Archivi categoria: l’uomo è quello che mangia

Ricetta: per un piatto di lenticchie (salsa al sambuco come bonus)

20060914vlierbes1Certo che il bello di essere una madre abruzzese talebana sul cibo mi concede non solo di avere un figlio che schifa la Nutella e il ciambellone, si nutre di nascosto di jaw breakers, ma con moderazione, perché le caramelle non fanno parte della dieta quotidiana ma dei piccoli peccati nascosti, come è giusto che sia ed è felice solo quando gli  proponi la bruschetta con l’ aglio e la zuppa di lenticchie di Santo Stefano;

non solo mi complica la vita da matti per l’ approvvigionamento, con tutto che abito di fronte a un supermercato della catena più fantastica d’ Olanda;

ma mi permette di tirarmela a bestia quando scoppiano risse di vario tipo intorno ai grandi protagonisti dell’ agro-alimentare, perché con aria piena di sufficienza posso dire: eh, ma io quel prodotto lì non l’ ho mai comprato. Che sarebbe anche vero, ma vuoi mettere farla cadere dall’alto, che poi io sono pure alta 1,79.

Insomma, in attesa che martedì arrivi il pallet di vino al mio amico importatore su cui mia madre ha caricato 6 scatole di pomodori fatti in casa e altri generi di conforto, mi consolo con un paio di ricettine autunnali, la zuppa di lenticchie che è un classico di famiglia, e la salsa alle bacche di sambuco, che mi sono inventata lì per lì.

Ricetta zuppa di lenticchie di Santo Stefano di Sessanio

A casa mia si usano da sempre le lenticchie di Santo Stefano, perché i chilometri zero non sono un’ opinione ma una necessità e poi perché il mio bisnonno faceva il carrettiere e questi paesi se li girava tutti. Però potete usare qualsiasi tipo di lenticchia scura, compatta, preferibilmente di montagna e che non si disfi durante la cottura.

Mettete una tazza di lenticchie a testa in un tegame, se vi piace il coccio usate il coccio, se avete acceso il camino fate come mia nonna che le metteva nella callara la mattina, ma un banale tegame sul gas va sempre bene, perché quello ho (il camino che vorrei, parliamone, solo ieri ho esposto a maschio alfa il mio progettino per quando avremo almeno € 35.000 che ci avanzano, ovvero mai, per ampliare il piano terra in giardino e metterci così un camino con forno a legna).

Nell’ acqua di cottura aggiungere uno spicchio di aglio rosso di Sulmona (o comunque uno spicchio di aglio fresco che sappia di qualcosa e non quelle robine depresse tre a tre nei sacchetti di rete che si perdono le foglie per strada) e una foglia di lauro. Lasciate cuocere circa una ventina di minuti fino a che le lenticchie non siano morbide, aggiungendo il sale verso la fine. Una volta che le avete pronte ci potete fare 3 cose:

1) impiattarle tel quel come sono e servitele con un filo di olio buono del sud, eventualmente una bruschetta o fetta di pane casareccio accanto e vai. Ottimo come conforto istantaneo e d’ estate ottime anche tiepide o fredde.

2) verso gli ultimi 5 minuti di cottura ci aggiungete dei pomodori da sugo a pezzetti per arricchire il brodo di cottura. Anche qui, ve le condite e mangiate come sopra, oppure

3) gli ultimi minuti di cottura ci buttate dentro una pastina a piacere, con o senza i pezzetti di pomodoro, la fate cuocere al dente, spegnete il fuoco e lasciate incoperchiato per un minuto e servite con olio eccetera. Noi ci mettiamo anche della pasta corta tagliata a mano fatta al volo mentre si cuociono le lenticchie. impastate a seconda dei commensali (1-2 o 3-4) uno o due uova con tutta la farina doppiozero che le uova si tirano, stendete la pasta a mano o col mattarello, e si fa in un attimo perchè non deve essere troppo sottile, e poi ve la tagliate a losanghette di circa 1,5 cm di lato (e queste sono le taccozze) oppure in tagliatelline spesse lunghe 3,5 cm e larghe quanto vi pare da 1 a 3 mm. (le sagnette). Quest’ultimo piatto lo potete chiamare sagn’ e ‘ndicchie così soddisfiamo anche la componente ctonia.

