PdO: Rudi abbracci maschili in Olanda

Un collega traduttore che chiedeva in un forum come accidenti si fa a tradurre in olandese lo spagnolo abrazo senza scivolare nel romantico o nel sessuale (al poveretto knuffelenomhelsen non bastavano) mi hanno ricordato una scenetta bellissima di tanti anni fa.

Teniamo presente che  in genere i maschi nordici e anglosassoni, a meno che non siano innamorati, socialmente non si baciano.  Non baciano gli amici, spesso non baciano i consanguinei maschi. Ringraziando il signore gli abbracci e i tre bacetti sulla guancia soprattutto tra i ragazzi sono sempre più diffusi, ma finora gli unici uomini adulti che io abbia mai visto baciarsi come saluto è mio suocero con i figli. Già i fratelli fra di loro, mica me lo ricordo. Maschio alfa dice di si.

Ora voi immaginatevi il povero maschio alfa, bello come il sole, che 22 anni fa a quest’ora si stava preparando al proprio imminente matrimonio circondato da amici e congiunti batavi, che vuoi che uno sposalizio italiano ce lo facciamo scappare?

E che il giorno dopo è stato abbracciato, sbaciucchiato, congratulato (non so se di nascosto quella spudorata di Scialba della Zozza non gli abbia pure dato una fraterna strizzatina di culo, non gliel’ho mai chiesto in effetti) da maschi, femmine, vecchi, bambini, giovani e in qualche modo è persino sopravvissuto. Che il nostro è un ragazzo sportivo e basta che non lo costringono a fare cose che vanno contro i suoi sacri principi, un bacio non l’ha mai rifiutato a nessuno.

Ora immaginate dopo questa esperienza formativa con quale sguardo, qualche anno dopo, siamo andati all’equivalente piemontese del nostro matrimonio: il matrimonio di Betty e Paul a Susa.

Già eravamo andati con me che immaginavo una cosettina formale, che questi sono piemontesi e si sa che sono falsi e cortesi, insomma, cerchiamo di non fare i terroni che ci riconosciamo. Solo che Betty aveva passato una vita negli scout e come gli scout festeggiano il matrimonio di uno dei loro, lo sa solo il povero Paul che comunque era preparato spiritualmente. E lo abbiamo scoperto noi.

Il guaio è che noi terroni e un altro paio di amici italo-olandesi a un certo punto abbiamo deciso che tanto valeva farci riconoscere e abbiamo chiamato il bacio degli sposi. Non lo avessimo mai fatto: come un sol uomo gli scout piemontesi si sono messi a fare una fila all’inglese davanti al tavolo degli sposi baciando nell’ordine sposa, sposo, mamma della sposa e padre dello sposo, che io questo signore olandese in età con i pomelli rosso fuoco alla fine dei brindisi e dei baci e l’aria più felice del mondo ancora ce l’ ho nella retina.

Noi nel frattempo ci siamo finiti il secondo e i contorni con calma, e poi visto che avevamo dato noi la stura al tutto, ci siamo messi in fila, arrivo e mi bacio la sacra famiglia, arriva maschio alfa e comincia a baciare le signore.

Poi arriva davanti a Paul.

Si bloccano tutti e due, e si guardano.

E come un sol uomo stanno per darsi una virile e affettuosa stretta di mano.

Immaginateveli uno di fronte all’altro: lo sposo batavo appena finito di baciare tipo catena di montaggio da almeno un centinaio di maschi, parenti e non. L’altro maschio batavo che ci era passato neanche tanto tempo prima. E il riflesso condizionato di anni di cultura batava.

“Ma sarete due cretini” ho detto io mentre la fresca sposa era piegata in due dalle risate. Si sono messi a ridere e si sono baciati finalmente pure loro. Non sulla bocca, per fortuna.

Quindi non dite che io non vi ho avvertito. È vero che siamo italiani e ci perdonano tante cose, ma insomma, sondate l’aria quando salutate affettuosamente.

PdO: Spargo (si, erano olandesi)

Ma vi rendete conto che solo dopo 21 anni di matrimonio ho scoperto che gli Spargo erano olandesi (si, hanno persino la voce Wikipedia in italiano, e non, per dire, in inglese, vorrà dire qualcosa)? Chi come me è stato adolescente negli anni ’80 sarà si cresciuto con The Day After, Chernobyl, il buco nell’ozono che ci avrebbe fritti tutti e un sacco di roba apocalittica che andava curata a botte di Naj-Oleari, capelli cotonati e spalline da supereroe nel tailleur, ma non può essere che non abbia mai sentito You and me degli Spargo.  Che in fondo il funk-disco-pop, per chi non si suicidava ascoltando i Cure e gli Smiths, era pure un rimedio all’ angoscia esistenziale del futuro post-atomico. Continue reading

PdO: lingua olandese e il Suriname

Bandiera del Suriname

Bandiera del Suriname

Nel 1667 gli olandesi conquistarono il Suriname, sottraendolo agli inglesi, e introducendo nel paese la lingua olandese. Nonostante nel paese si parlino 19 lingue diverse, dei vari gruppi etnici indigeni o importati, il fattore linguistico comune, in quanto lingua ufficiale dello stato, è appunto l’olandese, che si usa in radio e TV, istruzione, indicazioni stradali. Continue reading

PdO: Gli Oranje, la festa del re e l’inno nazionale

"Non credere a tutto quello che si trova su Internet, soprattutto se si tratta della foto di una persona famosa con accanto una citazione" Willem van Oranje

“Non credere a tutto quello che si trova su Internet, soprattutto se si tratta della foto di una persona famosa con accanto una citazione” Willem van Oranje

Il 27 aprile si festeggia il Re dei Paesi Bassi e Amsterdam diventa una bolgia infernale da cui gli abitanti, se poco poco possono, scappano. Per fortuna la data è cambiata solo da un paio d’ anni, prima si festeggiava il 30 aprile, giorno del compleanno della regina Juliana, nonna dell’attuale re. Quando Beatrix salì sul trono saggiamente si guardò bene dal cambiare la data della festa (anche perché il suo compleanno è a gennaio, e falla tu con questo clima una festa di strada a gennaio, che ancora non ci siamo ripresi dal corteo di San Nicola. ) Continue reading

PdO: i sostantivi del maschio in olandese

't mannetje

Come già visto con il temine gozer (che vi avevo citato qui e qui) e che significa :uomo”, ma deriva dal termine yiddisch per “sposo”, ci sono molti modi in tutte le lingue per definire genericamente una persona di sesso maschile. Noi abbiamo tizio, o tipo, o zio, o quello che vi pare (e che mi direte nei commenti), io vi faccio il solito elenchino ragionato dei termini usati in olandese per parlare di, o rivolgersi a un uomo.

Cominciamo con man = uomo, e tutti i suoi derivati: mannelijk = maschile o mannelijkheid = mascolinità. E come diminutivo abbiamo mannetje = ometto, ma in un significato specifico: quello dell’ ometto tuttofare che aggiusta tutto. E infatti ad Amsterdam e Haarlem abbiamo due negozi di biciclette che si chiamano così, come vedete in foto.

Man però significa anche “marito”, così eliminiamo in una botta sola anche la differenza tra: “ti presento mio marito” e “ti presento il mio uomo” e non ci si pensa più.  Sinonimi del man-marito sono: echtgenoot = coniuge, gade, eega e gemaal che vanno più in direzione di compagno di vita, consorte (Prins-gemaal è il principe consorte, per esempio), manlief, mannie, wederhelft = l’altra metà.

Poi c’è kerel o vent, baas, basserool, bink (ketelbink nelle navi o macchine a vapore era il ragazzino che a caldaia spenta riusciva ad infilarcisi dentro per pulirla, il garzone del macchinista o il mozzo, insomma. Vedete anche la canzone strappalacrime sotto). broger, gast, heer, heerschap, kadee, kerel, kinkel,manspersoon, meneer, mijnheer, pief (spesso: een hoge pief = un pezzo grosso) snuiter (o rare snuiter, un tipo strano), gozer, kastaar, klant, knaap, knakker, knul, man, pee, peer ( o toffe peer = un tipo figo, interessante), postuur,  vrijer. Ad Amsterdam dicono anche gast, che significa ospite ma equivale a “tizio”. Per i ragazzini (pestiferi) si può anche dire gassies. 

Maat o mattie, makker, gabber = amico, compagno, fratello,Maat anche marinaio.

Vi lascio quindi con Ketelbinkje, un classico dei canti da marinaio sul piccolo mozzo che da Rotterdam morì in mare.

 

PdO: le parole degli ebrei nell’olandese

Moltissime parole in olandese, in particolare le espressioni tipiche di Amsterdam, vengono dallo yiddish e dall’ ebraico. Questo grazie alle tante diaspore ebraiche nei secoli verso la capitale, e al fatto che gli ebrei di Amsterdam sicuramente fino alla metà del 19esimo secolo parlavano il cosiddetto West-Jiddisj. Lo stesso soprannome della città di Amsterdam, Mokum (Alef)  viene dalla parola yiddish che significa “luogo”, quindi luogo A (e infatti per un periodo anche Rotterdam veniva definita Mokum Resh, ovvero “il luogo R”).

Questo mi è venuto in mente quando qualcuno, a proposito del testo di “Annie” che vi ho presentato qualche giorno fa mi ha chiesto se fosse cantata in un qualche dialetto. Sicuramente è molto Amsterdams e ci sono alcune parole tipiche del dialetto di qui, derivate direttamente dallo yiddish e dall’ ebraico. Ve ne faccio una piccola lista incompleta e commentata.

Tenete presente che quando si parla di dialetto di Amsterdam, per gli amici Plat Amsterdams, ci si riferisce di solito a certe peculiarità nella pronuncia delle vocali, all’intonazione, e soprattutto a parole importate da quelle che sono state le due “lingue” più importanti nella storia della città: il Bargoens che era la lingua segreta dei ladri, di cui vi parlerò in un’ altra occasione, e appunto lo Joods-Duits, che era la lingua dei quartieri ebrei. Molte di queste parole poi da Amsterdam sono passate nell’olandese standard.

Bajes = galera, da bajit = casa (eh si, ci sono quelli che in galera ci sono di casa. Infatti la casa circondariale di Bijlmer, vicino alla stazione Amstel, si chiama qui de Bijlmer bajes)

Bolleboos: uno bravo a fare qualcosa, anche un furbone, da balboos = capofamiglia

Daar ga je: si dice nei brindisi, se lo vogliamo tradurre letteralmente dall’ olandese all’italiano sarebbe: evvài. In realtà quasi nessuno sa che come suono deriva da lechajiem = alla vita.

Gabber:  dallo yiddish chavver = amico, compare. Il bello è che negli anni ’90 questo è diventato il nome di una subcultura giovanile, con annessa variante di musica house, il gabberhouse. Il nome viene dal produttore di musica house D-Shake, e i festival più famosi erano Thunderdome en Masters of Hardcore. Il gabber si riconosce(va) dalla seguente uniforme: tuta Australian e bomber, scarpe Nike Air Max con i lacci messi in un modo loro particolare, i maschi con la testa rasate e le femmine con una coda stretta dietro, entrambi a volte con la parte inferiore dei capelli rasata. Siccome erano un po’ burini, li si chiamavano anche Sjonnie e Anita, che sono rimasti un po’ come nome popolare di un certo tipo umano bianco olandese. Così come ora Henk e Ingrid vengono definiti i tipici seguaci dei politici xenofobi, ovvero l’ olandese bianco di livello socioculturale medio-basso che ha bisogno di certezze e Geert Wilders e il suo partito PVV gliele dà incolpando gli stranieri di tutto.

Gajes = ha due fonti, o da gojim = gentile, il non ebreo,  o da chajjes = vita, che poi è diventato il popolino basso

Gedeisd houden: statti molto tranquillo, o anche: allineati e coperti. Dal Ladino deixe. In portoghese deixar = smettere, non fare niente, dal latino laxare

Gein = scherzo, battuta innocente, da chen = apprezzamento, piacere, anche geintje, lo dice spesso mio figlio

Gotspe = sfacciataggine

Gozer = un uomo, un tizio, dal chozen = lo sposo

Habbekrats = pochi soldi, un briciolo, un tozzo di pane, in espressioni come: hij heeft er een habbekrats voor betaald = l’ha pagato una miseria. Il bello è che è una parola mista: la prima parte viene dal Latino habeamus che usato come nome indica = soldi, ricchezza. Poi l’alto tedesco  Kratz = una piccolezza

Heb het lef niet om:  non avere il coraggio, le palle. Lew significa cuore, ardire.

Hoteldebotel = sottosopra, innamorato pazzo, fuori di testa (ma spesso in senso buono), da awar oewoteel = andato via, scomparso dal mondo

Jajem = vino, bevanda forte, nelle storie per bambini il rhum dei pirati, da jajien = vino

Jatten = rubare dalla parola ebraica jad – jadájiem = mano – mani

Joetje = una moneta da 10 (d’oro, originariamente) dalla lettera jod = la decima dell’alfabeto ebraico

Jofel = buono, bello, da jopheh = piacevole, utile

Kapsones = montarsi la testa, s’è fatto i soldi e non saluta più, come in kapsones hebben

Kift = dal tedesco Gift attraverso lo yiddish: gelosia, invidia.

