Cultura popolare batava: Annie, tienimi la borsetta

La nonna di mio marito, Truus, ci raccontava della sua gioventù nella Rotterdam del dopoguerra, post bombardamenti.

“E quando ci siamo fidanzati con tuo nonno, mio padre glielo ha detto solennemente: signor Stigter, adesso che le ho affidato la mia figliola, confido nel fatto che lei non la porterà mai in sale da ballo come lo Splendor. E tuo nonno mi ha guardata stranito, perché era proprio lì che ci siamo conosciuti”.

E a quel punto, anche se di un’epoca successiva, ci citava sempre questa canzone qui: Annie, tienimi la borsetta che questo tipo vuole ballare con me/ Annie, ridammi la borsetta che questo tipo non sa ballare per niente. 

Perché anche Truus andava a ballare con la sua amica e si reggevano reciprocamente le borsette.

Che alla fine, passano gli anni, ma un’amica che ti tenga la borsetta in caso di necessità ci serve a tutte. Poi uno dice le perle di cultura popolare batava.

PdO2: gli articoli in olandese

articoloCampassimo anche 40 anni nei Paesi Bassi, con un perfetto accento batavo, niente, ci beccheranno sempre come stranieri perché abbiamo usato l’articolo sbagliato. No, non intendo scoraggiarvi da subito, ma è meglio togliersi qualsiasi illusione: gli articoli in olandese sono posseduti dallo dimonio.

Mentre in italiano la maggior parte dei sostantivi finiscono in -a se femminili singolari, e in -o e in * se cerchiamo di essere antisessisti, così un* poi si regola per l’articolo (cfr. Il braccio-le braccia), in olandese giammai rendersi la vita semplice. Uno di ritrova davanti un sostantivo qualsiasi e non è che quardandolo profondamente negli occhi si capisca da qualche cosa se davanti ci va l’ articolo de o l’ articolo het. Sennò lo straniero perfettamente integrato linguisticamente come fanno a sgamarlo?

E quindi come facciamo a saperlo? te lo impari. Quando memorizzi un sostantivo nuovo cerca subito di memorizzarci l’articolo relativo. Chi segue le mie lezioni sa che il mio mantra è “il blocco”. La lingua si impara in blocchi, non in singole parole che poi insistiamo ad appiccicare insieme secondo il modello che abbiamo in testa dalla nostra lingua madre e che, inevitabilmente, non può funzionare per un’altra lingua. Toglietevi subito dalla testa che una lingua si impara traducendola pezzo pezzo, che così stiamo più tranquilli.

Stai memorizzando la parola boek? No ti memorizzi: het boek, un bel monolite che in un colpo solo ti risparmia tante scocciature in futuro. Che ci vuole?

Poi smentiamo anche subito il mito per cui nel determinare gli articoli in olandese non ci sia nessuna logica, è una cosa fatta alla cavolo, inutile sforzarsi. no, ci sono delle categorie di parole di cui con buona approssimazioni si può dire che articolo hanno. Impariamoci queste mini-categorie e abbiamo già fatto parecchio. Rimbocchiamoci le maniche.

Questi sono gli articoli in olandese:

De = articolo determinativo maschile o femminile

  • de si usa davanti sostantivi non neutri al singolare, che possono essere maschili o femminili. Quale dei due, per ora non ci interessa, ci servirà solo quando ci dovremo appiccicare un pronome personale. E siccome su questa faccenda del pronome personale ci si scontrano anche gli olandesi, che non sempre hanno certezze in proposito, basta pace, non pensiamoci più
  • de si usa anche come plurale di tutti gli articoli: het boek, de boeken. E qui abbiamo fatto subito

Le parole che finiscono in: -ing, -ie,– ij, -heid, -teit, -a, -nis, -st, -schap, -de, -te sono quasi sempre femminili e hanno sempre l’articolo