A un piatto così che ci volete aggiungere? un po’ di pecorino stagionato in scagliette, se proprio siete dei gastrofighetti e pace, pasto completo ed equilibrato. Infatti `e la mia salvezza le volte che non faccio a tempo a fare la spesa, anche se in settimana in genere le taccozze ce le sogniamo e ci limitiamo ai tubetti. Di una marca che non nomino, ma non è quella lì.

Salsa alle bacche di sambuco

Questa salsa me la sono inventata lì per lì visto che l’ altro giorno mentre aspettavamo Ennio, io sferruzzavo in macchina e Orso ha scoperto un cespuglio di sambuco carico di bacche come quelle della foto, e ha iniziato a raccoglierle in un sacchetto di plastica con l’ intenzione dichiarata di aggiungerci del nero di seppia e farne inchiostro. Non chiedetemi perché gli vengono queste idee, io ci ho rinunciato, tanto poi si distrae e non lo fa. Io ormai ho adottato il metodo resistenza e sopravvivenza passive, ovvero: tu fai il cavolo che ti pare, basta che non costi sforzo a me e tu mi torni vivo e vegeto a casa, se ne esce qualcosa di fantasticamente creativo bene, se esplode la casa ti trito e per il resto la vita è breve e non sprechiamo tempo a candeggiare le macchie (le macchie di sambuco MACCHIANO, sappiatelo, se ci tenete, mettetevi dei guanti di gomma nel manipolarli).

Insomma, dopo un giorno o due di abbandono sacchetto sul tavolo io ho deciso di marmellatizzarle. La rogna di chi fa seriamente le composte di mirtillo è che ci tiene a mantenere le bacche intere e quindi se le stacca una a una dal rametto, una fase perditempo che la casalinga pigra per definizione salta a piè pari. Io ho messo le bacche nello scolapasta, le ho lavate girandole delicatamente e mentre sgocciolavano, con le forbici, ho tagliato il grosso dei rametti.

Ho messo tutto in un tegame di acciaio a fondo pesante con coperchiuo, le ho fatte andare sul  fuoco più piccolo per alcuni minuti senza aggiungere niente e solo con il coperchio, poi le ho passate al passaverdura. Ho lavato la pentola e ci ho rimesso le bacche passate, il doppio in volume di mele a pezzetti con tutta la buccia (erano dell’ albero di mia suocera, quindi basta lavarle un po’), un po’ di zucchero a occhio e aggiungo un po’ d’ acqua con cui avevo risciacquato il fondo della ciotola in cui avevo passato le bacche, che mi sembrava un peccato sprecare i resti.

Ho fatto cuocere a fuoco lento con il coperchio fino a che le mele si erano ammorbidite, ho passato tutto al minipimer, ho aggiunto il succo di mezzo limone perché mi sembrava troppo dolce e ho messo in barattoli sterilizzati con l’ acqua calda, asciutti ma bollenti (volendo gli potete far fare un giretto di 10 minuti in forno a 180 gradi, ai barattoli). Li ho fatti raffreddare a testa in giù, ma in realtà il primo dei barattoli manco lo abbiamo fatto raffreddare, ci abbiamo subito affondato il cucchiaio.

Variazioni future

Se questo weekend riusciamo a cogliere altre bacche vorrei provare a farne:

1) una versione senza zucchero, magari usando mele dolci o aggiungendoci un pezzetto di zucca, mezza cotogna, insomma, frutta autunnale, e semmai correggendola ala fine con un tocco di aceto, per farne una salsa da servire con la selvaggina.

2) un’ altro tentativo come quello sopra, o magari anche con dello zucchero, ma poco, aggiungendo un peperoncino a pezzetti, senza semi o muoro, per farne una salsa piccante.

Buon weekend anche a voi. Adoro l’ autunno quando c’ è il sole, l’ ho mai detto?

4 commenti

settembre 28, 2013 · 8:34 am

L’ asta ittica e la lezione di cucina

DSCF1714

Sabato mattina mi alzerò all’ alba per andare qui

DSCF1733

A comprarmi questoDSCF1739

farmelo pulire da questo signore e i suoi colleghi (” Signora, mi fa guardare come sfiletta le sogliole, magari imparo per rifarlo a casa”. “Si, ma io l’ ho fatto per trent’ anni in fabbrica, non si faccia impressionare da me”.)DSCF1767

Perché questo posto non è nato per venderti del pesce, che in realtà già è venduto ai migliori ristoranti di Parigi, ma per insegnare una cultura del preparare e cucinare e mangiare pesce, quello vero con gli occhi e le squame, non dei filettini anonimi in pescheria coperti da una marinata del barattolo. E io che ci sono cresciuta in un paese di pescatori e dietro un quartiere di pescatori e con zia Maria ci scambiavamo cassette di pesce contro polli arrosto e cornetti appena sfornati sopra la rete che divideva i nostri giardini sul retro. E quindi mi sono sentita per la prima volta a casa in Olanda chiacchierando con questa gente di paesi di pescatori del mare del nord.DSCF1838

E poi verso le 11.30 mi porto tutto questo nella showroom di Arclinea per la nostra lezione di pesce. E poi pranzeremo. E ci berremo sopra il Pinot Grigio di Ongaresca. Se vi interessa, fatemi uno squillo allo +31-20-419 7484. (Quella nella foto è la catalana di gamberoni della lezione dello scorso anno).

12 commenti

giugno 19, 2013 · 7:18 pm

Luci e ombre di un weekend tra alcol, figli e amici, non necessariamente in quest’ordine

ombre
Maschio alfa l’ ho visto poco questo weekend, non abbiamo neanche dormito insieme ma per amore del (poco) sonno dei figli ci siamo separati varie volte nel mezzo della notte. Ma per il resto quante cose non sono successe? Da una distilleria clandestina alla scoperta che l’ impalcatura davanti casa era miracolosamente scomparsa, a un trio di  minorenni under 12 in discussione sindacale sulle mansioni previste dal loro contratto, adesso vi rendiconto.

Continua a leggere

1 commento

Archiviato in l'uomo è quello che mangia

Idroponica in rosa shocking

IMG_7239

Cosa sarà mai?

Ah, niente, giusto questo.

Visto qui.

E appena sopravvivo alle tasse, alle vacanze di maggio e alle pulizie di primavera, io il workshop per costruirmi un urban garden da salotto con i bottiglioni riciclati dei distributori d’ acqua me lo vado a fare.

Stay tuned, ci sono un mucchio di cose in ballo. E intanto segnatevi il 9 novembre. E cominicate a prenotare l’ aereo.

2 commenti

Archiviato in cosa succede ad Amsterdam, Guida di Amsterdam per iniziati, l'uomo è quello che mangia

Orecchiette e garganelli al sabato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IMG_7020

Giornate di sole, di corse, di dichiarazioni dei redditi, di gran mali di testa, figli sbolognati agli amici (Orso è uscito ieri mattina per andare ha scuola, ha giocato e dormito dal suo amico, è rientrato stamattina per pranzare con coi e nel pomeriggio è andato a dormire da un altro amichetto, che anche lui, figlio piccolo, si lamentava che solo sua sorella ha ospiti e giri di visite e così abbiamo preso due piccioni con una fava). E poi le votazioni, lo stress, i cadaveri che passano in riva al fiume, che io li voglia o non li voglia vedere, questo è l’ anno del fiume e dei nodi che vengono al pettine.

E allora ho preso il pettine per garganelli che mi ha regalato lei, la chitarra, un po’ di farine, attrezzi e ingredienti e me ne sono andata a fare la mia  prima lezione di Paste e Sughi da Arclinea. Perché a cucinare in compagnia si sta sempre, ma sempre bene e in questa showroom bellissima, che questo cuciniero giovanissimo mi mette a disposizione, perché l’ Italia e la cucina e un po’ di movimento in negozio fanno sempre piacere, si cucina anche meglio.
IMG_7017
IMG_7022 IMG_7025 IMG_7026 IMG_7028 IMG_7033 IMG_7037

E con il Boca 2007 si mangia anche meglio.
Il secondo round sabato prossimo dalle 15 alle 18, oggi abbiamo chiuso in orario perché Vincent andava al concerto di Eros Ramazzotti. Faremo ravioli e lasagna. Lo dico, in caso a qualcuno venga voglia di unirsi.

1 commento

aprile 21, 2013 · 12:30 am

Quanto costa la felicità? 1: Meringhe

fotoSono una ragazza dai gusti semplici e a farmi felice ci vuole poco. Oggi quindi passavo di corsa sul Vijzelsgracht, e nella vetrina della pasticceria Holtkamp, una delle pasticcerie storiche di Amsterdam, ho visto un’ alzata stracolma di meringhe. Mi sono fiondata dentro, ne ho prese due e per € 1,90 per una mezz’oretta mi è passato il november-blues di questo aprile di pioggia che non se ne esce. Qui sotto spiego il perché e percome

Continua a leggere

10 commenti

aprile 12, 2013 · 1:37 pm

Liberiamo una ricetta: la ricetta del cavolo

foto




L’ iniziativa di blogger Liberiamo una ricettaha una genesi che vi risparmierò ma che ha a che fare con amicizie virtuali che talvolta sono belle come quelle reali, con la netiquette, col fatto che se sei una bella persona anche dal web si capisce e viceversa.

Quest’ anno quindi è stata riproposta con una coda che a me piace molto: usare l’ iniziativa per aiutare la mensa dei rifugiati del Centro Astalli dei gesuiti di Roma. Ho un paio di amici che lavorano per il Centro Astalli e anche grazie a loro sono al corrente delle infinite attività umanitarie di cui si occupano. In fondo al post troverete le istruzioni su come dare un contributo importante dentro casa nostra, a un’ iniziativa concreta e trasparente

Ma si diceva, la ricetta da liberare.  Che altro poteva proporvi l’ autrice di un libro che si chiama La risposta del cavolo se non una ricetta del cavolo? Completa di storia e foto. Altre ricette ‘letterarie’ sono state raccolte su Zebuk.

La storia

Orso da un annetto sta riducendo sempre più il numero di cose che accetta di mangiare, anche se mangia di buon appetito tutto il resto. ma insomma, io già soffro con un vegetariano in casa, figuratevi se posso essere felice di fare sempre le stesse 5-6 cose?

Dal punto di vista pratico il grosso problema era il pranzo a scuola: qui si mangiano panini e lui era arrivato a rifiutare tutto, tranne l’ uovo sodo a fettine e il burro di arachidi. Pensate un po’ come mi sono ridotta, io che ho lottato contro il burro di arachidi ai miei figli in tutte le mense di nido e doposcuola, sono arrivata a comprarglielo. Fair trade (per un periodo insisteva per quello della Nestlé, ma sul mio cadavere la Nestlé) ma mi ero arresa.

Mi è venuto incontro maschio alfa che si è messo a pensare cosa piaceva a lui da piccolo nel pane. Io lo so cosa piaceva a me, la mortadella, ma questo reprobo di mio figlio non la vuole. Maschio alfa ha cominciato a fare prove empiriche ed è tornato a casa con quello che qui si chiama il gebraden gehakt (trad.: il macinato brasato) Che ha incontrato il gradimento di figlio2 .

Ora il gebraden gehakt io me lo sono studiata, perché non sia mai che ai miei figli dia roba con conservanti, addensanti, carne di batteria, sale, grassi insaturi eccetera e ho capito che in fondo era il polpettone. Fatto bello sodo, con tanti farinacei dentro per renderlo compatto come un salame da tagliare con l’ affettatrice, ma polpettone.

E fingendo di niente gli ho detto: Orso, ma non ti piacerebbe in fette più spesse? Si, gli sarebbe piaciuto. E non è che ce lo vogliamo fare da soli. Si, potremmo.

Ora, siccome uno dice il virtuale, ma a me quando si è rotto il robot da cucina e stavo studiando vari modelli costosissimi da ricomprarmi e ho chiesto consiglio alle blogger che non conosco, ma pratico su facebook, Pentapata me lo ha offerto e detto fatto, mi è arrivato a casa. L’ Orrido, perché così lo chiamavano loro, è un bravo ragazzo e fa il suo dovere, ma per l’ uso a cui serviva a loro (svezzamento pupo) era stato una delusione e stava da un po’ in garage a prender spazio. Poi uno dice il mondo virtuale, mi è arrivato a casa in un bel pacco enorme che occupa in effetti mezzo garage. Due delusioni si incontrano in un gesto utile.

Da quando ho l’ Orrido ho potuto ricominciare a farmi le verdure sminuzzate tipo dado fatto in casa con cui io sopravvivo all’ inverno. E quindi comprando il macinato per il polpettone, ho preso un mucchio di verdure tra cui quel cavolo a punta sopra, che ditemi se non è bellino, biologico e costava € 1,49, che ce lo lasciavo?

Io adoro il cavolo che è una verdura meravigliosamente sana, ma non so mai bene cosa farci, e se lo lessi comincia a dare odore di cavolo che non a tutti fa piacere. Per cui pensavo di sminuzzarlo in mezzo al resto delle verdure e imboscarlo sano sano com’ è, in tutti i soffritti, sughi e minestrine che faccio.

Dado di verdure fatto in casa

Si fa così, tanto non è ancora questa la vera ricetta del cavolo: lavate, sbucciate e tagliate a pezzettoni le seguenti verdure a piacere: cipolle, porro, aglio, carote, sedano o sedano rapa, zucchine, cavolo, biete varie, spinaci, tutti gli odori che potete, prezzemolo basilico, quello che avete a disposizione e preferite. Almeno cipolla sedano e carota però mettetecele (io ho messo il sedano rapa). Sminuzzate tutto nell’ Orrido o altro robot, insieme a manciatine di sale grosso, deve risultare piuttosto salato alla fine. Mettete tutto in un colino e lasciatecelo almeno una notte, semmai con un piatto e un peso sopra per scolare tutto l’ eccesso d’ acqua. Il giorno dopo lo imbarattolate e conservate in frigo fino a consumazione, io l’ ho tenuto anche un mese. O lo surgelate in miniporzioni. Io lo uso tutte le volte che non sono riuscita a comprare verdure fresche per improvvisare piatti sani e nutriente: nelle polpette a chili, per esempio, a volte in peso pari a quello della carne, così i bambini che non amano le verdure le mangiano senza accorgercene. [fine della ricetta bonus]

Poi da una cosa nasce l’ altra. Il polpettone è piaciuto, il macinato di manzo bio era in offerta al super e che faccio, ce lo lasciavo? Sabato si sono festeggiati in famiglia i compleanni congiunti di Ennio e mio cognato piccolo (a mio cognato 11 anni fa abbiamo messo a credere che Ennio era il suo regalo di compleanno) e io mi sono offerta di portare il polpettone, visto che ci sto prendendo gusto a farlo, ma qui lo mangiamo solo in due (figurati se a Ennio può piacere una cosa che piace a suo fratello).

Io mi sono ricordata che mia madre e mia nonna in Polonia facevano i Gołąbki, che significa piccioncini e sono degli involtini di riso e carne avvolti nelle foglie di cavolo, e detto fatto, mi si è sincretizzato il cavolo, il polpettone, il macinato brasato ed ecco qua il piccioncione da compleanno.

La ricetta del cavolo della casalinga pigra

foto

Comprate un bel cavolo, pulitelo dalle foglie esterne e poi staccate alcune foglie esterne grandi e pulite. Potrei dirvi di lessarle, scolarle e farle asciugare su un canovaccio pulito, ma la casalinga pigra mette tutto direttamente sul piatto del microonde (pulitelo magari prima) e fa girare tutto per 10 minuti. Le foglie escono asciutte, cotte e morbide e la puzza di cavolo non si sente e non sprecate un canovaccio pulito. Tagliate la parte dura e curva in basso dello stelo della foglia, che così si appiattisce, e foderateci una forma da cake.

foto

Stendete un primo strato di polpettone e schiacciatelo bene, poi alcune uova sode sgusciate in fila, poi un altro strato di polpettone, schiacciate bene per compattarlo, ripiegate le foglie di cavolo esondanti dalla forma sopra, rifinite con un’ altra foglia su misura che copra tutta la carne, metteteci sopra una foglia di scarto che si bruciacchierà e potrete buttare, e passate in forno caldo a 180 per un 60 minuti o più se avete una forma molto grande, o fate prima un paio di polpettoni di prova per capire quanto ci mette nel vostro forno, che le ricette al forno sono sempre così tocca conoscere il forno e adeguarsi. Dopo abbassate il forno e lo lasciate un’ altra oretta a 40-50 gradi così vi si caramellano le voglie di cavolo scoperte.

foto

A questo punto io spegno il forno e lascio tranquillamente raffreddare così com’ è, magari aiuta, se vi piace, metterci un peso sopra, ma in genere basta così. Per la festa l’ ho fatto il due giorni prima, il giorno prima l’ ho tolto dalla forma e l’ ho lasciato a sgocciolare su una tavoletta di legno, poi prima di uscire l’ ho rimesso nella forma per proteggerlo e arrivati a destinazione, senza forma e sottosopra, in modo da finire di asciugare e colorare anche le voglie di cavolo inferiori, un ulteriore passata in forno a 180 gradi per riscaldarlo, e servito. Un successone.

Cosa dite, il polpettone? Ah, si.

Il polpettone io lo faccio a occhio, mettendo nell’ Orrido in 3 parti uguali:

1) pane secco grattugiato grossolanamente (o fette biscottate sbriciolate)

2) con una cipolla, verdure varie, magari del dado preparato prima, gli avanzi di cavolo se volete, le verdure in fondo mettetene quante ne volete, anche più`del pane e del formaggio, e

3) un tocco di feta, o se preferite la ricotta, dategli una salata extra, e se prima di iniziare ho grattuggiato nell’ Orrido dei resti dei pecorini vecchi, mettete anche quelli. Per legare, una o due uova, che facilitano anche lo sminuzzamento se usate le fette biscottate. A questa massa aggiungete una massa uguale o maggiore di macinato di manzo. Potete impastare  a mano, ma con un ulteriore giro di Orrido anche il macinato diventa più fine e la pasta è più omogenea. Se lo preferite senza foglie di cavolo basta avvolgerlo bene nella carta da forno, metterlo sulla placca o in una teglia e lasciar cuocere per un’ oretta a 180 gradi. Lasciatelo raffreddare nella carta e mangiatelo a fettine fini come ripieno di un panino, oppure come secondo in fettone più grandi.

Versione vegetariana

Potete anche decidere di mettere delle lenticchie scolate bene al pappone, al posto della carne macinata, fargli fare un giretto di Orrido anche a loro e procedere con o senza foglie di cavolo come preferite.

Ce l’ avete fatta? Siete arrivati fin qui? Siete ancora vivi? Ma siete fantastici, posso offrirvi una fetta di polpettone?


col cavoloimage-x-generic-portraitLe storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web.

Il Centro Astalli – JRS opera a Roma e in altre città italiane dal 1981, grazie all’impegno concreto di centinaia di volontari.
Accompagnare, servire, difendere i diritti dei rifugiati di tutto il mondo: questa è la missione che il Centro Astalli ha scelto di portare avanti nella realtà italiana. In un anno quasi 21.000 persone si sono rivolte ai servizi del Centro Astalli: mensa, ambulatorio, assistenza legale, scuola di italiano, centri di accoglienza, case famiglia.

La mensa del Centro Astalli è aperta cinque giorni a settimana, e ogni giorno prepara più di 400 pasti caldi. Il costo dei pasti: 5eur per un giorno, 25eur alla settimana o 100eur al mese. Si può donare qualunque cifra, utilizzando il conto corrente postale, n. 49870009, intestato a: Associazione Centro Astalli – via degli Astalli 14/A – 00186 Roma o tramite Bonifico Bancario, Banca popolare di Bergamo, sede di Roma, via dei Crociferi 44: IBAN IT 56 N 05428 03200 000000098333.

Indicheremo nella causale la dicitura “#liberericette”, per far sentire la nostra presenza. Voi ci sarete?

13 commenti

gennaio 31, 2013 · 11:00 am

Siamo quello che mangiamo: Spätzle di spinaci

I figli sono partiti e finalmente con maschio alfa ci possiamo godere un po’ di cibo per adulti. Quello con i pezzetti sospetti, con gli ingredienti proibiti, con il peperoncino e con gli esperimenti. Allora ritrovandomi una busta di spinaci in frigo mi sono messa a gugolare: ricette con spinaci e dove ho visto Giallo Zafferano, ho capito che non dovevo cercare oltre perché le ricette di questo sito sono una garanzia, e ho trovato questa.

Gli Spätzle me li ha fatti conoscere la mia amica Vic che ha studiato tedesco e si era comprata l’ attrezzino per farlo, per cui sono sempre rimasti legati nella mia memoria gusto-olfattiva a lei e ai nostri anni da studentesse all’ Aquila. Nel frattempo mi sono ricordata che Betta mi ha regalato il ferro per i passatelli e secondo me va bene anche quello.

Solo che. Solo, che. Io di mestiere (uno dei tanti, ma mestiere è) le ricette le scrivo e mi basta leggerne una per capire che sapore potrebbe avere. E inoltre ho quella che, come si dice così bene in inglese, potremmo definire una attitude. Cioè, io le cose le devo per forza cambiare a modo mio, sono una donna di principi.

E i miei principi sostengono che lessare gli spinaci è un delitto contro la terra. Li distruggi, ti perdi nell’ acqua di cottura un mucchio di robe buone e ti rimane una cacchina verdastra da far raffreddare, strizzare e sminuzzare? E poi nella ricetta mi dici che all’ impasto va aggiunto un decilitro di acqua fredda? Lo spinacio se proprio gli devi fare la cattiveria di cuocertelo (l’ alternativa era un’ insalata di spinaci, noci e fiocchi al latte, ma io non amo particolarmente le insalate e poi è autunno e ci voleva una cosina calda e fondente) va scaldato appena, con dolcezza, specie quello fragile in busta che già è una cosetta patita di suo, ma dopo l’ ultima intasatura di lavandino per lavare bene lo spinacio ruspante, a questo giro stiamo sistemando casa, consegnando un libro e preparando due eventi, va bene la busta, credetemi. Per dire, dopo 4 anni abbiamo persino appeso la luce fuori dalla porta, così vedo come infilare la chiave.

Poi l’ altro mio principio è che in cucina bisogna evitare i lavori inutili. E infine, che non bisogna tagliuzzare prima quello che devi ridurre in purè dopo, basta un buon minipimer.

Ecco allora cosa è diventata in mano a me la ricetta, il dio degli  Spätzle mi perdoni.

-3 uova piccole biologiche

- 60 gr. di parmigiano grattugiato perché i primi Spätzle  che ho mangiato nella vita erano al formaggio e i ricordi vanno tesoreggiati, specie quelli gusto-olfattivi. E poi è inutile aggiungere il sale se puoi aggiungere il parmigiano

- 450 gr di spinaci in busta lavati e appassiti 5 minuti in una padella con olio e uno spicchio d’ aglio perché i figli sono partiti, siamo in piena profilassi da pidocchi e l’ aglio li tiene alla larga intanto che per una settimana metto in buste chiuse tutti i cuscini e i peluche. Che se così fossero infestati, in mancanza di cibo dopo due giorni muoiono. Ma anche così la mia amica Marta giura che mangiar aglio li tiene naturalmente lontani e noi ci vogliamo credere, e ci profiliamo mangiando

- la noce moscata era finita ma avevo il chiodo di garofano in polvere e noi siamo di bocca buona.

Tutti questi ingredienti, compresa l’ acqua di cottura degli spinaci, vanno minipimerizzati in una ciotola. Poi si aggiungono:

- 250 gr. di farina e si mescola con la bellissima spatola di Le Creuset, che se mi pagasse la pubblicità con una delle cocotte in ghisa, quella turchese per favore, ma mi sa che la fanno solo quadrata e mi accontento, ma non lo faranno mai quindi se qualcuno vuole farmi un regalo di compleanno, adesso lo sapete. Va bene anche il verde chiaro di Le Creuset.

Poi una volta mescolato, e se volete, fatelo pure riposare un pochino, passate il composto un po’ alla volta nell’ attrezzo per gli “spazzoli”, quello dei passatelli o semplicemente il passaverdura con i buchi più larghi (che alla fine ho usato quello, visto che dei passatelli mi si è pero il tondino con i buchi da inserire nella pressa), facendolo cadere in una pentola sottostante di acqua salata e bollete. Quando tornano a galla tirar fuori con lo scolapasta piccolo, far sgocciolare, mettere in ciotola e condire strato su strato con un filo di panna e una spruzzatina di parmigiano e una manciatina di noci sminuzzate. Poi sgoccioli bene lo strato successivo e ripeti.

Per completare  il condimento: io mi sono appena croccantizzata nel microonde della pancetta biologica a cubetti che va finita con discrezione,  maschio alfa non mangia carne e se li prende così. Ci sono piaciuti talmente tanto come piatto unico, che abbiamo deciso che senza le noci, peccarità, si possono rifare anche per i bambini.

7 commenti

Archiviato in l'uomo è quello che mangia, Matritudini

Stress da scelta

Io vorrei questo, ce l’ ha mia suocera da 30 anni.

“Eh, ma adesso le cose mica le fanno più come 30 anni fa?”Questo?

E ai fini pratici, che differenza c’ è con questo?

 

Duro il logorio della vita moderna. E meno male che Kitchen Aid l’ ho eliminato quasi subito.

17 commenti

Archiviato in l'uomo è quello che mangia, Matritudini

Insalata di riso finto thai (perché me la sono inventata io)

Ispirata da Dissapore, oggi mi è venuta in mente una ricetta per l’ Insalata di riso in versione thai. Perché adesso che stiamo partendo per l’ Italia un thai come si deve per un mesetto mi mancherà.

Se vi avanza del riso basmati usatelo, altrimenti cuocetelo senza sale secondo le istruzioni del pacchetto. Il sistema migliore è o al microonde, che i chicchi vengono belli staccati, oppure cuocendolo in tanta acqua e quando è un po’ al dente scolarlo, rimetterlo in pentola, coperchio sopra e a fuoco bassissimo o con il solo calore della pentola, fatelo finire di cuocere. Il basmati è un riso a chicco lungo quindi di suo, con pochi accorgimenti, evitiamo l’ effetto mappazza del riso a chicco tondo. Conditelo subito con della salsa di pesce thai, che sarebbe anche l’ equivalente della colatura di acciughe, quindi se vi viene più facile la seconda, fate pure. Così lo salate e insaporite in un colpo solo.

Quando è tiepido conditelo con olio di sesamo, quello vero, non quello finto che c’ è scritto flavoured e allora vuol dire che è un olio vegetale qualsiasi profumato al sesamo, l’ equivalente asiatico dell’ olio al tartufo. Grazie no. Il vero olio di sesamo profuma di nocciola tostata ma quel profumo lì te lo ritrovi anche in bocca, dopo.

Per riempirlo, io ci metterei cipollina a rotelline sottili, cubetti di tonno appena scottati in padella antiaderente con un filo di salsa di soja (o gamberetti, se vi viene meglio), fagiolini verdi in pezzettini stir fried, magari insieme al tonno che ti spicci, anche se gli rovina un po’ il verde brillante, e una spruzzatina di coriandolo fresco tritato sopra, oppure se i commensali sono i soliti italiani che non sono abituati al coriandolo fresco, una manciatina di semi di sesamo bianchi e neri mischiati. Per un tocco di rosso ci metterei dei peperoncini freschi tagliati diagonalmente in cerchietti piccolissimi, magari eliminando i semi prima, oppure se proprio ti fanno soffrire, mischiali a un po’ di peperone rosso crudo a fettine sottilissime.

Basta? Basta. Adesso o devo convincere figlio 1 a mangiare il riso e figlio 2 a mangiare una cosa con più di tre ingredienti ben identificabili, o se ho tempo lo faccio al volo per me e il maschio alfa. E per i figli, pizza surgelata quando tornano dal campo estivo stasera.

Torneranno rossi, eccitati, rompini come mai e mi tocca pure controllargli i mozzichi di zecca mentre loro vogliono solo la mezzoretta al computer. Decisamente si, una bella insalata di riso a pranzo ci sta tutta.

5 commenti

Archiviato in l'uomo è quello che mangia