Kits = nell’espressione “alles kits”, dal tedesco gutes attraverso lo yiddish: tutto bene, in genere usato come frase di saluto

Koosjer = a posto, da kosher = puro, approvato,  si usa in espressioni dubitative, una cosa che non è koosjer vuol dire che ti puzza, che c’ è qualcosa che non ti convince o non ti dà fiducia

Lou loene = niente di fatto nessun risultato, viene da un salmo, pare

Mazzel = o anche de mazzel, è un augurio di buona fortuna, viene da mazel tov 

Meier = ci si chiamava la banconota da cento fiorini da meia = cento

Mesjokke = dallo yiddish per pazzo (vedi anche in inglese mesjogge) prende attraverso il bargoens il significato di matto, svalvolato

Nebbisj = sfigato

Penoze=  è il mondo dei criminali, da cui anche una famosa serie televisiva che si chiama Penoza da parnose = mezzo di sopravvivenza, mantenimento, lavoro

Pietsje = un pochino, un cincinino, un tantino, dal tedesco Bisschen attraverso lo yiddish, anche come:  een ietsje pietsje

Ponem (o porem) = faccia, muso

Ramsj = è quello che si compra dal rigattiere, robetta o robaccia, a seconda dei punti di vista, quindi se lo compri dal ramsj significa un acquisto d’occasione, ma anche di poco valore. In de ramsj sono i libri destinati al macero che vengono venduti a poco, e per estensione anche: in svendita. Comunque deriva da un termine che indicava un’accozzaglia di merci buttate lì

Schlemiel  = sfigato, poveraccio

Sjofel = povero, misero, dall’ebraico safal = limitato, basso

Smeris = sbirro, pula dalla parola yiddish sjemiere = sorvegliare, controllare. La madre di una mia amica diceva che per liberarti dai pappagalli ai suoi tempi gli dovevi dire: “Mijn vader is smeris”, cioè che tuo padre era un poliziotto

Smoezen, smoesje = scusa, pretesto, dalla parola yiddish  schmues = voce (di popolo), messaggio

Sores = pensieri, sfortune, da tsarot = difficoltà

Stennis maken = insospettire, dalla parola yiddish sjtannes = sospetto che deriva dall’ebraico  esjtonot = pensieri intenzioni

Stiekem = segretamente, dalla parola yiddish = silenzio  “stilte”, dall’ebraico sjetiqa = tacere

Tof =  figo, da tov = bene, buono

Insomma, spero di avervi chiarito un po’ di termini che si sentono in giro. Certamente non è una lista esaustiva, ho anche lasciato fuori termini che non conoscevo o riconoscevo, diciamo che se li conosco io, li conosce anche l’Amsterddammer medio. Così adesso li conoscete anche voi.

Aggiornamento: ho anche trovato questo articolo in olandese su 50 parole yiddisch

Pasqua tra i batavi e la passione di Matteo

Si avvicina la santa Pasqua e anche se dicono che nei Paesi Bassi sempre meno gente pratica attivamente una religione, il coniglio, le uova e de Matthäus non mancano mai.  Mi riferisco a una tradizione musicale tipicamente olandese, per cui a Pasqua e nello specifico il venerdì santo (Goede Vrijdag) non mancano mai le esecuzioni della Matthäus Passion di Bach. Orchestre professionali, cori di amatori e addirittura i mee-zing concerten, i concerti in cui al pubblico si mette in mano testo e/o spartito per farlo cantare accompagnato dall’orchestra, non mancano mai.

E come tutte le cose che uno nella vita almeno una volta deve farle, se ne avete l’occasione e amate Bach, approfittatene. Uno dei concerti più importanti è quello nella chiesa di Naarden, sopra un mini documentario con interviste, soprattutto in inglese, ai musicisti, cantanti e ai ragazzini del coro di Kampen che partecipano. È bello sentire cosa raccontano perché per quasi tutti loro si tratta di un racconto emotivamente talmente intenso, che credenti o meno, l’ esecuzione di questo brano insegna loro ogni volta qualcosa di diverso, riesce a volte a introdurli in una dimensione musicale che ancora non avevano esplorato, lavora talmente sulle emozioni di base di qualsiasi essere umano,  che per alcuni il concerto stesso è quanto di più vicino a un’ esperienza religiosa.

E forse questo è il motivo per cui anche in un paese sempre più laico come i Paesi Bassi, dove qualche anno fa, chiedendo a dei bambini delle elementari che festa fosse esattamente Pasqua, la risposta più frequente era: “è la festa della lepre pasqualina che nasconde le uova per farle trovare ai bambini”, ogni anno credenti, atei, cristiani e non si lanciano sulla Matthäus Passion.