Cose che mi sono persa della modernità: i prodotti per la pulizia e l’ igiene

pulizie

Caruccissimi tutti, molti di voi a schiattare di caldo e noi qui con i calzettoni e la gola rauca, che almeno nelle settimane passate la luce e gli uccelletti mi svegliavano prestissimo e io mi dicevo: è l’ estate. Invece stamattina mi ha svegliata alle sette il richiamo del corpo, mentre fuori c’era un buio novembrino che mi ribalta tutti i solstizi. Un momento adatto alle riflessioni casalinghite, ovvero, qualsiasi cosa pur di non sgombrare gli strati geologici di carte che mi occupano la tavolona da pranzo.

E tra una marmellata e un brodetto di pesce dei giorni scorsi, riflettevo che certi prodotti della modernità a casa mia proprio non ci sono entrati e se lo hanno fatto è perché ce li ha portati il maschio alfa, che ha una madre con più fiducia di me nel prodotto moderno.

Per esempio, e qui non vorrei si pensasse che sto facendo delle avance velate a raccontarvi certi intimi particolari familiari, a casa mia non sono mai esistiti i detergenti intimi. Lo chiedo a quelli di voi abbastanza vecchi da ricordarsi il momento in cui i media tutti ci hanno informati che esisteva Intima di Karinzia e ci hanno convinti che non se ne poteva più fare a meno. Il risultato, da una modesta indagine a campione della mia casa dello studente, è che ci siamo rovinati la flora batterica e da allora sento solo parlare di gente con la candida e altre seccature, ma forse sono io che sono prevenuta. Comunque per brevi periodi ho usato il Lactacyd, che almeno aveva tutti i batterietti e l’ acido lattico, e nessuno che sia riuscito a spiegarmi la differenza con Actymel, a parte l’aroma alla fragola. E anche l’ Actymel, dopo una breve stagione in cui per amor di pace lo compravo ai figli da bere a scuola, lo abbiamo tranquillamente espulso dalla lista della spesa e finora a me non manca. E ne ho già fatto fuori due.

Cioè, ma veramente con tutta la gente che già mi gira per casa ci devo aggiungere i lactobacilli col pedigree?

L’ altro prodotto indispensabile di cui io ancora non mi accorgo, è l’ ammorbidente. O come diceva la coinquilina studentesca Simona decenni fa (eravamo così giovani e verdi, snif) che lei non poteva fare a meno di usare l’Orsacchiotto per via “del bel profumo di pulito” disse così e secondo me era paro paro la citazione della pubblicità, se qualcuno ancora si stesse chiedendo come mai intere tribù improvvisamente scoprono un prodotto igienico-sanitario e non possono più farne a meno.

Ora, a usare un detersivo qualsiasi in lavatrice, un profumo qualsiasi il bucato se lo trova pure. E capisco che in zone dove l’ acqua è dura, il bucato si asciuga un pochino stile cartavetro. Ad Amsterdam questo problema non c’ è perché la nostra acqua la prelevano di fiumi e la fanno passare tra i canneti dei bacini di depurazione nella riserva naturalistica delle dune vicino ad Haarlem e si capisce quindi che troppo dura non ce la fa ad esserlo, sembra quasi acqua distillata, però chi non ha le dune vicino casa mi si dice che un pochino di aceto nella vaschetta dell’ammorbidente fa lo stesso effetto e il buon profumo di pulito si raggiunge con l’ aggiunte di gocce di olio essenziale del profumo che volete, a casa nostra arancia o mandarino, ma ci devo provare con il basilico.

Sul web si trovano autentiche enciclopedie del prodotto naturale e il detersivo per lavastoviglie fai da te. Io per un periodo ho tentato di lavarmi i capelli con il bicarbonato per poi sciacquarlo con l’aceto agli oli essenziali, ma pare l’aceto disturbasse la libido del maschio che mi dorme a fianco, e quindi ho lasciato perdere. Comunque l’aceto nello spruzzino del liquido finito dei vetri è una manosanta per la cucina, provare per credere. Da quando ho il piano in acciaio mia suocera mi riporta i prodotti specifici per acciaio più strabilianti, ma io ho raggiunto la pace dei sensi con il bicarbonato (che in polvere e diluito con l’acqua dello pezzetta bagnatissima è meglio del Cif, che messo con acqua bollente nelle pentole a bollire stacca tutte le bruciature delle mie frequenti distrazioni culinarie, che ci pulisco la qualunque e lo aggiungo al detersivo in lavatrice come potenziante). E l’elogio della pezzetta per la casalinga pigra l’ho pure fatto qui con tutti i consigli per l’ uso.

