“Guida affettuosa al piacere del vino”

cascine-orsine-foto-monicaSono in Italia e ho appena finito i due Laboratori del gusto con cui abbiamo fatto uscire nel mondo la mia Guida affettuosa al piacere del vino, l’e-book edito da Pianopiano Book Bakery, con le bellissime illustrazioni di Laura Orsolini. E non potevi dirlo prima, mi direte, che magari qualcuno ne approfittava per unirsi? Eh.

Il fatto è che sono stanchissima. Ho la fortuna di avere grandi amiche, come Anna e Rachele Lo Piano, le mie editrici, che con tutto che per loro questo non fosse il periodo ideale per avviare la promozione, sapevano che questa è la mia settimana di libertà con i figli in vacanza, e che adesso toccava approfittarne. La fortuna di avere Patrizia Menchiari e Chiara, che come hanno sentito delle mie intenzioni di organizzare un laboratorio mi hanno messo generosamente a disposizione la sede del suo workshop e casa col marito casaro.

Così sono nate le due anime di questi laboratori:

le-quattro-terre-degustazioneuno in un setting molto professionale, quello dell’Agriturismo Le Quattro Terre a Corte Franca, nel cuore delle bollicine metodo classico italiane, la Franciacorta. Coadiuvata da un collega da cui ho tutto da imparare, Nico, che oltre a fare dei vini eccezionali (e premetto che di mio le bollicine metodo classico non sono, pardon, erano, tra i miei vini del cuore) segue con amore e competenza la cucina dell’agriturismo, di altissimo livello, e insomma andateci e sappiatemi dire. Questo corso lo abbiamo fatto al termine del workshop di Cardiomarketing di Patrizia e ho avuto modo quindi di parlare anche del marketing del vino e del perché preferisco i piccoli viticultori cocciuti.

L’ altro, lo vedete dalla foto sopra, in un ambiente tutto amichevole e conviviale, nella casa colonica del casaro alle Cascine Orsine, con bambini, gatti e canona che entravano e uscivano, mentre Luca Aschieri ci spiegava esattamente come faceva i vari formaggi che ci ha fatto assaggiare. E amichevole perché sono venuti sia gli amici d’infanzia che gli amici di blog con cui ci si guardava in faccia per la prima volta, ed era come quelle riunioni in campagna che si facevano quando ero bambina con i miei. Poi eravamo pieni di biologi, medici, farmaceutici, e quindi è stato un attimo passare anche a questioni tecniche di microrganismi formaggiosi e vinosi.

Per cui io per un po’ continuo a fare le cose con calma e cerco di riposarmi un po’, ma stiamo comunque organizzando belle cose conviviali, degustazioni, incontri tematici intorno a questo libro, di cui posso veramente dire che sono soddisfattissima, e che ha goduto di ottimi interventi di chi ne sa, tra cui Eddy Furlan, il mio maestro sommelier e se capitate dalle parti di Nervesa della Battaglia fate di tutto per andarci a mangiare, Beppe Pescaja sul Piemonte vitivinicolo, Sara Boriosi che non solo è anche lei una donna che beve vino ma ha condiviso con noi un suo intimissimo excursus tra amore e vino, e tanti altri.

Per cui, se avete qualche ex-astemio o ex-beone a cui regalare la storia di un’epifania alla scoperta dei propri sensi per annusare, gustare e capire il vino, ricordatevi di noi.

La donazione di organi nei Paesi Bassi

Nicholas Green

È di questi giorni la discussione nei Paesi Bassi su una modifica di legge sulla donazione di organi proposta dall’onorevole Pia Dijkstra di D66. I rappresentanti dei partiti D66, PvdA, SP e GroenLinks erano a favore ma gli mancavano alcuni voti per la maggioranza, mentre i Cristo-democratici erano contro, così come anche il liberali di destra del VVD. Però ai membri del VVD è stato anche consigliato di “seguire il proprio cuore” e in alcuni l’hanno fatto, portando così la maggioranza richiesta alla camera. Adesso tocca al Senato.

La differenza in questa proposta è che mentre prima erano gli aspiranti donatori a dover firmare un codicillo e farsi inserire in un registro, ora si parte dal principio del silenzio-assenso e quindi sono le persone che non vogliono donare a dover firmare per il proprio rifiuto. In poco tempo hanno firmato 70.000 persone, che paragonate ai 15 milioni di abitanti dei Paesi Bassi, direi che è incoraggiante per tutti. E comunque i parenti possono sempre decidere a posteriori di non rendere disponibili gli organi, una modifica alla proposta di legge per cercare di raggiungere la maggioranza.

