, la potente spinta sovversiva che nelle moderne società represse solo il sesso realizzato in proprio e di persona può dare. Perché? Perché saggezza popolare dice che la minchia non vuole pensieri, mentre se c’ è una condizione umana che di pensieri ne da a gogò, questa è la genitorialità. Contestualizzo, eh, seguitemi.

Dico sesso realizzato in proprio perché il mio estetologo preferito mi informa che da suoi campi di ricerca il problema della pornografizzazione di quanto ci circonda è che è definitivamente passato il messaggio che il vero godimento te lo dà il vedere, filmare, condividere su facebook, parlare, dissezionare ma non agire il sesso. O forse lui ha detto qualcosa di più intelligente, ma io l’ ho capita così perché non sono questa grande intellettuale. E insomma, l’ intelletto no, i padri no, il sesso no, la pornografia manco, poi uno dice che ingrasso, ma per forza!

Che poi per erotismo, che può essere tante cose impalpabili, forse devo specificare che qui si intende proprio sleazy, juicy sex, quella cosa insomma che fa sangue, si suda e mette alla prova le proprietà igroscopiche delle mutande, e che buon senso vorrebbe, qui entro a piè pari nel tema del mese su igiene e cura di sé, accompagnato da un minimo di abluzioni prima e dopo, se non proprio durante, che a fare sesso sotto la doccia si rischia la lussazione dell’anca più che gli orgasmi multipli e bagnati. Però dire erotismo fa più intellettuale dannunziano e mi evita il SEO negativo, che non avete idea di che chiavi di ricerca utilizzi certa gente che mi finisce sul blog.

La domanda quindi è: il maschio consapevolmente padre, può far sangue a una donna? E mi rispondo di no, che a me proooooooooprio sembra di no. E vi spiego perché.

Mi ci ha fatto pensare una discussione sui social-media a proposito dell’ appetibilità dei padri ai giardinetti con i figli. Cioè, ci sono donne che proprio proibiscono al marito di andarci da soli, per tema che altre femmine assatanate di maschio paternizzato glielo concupiscano tra i cespugli dietro lo scivolo. Che a me queste esternazioni mi fanno pensare immediatamente: ma cercartene una brava no? ma non lo dico ad alta voce perché sono una signora. Però lo penso. Cioè, quello bravo/a di terapeuta se lo dovrebbero cercare tutti quanti: la moglie gelosa, la femmina concupiscente padri e il padre che ci sta. No, ma come vi viene in mente proprio. avete dei figli, santo cielo, come vi rimane la concentrazione necessaria per procurare e godervi un orgasmo, o anche più di uno?

Lo penso perché se andiamo a vedere cosa ci fa davvero sangue in una persona, e c’ è gente che in mancanza di meglio ha teorizzato seriamente su queste cose, la vulgata popolare suddivide in due filoni divisi per genere.

1) La donna seduce con l’accoglienza, dicono (lo disse persino Jacopo Fo, anni fa, in un suo manuale sul sesso). Il fatto di accettare un maschio, introdurlo nelle proprie cerchie, nel proprio mondo, nel proprio corpo e, in senso più fisico, prendergli l’ uccello in bocca (questo sembrerebbe il grandissimo appeal del sesso orale nell’immaginario attuale) e ingoiarne il seme con gioia (che una lo farebbe pure, ma bevetevi almeno questo succo di ananas e fatevi il bidet regolarmente, santo cielo, a parte la recente bufala che curerebbe la depressione, quid non, mi dispiace per chi sperava di usarlo come argomento definitivo e proprio unique selling point) sarebbero appunto i motori dell’ appeal nei confronti dei maschi. Che se uno guardasse certe pubblicità   (o questa) e leggesse con occhio disincantato certe bufale trasmesse dai media ultimamente, quasi sarebbe portato a crederci.

Ma sorvoliamo perché qui quello che seduce il maschio non è l’ argomento. E poi, madonnina, ma stiamo ancora al ruolo di accoglienza della donna? E io che pensavo che del buon sesso si facesse in condizioni di parità, almeno di testa. Evidentemente penso male, ecco perché ne scrivo invece di rotolarmi con l’ idraulico, in questo momento.

2) Cosa arrapa seriamente una donna? Qui si fa subito: la singola cosa più erotizzante è il desiderio del maschio (quello che ti interessa, ma a volte è un dettaglio)  nei suoi confronti. No, guardate che su questa cosa del maschio vittima incoercibile del proprio desiderio prorompente ci hanno costruito sopra interi sistemi culturali, che talvolta li vedi ancora emergere in tutta la loro nettezza, per esempio in certe discussioni su stupro e femminicidio. Eh, lei lo ha lasciato perché la pestava, ma lui l’ amava così tanto. Che. L’ha. Fatta. Fuori. Ma sempre con tanto amore e al desiderio non si pongono lacciuoli, signora mia.

