De rerum familia, Clotilde e Leonzio e l’importanza delle liste nozze ponderate

Nel salottino della nonna c’era questa consolle con tante foto di tutti i parenti, soprattutto quei bei ritratti dei matrimoni dove tutti sono più belli, più acchittati, i bambini più ricamati e i fiori più opulenti, tutte in queste belle cornici d’argento, che poi dopo die Katastrophe toccò vendere, ma le foto le abbiamo conservate tutte. E una volta in un angolino nascosto dietro a tutte trovai questa foto di una giovane coppia, molto bella ed elegante, molto felice, in posa da foto di fidanzamento. Mi ricordavano qualcuno, ma non sapevo chi.

“E questi chi sono?”

La nonna sospirò: “Sono Clotilde e Leonzio da giovani”.

La zia Clotilde me la ricordo benissimo, è una signora magra magra, molto divertente, ha sempre aneddoti carinissimi, in particolare di quando suo fratello si sposò in una famiglia piena di Clotildi, e allora per non confondersi lei la chiamavano la grande Clo per distinguerla dalla sorellina della sposa, la piccola Clo, con la differenza che lei appunto era piccola piccola e magra magra e la piccola Clo a 13 anni era alta come lei e forse due volte più larga (poi con lo sviluppo si riproporzionò) e questa cosa della grande e della piccola faceva ridere, e poi c’era anche nonna Clotilde, e la zia Tilde, e un’amica della nonna che chiamavano Madama Tildina, insomma, alla fine si erano ricapate. La zia Clotilde è molto attiva tra le Dame di san Vincenzo e per le feste tipo Natale o Pasqua mette di mezzo amici e nipoti per il presepe vivente e la sacra passione, che un anno con la scusa che ero piccola mi misero a fare la pecorella nel coro di natale e io mi vergognavo da morire. Mi avessero almeno messa a fare il lupo.

Lo zio Leonzio invece è un cugino di mamma, di cui si parla molto, a spizzichi e sussurri, più che vederlo. Diciamo che più che un parente è un proverbio, perché spesso li senti dire: “Come direbbe Leonzio”, oppure: “Quella volta che Leonzio” e cose del genere.

È molto carino anche lui, quando viene ha sempre chicche e regali per noi bambini, poi la mattina lo vedi scendere con i suoi elegantissimi pigiami e vestaglie di seta, dei sigaretti piccini piccini, e va a far ridere la nonna, e tutti quanti in effetti, raccontando anche cose tremende secondo me perché i grandi pensano che non ce ne siamo accorti, ma certe volte come ci vedevano entrare smettevano di parlare, rimanevano tutti a ridacchiare e ci portavano via subito. Zio Leonzio deve avere qualche lavoro molto strano perché nessuno lo ha mai detto bene, “è un uomo di affari” dicono, e viaggia molto, ma quali affari non so proprio.

Si dice persino che sia stato diseredato da suo padre, anche se non ho capito bene come, visto che si vedono sempre e si rispettano. Forse perché vive senza essere sposato con una signora con cui si vogliono molto bene “e per fortuna che lei ha del suo e vivono in casa sua”, “che ha una pazienza quella santa donna”, “la fortuna anche che non hanno figli insieme”

“Ma la zia Clotilde e zio Leonzio sono amici? Non li ho mai visti insieme.”

La nonna ci pensò un po’.

“Senti, sei grande, tanto vale che te lo dica ma non ripeterlo a nessuno: sono stati sposati. Poi per tanti motivi non sono più rimasti sposati e la Sacra Rota ha annullato il matrimonio. È stato nello stesso periodo in cui suo padre lo ha diseredato, ma si erano messi d’accordo su tutto. Solo che è tutta una cosa un po’ strana e anche un po’ imbarazzante, per questo non ne parla nessuno, ma loro sono amici, si vogliono bene, si scrivono, qualche volta si vedono, ma non hanno piacere di sbandierarlo in giro. E io voglio bene a tutti e due e me li voglio ricordare da fidanzati.”

E insomma, così in una botta sola a 12 anni avevo messo le mani su uno dei Grandi Misteri di Famiglia (cosa fosse la Sacra Rota me lo feci spiegare dopo da suor Filomena che mi faceva catechismo privatamente per la cresima), e meno male che ero curiosa e avevo fatto domande, perché davvero poco dopo zio Leonzio morì, e anche lì ci fu un funerale strano, non ci dissero nulla, io non potei più fargli le domande che avrei voluto e della zia Clotilde avevo soggezione perché immaginavo abissi di sofferenza matrimoniale, considerato poi che lui viveva con l’altra e lei invece faceva la dama di san Vincenzo anche se con l’annullamento avrebbe potuto risposarsi, e anzi, ce n’erano che la volessero, ma niente. Insomma, nessuno di noi nipoti avrebbe mai saputo niente se io fossi stata meno impicciona, in questa e altre occasioni.

E invece è pure una bella storia, compresa quella della morte di zio Leonzio, che uno dice, come fai a dire che è bella, se è morto, ma è così. Ci sono delle persone che muoiono come hanno vissuto, facendo le cose che gli piacevano di più e dopo seppi che zio Leonzio era morto mentre stava giocando – e vincendo – a poker al circolo, con uno dei suoi sigaretti in mano e il suo whiskey preferito accanto. Stava mettendo giù la mano vincente quando di colpo cadde in avanti con la testa sul tavolo, nella sala accanto c’era anche un gran professorone in medicina che accorse subito ma poté solo constatare che era morto di botto, e dicono che stesse sorridendo. E questa cosa del sorriso me la ricordo, perché quando mi portarono alla veglia, che da piccola e dopo non so quanti morti mi avranno fatto vedere perché si usavano le veglie e in fondo era come se dormissero, nel loro letto con il copriletto di pizzo e i 4 ceri intorno, ecco, continuava ad avere quel sorriso, e tutti che dicevano: “Ecco, è proprio lui, la morte più bella che potesse avere.”

E sembrava che avesse appena raccontato una di quelle barzellette che noi non potevamo sentire. Poi siccome quando successe io ormai ero grandina e la storia la sapevo, misi insieme vari pezzi e capii che era per quella malattia del gioco e delle scommesse che la zia Clotilde era stata costretta a lasciarlo, perché non ce la faceva proprio ad aspettarlo tutte le sere che rientrasse dal circolo.

Ma erano matrimoni di altri tempi, e anzi, per quei tempi fu davvero straordinario che lei lo lasciasse, ma il fatto era che non erano cattivi, nessuno, e la sua famiglia lo sapeva bene che era così, ma non l’avevano mai detto a Clotilde nella speranza che avesse trovato una ragazza in gamba che lo avrebbe tenuto a bada e distratto dal gioco. E così non fu purtroppo, che poi si sentivano in colpa, ma proprio per questo si sono sempre trattati e invitati tappando la bocca alle malelingue col sorriso.

E il padre lo dovette diseredare proprio perché lo avevano avvertito che ne aveva fatto una grossa e rischiavano che i creditori chiedessero il sequestro, e poi cosa fatta capo ha. Perché alla fin fine era vero tutto, di Leonzio, gran giocatore e grande uomo di affari, e in entrambi una volta gli andava bene e una volta gli andava male, cadeva e si rialzava.

(Che poi anni dopo, quando ormai anche la zia Clotilde era vecchia, e stava morendo, e la andavamo a trovare per farle compagnia, le domande gliele feci eccome, e anche lei si era stufata di tutti questi segreti. E scoprimmo che lei era molto fragile di nervi e prendeva quindi un sacco di tranquillanti quando lui non rientrava e lei si agitava, “ma anche l’oppio, la cocaina, tutte cose che adesso ci vuole la ricetta dell’anestesista, però poi dormivo” e noi alzavamo gli occhi al cielo all’idea di zia Clotilde psichedelica, che chi l’avrebbe detto, e certi funghi che le riportava un missionario dal Sudamerica, altro che ricetta quelli, averceli pure noi.)

E ci raccontava di quella volta che le regalò una parure di diamanti, ma la settimana dopo gliela chiede sa impegnare – poi la riscattò ma ormai lei si vergognava a portarla, come se tutti l’avessero vista al banco dei pegni. Invece l’altra donna di zio Leonzio, proprio perché non erano sposati e lei era padrona in casa sua e delle sue cose, la prendeva diversamente. Una volta anche da lei portò una statua in bronzo bellissima, un’occasione, ma quando gli servì per riscattarla lei disse solo: “Ormai sta qui, ci sono affezionata e qui rimane, quanto ti serve che me la compro io?” e la zia Clotilde lo diceva ammirata, perché  lei quella presenza di spirito non l’avrebbe avuta.

E ci diceva sempre: ragazze, la cosa più importante per una donna sono l’istruzione e aver del suo, mi raccomando, fatevi sempre intestare dei beni inalienabili per il debutto, e teneteveli a cari, che ben che vada sono vostri e non ve li tocca nessuno e male che vada li lasciate ai nipoti. E infatti a me lasciò un frutteto e a mia sorella un seminativo che stanno ancora lì e rendono.

E la compagna di zio Leonzio, che poi al funerale si parlarono e si trovarono simpatiche e anche lei la veniva a trovare con noi, aggiungeva: ragazze, oltre ai beni, però, pensate alla lista di nozze, che la cosa fondamentale sono un bel set di padelle in ghisa, che durano in eterno, e ormai come quelle di una volta non ne fanno più, ma basta saperle curare. E infatti lei alle sue di nipoti lasciò le padelle.

Per questo io nella lista di nozze ho chiesto un set di padelle in ghisa, che solo la padellata in ghisa risolve tante piccole cose nei migliori matrimoni. Quelle in tefal, sinceramente, giusto l’uovo ci puoi friggere perché sono troppo leggere per salvare i matrimoni. E con le case piccole di oggi è bene che gli oggetti di cucina siano multi-tasking.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *