Perdersi la modernità per strada, o dei bisogni indotti

IMG_4974Giorni fa mi ha scritto un’ incaricata della Procter & Gamble, rivolgendosi a me che come moglie e madre sarei sensibile al problema delle macchie sui vestiti (P&G è una multinazionale di consumer goods e possiede quei grandi marchi di detersivi che tutti conosciamo) ma poi ho capito che ha scritto a un sacco di gente che conosco. I punti deboli di quella lettera li ha  esposti ottimamente Serena qui. Però nel frattempo si è scatenato un train of thoughts e discussioni online sull’ argomento e così mi sono ricordata che io su certe cose ci avevo già riflettuto tempo fa. Vi ripropongo i contenuti di quel post, rielaborandoli con il senno di poi.

Vi risparmio tutte le derive satiriche e cazzarellistiche sulla vera utilità o usi alternativi dei prodotti che sto per elencare, in quanto ci sono altri che lo hanno fatto meglio di me. Però avendo ormai un’ età, io un mondo in cui gli ammorbidenti, le tavolette per il water, i salvaslip, le mutande a filo interdentale (con relativi salvaslip sagomati), il filo interdentale senza mutanda, i tamponi, i prodotti per la pulizia del water o i batteri che di notte crescono come gli alieni e ti vengono a mordere i piedi e che vanno assaliti a colpi di beccodanatra, e ditemene voi qualcun altro che mi sono scordata, ecco, quei prodotti erano ancora patrimonio di alcune avanguardie consumistiche post-punk (il post-punk è giusto per far capire che anche se ho un’ età, non ho ancora quell’ età).

Cioè, io sono cresciuta all’ epoca in cui con la varechina ci pulivi pure la dentiera. E siccome mia madre è sensibilissima agli odori molesti, ecco, noi manco la varechina.

Il Napisan, signore sempre sia lodato il tuo nome mo che è Pasqua, per scoprire che c’ è gente che col Napisan ci vive o il batterio lo azzanna, ho dovuto aspettare di avere ad Amsterdam la mia prima non-stagista disperata all’ idea che le stessero finendo le scorte e qui non si trovasse.

“Ma che ci fai esattamente col Napisan?”

Mi ha guardata esterrefatta, proprio era senza parole alla visione di tanta insipienza. Poi però ci siamo rese conto che oggettivamente non aveva argomenti per spiegarmelo a cosa le servisse il Napisan, tranne il senso generale di sicurezza in un mondo infestato da schifezze. Ecco, a questo punto io preferirei un analista di quelli buoni, che almeno alla fine del suo ciclo vitale è pure biodegradabile e non impatta negativamente l’ ambiente.

Riflettevo pertanto che certi prodotti della modernità a casa mia proprio non ci sono entrati e se lo hanno fatto è perchè ce li ha portati il maschio alfa, che ha una madre con più fiducia di me nel prodotto moderno. Ma mi sono persa qualcosa? No, lo chiedo alla signorina della P&G che mi chiedeva se potevano mandarmi un ammorbidente da recensire, perché noi blogger scrause si sa che stiamo a casa a cazzeggiare e chiunque ci dia un minimo di attenzione, noi subito lusingate e felici a fare le markette gratis in cambio della bottiglia di ammorbidente. Le ho proposto di assumere Scialba della Zozza come corporate blogger, vediamo se mi rispondono.

Mentre vi scrivo ciò accanto a me la pila del bucato non smacchiato e non stirato, ma ottimamente lavato con il detersivo bio, che spande profumo di cardamomo, che io nella vaschetta dell’ ammorbidente, visto che ce l’ ho di default, ci metto alcune gocce di olii essenziali vari che mi profumano casa, e ho deciso che dopo lavanda, mandarino, rosmarino e anice adesso il cardamomo mi piace proprio.

Ma non limitiamoci all’ ammorbidente, io pensavo anche al detergente intimo. Qualcuno sa dirmi a cosa serva veramente, a parte aumentare la tendenza a candida e pruriti vari nel sottobosco e affaticare la flora batterica che un corpo sano fa così fatica a mantenere a livello? Infatti poi hanno iniziato a vendere quelli col pH neutro, ma roba che non mi piace dentro ce n’ è uguale. Cioè, ma sciacquarsi le pudenda on acqua fresca, mi dicono anche sciogliendoci del bicarbonato, un goccino di aceto se proprio siamo messi male, o, ma attenzione che sebben che naturale ha più controindicazioni ed effetti collaterali e rischi di sensibilizzazione di un antibiotico, un goccino di olio essenziale di malaleuca detta anche tea-tree? Una mano santa, signora mia, e il profumo di disinfestazione che ti lascia la malaleuca in bagnoooooo? Provare per credere.

