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Ma dov’è un direttore responsabile quando serve?

ANCHE LE IENE MISOGINEHo saputo di un encomiabile servizio di parte delle Iene, che come tanti prima di loro assolvono degli stupratori ribaltando le responsabilità sulla vittima.

“si mette in dubbio una sentenza di colpevolezza per stupro aggravato, senza alcun elemento serio. Dunque sulla base di cosa? Del parere dei due condannati.”

Un saggio di giornalismo impeccabile, direi. Il punto non è che dobbiamo decidere chi in quel caso dice il vero o dice il falso. È che dobbiamo decidere come vogliamo porci collettivamente, come opinione pubblica, come persone, come esseri pensanti, di fronte ai crimini sessuali. Lo diceva ottimamente Lorenzo, che ho letto stamattina.

Se ne parla molto bene qui, con link a tutti quelli che hanno già discusso di questa questione, su questo blog.

A me viene da chiedermi solo una cosa, su questo come su tanti altri servizi in cui viene distorta la verità, comparsi sui media nazionali: ma dov’ è un direttore responsabile quando ce ne sarebbe bisogno?

Abbiate pazienza, è primavera, volevo chiedere a Scialba di illustrarci le sue opinioni sulla depilazione, e invece qui stiamo a cercare il pelo pubico nell’ uovo marcio. E io non posso stare zitta.

Pstfazione: E comunque sempre a proposito di direttore responsabile quando serve e quando c’ è, vi segnalo la splendida decostruzione di Lorenzo, su un caso diverso ma affine.

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giugno 5, 2013 · 10:57 am

La Santa Prima Comunione (un po’ come il diploma di nuoto)

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Io lo so che la maggior parte di noi dice la comunione, ma i polacchi su queste cose sono formali e ci tengono e dicono sempre la Santa Prima Comunione, che il Paradiso mica ce lo guadagniamo con una comunione qualsiasi? i titoli e le maiuscole ci vogliono tutti. Ecco, per fortuna ho l’ amica polacca formale sulle cose di Chiesa o senza di lei il mio catechismo ai figli sarebbe rimasta una roba teorica senza applicazioni pratiche, lei invece i figli li battezza e comuniona come se ci fosse un Aldilà, cosa che io trovo tanto formativa, almeno una nel nostro giro di amicizie che ci tiene. No, per dire che il battesimo di suo figlio è stata l’ occasione per uno studio approfondito della Via Crucis grazie agli affreschi nella Sint Nicholaaskerk, quella cupa che vedete di fronte alla stazione centrale di Amsterdam.

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maggio 31, 2013 · 10:03 pm

Il musical scolastico

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Una delle tradizioni dell’ ultimo anno di scuola elementare è il musical scolastico. Siccome la nostra scuola è piccina hanno iniziato solo lo scorso anno e quest’ anno hanno coinvolto anche il gruppo 7, che frequenta Ennio. lui fa il chitarrista di una band, ma in playback.

Non ne possiamo sapere nulla, ma questo, in anteprima, è il poster.

Sono la mamma di una rock-star, sappiatelo.

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maggio 31, 2013 · 10:37 am

Focaccia e vita varia

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Due giorni di sole e torna l’ autunno, io non aprivo la posta da 3-4 giorni e stamattina avevo le paturnie, notizie preoccupanti ma non troppo dal fronte casa mi avevano messa a cercarmi un volo per tornare velocemente in Italia, ma poi era meno peggio di quanto pensassi e allora magari ci scappo il prossimo weekend che logisticamente mi viene meglio. Il weekend che viene c’ è il grosso evento di italianitudine all’ aperto del mio amico Aris Spada, un organizzatore e venditore troppo caruccio e con dei gran pezzi di cuore d’ oro, ma non so se andarci, però ci va il mio socio con il vino e che faccio, lo mando da solo?

Giammai. Mi sono messa ad impastare e ho sfornato 8 focacce. Almeno si è scaldata casa. E poi la nuova bimbina di Chiara che vado a conoscere stasera, un po’ di sole nel pomeriggio, figlio 2 che fa il figlio unico con cui ci siamo sbafati mezzo cocomero in due, soprattutto lui, io mi sono anche sbafata mezza focaccia, e le zucchine che stanno rosolando per cena.

Oh, ah, e c’ è anche il Macchianera Award e Scialba si chiedeva se qualcuno la voleva nominare come miglior fake. La trovate qui: https://www.facebook.com/scialba.dellazozza

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maggio 30, 2013 · 6:03 pm

In limine

Le due madri siedono all’ aperto una di fronte all’ altra separate da un tavolo e dallo sbuffo occasionale della sigaretta. Si conoscono da due giorni, una è l’ interprete. Guardano di lato, vari lati tra tutte e due, e poi quando riescono a rimettersi una parvenza di saracinesca in faccia, si guardano. Tra loro, la seconda opinione, o diagnosi, o sentenza, che l’ altra ha tradotto all’una poco fa.

Una ha appena parlato al telefono con il fronte casa, ha risposto con la voce vivace di sempre con cui veste la saracinesca, con cui risponde al telefono, con cui parla al suo bambino che le sta in collo come un paguro aggrappato alla conchiglia, con cui lo distraeva mentre lo spogliava e lo vestiva mentre lui protestava piangendo disperato, perché a neanche quattro anni e in pochi mesi veramente ha già avuto la sua dose di medici, analisi, tamponi, risonanze, pizzichi. Vivace come quando gli sminuzza pezzo pezzo il mangiare che ancora riesce ad ingoiare da solo, ma solo se sminuzzato. Lasagna, pastina, biscotti al cioccolato, briciola per briciola tutto viene sminuzzato, imboccato e mandato giù. Bravo!

Ogni tanto ride, il bambino, quando vede a tavola una cosa che gli piace o lo incuriosisce e in quella risata c’ è tutto quello che rimane e che rimbalza sulla madre e sulla sua voce vivace e le nutre entrambe.

L’altra sta sul limine: vicina e attenta a non calpestare un confine delicatissimo che sa che c’ è, ma non sa bene dove. Un confine che va rispettato come la cosa sacra che è. E guarda a volte dentro di sé lo specchio di quel confine per ora potenziale, e se ne allontana spaventata. Per questo vede quando la saracinesca si alza ed è grata perché non è la sua, grata perché  il suo confine è ancora intatto, grata perché sa che all’ altra dei confini non importa ormai più niente, ci possono passare sopra anche i carrarmati, non se ne accorgerebbe, perché è già al di là di tutto, tranne quel bambino che la aspetta dentro aggrappato al collo della nonna e quello che verrà. Che lei sa, conosce, ha studiato, ha analizzato e non accetterà mai con tutto il respiro che le rimane.

Finisce la sigaretta.

“Rientriamo, fa freddo”.

Il mio mestiere è un esercizio di gratitudine e di controllo dei confini. Non ci riesco sempre.

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maggio 23, 2013 · 2:57 pm

#mettilatoppa: la vocazione del tappabuchi dall’ ormone dei figli

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Serena ha perfettamente ragione: quante volte nella vita ci tocca mettere toppe umane e metaforiche, e magari non ce ne importa niente, non abbiamo la vocazione, non lo sappiamo fare e non abbiamo neanche tempo? Epperò lo fai, perché ti tocca, o pensi che ti tocchi. L’ ultima toppa l’ abbiamo messa io e Oum Kelthoum (si, a volte mi prende la deriva Malaussèniana) ai nostri figli maschi undicenni.

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maggio 19, 2013 · 9:36 am

Occorre preoccuparsi per l’ adolescente solitario?

Io se ripenso alla mia gioventù posso dire serenamente che la cosa di cui ho più sofferto è stata la solitudine. Non tanto perché mi mancassero gli amici, sono sempre stata il tipo del timido audace che fa battutine e battutone per vedere l’ effetto che fa, e socialmente questo funziona. Ma ero la bambina atipica in un paesino culturalmente molto omogeneo, dove tutti erano cugini fra loro. Io avevo solo mio fratello piccolo in un’ altra classe e ci difendevamo come potevamo.

