Storie di Cracovia e la damnatio memoriae di una strada

La madre di famiglia a questo giro si carica madre e figli in macchina per un giro al cimitero che le radici sono importanti e tocca approfittarne quando si può, a questo giro, nel vecchio quartiere di Podgórze a Cracovia.

“Bambini, guardate, questo era il parchetto dove Babcia veniva a giocare da bambina e a fare le offerte a Manitù”.

“Veramente, stavamo fuori tutto il giorno a giocare. Casa mia era nella strada dietro, ma è senso unico, non ci andiamo adesso”.

La madre di famiglia segue il navigatore, che solo una volta, in anni recenti ha fatto un giretto da queste parti a piedi.

“E qui”, indica la chiesa di san Giuseppe in cima al Rynek Podgórski, la piazza del mercato che scenda in giù “è dove si sono sposati mamma e papà, e dove mamma durante la guerra veniva a vedere qualcosa al mercato, e anche qui venivamo sempre a giocare, tutti i bambini del vicinato”.

Il navigatore mi fa seguire lo stradone con le rotaie del tram.

“Ma oltre questo punto non andavamo mai, questo era territorio proibito”.

Imbocco la Limanowskiego.

“Qui a un certo punto hanno messo un muro e ci hanno rinchiuso gli ebrei, solo il tram lo poteva attraversare, e qualcuno, di nascosto, se non ti vedevano i tedeschi che ti ammazzavano, lanciava qualcosa da mangiare. Li hanno chiusi qui, a farli morire di fame e di sete e poi li hanno portati nei campi.”

Adesso il navigatore mi indica che stiamo incrociando la Węgierska.

“In realtà non lo diceva nessuno, non è che qualcuno ce lo proibisse. Ma c’era un tale senso di disperazione tra queste case, che ancora oggi non ci passo mai, e anche se mi trovo sul tram lo faccio sempre malvolentieri. E anche allora la gente evitava.”

Lo stradone è ampio, col traffico quasi inesistente questa mattina di Natale con un raggio di sole, neanche i tram ci sono.

“Noi per esempio, per andare al cimitero, da casa facevamo il giro lungo sulla collinetta, che era pure in salita, pur d non passare di qui.”

Adesso il curvone.

“Qui c’era un altro pezzo di muro. Le case sono rimaste vuote a lungo, e poi, dopo la guerra, solo dopo sono arrivate famiglie da fuori, magari erano più poveri e gli andava bene di tutto.”

Io ancora non lo so, ma su google maps a un certo punto qui indicano il frammento del muro del vecchio ghetto.

“Facci caso che ancora adesso quasi non ci sono negozi”.

Infatti uno stradone così ampio, con il tram che lo attraversa, boh, allora non è la mattina di Natale che me lo fa sembrare vuoto.

Poi mentre stiamo per entrare nella Wielicka il navigatore mi fa girare a destra per il cimitero.

“Alla tomba con l’angelo dobbiamo salire un paio di file e poi sotto un albero c’è una tomba con due pezzi appoggiati insieme. Sono lì”.

Quando in seguito, per capire meglio che strada abbiamo fatto per arrivare al cimitero, me la sono andata a guardare su google maps, mi sono accorta che occorreva ingrandire di parecchio prima di leggere il nome della Limanowskiego. La Wielicka che la prosegue, e la Na Zjeździe che la incrocia all’angolo, e che non sono poi molto più grandi, anzi, la Na Zjeździe pure più piccola e senza tram, si leggono invece benissimo.

Mi chiedo fino a che punto possa arrivare la damnatio memoriae per una strada che ne ha viste troppe e troppo brutte. Che si porta attaccato ai muri il senso di una tragedia epocale. E mi chiedo come mai la volta scorsa, quando siamo venute a piedi io e mamma, non le è venuto in mente di raccontarmelo. Eppure il tram lì lo abbiamo preso.

“Ragazzi, io credo che sia importante che le sappiate queste cose. Per questo ve l’ho voluto raccontare. Ad Amsterdam c’e anche un posto del genere?”

“Si, de Joodse Buurt, che era dove abitavano, come si dice in italiano? Gli ebrei.”

Infatti ci hanno fatto uno svincolo di un’autostrada abortita, pur di scordarsi chi ci abitava, ad Amsterdam. A Cracovia, le case stanno sempre lì.

 

10 motivi per NON trasferirsi in Olanda

Olanda, terra di sogni e di chimere: ricominciano i progetti per cambiare vita da settembre e ricomincia a scrivermi gente che sogna di venire a vivere qui per essere più felice. Io lo so che in certe ondate di entusiasmi collettivi spesso hanno la loro parte  anche quegli articoli del piffero  che decantano l’esistenza quassù come il massimo nella vita, e la felicità e la mancanza di stress, e i lavori part-time, e le biciclette e chennesò io la gente da cosa si fa conquistare.

Fedele quindi al mio mandato di smontare i miti sull’ Olanda che ha la gente – è un lavoro duro, ma qualcuno lo deve pur fare – vorrei elencare alcuni motivi e circostanze per cui,  a mio modesto avviso, sarebbe meglio ripensarci. Continue reading

Pimp your bike: riflessi


Era un po’ che non vi postavo più una una bicicletta del genere chi autodafé fa per tre. Che mi dite di questo modellino riciclo creativo? tra gli specchiettini mosaico e i CD, un raggio di sole per le giornate piovose.

100 anni di Wim Sonneveld: “De dorp” e altro

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Come sanno i miei corsisti di olandese Wim Sonneveld è stato un artista, cabaretier e cantante che ha lasciato una traccia fortissima nella cultura popolare dei Paesi Bassi. Ancora oggi le sue canzoni sono famosissime, e visto che questa settimana se ne festeggiano i 100 anni dalla nascita con libri, convegni e omaggi, voglio condividere con voi alcuni dei suoi brani più famosi.

Ci sono solo due canzoni olandesi che mi fanno piangere dalla commozione e uno è Het dorp, che viene considerata anche la sua canzone più famosa. Si tratta della traduzione di una chanson francese e inizialmente, quando il suo partner gliel propose lui neanche era molto convinto. Invece proprio perché ha un tema così riconoscibile, alla fine è diventata quella più amata da tutti.

Fondamentalmente è un omaggio nostalgico al villaggio della sua infanzia, ormai irrimediabilmente cambiato, come è cambiato il posto della nostra infanzia un po’ per tutti, ma le frecciatine sul “progresso” che ha avuto luogo, con il buffet decorato con rose di plastica, le case che sono scatole di cemento e la gente che guarda i quiz alla TV.

“Io ero un bimbo e non potevo sapere, che tutto questo sarebbe finito per sempre”.

Enjoy. Quando avrò finito di piangere vi proporrò altri brani di Sonneveld, che ha l’innegabile vantaggio di avere una pronuncia molto chiara e articolata, e quindi ottimo per chi sta facendo di olandese.