Comunque per brevi periodi ho usato il Lactacyd, che almeno aveva tutti i batterietti e l’ acido lattico, e nessuno che sia riuscito a spiegarmi la differenza con Actymel, a parte l’ aroma alla fragola. E anche l’ Actymel, dopo una stagione in cui per amor di pace lo compravo ai figli da bere a scuola, lo abbiamo tranquillamente espulso dalla lista della spesa e finora a me non manca. E ne ho già fatto fuori tre. Perché se avete voglia di farvi un giro su Google pare che pure tutte queste bevandine probiotiche alla fine i nostri figli li fanno più ingrassare che altro.  Ma sulla modernità alimentare ho un altro post in canna che alla fine ho scritto per Genitoricrescono.

Ora io non è che sono per principio contro le multinazionali del detergente personale o per la casa. Ma costano tanto, riempiono gli armadi di profumi artificiali (io quando passo nel reparto detersivi del super inizio a starnutire, che ci devo fare?), creano il blob che causa ristagno d’ acqua e puzza nella lavatrice e poi devi usare la tavoletta sgorgante anche lì e la domanda da mille euro è: ma cosa ti cambiano davvero nella vita? Che è la domanda che cerco di farmi su tutti i bisogni indotti, anche quelli che poi decido di tenermi perché ahò, se volevo darmi all’ ascetismo per principio adesso stavo a fare la stilita nel deserto e manco avevo il problema del sovrappeso che mi affligge.

Sul web si trovano autentiche enciclopedie del prodotto naturale e il detersivo per lavastoviglie fai da te. Il naturale non è la salvezza, diciamocelo e non è neanche vero che sia buono a prescindere. Tutti i vibrioni, batteri e schifezze in origine sono naturali assai, e anche sui prodotti vale lo stesso. Il latte non pastorizzato da mucca non antibiotizzata in teoria è meravigliosamente naturale, ma se la mucca ha la mastite ti viene come minimo la cacarella se non di peggio. Da quando ci vacciniamo, abbiamo le fognature e ci laviamo regolarmente la mortalità e le epidemie ammazzano molta meno gente di prima, la scienza e noi persone che ci credono su questo almeno siamo d’accordo. La natura è una roba che si suda, si puzza, gli insetti ti pizzicano e alla fine ti fa schiattare. Basta non scordarci di questo, così non facciamo la deriva antimodernista per principio convincendoci che però ah quanto siamo sani e belli.

Io per un periodo ho tentato di lavarmi i capelli con il bicarbonato per poi sciacquarlo con l’ aceto agli oli essenziali, ma pare l’ aceto disturbasse la libido del maschio che mi dorme a fianco, e quindi ho lasciato perdere. Comunque l’aceto nello spruzzino del liquido finito dei vetri è una manosanta per la cucina, provare per credere. Io ci ho creduto fino a che non mi hanno spiegato che non è vero e che per quello che pesa sull’ ambiente l’aceto non è che renda poi tanto.

Da quando ho il piano in acciaio mia suocera mi riporta i prodotti specifici per acciaio più strabilianti, ma io ho raggiunto la pace dei sensi con il bicarbonato (che in polvere e diluito con l’ acqua dello straccetto bagnatissimo è meglio del Cif, che messo con acqua bollente nelle pentole a bollire stacca tutte le bruciature delle mie frequenti distrazioni culinarie, che ci pulisco la qualunque e lo aggiungo al detersivo in lavatrice come potenziante). No, lo dico alle multinazionali. Anzi, da quando mi hanno convinta che alcalinizzare il corpo è la ricetta per una vita lunga e sana io al mattino bevi acqua e limone e col mezzo limone spremuto strofino il banco e il lavandino della cucina e brilla, profuma e ho fatto il pieno di vitamina C, che con questo clima ci vuole.

Quello che invece mi ritrovo in casa, e anche se per amor di pace ho introdotto l’ equivalente ecologico-biodegradabile-pure nature è il beccodanatra per il water. Niente, al maschio sembra indispensabile, mentre a mio avviso è ancora più indispensabile che i maschi piscino da seduti, specie quando il coefficiente Hp-Bw sia minore di 3 cm., ove Hp è l’ altezza da terra del pisello erogante e Bw è l’ altezza da terra del bordo del water, e insomma sedetevi per bene e spingetevelo in dentro con la mano, se la paura è che il pisello tocchi l’ interno del bordo del water, che come sappiamo dalle pubblicità è un covo di batteri mostruosi e pelosi e ghignanti. Ma è come se parlassi ai sordi. Qui tocca sbrigarsi a tirar su due lire e finire di realizzare il bagno delle femmine, a cui metterò un comando di apertura con lettura dell’ iride per impedire l’ ingresso dell’ anatra in questione.

