Caccia al fantasma nel Flevopark

Inutile, ci sono delle donne che hanno idee geniali che a me non verrebbero mai in mente. Così una mamma della scuola che ci propone un venerdì sera una caccia al fantasma nel parco. E allora ieri, oltre a portarmi i due mostri miei, e due loro amichetti che avevano giocato insieme tutto il pomeriggio e che fai, non te li porti, e una focaccia al baccalà fatta con gli avanzi ricresciuti dell’ impasto per frittelle al baccalà avanzatomi, e una coperta e una lanterna solare del giardino, e di questi tempi fa notte tardi e abbiamo fatto tardissimo, ma ci siamo divertiti assai.

Prima ci siamo sparpanzate agli orli di un pratone enorme, di quelli di cui il Flevopark ha la licenza, perché il Flevopark è un parco pubblico agli estremi confini est della città, verso quei bordi sfilacciati di acqua e terra e il canale che va al Reno che piacciono a me (cavolo, ma quanto ho scritto sul blog vecchio? Questa poesia me l’ ero scordata proprio) ed è pieno di prati, di macchioni, di acque, lo stagno con le ninfee o forse più d’ uno, lo specchione d’ acqua aperto, alcune villette seminascoste invidia profonda a chi ci abita, magari per antichi privilegi e il cimitero ebraico proprio vicino all’ ingresso. Ci sono persino una giardino attrezzato con altalene e varie e un baretto, ma stanno all’ ingresso.

I tre grandi, a cui si sono unite due bambine che poi avevano perso la chiave della bicicletta, si sono messi a giocare a calcio, i piccoli si infilavano nei macchioni e “in mezzo al bosco/ dov’ è più fosco” avevano la fabbrica d’ armi, ovvero un posto da cui tiravano fuori rami contorti a forma di bazooka, lanciagranate eccetera (grazie al famoso libro illustrato sulle armi nei secoli Orso conosce in modo competente un mucchio di armi di cui io non ho cognizione). Orso si muoveva sempre al limite estremo di visibilità, entrava e usciva da un macchione e quando mi sono avvicinata per tenerli d’ occhio spariva silenziosamente. Questo bambino andrebbe bene per il genio guastatori.

Li ho inseguiti in un macchione in cui c’ era gente.

“Sai mamma, c’erano dei grandi che facevano un pic nic nascosti, c’ era poi anche una giacca”.

“Nooo, facevano esse – e- ics”. ‘Sti bambini di oggi.

Con le madri ho fatto proselitismo sulle palline per il pavimento plevico, pare nessuna di loro sia mai stata in un sex-shop e abbiamo deciso di andarci insieme una mattina che i figli sono a scuola e dovrà essere la settimana prossima. Poi ci siamo alllargate su sesso, “50 shades of gray”  e un paio di loro hanno pure incrociato nella vita dei tipi che volevano essere insultati pesantemene “ma inutile, a me proprio non mi veniva” e proprio mentre in due stavamo per andare a imboscarci per fare pipì una fa: perché quando frequentavo i giri lesbici sado-maso e noi fermaaaaaa, aspettaci che torniamo e ce lo dici. Un’ altra faceva a suo tempo la volontaria per l’ Arcigay locale ed era sempre evasiva, quando faceva robe tipo la bigliettaia nei locali, se le chiedevano: ma tu sei lesbica? Anche perché con lei a fare il volontario c’ era anche il suo ragazzo. Belli i tempi del COC, dell’ Homolulu e altri posti, che mi sono persa tutti. ‘Ste madri di oggi.

Poi due delle madri sono sparite per metter su gli indizi della caccia al tesoro e siamo partiti. Bisognava cercare i palloncini, c’ erano fotocopie di robe spaventose, tipo ragni, pipistrelli, teschi e quelle teste di morto con tanti denti che si trovano a volte sui giubbotti dei metallari attaccati con le puntine, un viso di bambola bianco e nero.

“Ti immagini, fra un po’ quando è più buio, passa qualcuno magari un po’  fumato e vede queste foto attaccate agli alberi e i palloncini che galleggiano in alto tipo teste decapitate? Rischia il coccolone”.

C’ era ancora luce, ma i bambini correvano avanti e indietro e trovavano ovetti di cioccolato, regalini, caramelle varie, che questa donna l’ ha organizzato veramente bene il percorso. Poi alla fine siamo scappati via perché mi sono ricordata troppo tardi che dovevo prolungare il noleggio auto condivisa e riportarne due a casa.

Siamo tornati con Orso che sembrava il piccolo spazzacamino perché tra le varie armi aveva anche ” una bomba al carbonio, mamma” ovvero un pezzo di tronco semibruciacchiato e abbiamo anche dovuto fare la doccia e riferire al padre le avventure.

Comunque se dovesse venirvi voglia dif arvi un giro al Flevopark da piazza Dam ci si arriva con il tram 14 fino al capolinea e dallo zoo con il tram 7. E c’ è anche una piscina all’ aperto proprio di fronte ai tram,  che minacciano di chiudere ma è bellissima per una giornata con pic-nic in piscina. Vi ricordo che nelle piscine olandesi non esiste l’ obbligo di portare la cuffia.

Comunque a me la serata al Flevopark, con l’ aria dolce che finalmente sembra estate e la luce che dura a lungo, mi ha ritemprato, a guardarci i vari passeggiatori, ciclisti, gente che gioca al pallone, maschi in allenamento che ci sono pure i tronchi per fare gli addominali e a un certo punto una coppia in tuta che faceva jogging, lei con il velo islamico in testa, quello un pochino più ingombrante legato sotto il mento e non dietro la nuca, che dirvi a me è sembrato un segno di integrazione. Poi voi pensatela come vi pare.

Informazioni su Barbara Summa

L'unica, inevitabile, inossidabile, imprescindibile, improponibile Mammamsterdam, ora nella nuova confezione migliorata.
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2 risposte a Caccia al fantasma nel Flevopark

  1. Amedeo ha detto:

    Che io mi vi immagino, sa’?
    Distese prone sul prato, gambe ciondolanti all’aria, mani sotto il mento, poggiate sui gomiti, che ciarlate.
    “Mamma, vieni a vedere che cosa ho trovato!”
    “Amore, ma non lo vedi che stiamo parlando?”
    “Dai, mamma!”
    “No, staccati! Vai a giocare, su … Dicevi, Lotte, del dildo rosso. Ma a te entra tutto…?”

    • Mammamsterdam ha detto:

      La posizione che dici tu, Ame, andrebbe bene se pesassimo quei 20 kg. in meno, noi eravamo più stile balene spiaggiate. Comunque il: adesso vai a giocare a pallone con gli altri che noi parliamo si, è stato detto.

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