Ricetta: il gelato senza gelatiera

IMG_4711Questo weekend l’ho trascorso facendo dimostrazioni di gelato senza gelatiera, al mascarpone e fragole per conto della Galbani all’evento italiano presso il castello De Haar di Haarzuilens. La ricetta che abbiamo usato per il gelato era stata pubblicata insieme ad alcune varianti sul libretto che vedete sopra, che veniva offerto ai presenti in regalo.

È stata una bella esperienza non solo perché con la Galbani del Belgio e Paesi Bassi ho lavorato benissimo fin da quando abbiamo fatto insieme ad altre italiane che vivono qui il bel libro di ricette e foto “Moderne Mamma”, ma soprattutto per l’ottima compagnia.

IMG_4631L’evento italiano ideato da Aris Spada dodici anni fa infatti l’ho frequentato fin all’ inizio e conosco un po’ tutti gli espositori e visitatori storici, tra cui i miei amici e mio fratello con lo stand di Da Gustare: Anna e Silvia che oltre a essere da anni le mie spacciatrici di bigiotteria di Murano per le dimostrazioni Galbani mi hanno truccata e addobbata che manco la madonna di Pompei.

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Poi Luigi ed Eric “Mortadella” che culinariamente rappresentavano il sud e il nord dell’ Italia, tra ‘nduja e mortadella, appunto.

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Ma è stata la prima volta che non ho dovuto pensare a niente, solo presentarmi e fare le lezioni di cucina insieme all’ ineffabile Alessandra Mignardi e al presentatore e cantante Davide De Cara, che è tanto un caro ragazzo ed è bravissimo ad intrattenere gli olandesi. L’organizzazione è stata impeccabile e ho imparato molte cose.

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E ci siamo tutti innamorati di questo food-truck dove di prima mattina iniziavamo a infilzare spiedini di pomodoro e mozzarella. Mentre nel pomeriggio, incalzate da Davide io e Alessandra insegnavamo la ricetta del gelato al mascarpone, che poi delle deliziose donzelle servivano ai passanti.

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le mie variazioni sulla ricetta proposta, e quindi eccovele qui. La cosa che trovo geniale è la combinazione di frutta (o verdura, come vedrete) fresca e mascarpone, che io prima vedevo come un ingrediente puramente invernale, e invece così diventa molto fresco e fruibile  (rimane una mazzata, ma i piaceri nella vita si pagano).

Eccovi quindi le mie varianti, quella al cocco devo ancora provarla, ma nel frattempo sono così provata io che datemi un paio di giorni per riprendermi.

Gelato al mascarpone e caffè

250 gr. di mascarpone

1 cucchiaino di polvere di caffè macinata fine

2 tazzine di caffè ristretto

80-100 gr di zucchero (a seconda dei gusti)

Mettete tutto in una ciotola, mescolate e fate montare con lo sbattitore o frullatore a immersione. Gli 80 grammi di zucchero per 250 di mascarpone fanno parte della ricetta base, e chi ama il caffè amaro dovrebbe farseli bastare. Ma a me piace più dolce e quindi ne ho aggiunto un po’ di più assaggiando fino a che non mi è sembrato giusto. Inoltre la crema dovrebbe risultare un po’ liquida, come una pastella, quindi a seconda di cosa si intenda a casa vostra per “una tazzina di caffè” potete aggiungercene di più o di meno.

Mettete in una vaschetta con il coperchio sopra, infilate nel freezer per almeno due ore, tiratela fuori,rompete con il frullatore a immersione i cristalli di ghiaccio, rimettetela in freezer, altre due ore, ribattete col frullatore e se proprio siete più precisi di me potreste rifarlo per una terza volta.

A questo punto gli ascetici fra noi che resistono a tenerselo in frezer per alcuni giorni, basta che lo tirino fuori e lo mettano mezz’oretta in frigo primari consumarlo. Io me lo mangio direttamente, anzi, già soffro ad aspettare i due giri di freezer.

Variante: se vi piace metterci un po’ di liquore, rum o al caffè o come vi pare (anice? nocciole? ce li vedo bene entrambi) mettetecene un cucchiaio o due da minestra a piacere.

Gelato allo zafferano e mascarpone

Uguale, identica, alla ricetta di sopra, solo che al posto del caffè ci mettete 100 ml di latte e una bustina di zafferano. E se ce l’ avete Zaff, il liquore allo zafferano che girava per casa dei miei quando ero piccola.

Gelato al latte di cocco e fragole

1 lattina di latte di cocco (250 gr. circa)

250 gr. di fragole

80 gr. di zucchero

Prendete una lattina di latte di cocco, se lo trovate il tipo meno liquido. Qui ad Amsterdam, nei toko, ovvero i negozi di prodotti tropicali, se ne trova un tipo adatto ai dolci ed è quello. Poi nella solita ciotola mischiate bene tutto, le fragole devono essere ridotte una purea fine senza pezzettini, e rimettete nella ciotola col coperchio, fate congelare 2 ore,  “rompete” la crema ghiacciata col frullatore, rimettete in freezer, e servite.

Gelato al mascarpone e pomodorini

250 gr. di mascarpone

250 gr di pomodorini dolci

80 gr. di zucchero

foglioline di basilico

Il procedimento nel frattempo si è bello che capito, le foglioline usatele per decorare. Quando avevo ancora la gelatiera facevo un sorbetto condito con un goccio di tabasco e sale, oltre allo zucchero, che servivo come parte di un antipasto. Ma il sorbetto non contiene grassi aggiunti e quindi il discorso era diverso.

La cosa da ricordarsi quando fate il gelato è che lo zucchero ci vuole proprio, è un ingrediente essenziale per mantenere morbida la consistenza, altrimenti con il metodo freezer vi ritrovate un mattoncino e pace, tagliarlo a fette si fa fatica.

Buon appetito. E no, questo non è un posto sponsorizzato. Non mi hanno neanche regalato il mascarpone o altri ingredienti per farlo (peccato). Mi hanno pagato per fare il libro e le dimostrazioni, io ho fatturato e mi sembra il minimo. Usate i prodotti che vi pare e se ingrasserete smodatamente non ve la prendete con me. Ambasciatrice non porta pena.

Ricetta zuppa di ceci e zafferano di Navelli

PentoloniLa cena abruzzese a Bruxelles è andata benissimo e tutti mi hanno chiesto la ricetta della zuppetta di ceci di Navelli e taccozze profumata allo zafferano.

Eccovela quindi.

Ingredienti per 4 persone:

1 tazza di ceci secchi, messi in ammollo il giorno prima

1 spicchio d’aglio

1 rametto di rosmarino

1 cm di peperoncino fresco per chi lo ama piccante

2 cucchiai di olio di oliva

2 uova

farina 00 quanto basta a impastarsi con le 2 uova

sale quanto ve ne piace

1 bustina di zafferano purissimo dell’Aquila

Il bello dei ceci di Navelli è che a mio avviso hanno bisogno di meno ammollo degli altri. In genere li metto in un pentolone di acqua bollente e li metto subito a cuocere con uno spicchio d’aglio e il rosmarino e in 2-3 ore sono pronti, aggiungendo sale verso la fine. Questa la versione rapida.

Questa volta però ho proceduto diversamente, ho messo i ceci a bagno la sera prima (poco più di un chilo e mezzo per 50 persone) e il giorno dopo ho tritato finemente aglio e rosmarino e poco peperoncino fresco e l’ho messo a soffriggere nell’olio intanto che scolavo i ceci senza buttarne via l’acqua. Ho messo i ceci bagnati e sgocciolati nel soffritto e per qualche minuto li ho fatti insaporire, ho aggiunto l’acqua e li ho lasciati lessare fino a che non si sono ammorbiditi (e mi è toccato farlo a rate perché con tutte le iscrizioni alla cena dell’ultimo minuto sono andata, venuta, ho rifatto la spesa, mi sono scordata qualcosa, ho dovuto fare il pane, eccetera. Quindi quando uscivo spegnevo, poi tornavo e riaccendevo).

Alla fine ho salato e mi sono portata il pentolone a Bruxelles.

Sossi affetta salami

Lì quel sant’uomo di Andrea Sossi con il suo sous-chef preferito Daniele Morganti che all’ultimo momento ho costretto pregato di accompagnarmi per aiutare, invece di mandarmi al diavolo ha impastato uova e farina, ha tirato una sfoglia spessa che noi sotto il Gran Sasso siamo gente rustica di montagna e ci piacciono le cose solide sotto i denti, l’ha tagliata in losanghe di circa 1-1,5 cm. di lato, ha riportato a bollore i ceci, ci ha buttato la pasta facendola cuocere quel paio di minuti necessari a farla salire a galla, ha insaporito tutto con lo zafferano e noi ce la siamo mangiata con enorme soddisfazione.

Morganti salta spaghetti

La ricetta degli spaghetti alla chitarra invece ve la scrivo un’altra volta. Ma vi lascio con un paio di bellissime foto di Massimiliano Virgilio che ha immortalato i lavori, così vi fate un’ idea.

Summa e Passaro conclusioni

Un grazie enorme all’ associazione La vita è belga per aver organizzato la serata e a tutti i soci per l’affetto e la pazienza con cui hanno ascoltato le mie storie da transumante doppia: per diritto di nascita con le pecore, che noi del tratturo ci portiamo dietro anche quando viviamo altrove, e di emigrata, condizione che condividevo con la maggior parte dei presenti. Perché noi transumanti ci capiamo tra di noi.

 

 

Ricetta superveloce: crumble dolce o salato senza uova al semolino e zucchine

crumble

Come vi spiegherò meglio domani, a gennaio ne approfitto per sistemare un po’ le cose in casa. E siccome quest’ anno sono riuscita a fare davvero le feste senza stress che vi consigliavo qui e qui  diciamo che la situazione generale di partenza è favorevole. Inoltre da mia madre in Polonia ho imparato una ricetta per un crumble di mele scandalosamente facile, allora ne ho approfittato per rielaborarlo in versione dolce e salata.

E siccome me ne sono ricordata dal verduraio turco ho preso al volo un pacchetto di semolino fine e tre zucchine e mi sono messa all’ opera. Con una piccola modifica se ne fa facilissimamente una versione vegana, per chi magari si ritrova ospiti vegani all’ ultimo momento e non sai mai cosa fare.

Premessa: in Polonia come in America le ricette che prevedono ingredienti secchi non pesano gli ingredienti ma ne calcolano il volume, che a me viene anche più facile. Inoltre fare una ricetta del genere è anche una scusa per svuotare i fondi delle confezioni di ingredienti e in questo usare i volumi è semplicissimo. Gli ingredienti eliminabili sono il pacchetto semivuoto di farina, un resto di noci, pinoli o nocelle varie, spezie assortite o meno, un resto di salmone affumicato, o cubetto di salame, o crosta di formaggio (questi ultimi non per il dolce e neanche per i vegani, ovvio). Insomma, intanto che preparate una cosa buona e facilissima ne approfittate per iniziare a riordinare a fondo la cucina e la dispensa. E cosa vuole di più una casalinga pigra per tener fede al proprio motto di massimo WOW col minimo sforzo?

Ricetta originale del crumble dolce di mele

4 mele

1 bicchiere di zucchero (circa 150 gr)

1 bicchiere di farina

1 bicchiere di semolino

spezie, noci, uvette a piacere

125 gr di burro, se per vegani sostituitelo con olio di cocco, che come il burro a temperatura ambiente solidifica

Scaldare il forno a 180 gradi. Sbucciare e grattugiare le mele evitando il torsolo, e mettetele in una ciotola con lo zucchero, mischiate e lasciate riposare. Mettete a bagno e poi strizzate le uvette o altra frutta secca a pezzettini, se ne utilizzate, unitele alla ciotola di mele e zucchero e mescolate. Mescolate la farina e il semolino, prendete una forma in silicone da dolci o una normale, foderata di carta da forno.

Se la forma è irregolare bagnate e ciancicate tra le mani la carta da forno strizzandone l’ acqua in eccesso e foderateci la forma. Mettete uno strato di farina/semolino sul fondo e scuotete la forma per fare uno strato omogeneo. Scucchiaiateci sopra una cucchiaiata di mele condite, un altro strato di farine e uno di ripieno e andate avanti così, regolandovi sullo spessore, fino a terminare con uno strato di farine. Sull’ultimo strato di mele versate tutto il liquido rimasto sul fondo della ciotola e mettete poi l’ ultimo strato di farine. Mano a mano che fate gli strati spingete forte per compattare e terminate con una bella pressatina in cima.

Tagliate a fettine sottili il burro o grasso di cocco e copriteci la forma e infornate. In genere in un’ ora è pronto, ma siccome io per fare gli esperimenti ho dimezzato gli ingredienti e ho usato due tegliette piccole, ho fatto 45 minuti e poi ho controllato e aggiunto del tempo. A un certo punto siccome mi sembrava che il burro restasse tutto in alto invece di calare e far appiccicare gli ingredienti tra loro ho preso una forchetta, inserito i rebbi qui e lì fino al fondo della forma per fare come delle canaline per farci scendere meglio il burro? Era necessario? e chi lo sa?

Quanto la torta vi sembra bella abbrustolita sopra cacciatela dal forno e fatela raffreddare completamente nella forma per renderla compatta. Se invece la volete servire calda con del gelato, fatelo in coppette e servitela al cucchiaio perché non si tiene ancora troppo insieme. Quella di capodanno fatta così era ottima.

Ricetta del crumble dolce di zucchine alla Mammamsterdam

1 grossa zucchina

1/2 bicchiere di zucchero (circa 75 gr)

1 bicchiere di farina

1 bicchiere di semolino

buccia grattugiata di un arancia (o altro agrume a piacere)

una manciata di uvette

125 gr di burro, se per vegani sostituitelo con olio di cocco, che come il burro a temperatura ambiente solidifica

Grattugiate la zucchina (che in perfetto stile casalinga pigra non va neanche sbucciata e si risparmia tempo) e per il resto proseguite esattissimamente come descritto sopra. Io ci ho messo anche della buccia di arancia grattugiata con le zucchine e le uvette non le ho ammollate, ma forse un pochino non gli avrebbe fatto male. Ho diviso a metà il mix di farina e semolino, e a parte le zucchine, aggiungendo zucchero e uvette solo alla metà delle zucchine. Con queste ho fatto il crumble che vedete sopra nella foto.

Ricetta del crumble salato di zucchine alla Mammamsterdam

1/2 grossa zucchina grattugiata

1 cipolla sminuzzata

1 bicchiere di farina

1 bicchiere di semolino

sale e pepe

un pezzetto di salmone affumicato a pezzetti

125 gr di burro, se per vegani sostituitelo con olio di cocco, che come il burro a temperatura ambiente solidifica

Questa mi è venuta meno bene e la rifarò per poi aggiornare la ricetta. Ho salato la zucchina sperando che come la versione con lo zucchero cacciasse molta acqua, e invece no. Ho soffritto la cipolla in olio di oliva, mischiato il tutto, aggiustato di sale e pepe e proceduto secondo la ricetta. L’ altro errore è stato quello di sostituire il busso in cima con olio di oliva che è rimasto tutto sopra. Mi è rimasta polverosa parte della farina e semolino per mancanza di umidità, e inoltre non ho passato i rebbi della forchetta per aiutare a scendere il grasso. Io dire quindi di passare intanto le zucchine con olio abbondante in padella in modo da fare venire la miscela più umida, usare magari un semolino di grana media invece che fine per far scendere meglio il grasso in superficie e direi che se ci si aggiunge del formaggio al ripieno, anche quello aiuta ad umidificare.

Ci riprovo e vi saprò dire meglio.

I baracchini delle aringhe ad Amsterdam

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Ad Amsterdam lo street-food preferito, dopo le patatine, è l’aringa, il prodotto che in passato ha arricchito tanti paesetti marinari.

L’aringa marinata gli olandesi la mangiano afferrandola per la coda e calandola dall’alto in bocca, masticandola cammin facendo.

Oppure a pezzetti e cosparsa di cipolla cruda a pezzetti. E da berci insieme, il Corenwijn. Che è l’unico modo che ho scoperto per mangiarla, mi ci vogliono un bel po’ di gradi alcolici in piccole dosi. (Il Korenwijn o Corenwijn, per chi me l’ ha chiesto, è un distillato olandese, un tipo di Jenever che viene prodotto usando cereali come segale, mais e orzo, e che ha un grado alcolico di almeno 38%. Scritto con la C è un marchio della bols che lo vende nelle tipiche ancorette di terracotta. Anche il jenever o il Corenwijn non lo bevo mai, tranne quel paio di volte con l’ aringa, quindi oltre ad essere un abbinamento tradizionale, la vostra sommelier preferita ve lo consiglia pure come una di quelle combinazioni che le rendono gradite due cose che spontaneamente, di suo, non ingerirebbe mai).

Questa sopra è una delle due migliori baracchine ad Amsterdam, la trovate sul ponte all’inizio del Singel, sopra le chiuse, all’angolo con Haarlemmeerstraat e Nieuwendijk.

L’altra, di cui non ho la foto, sta su uno dei ponti sulla Utrechtsestraat.

Assaggiatele e sappiatemi dire.

Ricetta: per un piatto di lenticchie (salsa al sambuco come bonus)

20060914vlierbes1Certo che il bello di essere una madre abruzzese talebana sul cibo mi concede non solo di avere un figlio che schifa la Nutella e il ciambellone, si nutre di nascosto di jaw breakers, ma con moderazione, perché le caramelle non fanno parte della dieta quotidiana ma dei piccoli peccati nascosti, come è giusto che sia ed è felice solo quando gli  proponi la bruschetta con l’ aglio e la zuppa di lenticchie di Santo Stefano;

non solo mi complica la vita da matti per l’ approvvigionamento, con tutto che abito di fronte a un supermercato della catena più fantastica d’ Olanda;

ma mi permette di tirarmela a bestia quando scoppiano risse di vario tipo intorno ai grandi protagonisti dell’ agro-alimentare, perché con aria piena di sufficienza posso dire: eh, ma io quel prodotto lì non l’ ho mai comprato. Che sarebbe anche vero, ma vuoi mettere farla cadere dall’alto, che poi io sono pure alta 1,79.

Insomma, in attesa che martedì arrivi il pallet di vino al mio amico importatore su cui mia madre ha caricato 6 scatole di pomodori fatti in casa e altri generi di conforto, mi consolo con un paio di ricettine autunnali, la zuppa di lenticchie che è un classico di famiglia, e la salsa alle bacche di sambuco, che mi sono inventata lì per lì.

Ricetta zuppa di lenticchie di Santo Stefano di Sessanio

A casa mia si usano da sempre le lenticchie di Santo Stefano, perché i chilometri zero non sono un’ opinione ma una necessità e poi perché il mio bisnonno faceva il carrettiere e questi paesi se li girava tutti. Però potete usare qualsiasi tipo di lenticchia scura, compatta, preferibilmente di montagna e che non si disfi durante la cottura.

Mettete una tazza di lenticchie a testa in un tegame, se vi piace il coccio usate il coccio, se avete acceso il camino fate come mia nonna che le metteva nella callara la mattina, ma un banale tegame sul gas va sempre bene, perché quello ho (il camino che vorrei, parliamone, solo ieri ho esposto a maschio alfa il mio progettino per quando avremo almeno € 35.000 che ci avanzano, ovvero mai, per ampliare il piano terra in giardino e metterci così un camino con forno a legna).

Nell’ acqua di cottura aggiungere uno spicchio di aglio rosso di Sulmona (o comunque uno spicchio di aglio fresco che sappia di qualcosa e non quelle robine depresse tre a tre nei sacchetti di rete che si perdono le foglie per strada) e una foglia di lauro. Lasciate cuocere circa una ventina di minuti fino a che le lenticchie non siano morbide, aggiungendo il sale verso la fine. Una volta che le avete pronte ci potete fare 3 cose:

1) impiattarle tel quel come sono e servitele con un filo di olio buono del sud, eventualmente una bruschetta o fetta di pane casareccio accanto e vai. Ottimo come conforto istantaneo e d’ estate ottime anche tiepide o fredde.

2) verso gli ultimi 5 minuti di cottura ci aggiungete dei pomodori da sugo a pezzetti per arricchire il brodo di cottura. Anche qui, ve le condite e mangiate come sopra, oppure

3) gli ultimi minuti di cottura ci buttate dentro una pastina a piacere, con o senza i pezzetti di pomodoro, la fate cuocere al dente, spegnete il fuoco e lasciate incoperchiato per un minuto e servite con olio eccetera. Noi ci mettiamo anche della pasta corta tagliata a mano fatta al volo mentre si cuociono le lenticchie. impastate a seconda dei commensali (1-2 o 3-4) uno o due uova con tutta la farina doppiozero che le uova si tirano, stendete la pasta a mano o col mattarello, e si fa in un attimo perchè non deve essere troppo sottile, e poi ve la tagliate a losanghette di circa 1,5 cm di lato (e queste sono le taccozze) oppure in tagliatelline spesse lunghe 3,5 cm e larghe quanto vi pare da 1 a 3 mm. (le sagnette). Quest’ultimo piatto lo potete chiamare sagn’ e ‘ndicchie così soddisfiamo anche la componente ctonia.

A un piatto così che ci volete aggiungere? un po’ di pecorino stagionato in scagliette, se proprio siete dei gastrofighetti e pace, pasto completo ed equilibrato. Infatti `e la mia salvezza le volte che non faccio a tempo a fare la spesa, anche se in settimana in genere le taccozze ce le sogniamo e ci limitiamo ai tubetti. Di una marca che non nomino, ma non è quella lì.

Salsa alle bacche di sambuco

Questa salsa me la sono inventata lì per lì visto che l’ altro giorno mentre aspettavamo Ennio, io sferruzzavo in macchina e Orso ha scoperto un cespuglio di sambuco carico di bacche come quelle della foto, e ha iniziato a raccoglierle in un sacchetto di plastica con l’ intenzione dichiarata di aggiungerci del nero di seppia e farne inchiostro. Non chiedetemi perché gli vengono queste idee, io ci ho rinunciato, tanto poi si distrae e non lo fa. Io ormai ho adottato il metodo resistenza e sopravvivenza passive, ovvero: tu fai il cavolo che ti pare, basta che non costi sforzo a me e tu mi torni vivo e vegeto a casa, se ne esce qualcosa di fantasticamente creativo bene, se esplode la casa ti trito e per il resto la vita è breve e non sprechiamo tempo a candeggiare le macchie (le macchie di sambuco MACCHIANO, sappiatelo, se ci tenete, mettetevi dei guanti di gomma nel manipolarli).

Insomma, dopo un giorno o due di abbandono sacchetto sul tavolo io ho deciso di marmellatizzarle. La rogna di chi fa seriamente le composte di mirtillo è che ci tiene a mantenere le bacche intere e quindi se le stacca una a una dal rametto, una fase perditempo che la casalinga pigra per definizione salta a piè pari. Io ho messo le bacche nello scolapasta, le ho lavate girandole delicatamente e mentre sgocciolavano, con le forbici, ho tagliato il grosso dei rametti.

Ho messo tutto in un tegame di acciaio a fondo pesante con coperchiuo, le ho fatte andare sul  fuoco più piccolo per alcuni minuti senza aggiungere niente e solo con il coperchio, poi le ho passate al passaverdura. Ho lavato la pentola e ci ho rimesso le bacche passate, il doppio in volume di mele a pezzetti con tutta la buccia (erano dell’ albero di mia suocera, quindi basta lavarle un po’), un po’ di zucchero a occhio e aggiungo un po’ d’ acqua con cui avevo risciacquato il fondo della ciotola in cui avevo passato le bacche, che mi sembrava un peccato sprecare i resti.

Ho fatto cuocere a fuoco lento con il coperchio fino a che le mele si erano ammorbidite, ho passato tutto al minipimer, ho aggiunto il succo di mezzo limone perché mi sembrava troppo dolce e ho messo in barattoli sterilizzati con l’ acqua calda, asciutti ma bollenti (volendo gli potete far fare un giretto di 10 minuti in forno a 180 gradi, ai barattoli). Li ho fatti raffreddare a testa in giù, ma in realtà il primo dei barattoli manco lo abbiamo fatto raffreddare, ci abbiamo subito affondato il cucchiaio.

Variazioni future

Se questo weekend riusciamo a cogliere altre bacche vorrei provare a farne:

1) una versione senza zucchero, magari usando mele dolci o aggiungendoci un pezzetto di zucca, mezza cotogna, insomma, frutta autunnale, e semmai correggendola ala fine con un tocco di aceto, per farne una salsa da servire con la selvaggina.

2) un’ altro tentativo come quello sopra, o magari anche con dello zucchero, ma poco, aggiungendo un peperoncino a pezzetti, senza semi o muoro, per farne una salsa piccante.

Buon weekend anche a voi. Adoro l’ autunno quando c’ è il sole, l’ ho mai detto?

L’ asta ittica e la lezione di cucina

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Sabato mattina mi alzerò all’ alba per andare qui

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farmelo pulire da questo signore e i suoi colleghi (” Signora, mi fa guardare come sfiletta le sogliole, magari imparo per rifarlo a casa”. “Si, ma io l’ ho fatto per trent’ anni in fabbrica, non si faccia impressionare da me”.)DSCF1767

Perché questo posto non è nato per venderti del pesce, che in realtà già è venduto ai migliori ristoranti di Parigi, ma per insegnare una cultura del preparare e cucinare e mangiare pesce, quello vero con gli occhi e le squame, non dei filettini anonimi in pescheria coperti da una marinata del barattolo. E io che ci sono cresciuta in un paese di pescatori e dietro un quartiere di pescatori e con zia Maria ci scambiavamo cassette di pesce contro polli arrosto e cornetti appena sfornati sopra la rete che divideva i nostri giardini sul retro. E quindi mi sono sentita per la prima volta a casa in Olanda chiacchierando con questa gente di paesi di pescatori del mare del nord.DSCF1838

E poi verso le 11.30 mi porto tutto questo nella showroom di Arclinea per la nostra lezione di pesce. E poi pranzeremo. E ci berremo sopra il Pinot Grigio di Ongaresca. Se vi interessa, fatemi uno squillo allo +31-20-419 7484. (Quella nella foto è la catalana di gamberoni della lezione dello scorso anno).

Orecchiette e garganelli al sabato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giornate di sole, di corse, di dichiarazioni dei redditi, di gran mali di testa, figli sbolognati agli amici (Orso è uscito ieri mattina per andare ha scuola, ha giocato e dormito dal suo amico, è rientrato stamattina per pranzare con coi e nel pomeriggio è andato a dormire da un altro amichetto, che anche lui, figlio piccolo, si lamentava che solo sua sorella ha ospiti e giri di visite e così abbiamo preso due piccioni con una fava). E poi le votazioni, lo stress, i cadaveri che passano in riva al fiume, che io li voglia o non li voglia vedere, questo è l’ anno del fiume e dei nodi che vengono al pettine.

E allora ho preso il pettine per garganelli che mi ha regalato lei, la chitarra, un po’ di farine, attrezzi e ingredienti e me ne sono andata a fare la mia  prima lezione di Paste e Sughi da Arclinea. Perché a cucinare in compagnia si sta sempre, ma sempre bene e in questa showroom bellissima, che questo cuciniero giovanissimo mi mette a disposizione, perché l’ Italia e la cucina e un po’ di movimento in negozio fanno sempre piacere, si cucina anche meglio.
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E con il Boca 2007 si mangia anche meglio.
Il secondo round sabato prossimo dalle 15 alle 18, oggi abbiamo chiuso in orario perché Vincent andava al concerto di Eros Ramazzotti. Faremo ravioli e lasagna. Lo dico, in caso a qualcuno venga voglia di unirsi.