Poi a livello bagni abbiamo un ulteriore problema, che è quello dello strato di alghette microscopiche che si formano sotto il pelo dell’ acqua nel pozzetto. Ma le alghe non sono figlie della natura pure loro? A me sinceramente quel bordino scuro lì da meno fastidio dell’ idea di rovesciare negli scarichi e quindi nella natura, chili di sostanze che poi portano alla crescita incontrollata di alghe che si nutrono di fosfati nei fossi e nei canali, che così consumano tutto l’ ossigeno, fanno fuori i pesci e pure le papere quando nuotano in mezzo a quello strato verdiccio e gelatinoso, gli tocca spingere con il petto. E mi chiedo se questo circolo vizioso da papera di plastica a papera piumata valga la pena, solo per un water un pochino più lucido e splendente, ma non per questo più pulito. Vai regolarmente di spazzolino, direi.

Un altro paio di prodotti con lo spruzzino che giacciono nascosti nel fondo del pensile sono il prodotto per pulire il microonde, un’ altra cosa con la puzza chimica e assolutamente inutile. Il microonde si pulisce molto più rapidamente mettendo una ciotola piena d’ acqua con una fettina di limone o uno spruzzetto di succo preso dal barattolino a palla giallo e facendogli fare un giro di un minuto. Il calore e il limone sciolgono tutto, basta passarci la solita pezzetta e passa la paura.

Idem il prodotto per il frigo, cosa c’è di male nella solita soluzione di acqua e bicarbonato, che oltretutto assorbe tutti gli odorini schifosi? Tantevvero che un contenitorino con dentro un paio di cucchiai di bicarbonato non solo starebbe bene fisso in frigo, ma toglie pure l’ odore di fritto dalla casa tutte le volte, e a casa mia sono tante, in cui la voglia di casalinghite mi si estrinseca nella realizzazione del detto atavica: “la femmena de casa addà puzzà de fritte”. E io friggo.

Ora, non vorrei sembrare quella che le hanno mandato in casa la confezione gigante di bicarbonato e aceto per cantarne le lodi, ma se la Solvay e la Ponti decidessero di farlo chi sono io per dirgli di no?

Per dire che il post originario mi ha procurato una soluzione geniale per pulire l’ argento con l’ alluminio e il bicarbonato. Sciogli il bicarbonato (o anche solo il sale) in acqua bollente, ci aggiungi palline di alluminio (io per semplificare ho fatto tutto nella vaschetta di alluminio), immergi gioielli e posate di argento anneriti un attimo, li tiri fuori, li asciughi e LUCIDIIIIIIIII. Una roba incredibile, vi prego non spiegatemi il principio che poi magari scopro che c’ è la fregatura anche lì e ci rimango male.

Insomma, se davvero esistesse e riuscissi a trovare il detersivo per piatti e lavastoviglie pur natur e che funzioni sarei una donna felice, per ora mi limito a prenderli, insieme a quello per i panni, dal negozio biologico che mi giura che non si biodegradano ma si disintegrano proprio senza ammorbare l’ambiente e io ci voglio credere volentieri. Poi un giorno scopriremo magari che era marketing anche quello.

L’ unica concessione alla modernità che facciamo, per insistenza del capo, sono le salviettine pulenti usa e getta, una mano santa per quando i maschi e il coefficiente mandano a ramengo le mie istruzioni di pisciar seduti e almeno riparate i danni sul momento. Quelle di cui invece facciamo a meno sono quelle da usare sul proprio corpo, per evitare che qualcuno si sbagli, ma soprattutto perché ci è sembrato più comodo e utile installare un bidet con cassetto asciugamanini e cesto biancheria sporca accanto.

E infine, le eroine della nostra pulizia di casa, ovvero le pezzette: in microfibra, in cotone, di stracci e lenzuoli vecchi, qualunque macchia o crosta da pulire la metto in ammollo con sopra la pezzetta imbevuta di acqua bollente e ripasso, con o senza aceto, Soprattutto per i fornelli è favolosa. Ma ve l’ ho già detto pure qui.

Insomma, non cedete alle tentazioni promesse dal fast-cleaning dei prodotti superflui, fidatevi dello slow-cleaning, a patto di non inciampare nella pezzetta che sta facendo il suo lavoro. Il “fresco profumo di pulito” dei prodotti chimici, fidatevi, è un bisogno indotto. In fondo se siamo cresciuti con le madri di una volta, lo sappiamo tutti che la casa pulita puzza. Puzza di aceto, di varechina e di bagnato, lasci aperte le finestre e passa anche quello. O ci accendiamo il bastoncino di incenso altro bisogno indotto, a mio modesto avviso, ma vabbè, io ho il trip degli olii essenziali e altri hanno quello dell’ incenso.