Quello che invece mi ritrovo in casa, e anche se per amor di pace ho introdotto l’equivalente ecologico-biodegradabile-pure nature è il beccodanatra per il water. Niente, al maschio sembra indispensabile, mentre a mio avviso è ancora più indispensabile che i maschi piscino da seduti, specie quando il coefficiente

Hp-Bw < 3 cm.

ove Hp è l’ altezza da terra del pisello erogante e Bw è l’ altezza da terra del bordo del water, e insomma sedetevi per bene e spingetevelo in dentro con la mano, se la paura è che il pisello tocchi l’ interno del bordo del water, che come sappiamo dalle pubblicità è un covo di batteri mostruosi e pelosi e ghignanti, come ci mostrano le ricostruzioni in tutte le pubblicità. Ma è come se parlassi ai sordi. Qui tocca sbrigarsi a tirar su due lire e finire di realizzare il bagno delle femmine, a cui metterò un comando di apertura con lettura dell’iride per impedire l’ ingresso dell’anatra in questione.

Poi a livello bagni abbiamo un ulteriore problema, che è quello dello strato di alghette microscopiche che si formano sotto il pelo dell’ acqua nel pozzetto. Ma le alghe non sono figlie della natura pure loro? A me sinceramente quel bordino scuro lì da meno fastidio dell’idea di rovesciare negli scarichi e quindi nella natura, chili di sostanze che poi portano alla crescita incontrollata di alghe che si nutrono di fosfati nei fossi e nei canali, che così consumano tutto l’ ossigeno, fanno fuori i pesci e pure le papere quando nuotano in mezzo a quello strato verdiccio e gelatinoso, tocca spingere con il petto. E mi chiedo se questo circolo vizioso da papera di plastica a papera piumata valga la pena, solo per un water un pochino più lucido e splendente, ma non per questo più pulito.

Un altro paio di prodotti con lo spruzzino che giacciono nascosti nel fondo del pensile sono il prodotto per pulire il microonde, un’altra cosa con la puzza chimica e assolutamente inutile. Il microonde si pulisce molto più rapidamente mettendo una ciotola piena d’ acqua con una fettina di limone o uno spruzzino di succo preso dal barattolino a palla giallo e facendogli fare un giro di un minuto. Il calore e il limone sciolgono tutto, basta passarci la solita pezzetta e passa la paura.

Idem il prodotto per il frigo, cosa c’ è di male nella solita soluzione di acqua e bicarbonato, che oltretutto assorbe tutti gli odorini schifosi? Tantevvero che un contenitorino con dentro un paio di cucchiai di bicarbonato non solo starebbe bene fisso in frigo, ma toglie pure l’ odore di fritto dalla casa tutte le volte, e a casa mia sono tante, in cui la voglia di casalinghite mi si estrinseca nella realizzazione del detto atavico: “la femmena de casa addà puzzà de fritte”. E io friggo.

Insomma, se davvero esistesse e riuscissi a trovare il detersivo per piatti e lavastoviglie pur natur e che funzioni sarei una donna felice, per ora mi limito a prenderli, insieme a quello per i panni, dal negozio biologico che mi giura che non si biodegradano ma si disintegrano proprio senza ammorbare l’ ambiente e io ci voglio credere volentieri.

L’ unica concessione alla modernità che facciamo, per insistenza del capo, sono le salviettine pulenti usa e getta, una mano santa per quando i maschi e il coefficiente mandano a ramengo le mie istruzioni di pisciar seduti e almeno riparate i danni sul momento. Quelle di cui invece facciamo a meno sono quelle da usare sul proprio corpo, per evitare che qualcuno si sbagli, ma soprattutto perché ci è sembrato più comodo e utile installare un bidet con cassetto asciugamanini e cesto biancheria sporca accanto.

E infine, le eroine della nostra pulizia di casa, ovvero le pezzette: in microfibra, in cotone, di stracci e lenzuoli vecchi, qualunque macchia o crosta da pulire la metto in ammollo con sopra la pezzetta imbevuta di acqua bollente e ripasso, con o senza aceto, Soprattutto per i fornelli è favolosa.

Insomma, non cedete alle tentazioni promesse dal fast-cleaning dei prodotti superflui, fidatevi dello slow-cleaning, a patto di non inciampare nella pezzetta che sta facendo il suo lavoro.

Non so voi, ma noi abbiamo un sistema immunitario in questa casa che ai batteri e ai virus basta che gli fa “buh” che li fa scappare via di corsa subito.

Il che tutto sommato ha anche i suoi svantaggi, perché in una giornata così buia e autunnale in pieno luglio come stamattina, che dire, a me una bottarella di influenza per mettermi a letto mica mi faceva schifo.

Aggiornamento
Ecco, non ho fatto a tempo a ricordarmi di metterci pure i salvaslip che Panzallaria mi fa partecipe della reclame della Nuvenia, tute culo e niente testa (e quella pubblicità dovrebbe farmi venir voglia di comprare il loro prodotto? A me vengono in mente solo le parodie che ne faceva Angela Finocchiaro ala TV delle ragazze). Andate, leggete e protestate all IAP, che la sineddoche è una bella cosa ma qui mi sembra fatta male.

47 thoughts on “Cose che mi sono persa della modernità: i prodotti per la pulizia e l’ igiene

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *