De rerum familia: la cugina Tonia

La cugina Tonia era una di quelle ragazze di cui si capì subito che si sarebbe fatto fatica a darle marito. Diciamola diversamente: aveva un carattere tale da far dire: questa qui doveva nascere uomo. Ma non nel senso che ne sarebbe venuto fuori un magnifico general di stato maggiore, piuttosto che affrontava la maggior parte delle situazioni sociali col piglio della checca isterica. E capite che anche se erano altri tempi, perché io adesso dico la cugina Tonia perché era così che la chiamavano in famiglia, ma di fatto la Tonia era cugina della nonna del mio secondo marito, dal lato padovano e queste famiglie mezzo austro-ungariche del lombardo veneto lo sappiamo com’erano, o Vienna o morte fino al giorno prima e poi tutto un “La bella Gigogin e dàghela avanti un passo” dal giorno dopo, peggio delle banderuole.

Insomma, la Tonia anche per altre dinamiche famigliari si era deciso che sarebbe entrata in convento e la misero assai giovane dalle romite ambrosiane dell’Ordine di Sant’Ambrogio ad Nemus dov’era badessa una zia, peraltro questa si che era una di quelle donne fatte a donna, col piglio del generale degli alpini, ma nessuno che avrebbe mai detto che doveva nascere uomo. Insomma la zia badessa ci mise poco a capire che la Tonia era tutt’altro che adatta alla preghiera contemplativa e alla meditazione sul sacro cuore di Gesù e la rispedì ai parenti definendola inadatta alla vita monastica. Prima di tutto perché non chiudeva mai bocca, e poi appunto per queste intemperanze caratteriali, che va bene capire e perdonare per l’amore di dio, ma questa povera zia badessa  ne aveva150 sotto da tenere sotto controllo, e pensa te a gestire già di suo 150 sindromi premestruali e 150 periodi che per fortuna nelle comunità femminili si allineano e diciamo che ce n’era uno solo di fatto, ma averci la Tonia isterica in sovrappiù era peggio del cilicio, che comunque in quell’ordine era usato con moderazione quando non francamente scoraggiato. E dopo un altro tentativo dalle penitenti recollettine di san Francesco, che almeno quelle praticavano dei gran digiuni che si sperava avrebbero infiacchito la ragazza togliendole parte della vis, chiamiamola così, polemica, ma nulla, la famiglia se la riprese cercando di tenerla a bada.

Che non era per niente facile neanche in quelle famiglie numerose di una volta che si poteva fare a turno per gestirsela quando le girava l’uzzolo, ma dopo una volta che inveì contro una parente dama di corte della regina Elena che a suo avviso la doveva smettere di mettersi in cattedra e dare lezioni a tutti (la poveretta aveva detto che in estate con la canicola si faceva bene a portare i bambini in montagna, o una roba del genere, prima che in pianura se li mangiassero le zanzare) e dopo che un paio di parenti più anziani tra cui un paio di zie autorevoli, dietro i baffi, si dissero che questo era quello che succedeva con queste ragazze che non vengono trombate a sufficienza, ci si mise una pietra sopra sulle convenzioni, tanto si era bello che capito che difficilmente la sposavano per amore con qualcuno, e la misero a fare una sana vita sportiva con tutto un seguito di maestri d’arme e stallieri che almeno la tenevano tranquilla.

E la cosa funzionò talmente bene che alla fine si sposò persino con un general maggiore ed eroe di guerra, che lo scoppio di una granata aveva reso sordo senza peraltro nulla togliere ad altri aspetti della sua vigoria fisica, e fu, mi dicono, un matrimonio felice.

 

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