Non so voi, ma noi abbiamo un sistema immunitario in questa casa che ai batteri e ai virus basta che gli fa “buh” che li fa scappare via di corsa subito. Non abbiamo paura quindi di quelli che ci proliferano nel water, anche se maschio alfa è assolutamente convinto che un giorno schiatteremo per via di quelli che si annidano nelle mie numerose pezzette bagnate abbandonate in un angolo del lavandino in cucina. Che poi la passi sul piano di cottura e zac, i batteri zompano sul cibo.

Il che, come dire, mi sa tanto che ha ragione da vendere. Quasi quasi mi faccio un secchio di varechina col coperchio in cui affogare tutte le pezzette usate in attesa di lavatrice. Spero solo che non ci inciampi nessuno per sbaglio.

11 pensieri riguardo “Perdersi la modernità per strada, o dei bisogni indotti

  • 27 marzo 2013 in 10:31 am
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    però pure la candeggina inquina (è un composto del cloro). Insomma è una lotta impari, allo sporco ed all’inquinamento da prodotti che ce ne dovrebbero liberare.

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    • 27 marzo 2013 in 10:46 am
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      Infatti inquinissima. Mia madre non la usava per la puzza, io per l’ impatto ambientale. Speriamo non si scopra che anche il bicarbonato non è kosher

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      • 27 marzo 2013 in 8:52 pm
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        Sará, ma allora anche il sale da cucina é un composto del cloro…la candeggina ogni tanto é utile, soprattutto per i piani della cucina. Una passata ogni tantp e tieni le conte batteriche sotto controllo. Se hai la passione per le fermentazioni fatte in casa, pasta madre, birra, vino, marmellate fai da té e via andando, un po’ di controllo su chi si ospita in cucina ci vuole.
        Costa poco, funziona, basta non esagerare (e non mescolarla coll’acido cloridrico)

        Comunque ho una grande invidia per coloro che vivono in zone con l’acqua soffice, anche se devo dire che per i miei reni, abituati all’acqua calcarea da una vita, l’acqua morbida é estremamente diuretica, una roba allucinante, mi ci vuole un mese o due a abituarmi 😉

  • 27 marzo 2013 in 10:42 am
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    Io penso che scandalizzo colleghe e mamma dicendo che di detersivi per la casa ormai non ne compro più: aceto, acqua e olio di gomito.
    Per la lavatrice, niente ammorbidente: mi fa proprio schifo, ho un’adorazione feticistica per i panni un po’ rigidini e ruvidi. E uso possibilmente detersivi bio, più che altro perché quelli non bio hanno spesso profumi troppo forti, mi fanno starnutire. Costa tanto? Beh, il tecnico della lavatrice mi ha detto comunque di mettere poco detersivo, se no la mia (che è una carica dall’alto) fa troppa schiuma e si blocca.
    Poi per carità, magari se mi lasciassi tentare da qualche bisogno indotto in più la mia casa non sarebbe lo schifo che è. Ma anch’io sostengo che fa bene agli anticorpi 🙂

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    • 27 marzo 2013 in 10:47 am
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      yo, sister. Infatti l’ ammorbidente è un dramma per gli asciugamani, che assorbono di meno l’ acqua, cosa che il bucato cartavetratoso sembra fare di più. Ecco, mi sono scordata il balsamo per capelli.

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    • 29 marzo 2013 in 10:13 am
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      ma per ammorbidire basta un misurino di aceto direttamente nel cestello. le cose si stropicciano di meno e sono più facili da stirare, per chi ha la passione dello stiro. inoltre l’aceto addolcendo l’acqua sostituisce alla grande il famoso calgon e la lavatrice durà di più….. 🙂

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  • 28 marzo 2013 in 12:56 pm
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    Per pulire l’argento hai fatto una reazione elettrochimica: la reazione di riduzione dell’argento (da Ag2S solfuro, bruno ad Ag metallico, splendente) ad opera dell’alluminio che è passato da metallico a Al3+, in soluzione. E’bella ed utile la chimica, eh? 😉 -se usata bene-

    Per saperne di più: http://bit.ly/ZBjwlK

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    • 28 marzo 2013 in 1:24 pm
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      he bello sapere anche cosa ho fatto di preciso, a parte lucidare la collana e le forchette. Senti, ma per caso ne hai anche tu d trucchi chimici utili?

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  • 2 aprile 2013 in 6:55 pm
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    ho sempre avuto l’innata sensazione che ci propinassero veleni per guadagnare, allora ho cominciato a non sentirmi un pesce fuor d’acqua e a farmi detersevi e detergenti fai da te, ultimamente anche le creme per il viso…..insomma ora so cosa mi metto addosso….un bacio e sappi che sei sulla strada giusta!!!

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