La celebrazione per i caduti di tutte le guerre che si tiene tradizionalmente il 4 maggio nei Paesi Bassi è forse tuttora il momento più unitario del Paese, da sempre. Il suo culmine è la celebrazione in piazza Dam alla presenza della famiglia reale (che ci tiene tantissimo a partecipare ma sceglie di ricavarsi un ruolo secondario, lasciando spazio a parenti delle vittime, veterani, leader religiosi, sopravvissuti.)

Quest’anno le celebrazioni erano tante, accompagnate da incontri e iniziative nelle scuole per tutto il mese di aprile. La pandemia ha costretto tutti a cambiare radicalmente i propri piani. E non per questo è stato meno toccante, anzi. Vi racconto quindi qualcosa del 4 maggio in genere e di questo in particolare.

È la celebrazione che tutti si guardano da casa al Tg, a cui cercano di partecipare assembrandosi in 20.000 persone in piazza Dam o andando a deporre fiori sui piccoli e grandi monumenti ai caduti che si trovano ovunque e in cui le celebrazioni vengono organizzate dai tanti comitati di volontari.

Che sia un momento sentito da tutti te ne accorgi proprio, per via dei due minuti di silenzio alle 20, che riecheggiano dappertutto. Tram e mezzi pubblici si fermano e gli autisti chiedono di rispettare i due minuti (un anno un autista fece un cazziatone e fece scendere dal tram dei pischelloni scemi che facevano chiasso apposta), nei ristoranti si ferma tutto e si avvertono i clienti, dalla mattina i cartelli sulle strade chiedono a chi guida di cercarsi per tempo un parcheggio se vogliono fermarsi per i due minuti.

Questo silenzio che è molto più di un silenzio. Infatti stil! significa sia “zitto” che “fermo”. E il Paese infatti si ferma nella riflessione sul costo della propria libertà.

Quella libertà che poi si festeggia il 5 maggio con l’anniversario della Liberazione e che per gli olandesi è da sempre il valore fondante della nazione. Quest’anno quella libertà individuale che è stata pesata sulla bilancia della salute pubblica contro l’epidemia Covid-19.

La commemorazione di ieri che con amici e studenti di olandese abbiamo voluto seguire insieme su Zoom è stata ancora più di impatto del solito. Già io che tutti gli anni solo guardandola in televisione mi faccio dei grandi pianti.

Ieri in questa piazza completamente vuota, senza la folla, senza la guardia d’onore di militari in servizio e veterani che va dalla porta del palazzo reale al monumento. Senza le sedie dei sopravvissuti, che sono quelli che vengono materialmente a deporre le corone a nome dei vari gruppi. Soprattutto loro, che sono anziani e ancora più fragili quest’anno, sono stati assenti per precauzione. Di solito vengono presentati da un parente che racconta che ruolo hanno avuto durante la guerra e a nome di quale gruppo depongono la corona. Questo è avvenuto per video su un maxi schermo di fianco al monumento, con due scout in divisa che hanno materialmente deposto le corone per loro conto.

Ma prima dal palazzo sono usciti il re e la regina Màxima, la sindaco di Amsterdam Femke Halsema, il premier Marc Rutte e la presidente del comitato organizzatore 4 en 5 Mei Gerdi Verbeet più un aiutante in divisa alle spalle del re, e hanno percorso lo spazio vuoto tra palazzo e gradini del monumento e deposto le corone.

Il discorso del re, per la prima volta in questa circostanza, era stato previsto proprio in occasione dei festeggiamenti per i 75 anni dalla fine della seconda guerra mondiale. Il testo lo trovate qui. Ha ricordato che le deportazioni degli ebrei da Amsterdam, attraversando in tram tutta la città fino alla stazione di Muiderpoort davanti agli occhi di una popolazione che non era intervenuta, sono cominciate con un cartello in Vondelpark che diceva: vietato l’ingresso agli ebrei.

L’orazione nella Nieuwe Kerk è stata pronunciata dello scrittore Arnon Grunberg, la cui madre è una sopravvissuta di Auschwitz. A conclusione l’ensemble a cappella femminile Wishful singing ha cantato il cosiddetto Indisch Onze Vader, il padre nostro indonesiano. Questo brano si è guadagnato un posto nel cuore di chi lo ha ascoltato cantare tutte le sere in un campo di concentramento giapponese da una ragazza che lo aveva imparato dalle Orsoline a Batavia.

Una commemorazione quindi tra passato e presente in pandemia, un’immagine impressionante con la piazza vuota, e la quarantena che ha posto molti limiti alle normali celebrazioni nel paese. La sindaco Halsema ha raccontato quanto le fosse costato annullare le celebrazioni, a cui i semplici cittadini hanno risposto andando spontaneamente a ripulire e lucidare i monumenti ai caduti. Quando piazza Dam dopo la cerimonia è stata riaperta molti cittadini, da soli e tenendosi a distanza di sicurezza, sono andati a deporre fiori sui monumenti.

Un’altra iniziativa consolatoria bellissima è stata lanciata invitando a suonare tutti insieme il Taptoe, il segnale di tromba che indica il momento del silenzio. Molti miei amici hanno dichiarato che è stato il momento più commovente. Nel video sopra vedete una di queste iniziative a caso.

Io spero sinceramente che questa sia l’ultima volta che dobbiamo assistere a una celebrazione del genere con la piazza vuota. Ma ce ne accorgeremo l’anno prossimo.

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