Purtroppo è vero. Cioè, ma vi è mai capitato di soccombere al fascino di uno magari bruttarello, magari un po’ nerd, magari un po’ cavernicolo, magari un po’ idraulico (la casalinga che se la fa con l’ idraulico è topos quasi più potente di quello della donna arrapata dal padre per via del ribaltamento del ruolo caring, ovvero la fallacia di ragionamento che ti induce a credere che se riesce a costruire una pista lego per tre ore senza dare segni di noia vuol dire che abbastanza motricità fine e coordinamento occhio-mano da saperti trovare il punto G ce l’ ha, o districare i riccioli di una barbie  implichi che magari riesce persino ad attendere con pazienza che il cunnilingus che ti sta praticando raggiunga la sua naturale conclusione, ben tentata, ragazze, ma non è detto che vada così, ma ognuna crede a quello in cui vuol credere. O non avremmo il wishful thinking, però abbiamo le self-fulfilling prophecies, se funzionano sulle percentuali di stranieri che commettono crimini a fini elettorali altrui funzionerà anche per una buona trombata, cosa volete che ne sappia).

Insomma, il desiderio da soddisfare hic et nunc, in piedi contro una porta o sdraiati sul cofano della macchina dopo un tamponamento, nella fase tra la compilazione del modulo di constatazione amichevole e l’arrivo del carro attrezzi, pare sia un potente attizzatore del desiderio nella femmina umana.

Solo il motivo per cui a mio avviso non può funzionare con i padri è presto detto: già gli uomini non sono multitasking, sono monotasking e a volte anche quel mono gli viene da mona. Quindi la potenza dissacratoria delle convenzioni causata dalla botta di desiderio maschile hic et nunc vive in nome del monotasking. Cioè, il maschio concentrato in quel momento unicamente sul pensiero unico, ecco la cosa che fa sangue. Non la promessa di accoglienza, di cura e di tenerezza. Se ci manca una figura paterna che ci accolga e ci risolva la vita, non è facendosi trombare dal padre di qualcun altro che ne rimane abbastanza per noi. Il padre di figli ne ha già di cose per la testa, figurati se si riesce a concentrare sul qui ed ora passionale. Cara grazia che ci è riuscito quel tanto da procreare.

No, guardate, nulla come l’ idraulico mononeurone e sterile, che poi già solo per deformazione professionale, con i bidet ci ha confidenza, da dentro e da fuori. Questo si che fa sesso pulito, che è meglio dell’energia pulita. Fidatevi della Scialba, che lei ci riflette sulle cose e ne sa. Bidet regolari sono i prerequisiti base di sesso soddisfacente. Passate la saponetta.

Questo post tenta di partecipare al blogstorming sul tema del mese di Genitori Crescono, ma vedrai che mi scordo qualche passaggio essenziale del regolamento. 

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Scialba non sciacqua (e manco insapona)

doppia lavastoviglieScialba non è kosher, ma possiede ugualmente due lavastoviglie. Indispensabili per il ménage de tous le jours perché la crisi ha colpito anche la Maison della Zozza, come tutti. Non avendo più personale fisso in cucina, ma assumendone a cottimo solo in occasione di cene e feste,  la doppia lavastoviglie è indispensabile per ottimizzare il disbrigo della cucina. Non tanto per separare gli utensili adoperati per la carne da quelli adoperati per il latte, ma proprio per ottimizzare il lavoro senza penalizzare il bon-ton, perché come saprete tutti,  c’ est le bon-ton qui fait la musique, c’ èst le bon-ton qui fait gastronomique. Continue reading

Il metodo Scialba: tie, dye e alla macchia fai bye-bye, un tutorial alternativo

schortNon so se voi siete di quelle casalinghe che si mettono il grembiule (il grembiule, dio che banalità) per non sporcarsi i vestiti o se vi impataccate gloriosamente, tanto un vestito buttato via perché inservibile è solo un’ occasione per farsi un giro di shopping e sostituirlo. Non parliamo poi del modello di grembiule da sciacquetta bene, con girocollo di perle incorporato e rifiniture finto Chanel perché sbadiglio. Se non hai il coraggio di candeggiare con addosso il tuo Chanel vintage, non meriti uno Chanel, questa è la mia teoria. Continue reading