Incoraggiante per chi non vuole, in quanto adesso ha modo di fare una scelta esplicita in prima persona senza lasciare quest’onere ai parenti magari distrutti dal dolore. E con i parenti e le volontà postume, non sai mai cosa ti possono combinare.

Incoraggiante per i congiunti, che appunto sanno a cuor sereno quali fossero le intenzioni del defunto e possono quindi onorarne la volontà e la memoria senza dover decidere loro in un momento difficilissimo della propria vita.

E soprattutto incoraggiante per tutti quei pazienti in attesa di un organo da trapiantare che con un maggior numero di donatori potenziali vedono aumentare le proprie speranze di sopravvivenza.

Come funzioni in Italia e cosa significa in termini di affetti e memoria per chi sopravvive lo racconto oggi per Genitoricrescono.

Per ampliare invece il discorso sulla discussione nei Paesi Bassi, un paese che su molte questioni etiche collegate al confine tra vita e morte si interroga concretamente attraverso commissioni etiche di medici e altri esperti, vorrei elaborare un po’ sulla discussione attualmente in corso.

Perché comunque è un argomento importante e delicatissimo e per quanto la mia posizione sia in assoluto quella di donare qualcosa che a me non serve più, ma che può donare la vita, o migliorarla, a persone che non conoscerò mai, capisco anche che se non se ne parla apertamente e resta un argomento tabù, come tutto quello che circonda la morte, troppe persone devono aggiungere alle proprie comprensibili ansie in situazioni di malattia o disgrazie anche ulteriori domande che magari, spiegate prima provvedono a dare almeno un po’ più di serenità.

“Ma non è che i medici si sforzano meno di salvarmi se sanno che sono un donatore?”

Poveri medici, che cattiveria sospettarli di una cosa del genere. Premesso che il giuramento di Esculapio gli impone di salvarle le vite, non spetta a loro prendere questo tipo di decisioni. I medici curanti non sono gli stessi che si occupano del

“Come funziona esattamente l’iter, una volta appurato che in caso di morte ci sono organi che possono essere donati?”

Nei Paesi Bassi esistono due team chirurgici appositi che hanno turni di una settimana in cui sono in stand-by. Quando si rendono disponibili gli organi e c’è l’assenso hanno in genere 6 ore per portare nella stessa sala operatoria la persona che riceverà gli organi, il donatore e il team che si occupa dell’espianto e del reimpianto. Di solito in media ci sono tre donazioni alla settimana.

“Ma tutti gli organi dei donatori vengono usati davvero?”

Solo se ci sono i presupposti, ovvero che siano utilizzabili, che c’è il paziente compatibile e si riesce a fare tutto in quel breve periodo previsto.

“La famiglia dopo quanto tempo può riavere il congiunto per organizzare il funerale?”

Proprio per via delle sei ore circa per l’intervento, di solito in giornata. A quel punto il donatore è stato risistemato, esattamente come succede per le persone che non sopravvivono a un’operazione, per esempio, e può essere vestito per il funerale.

“Ma come fare a sapere che uno è davvero morto?”

I criteri cambiano per paese ma qui ci si attiene al principio di morte cerebrale, che può essere controllata tramite scan, capire se c’è attività elettrica nel cervello e altri dati misurabili. Il medico che deve constatare l’avvenuta morte cerebrale ha un protocollo a cui attenersi e deve eseguire una serie di controlli. Solo a quel punto dichiara la morte e firma il certificato. Detto in soldoni, è quando c’è l’assoluta certezza che il cervello è andato e quindi nessuna speranza di “risveglio”.

Questo lo so per esperienza personale perché ero accanto a mia nonna quando è morta in conseguenza di un ictus. Il cuore ha continuato a battere sempre più lentamente mentre lei ormai non c’era più ed era stata dichiarata morta cerebralmente. N questi casi è persino possibile che il corpo abbia dei riflessi incontrollati, addirittura ancora più evidenti dei normali riflessi quando il cervello ancora funziona, perché con il cervello puoi ancora controllarli un minimo, mentre in questo caso non c’ è controllo e quindi i movimenti possono essere più evidenti.

Per un parente che sta accanto sicuramente è impressionante, ma il problema è che il parente in quei momenti è talmente frastornato che capisce la metà di quello che gli spiegano e se ne ricorda ancora meno. Infatti molte cose della morte di mio padre e mia nonna, entrambi morti per ictus le ho capite a posteriori interrogando lo zio medico che era con noi ma aveva una visione molto più chiara e professionale delle cose.

In conclusione quindi, se vi doveste trovare davanti a questa scelta per voi, fate un favore a tutti e a voi stessi per primi, prendete una decisione fino a che siete in grado di farlo, e comunicatela. Non avete idea di quante vite potreste migliorare.

 

 

Scialba della Zozza e lo spritz

23-pc-lomonosov-tea-cup-set-24k-spoon-cobaltMes petit joujous siete anche voi alle prese con questa Indian Summer, più summer che indian, che proprio non vuole saperne di farsi autunno? Qui tra la rentrée dei pupi, il cambio di stagione, che una vorrebbe portarsi avanti e poi le tocca farlo due volte o anche tre se butta male, e il torneo di polo in piazza dei Musei ad Amsterdam questo weekend, che tutti questi poneys imbizzarriti che manco i cavalli delle carrozzelle dopo la pasticca del primo pomeriggio, sto davvero arrancando.

E insomma, tocca tirare avanti a botte di spritz, che qui è avanzato un sacco di prosecco, sono circondata da gente che è appena uscita dalla rehab e vanno avanti a succo di melograno spremuto e una povera donna arriva a sera e dopo aver controllato i compiti ai figli o si spara o si fa una dose congrua di spritz per arrivare in qualche modo almeno al dopocena.

E quindi Scialba vostra che vi vuole bene ha deciso di condividere questi piccoli trucchetti che mi stanno salvando la sanità mentale.

1) You never drink alone (ma quando capita, vacci piano)

Circondata come sono da minorenni ed astemi, e d’ altronde dopo l’ estate il fisco bussa alle porte e i rendiconti delle carte di credito rientrano tutti insieme, insomma, va bene berci sopra ma non esageriamo, ho scoperto che quando stappo i bianchi e le bollicine, mi conviene mettere in comodi bicchierini mono-porzione quello che avanza della bottiglia e congelarlo. Sono perfetti per uno spritz di consolazione (scegliete bicchierini il cui diametro massimo non superi l’apertura della teiera, per i motivi che vi spiegherò nel successivo punto

2) Quando perdi la brocca, attaccati alla teiera

Io sono per la scuola della brocca, quando si mixa, perché diciamocelo, il tumbler grande è stato pensato per il whisky e non per lo spritz, con buona pace dei baretti hipster che lo usano perché in lavastoviglie rende meglio del calice, a cui si spezza il gambo. E quando ti viene voglia di spritz e ti manca la brocca adatta, ecco, che deve fare una povera donna? Tira fuori la teiera grande del servizio Lomonosov, che dopo 5 generazioni ormai giusto quella e tre tazze grandi e due medie, sono rimaste, e tanto vale usarle. La teiera grande, rispetto alla piccola che comunque avevo rotto da piccina e quante me ne hanno dette, un trauma gioie mie, ha il vantaggio che i bicchierini di prosecco o bianco che avevate surgelato ci entrano. Basta quindi estrarli dal frigo, diciamo 3, passarli velocemente sotto il rubinetto dal lato esterno per far staccare il ghiaccio dal bicchierino, metterli nella teiera, aggiungere aperol o campari e soda nella stessa quantità, e potrete fare a meno dei cubetti di ghiaccio, che, diciamocelo, annacquano e rinfrescano, ma qui noi siamo per il concentrato.

Che poi il vantaggio di servire alle amiche lo spritz dalla teiera, è che i vicini si tranquillizzano e la smettono di chiamare i servizi sociali ogni volta che ci spiano in giardino mentre i bambini fanno survival in piscina. E se nella tazza ci mettete una fettina di arancio, invece che di limone, meglio ancora.

Insomma, contro il logorio delle madri moderne, andate di spritz che è una manosanta. In tutte le variazioni che i fondi di cantina e l’estro vi suggeriscono. Tanto poi per riaccompagnare le amiche a casa c’è l’ autista, perché la responsabilità al volante, soprattutto con le creature, è un dogma irrinunciabile.

E comunque bevete con moderazione, perché la vita è breve, le calorie ingestibili limitate e il girovita si perde nei meandri, ed è meglio giocarselo ad ostriche e caviale che a spritz. Che comunque, con moderazione e col caldo, la sua utilità ce l’ha.

Buon weekend mes petits pois, e lucidatela, quella teiera, ma lavatela rigorosamente a mano che la lavastoviglie per le decorazioni in foglia oro è funesta.

 

Amiche che leggono i silenzi

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“Come stai?”

“Meglio”.

Da parecchi mesi, ovvero da quando in primavera sono stata davvero male male, come nn credevo sarei arrivata a stare, ma siamo umani e non pozzo senza fondo di risorse ed energie, dico che sto meglio. Ma non sto bene. E tendo a rinchiudermi in attesa che mi tornino energie, poi siccome il mio cervello è una ruota che gira di continuo e l’ horror vacui il pungolo che mi spinge come una Nimbus 2000 infilata nel sedere, qualcosa mi riprendo in mano, ma non mi restano energie per altro che quei piccoli pezzi di lavoro circoscritti, che mi rendono felice.

Ieri in macchina (dove altro?) ho provato a spiegarlo a Figlio 1 che sono già due volte ultimamente che mi vede piangere, e dico da mesi che me ne devo trovare una brava, ma ancora non ci arrivo. Non ci voglio arrivare, evidentemente. Dovrei anche muovermi, trovarmi qualcosa da fare, uscire a fare passeggiate almeno ora che dura il tempo buono. Me lo dico e poi non lo faccio.

Insomma, il mio star male si traduce in una chiusura al mondo, a quel paio di amiche fantastiche che ho vicino e che non mi mollano, quando dura troppo mi vengono a stanare.

“Tu lo sai che puoi e devi chiamarmi quando non  va”.

“Lo so, ma vedi, il punto è che quando sto proprio giù non mi viene neanche in mente di chiamare nessuno”.

“Stasera alle 20 vado ad Aquagym vicino casa tua, c’è un’ istruttrice tostissima”.

E così ieri alle 19 e 52 mi sono precipitata fuori casa col costume, l’asciugamano, niente lenti che mi sono scordata e ho fatto la lezione cieca, senza occhiali e tirando a indovinare, le cremine che dopo la doccia meglio coccolarsi.  E mi è passato di botto il mal di testa enorme che mi tiravo dietro da una settimana.

Per cui oggi chiamo io quel paio di amiche che sento da troppo tempo silenziose.

E comunque va davvero meglio, eh,mi sto organizzando un Wine Love Tour per metà ottobre che non avete idea.

Perché insomma,sarò stata in crisi profonda tutto questo tempo, ma almeno ho finito un libro, la “Guida affettuosa al piacere del vino”. E ad Anna e Rachele Lo Piano, che mi hanno incoraggiata e compresa tutto il tempo, e dato una spintarella per ripartire al momento giusto, gliela devo, una degustazione o due come si deve, no?

Stay tuned perché appena abbiamo le conferme definitive vi pubblico anche le date e le sedi in Nord Italia.

Avviso ai turisti: non mi andate in autostrada in bicicletta

Non mi entrate in autostrada in bici

Non mi entrate in autostrada in bici

Sono alcuni anni che il centro di Amsterdam e dintorni è sempre più pieno e affollato. Quella che solo alcuni anni fa era una città con un’offerta alberghiera sottostimata rispetto alla domanda, o perché hanno costruito quel paio di alberghi extra, o grazie a Air bnb, che il comune lo dice sempre che chi ha case a prezzo agevolato non deve lucrarci, ma tanto non hanno abbastanza gente per fare i controlli, ecco, di botto è sempre più piena in tutte le stagioni. Continue reading

PdO: Spargo (si, erano olandesi)

Ma vi rendete conto che solo dopo 21 anni di matrimonio ho scoperto che gli Spargo erano olandesi (si, hanno persino la voce Wikipedia in italiano, e non, per dire, in inglese, vorrà dire qualcosa)? Chi come me è stato adolescente negli anni ’80 sarà si cresciuto con The Day After, Chernobyl, il buco nell’ozono che ci avrebbe fritti tutti e un sacco di roba apocalittica che andava curata a botte di Naj-Oleari, capelli cotonati e spalline da supereroe nel tailleur, ma non può essere che non abbia mai sentito You and me degli Spargo.  Che in fondo il funk-disco-pop, per chi non si suicidava ascoltando i Cure e gli Smiths, era pure un rimedio all’ angoscia esistenziale del futuro post-atomico. Continue reading

PdO: lingua olandese e il Suriname

Bandiera del Suriname

Bandiera del Suriname

Nel 1667 gli olandesi conquistarono il Suriname, sottraendolo agli inglesi, e introducendo nel paese la lingua olandese. Nonostante nel paese si parlino 19 lingue diverse, dei vari gruppi etnici indigeni o importati, il fattore linguistico comune, in quanto lingua ufficiale dello stato, è appunto l’olandese, che si usa in radio e TV, istruzione, indicazioni stradali. Continue reading