De rerum familia – l’Avvocato

L’Avvocato era un amico del bisnonno, di ottima famiglia giù in Molise, che allora ovviamente non era ancora Molise, gente che i titoli e le terre si, ma i veri soldi se li era fatti con le pecore, perché la transumanza passava per Vinchiaturo, e che insomma il padre ci aveva tenuto a farlo studiare, anche perché aveva dei forti interessi lanieri con dei soci e clienti a Lucca e preferiva che venissero seguiti in famiglia.

L’Avvocato, da giovane, ma anche da vecchio, era uno che la vita se la sapeva godere, col bisnonno andavano a caccia da giovani al casino di caccia don Paolo in campagna, che poi finiva sempre con grandi bisbocce e partite a carte e, si sussurra, donne che facevano arrivare in una carrozza chiusa dal capoluogo. Insomma, per mezza volpe che prendevano stavano via una settimana e ritornavano ridotti come gli stracci, ma almeno avevano fatto danno altrove.

Diciamo che alla fine ha fatto fuori sia il patrimonio suo che quello della moglie, lo sposarono a una Laurentiis, ma non fecero figli. Lei la conobbi vecchissima e io ero piccina piccina, quindi lo so per sentito dire che manco me la ricordo, me si diceva che per fortuna tante gliene aveva fatte lui – ed erano davvero tante – tante gliene aveva rifatte lei, e aveva pure fatto benissimo, era il sottotono. Si sussurrava scandalizzati, ma appunto, si sussurrava, che una volta per pagare un debito di gioco si fosse giocato la moglie, ma aveva perso con uno che a lei comunque piaceva e con cristiana e santa rassegnazione per salvare il marito lei cedette.

Comunque l’Avvocato prima di sposarsi aveva studiato a Napoli, e il padre che lo conosceva, col dubbio, anzi, la certezza che tutti questi soldi per comprare i libri, non necessariamente sarebbero finiti in libri, gli aprì direttamente un conto dal libraio che pagava direttamente e i libri li faceva consegnare a palazzo. Solo che lui a sua volta fece un patto col libraio e gli riportava i libri intonsi, ricevendone indietro una parte del prezzo, una prassi peraltro collaudata da tutta una manica di figli di famiglia con genitori del genere, furbi, ma meno di loro, perché così funziona l’evoluzione della specie.

L’Avvocato alla fine non si laureò, ma per poco, perché ci fu il 1861, lui che era uno che faceva amicizia con tutti si ammanicò per bene e andò a fare carriera e danno a Firenze, e 10 anni dopo a Roma, che lui i toscani comunque non li capiva e li considerava privi di senso dell’umorismo, e comunque nel frattempo i cinghiali del Casentino li aveva di fatto estinti, o quasi, manu propria e toccava andare a cercare altrove.

Passò la vita a fare l’azzeccagarbugli di governo per conto proprio o per conto terzi, oggi si direbbe un lobbista, e quando morì gli fecero i funerali di stato. In casa ci sono rimasti alcuni dei libri che poi alla fine non aveva restituito al libraio, e che quando iniziò la carriera ormai non gli servivano più.

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