Però diciamo anche che un po’ me la cercavo, perché non riuscivo proprio a sopportare i gruppi del tipo in cui versi il cervello alla cassa comune pur di non emergere troppo. A volte, per dei periodi, avevo qualche amica con gruppo proprio e mi aggregavo, ma non sono mai stata tipo da compagnia. Ricordo dei pomeriggi passati a giocare da sola sotto casa, a palla, scavando tunnel nella sabbia e cazzeggiando in genere ed ero felice lo stesso. Oppure andavo a trovare qualche amica solitaria anch’ essa e chiacchieravamo. Con Loredana, per esempio, non so cosa ci siamo dette per anni, ma ci eravamo trovate. Avevo anche l’ amica tiranna, quella che ogni semestre aveva un’ altra amica del cuore che non ero io, e un po’ ne pativo, un po’ eravamo legate a doppio filo. Perché Sarah era ancora più sola e isolata di me, avevamo tutte e due la madre straniera e quindi una visione del mondo più ampia, parlavamo due lingua in casa, le nostre nonne e i nostri padri erano amici e per un po’ ci hanno provato anche le nostre madri, che il comune background straniero fa tanto per la socializzazione, signora mia.

Al liceo la socialità di gruppo indotta era dominata da Comunione e Liberazione e anche se all’ inizio un paio di volte ho accettato i loro inviti, ho capito subito che la causa comune non faceva per me. più che liberatoria, quella comunione lì la vedevo troppo costretta  a paletti, legacci, accettazione suina di cose stabilite dall’ alto, capi e capetti carismatici e privi di contenuti propri. Meglio sola, anche se ci patisco da matti, che male accompagnata, che ci patirei di più.

La mia prima amica del cuore e resta finora la mia migliore amica, è Vic, e ci siamo conosciute all’ università. E poi nel corso degli anni sono diventata miss Network, che conosce infinite persone e socializza con tutti, anche se non sono mai io a fare il primo passo, perché resto timida. Per dire che più uno va avanti con gli anni, pi`¨allarga i propri orizzonti, pi`¨riesce a fare cose che gli piacciono e che inevitabilmente lo portano a conoscere altra gente a cui piace la stessa cosa, più la cosa si risolve.

Dei miei figli uno è l’ affascinatore di folle, che ha bisogno dell’ apprezzamento del gruppo, e questo nei primi ani di scuola lo portava a fare il clown, e tutti gli volevano bene. Che faticaccia, però, e infatti quando ha smesso ha avuto problemi vari a riscattarsi un posto nel gruppo. Figlio 2 invece da quando è nato è sempre bastato a sé stesso, tanto che a 4 anni la maestra del doposcuola si preoccupava di vederlo giocare sempre da solo o con il fratello e ha preso provvedimenti.

A me sembra comunque che il bambino solitario venga spesso visto come un problema, e se da un lato capisco i genitori che se ne preoccupano, dall’ altro, avendo il fondo orsesco pure io, e che in questi anni mi si sta acuendo enormemente, mi verrebbe da dire: ma lo vogliamo lasciare in pace se sta bene con sé stesso?

Ultimamente mi ha scritto un’ amica molto cara e che sento tanto affine, ma molto recente, che a fine estate mi ha affidato sua figlia diciottenne con un’ amica, e mi chiedeva se secondo me, avendoci parlato fuori dalla normale vita a casa con i genitori, facevano male a preoccuparsi del fatto che era diventata molto solitaria. Ecco cosa mi diceva:

“siamo un po’ preoccupati perché, nonostante lei appaia serena , abbiamo l’ impressione che sia sola o comunque con troppe poche amiche, che a tratti spariscono anche quelle. Nonostante vada spesso a vari compleanni è da un po’ che non ha altre forme di socializzazioni a parte il catechismo ed il teatro. Non avverte il bisogno di condividere la sua vita con gli altri e a noi tutto ciò sembra strano, anche l’ultimo ragazzo che si è interessato a lei non ha avuto neanche la possibilità di frequentarla. Tu che l’hai vissuta lontana da noi dacci un tuo parere ed aiutarci a capire se sono paturnie da pseudo incapacità genitoriali o condividi le nostre impressioni”.

Di botto mi sono ricordata di me a quell’ età. E mi sento di dire che se un’ adolescente è comunque sereno, comunque quello che deve fare lo fa, meglio non preoccuparsi troppo. Molti bambini e molti ragazzi, spesso hanno una marcia in più che nel loro ambiente quotidiano li frena più che aiutarli, perché nessuno li capisce. E allora scelgono anche loro per la tecnica: meglio solo che male accompagnato. Per questi ragazzi però è fondamentale avere una finestra sul mondo, mandarli fuori, magari anche con un lavoretto estivo o come ragazza alla pari, farsi un giro o portarli con sé, perché si rendano conto che ci sono tante vie, tante alternative, tanti ambienti, e che basta riuscire a trovare quello a sé congeniale.  Che detta così la faccio semplice, ma so benissimo pure io quanto dubbi, ripensamenti, fughe in avanti e all’ indietro, comporta il crescere.

Capisco anche che a molti adolescenti anche la scoperta delle infinite possibilità che ci sono dietro la porta di casa potrebbero creare insicurezze e farli chiudere ancora di più nel proprio guscio. Poi ci sono quelli che magari già erano timidi o un po’ insicuri e bastano un paio di batoste di seguito per buttarli giù. Ci sono quelli cupi che si dipingono le pareti della camera di nero, e quelli che stanno sempre a masturbarsi per fatti loro piuttosto che affrontare il mondo.  Si legge in giro di hikikomori, gli adolescenti che si tappano in casa dietro al computer e vivono solo davanti allo schermo. Ci sono quelli che si sfracellano di canne o si ubriacano, con o senza gli amici. E come genitori è normale che se tuo figlio da adolescente prende delle derive che ti devi ancora spiegare, hai paura proprio che prenda una cattiva strada, e come fai a rassicurarti senza andare in panico o assillarlo gratis?

Ma nel caso di E, e anche di C. figlia perfetta di una mia altra amica di blog, direi che sono solo dei normali pesci fuor d’ acqua. Ragazzi che vedono oltre, che sanno che dietro le mura del paesello ci sono infinite possibilità e fintanto che devono aspettare dell’ occasione per uscirne, tocca portare pazienza. Ma non lo dice nessuno che devi per forza adeguarti alle compagne di scuola cretine che ti tolgono il saluto, ti escludono o spargono chiacchiere alle tue spalle. Che devi per forza divertirti con gli amici scout che anche li ci potrebbero essere tante di quelle dinamiche da gineceo, tipiche dei gruppi chiusi, che lèvati. Che tu provi a fare attività di volontariato che ti mettono a contatto con problemi più grandi di te, come per esempio aiutare alla mensa dei poveri e conoscere tante situazioni, e le tue compagne stanno lì a preoccuparsi del colore di smalto che devono mettersi per andare a fare il turno.

E poi il futuro, santo cielo, il futuro. Se penso alle prospettive di futuro che un genitore oggi prevede per i propri figli adolescenti ci sarebbe da spararsi, e un ragazzino più sensibile della media queste cose le percepisce, un telegiornale lo sente, vede i genitori che fanno fatica o temono per il proprio lavoro. E si chiede come andrà a finire per lui o lei da grande. R non sempre gli adulti riescono a dare risposte adeguate, perchè neanche ci fanno caso quali sono le domande.

Non so se vi ricordate, voi adolescenti degli anni ’80, come ci è toccato crescere a noi: tra Chernobyl che ci avrebbe riempito di tumori tutti quanti, la bomba atomica che sembrava sarebbe caduta da un momento all’ altro, il buco nell’ ozono che ci avrebbe ustionati tutti, hai voglia a sperare nel futuro. In una delle presentazioni delle Risposta del cavolo una donna ha raccontato del terrore che aveva lei da ragazzina all’ idea che Russia e America avrebbero fatto scoppiare la terza guerra mondiale, e non sapendo a chi chiedere, le venne in mente di parlarne in confessione e per fortuna le capitò un sacerdote intelligente che la seppe rassicurare.

Ecco, i nostri figli hanno una figura di riferimento al di fuori dei genitori a cui fare le domande che gli fanno paura? Io spero sempre che i nostri continuino a chiedere a noi, ma so che nell’ adolescenza diventa più difficile parlare di tutto con i genitori, anche per proteggerli dalle nostre paure, ed allora spero davvero che tutti abbiamo l’ insegnante comprensibile, l’ allenatore modello d vita, lo zio o la zia o il genitore del tuo migliore amico. Per questo considero un enorme privilegio avere a volte le nipoti e le figlie degli amici che mi danno uno specchio degli adolescenti di adesso, e sono orgogliosa dei miei amici che mi considerano affidabile abbastanza da mandarmi i loro figli e fidarsi di me quando hanno dei dubbi.

Perché dopo lunga ed esaustiva analisi che vi risparmio, pare che con E. ci abbia preso in pieno e i suoi genitori si sono sentiti confermare quello che pensavano già anche loro, ma che essendo giustamente i genitori, avevano il dubbio di non sbagliarsi. Che poi ci vuole poco di questi tempi a ritrovarti un figlio bimbominkia EMO e poi che fai, mica lo puoi prendere a calci fino a che rinsavisce?

Insomma, l’ adolescente può diventare improvvisamente solitario per tanti motivi e pur non escludendo anche quelli seri e preoccupanti,  magari in fondo è una fase temporanea e sta bene così. Per questo una volta ai certi maschi faceva bene la vita militare (ma ad altri li ha rovinati) e se non vanno all’ università ad arrangiarsi da soli, uno stage, un lavoretto stagionale, un campo di volontariato, ma anche solo andare a lavorare dagli zii all’ estero fanno molto per aprire gli orizzonti nell’ età difficile.

Certo, poi la mia consanguinea che si è fatta bocciare da due facoltà diverse, era andata a fare la cameriera nel locale fighissimo di lap-dance dove guadagnava molto e rientrava sempre a mattina dopo essersi ubriacata con i colleghi dopo il lavoro, mandata dallo zio d’ America a vedere cosa voleva fare e trovando la sua strada con una facoltà che le era tagliata addosso, e intanto fare lavoretti per mettere i soldi da parte, è riuscita a ubriacarsi in un locale, farsi spintonare da fidanzata altrui gelosa, rompersi un polso, preventivo operazione 15.000 dollari che non ha nessuno e rispedita a casa da sua madre che già solo alla notizia ha ricominciato a farsi alternativamente di Valium e Prozac (sto inventandomela questa, ma che mia zia iperventili non ho dubbi), non sembra corroborare quanto ho detto sopra. Ma il fatto è che la consanguinea non è mai stata un adolescente solitario e silenzioso. Avercene.

 

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aprile 10, 2013 · 1:24 pm

Crescita di primavera, in cifre

fotoUn’ ora in meno: e il sole disegna una lampada sul muro, la mattina alle 7.

Due mesi di fisioterapeuta: che dice che sei cresciuto di due centimetri in altezza e di due chili in peso, e che la forza è aumentata, ma sull’ equilibrio dobbiamo ancora lavorare. E andiamo a fare kung-fu insieme, dai.

Due sessioni con la coach: che ti ha insegnato con un racconto e due disegni che tu sei in grado di fare tutto e decidere se una cosa ti prende bene o ti prende male. Perché decidi tu se pensarla in positivo o in negativo, ma pensarla in negativo crea emozioni brutte. Sarà una coincidenza ma da una settimana niente più attacchi di rabbia con coltelli e drammi.

Tre sommelier e tre giorni ininterrottamente in giro, per andare al Vinitaly senza incasinare troppo le cose: partiamo alle 2 di notte rientreremo alle 2 di notte. Meno male che la socia di setta mi offre un divano letto a Verona.

Influenze a catena: prima mia madre, che comunque domani parte (“Senti, la prossima volta vieni a giugno per il mio compleanno invece che a febbraio per quello dei bambini, magari è la volta che non ti ammali”), poi io, poi un pelino Orso, poi il capo che non si sa.

Otto giorni di vacanza per Ennio, con sessioni quasi ininterrotte di wii e giochi al computer con l’ amichetta preferita e grandi sessioni di pernottamenti: prima lui da lei, poi lei da noi (“Senti, ma sei sicura che a sua madre stia bene che dormano insieme nel lettone?” “E perché no, io la scelta gliel’ ho proposta, se va bene a loro, tanto sono piccoli” e infatti al mattino li ho beccati svegli a leggere Topolino quasi al buio), poi di nuovo lui da lei (“Se rimani a dormire possiamo metterci sui divani e guardare la Tv” “Oh, e c’ è il calcio, stasera?”).

E poi quattro: i giorni dai nonni per Pasqua, con cuginetto major che non gli sembrava vero fare giochi scatenati con i cugini grandi e zio preferito e cuginetto minor che lancia giocattoli dall’ alto per scoprire la forza di gravità e ci parla nel suo gergo bilingue ungaro-batavo.

Due: gli agnellini alla cui nascita hanno assistito in diretta (“E nonno ha infilato la mano nel buco della pecora e sono usciti insieme a tanta acqua e cacca” “Quello era liquido amniotico”, “Bruno perché non vieni a vedere?” “L’ agnellino non si muove, ho paura, è morto?” “Ma no, eccolo che si muove” “E mamma, l’ agnellino era sporco di sangue, ma è normale, poi la sua mamma l’ ha ripulito”.

fotoQuattro le lasagne che contrariamente a ogni previsione i miei figli hanno accettato di aiutare a preparare.

23.000, gli euro che l’ ufficio imposte ha deciso che gli devo e tocca spiegargli che magari glieli dovessi, sarei felice anch’io, ma ora decisamente no. Ma mi do da fare per il prossimo esercizio, prometto.

Appendice dieci, le unghie pittate con il mio nuovissimo smalto color tabacco (“Amore, ma come hai fatto a prenderti a martellate tutte e dieci le dita?” “Bastardo”).

Decisamente, dei gran bei numeri. Sarà che è primavera.

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aprile 2, 2013 · 9:42 pm

Perdersi la modernità per strada, o dei bisogni indotti

IMG_4974Giorni fa mi ha scritto un’ incaricata della Procter & Gamble, rivolgendosi a me che come moglie e madre sarei sensibile al problema delle macchie sui vestiti (P&G è una multinazionale di consumer goods e possiede quei grandi marchi di detersivi che tutti conosciamo) ma poi ho capito che ha scritto a un sacco di gente che conosco. I punti deboli di quella lettera li ha  esposti ottimamente Serena qui. Però nel frattempo si è scatenato un train of thoughts e discussioni online sull’ argomento e così mi sono ricordata che io su certe cose ci avevo già riflettuto tempo fa. Vi ripropongo i contenuti di quel post, rielaborandoli con il senno di poi. Continua a leggere

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marzo 27, 2013 · 9:57 am

Consigli d’allattamento in particolare a Sun of York

latteIl bello del mommy-blogging è il principio del perpetuum mobile. Anche se i tuoi figli finalmente sono cresciuti e vivono fasi completamente diverse (da farti rimpiangere, a volte, le notti insonni passate allattando, ma non posso dirlo alle neo-madri o mi menano), ci sarà sempre qualcuno con un bambino di sei mesi a porsi le stesse, identiche domande a cui poi tu hai trovato delle risposte, ma sempre troppo tardi rispetto al momento in cui servivano a te. E siccome è perfettamente vero quello che ti dicono del parto, ed è vero anche per il resto, poi ti dimentichi tutto perché la vita va avanti e ti incalza con sfide sempre nuove, ho deciso di ripetermi un pochino pure io. Parliamo di allattamento e come sopravvivergli. Continua a leggere

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marzo 21, 2013 · 12:17 pm