  • -heid, -nis: waarheid, kennis;
  • -de, -te: liefde, diepte; non vale per sostantivi collettivi con ge-, per esempio: het gebergte;
  • -ij, -erij, -arij, -enij, -ernij: voogdij, bakkerij, rijmelarij, woestenij, razernij;
    ma anche: het schilderij [blocco, imparatelo]
  • -ing, -st dopo la radice di un verbo per ricavarne un sostantivo: wandeling (da wandelen, winst (da winnen), dienst (da dienen);
  • -ie, -tie, -sie, -logie, -sofie, -agogie: familie, politie, visie, biologie, filosofie,demagogie;
  • -iek, -ica: muziek, logica; eccezioni sono: het antiek, het elastiek e het publiek[blocco, imparatelo]
    entrambi possibili, sia de  che het: diptiek, koliek, mozaïek, portiek, reliek, triptiek;
  • -theek, -teit, -iteit: de bibliotheek, de puberteit, de stabiliteit;
  • -tuur, -suur: natuur, censuur; eccezioni sono: het avontuur, het barbituur, het fournituur, het postuur de o het montuur [blocco, imparatelo]
  • -ade, -ide, -ode, -ude: tirade, planetoïde, periode, attitude;
    tranne le sostanze chimiche in  -ide che hanno het (het chloride , het bromide[blocco, imparatelo]
  • -ine, -se, -age: de discipline, de analyse, de bagage; eccezioni sono: het percentage, het promillage de o het bosschage, corsage, personage, vitrage voltage[blocco, imparatelo]
  • -sis, -tis, -xis: crisis, bronchitis, syntaxis, ad eccezione di: het chassis.

Het = articolo determinativo neutro

Un modo per tirarci fuori dagli impicci è quello di usare solo diminutivi di qualsiasi sostantivo, tanto hanno per definizione l’articolo het e non ci pensiamo più. erto, a volte sembra strano, ma come mi disse la mia più fantastica insegnante di olandese: “Sei donna e quindi è più socialmente accettato che usi i diminutivi. Non esagerare però”.

ricapitolando het si usa:

  • nei diminutivi: het bloempje, jongetje, vaasje;
  • nomi di lingue: het Nederlands, het Swahili;
  • nomi di nazioni e località:: het tolerante Nederland, het Duitsland van na de oorloghet statige Den Haag;
  • metalli: het ijzer,  het kwik;
  • direzioni: het noorden, het zuidwesten;
  • sport e giochi: het tennis, scrabble, yahtzee;
  • parole di 2 sillabe che iniziano per be-, ge-, ver- en ont-: het belang, het geweer, het verstand e het ontzet;
  • parole che terminano in -isme, -ment, -sel-um: het communisme, het instrument, het kapsel e het museum;
    mentre possono avere entrambi: de o het deksel, de recruitment de overemployment.

Een = articolo indeterminativo

  • quando non ci riferiamo a qualcosa di specifico, ma in generale
  • per non confonderci, se invece usiamo il numero, lo accentiamo: ik heb een boek, ik heb maar èèn boek (niet twee of drie).

E adesso buon divertimento. Poi visto che abbiamo già tre gruppi dei corsi di olandese per principianti che parlano italiano, se vuoi saperne di più o restare informato dei prossimi, scrivi pure a info@madrelingua.com.

Ti serve un traduttore o un interprete?

traduttori interpreti

Faccio la traduttrice dal 1987 e l’interprete di conferenza in cabina dal 1998, sono stata giurata al Tribunale di Amsterdam per l’italiano e poi ho smesso di esserlo, sono membro dell’ NGTV, l’Associazione professionale di traduttori e interpreti dei Paesi Bassi dal 1999, ho fatto delle supplenze alla scuola interpreti e ne sono scappata (e per questo non vi dico in quale), ho avuto il privilegio di ospitare degli stagisti meravigliosi della scuola interpreti di Milano, sulla professione quattro cose le so e un altro paio penso di saperle.

Premetto quindi che un traduttore o un interprete non sono una persona che per motivi suoi ha imparato due o più lingue. Neanche un bilingue è automaticamente un traduttore o un interprete. Si tratta invece di professionisti che con anni di studio e di esperienza lavorativa hanno imparato a fare il mestiere di traduttore o quello di interprete. Che sono due cose diverse tra loro e infatti non tutti i traduttori sono anche interpreti e viceversa.

mistranslations

(immagine sopra tratta dal gruppo facebook Stuff Dutch People like)

Un professionista si riconosce anche perché sa esattamente quanto vuole essere pagato per un certo lavoro, ti dice come lo puoi pagare ed è in grado di emettere fattura. Decenni fa per aiutare un’amica disoccupata le passai una traduzione di quelle che nessuna agenzia prenderebbe, l’articolo di una ricercatrice italiana che voleva spedirlo per un congresso. La povera sicuramente era in grado di comprendere e tradurre il testo, era anche un argomento che conosceva, ma non aveva computer, aveva una calligrafia impossibile, mi diede il testo scritto a macchina che io per amicizia ebbi la brutta idea di copiare in documento elettronico e si lamentava del fatto che insomma, ma se uno sa tradurre adesso deve pure per forza saper usare il computer? eh, si.

Ora una cosa del genere farebbe sorridere di compatimento, ma il minimo che un traduttore deve sapere nel frattempo è anche saper usare i cosiddetti CAT-tools. Poi che io molti lavori di quel tipo non li prenda semplicemente perché di rado sono lavori interessanti o specialistici e in genere servono alle agenzie per abbassarti il prezzo, è un altro discorso. Ma tutte le volte che un cliente ha bisogno di farmi usare Trados, Wordfast o simili io li so usare e mi sono fatta i corsi necessari a imparare a metterci mano.

Che poi il sorriso di compatimento certe volte te lo strappano anche certi clienti: stavo proprio rispondendo a un nuovo cliente in cerca di un traduttore e mi sono sentita fare delle richieste che mi hanno indicato che si tratta di una persona giovane alle prese con il suo primo progetto, e stavo giustappunto pensando di fare un piccolo prontuario per chiarire come lavorano le agenzie con cui collaboro nei paesi Bassi, quando tracchete, mi è capitato sottomano questa infografica che dice il grosso di quello che volevo dire io.

Io aggiungerei di mio un paio di considerazioni se doveste aver bisogno di un traduttore o un interprete. E se vi dovesse servire proprio concretamente, basta mandarmi una mail a info@madrelingua.com.

1) Avete a che fare con dei professionisti

Certe volte proprio chi sa meno lingue straniere o a malapena la sua non è in grado di rendersi conto del valore aggiunto di un bravo professionista. Una persona che ci ha messo anni ad arrivare dove sta, a padroneggiare le sue lingue, il proprio stile e le varie specializzazioni. A investire in corsi, strumenti, supporti, consulenze. Che si sceglie i colleghi con cui collabora con la stessa cura maniacale con cui i clienti scelgono la sua agenzia.

Quindi se affidate le vostre traduzioni a google translate, all’amico, alla sorella che è stata 2 settimane in Inghilterra, non state scegliendo un professionista. Fatti vostri, ma si vedrà, eccome se si vedrà.

2) Pensateci per tempo

Sembra semplice ma non lo è: un testo ha bisogno di tempo per essere tradotto, spesso ancora più tempo di quello che ci è voluto per scriverlo (soprattutto se è scritto male). I traduttori bravi lavoro ne hanno. Gli interpreti in grado di affrontare una cabina in qualsiasi circostanza ancora di più. Magari mi chiami all’ ultimo momento e per puro caso mi posso liberare, ma la regola è che quando state organizzando qualsiasi lavoro che richieda la collaborazione di traduttori o interpreti, spicciatevi a chiedere un’opzione sul periodo in cui ne avrete bisogno. O vi toccherà spesso di accontentarvi.

3) Preventivi e pagamenti

Come per gli autobus olandesi, qualsiasi lavoro, piccolo o grande, comporta un investimento iniziale di tempo e documentazione. Anche se un traduttore o interprete esperto a metà carriera è diventato in qualche modo uno specialista dell’universo creato e dintorni, che una traduzione sia di 10 righe o di 10.000 parole io quell’oretta iniziale ce la perdo per orientarmi, capire il tipo di cliente, fare delle scelte che poi ci portiamo dietro per tutto il testo. E se si tratta di un argomento specialistico, che ve lo dico a fare, ci vuole tempo per studiarsi un minimo il settore e la terminologia, consultarti con specialisti.

Quindi non stupirà nessuno sapere che le tariffe degli interpreti vanno a giornata e a mezza giornata. A suo tempo per gli atti notarili, avevo una tariffa notai, che era un po’ meno della mezza giornata (“Ma che ci vuole, è al massimo mezz’ora?” si, ma io l’atto me lo faccio mandare in anticipo per prepararlo ed è meglio per il cliente visto che più di una volta mi sono accorta di errori prontamente segnalati al notaio – che cosa credete, il grosso di questi atti è un copiaincolla, solo che la professionista di testi ed editing sono io e ormai mi sfugge poco- poi ora che arrivo dal notaio che stanno tutti  dall’altro capo della città tranne uno che adoro e ci arrivo anche in bicicletta, poi ora che oltre a tradurre mi tocca spesso spiegare al cliente dei principi di diritto olandese e idiosincrasie del catasto di Amsterdam, ecco, ora che ho fatto tutto questo non è più mezzoretta, sono 3 ore. E questo se il notaio e gli agenti immobiliari hanno fatto bene il loro lavoro, che una volta, con una povera notaia al primo giorno di lavoro dopo le ferie si è scoperto che qualcuno si è scordato di fare dei controlli preliminari e abbiamo dovuto aspettare quelli per la liberatoria).

Perché uno magari non lo sa ma nei Paesi Bassi un notaio è tenuto per legge a da farsi assistere da un interprete giurato in caso di un comparente che non parla olandese (anche se magari in fase preliminare si sono sentiti in inglese, un atto, lo dice anche il nome, non è un testo, è un’azione con delle conseguenze. Infatti anche in inglese si chiama deed.) E infatti l’atto lo firmano comparenti, notaio E interprete.

Le tariffe per le traduzioni, a parte che stanno calando sempre più sulla spinta dei traduttori automatici, che servono benissimo e sono preferibili in alcuni casi circoscritti, ma non per le cose serie, si calcolano a seconda del paese e del tipo di traduzione in:

  • righe (fatevi specificare quante battute compresi o senza gli spazi)
  • cartelle (anche qui fatevi specificare lo standard che seguono)
  • a parola, e questo si usa molto nei Paesi Bassi.

E si, le parole si contano tutte, anche quelle ripetute, tanto perché mi hanno chiesto pure quello.

Sarebbe bello un mondo in cui ti paghino a ore per le traduzioni, perché appunto un testo non è l’altro, alcuni si fanno velocemente, altri ti fanno dannare, ma per ora non è così. Inoltre sulle tariffe a parola, è bene mettersi d’accordo se stiamo parlando del testo fonte (ovvero l’originale) o della traduzione, perché alcune lingue sono molto concise, o hanno molte parole brevi, in altre, proprio per una questione di stile e argomentazione, si va per le lunghe, poi ci sono lingue come l’olandese o il tedesco adorano le parole composte, quindi dove in italiano ti servono almeno 2-3 termini più gli articoli e le preposizioni, qui se la cavano con una parolona, vedasi Rijksvoorlinchtingsdienst dove per comodità vi ho staccato visivamente le tre parole che la compongono, tenendo presente che pure voorlichting è scomponibile nella preposizione voor- e -licht- e –ing  più la s per collegare(e che per chi volesse saperlo è l’Ufficio stampa, informazioni e divulgazione del governo dei Paesi Bassi). E mo contatele, le parole.

La forbice dei prezzi

In breve: le grandi agenzie non è che abbiano prezzi bassi, ma pagano molto poco il traduttore. Il resto va in certificazioni di qualità, e questo implica una doppia revisione, da parte del traduttore che ha tradotto e da un secondo traduttore che corregge le sviste, nell’ acquisizione dei clienti e nella felicità degli azionisti. E sicuramente altre cosette che ora mi sfuggono. Quindi si, capisco la tentazione di affidarti a uno che conosci e rpende poco, ma toccherebbe capire cosa è poco e cosa è tanto. Tenete presente che il lavoro viene da grosse multinazionali che hanno testi standardizzati, comunicazioni di routine e tante altre cose (siti, aggiornamenti, polizze, ecc.) che vanno fatte in X lingue contemporaneamente, controllando che in tutte le lingue si dica la stessa cosa per quel tipo di pubblico a cui è diretta. Per progetti complessi, e basterebbe esemplificare con il sito web per il lancio del nuovo prodotto X, ci vuole un’ agenzia attrezzata alle spalle, inutile. (E comunque nessuna agenzia ha quasi più i traduttori in casa, basta internet e un buon database di free-lance. Che anche avere in database la persona giusta è un lavoro e un investimento).

Rimando all’ ottimo post del collega Gianni Davico che spiega un paio di cose ai traduttori tentati a cedere al ricatto del mercato. Le tariffe calano perché poche grosse agenzie gestiscono un numero enorme di free-lance, perché gli enti che comprano traduzioni, come il ministero di giustizia olandese, creano dei sistemi di subappalto poco etici in cui comanda chi fa almeno alcuni milioni di fatturato l’anno, e capite che non sarà mai il piccolo traduttore o la piccola agenzia, e che quindi esiste un sistema che premia lo sfruttamento e la pessima qualità.

È il motivo per cui sono uscita dalle liste dei traduttori giurati in Olanda (tanto, quando me lo chiedono gli amici ho un paio di persone bravissime da raccomandare), hanno creato un sistema perverso da cui sono usciti volontariamente tutti i traduttori bravi ed esperti, ci restano i disperati o chi ha altri lavori con cui arrotondare, e lo hanno fatto inizialmente per abbassare le tariffe dopo vent’ anni che erano le stesse, e alla rivolta dei traduttori hanno finto che noooo, noi non lo facciamo per il prezzo, lo facciamo per controllare la qualità. E adesso la lamentela più frequente è che si ritrovano in tribunale gente che non sa fare.

Come lo trovo un traduttore o interprete bravo?

Intanto vi potete tranquillamente rivolgere a me. Io lavoro solo con colleghi bravi e con cui collaboro da anni, non offrirò tutte le lingue e le combinazioni linguistiche del mondo ma quelle che servono in Europa e nello specifico tra Italia e Olanda si, e rifiuto di sfruttare la gente, ma costiamo sempre meno delle grandi agenzie piene di account manager. Qui l’ account manager sono persone che sanno tradurre e interpretare e sanno come gira il mondo.

Tra i miei clienti negli anni ci sono state multinazionali, società di trust, piccole imprese e privati a cui abbiamo tradotto dal sito multilingue per il lancio di macchinari innovativi, alla rivista aziendale in 5 lingue compreso layout, al testamento, all’ atto di costituzione, al rogito della casa nuova. Alla fin fine le varie lingue vengono gestite dagli stessi colleghi di sempre, persone con cui ci conosciamo, ci apprezziamo e quando serve ci possiamo dire le cose fuori dai denti.

Poi potete sempre contare sul passaparola, contattando un agenzia per i progetti importanti, consultando il sito, nei Paesi Bassi, dell’ associazione di categoria NGTV, chiedendo all’ estero alle camere di commercio italiane, se è per una traduzione giurata i tribunali e il consolato del paese di riferimento ha le sue liste.

Le hostess non sono interpreti (ma conosco anche loro)

Uno degli equivoci più comuni da parte delle aziende italiane che mi chiedono interpreti per una fiera è che loro fondamentalmente vogliono un/una hostess che sappia le lingue. È una professionalità anche quella, le competenze e le tariffe sono diverse e comunque ache qui, non è detto che un bravo interprete sia in grado di sostituire un bravo addetto allo stand. Così è successo che a uno stand della maggior fiera nautica in Olanda abbia mandato un ex ingegnere navale che parlava 4 lingue e un paio di veliste a fare le hostess. I costruttori, felicissimi, soprattutto quando videro l’ex-ing passare disinvoltamente con dei clienti russi nella loro lingua, che non era prevista dal contratto, ma adesso una una lingua che sa mica se la può temporaneamente scordare perché non prevista dal contratto?

Un altro brutto vizio delle aziende italiane è che a volte quando dicono che gli serve una hostess gli serve in realtà una valletta, una bella ragazza con manicure e tacco 12, peso specifico di 45 kg. massimo, per porgere il mazzo di fiori o l’ omaggio all’ assessore, presidente, pezzo grosso in questione che poi si manda la foto in giro con il comunicato stampa.

Però basta mettersi d’accordo sulle professionalità richiesta, io lavoro con interpreti, traduttori e hostess, per le fotomodelle rimando ad altre agenzie. L’importante è collaborare con gente che sa fare il proprio lavoro, sa stare al mondo ed è professionale. Con tutti gli altri basta farsi anche solo un aperitivo.

Postfazione: OK ci ho preso gusto, ma non dipende solo da me, è nell’ aria:

Intanto già che c’ero ho scritto una riflessione più ragionata di questa (per forza, l’ ho scritta in inglese e un’ altra lingua mi costringe a moderarmi)

10 proverbi sulla conoscenza di più lingue