Habemus casam (comprare casa ad Amsterdam in 10 anni)

Dopo 10 anni di ricerche, a fasi alterne di grande impegno e pelandrite, abbiamo comprato la nostra prima casa. Amsterdam è abbastanza difficile come mercato: prima di tutto perché c’è una richiesta enorme di case in vendita, ma solo un 30% scarso ha tale destinazione. Il grosso sono abitazioni appartenenti alle grandi corporazioni edilizie, che con un concetto paragonabile a quello dell’edilizia popolare affitta case agli aventi diritto. Questo è un settore completamente intasato: è vero che è sempre possibile affittare case carine e in belle zone a prezzi favorevoli dopo 20 anni di lista d’attesa (e nel frattempo bisogna pur vivere da qualche parte), ma è anche vero che chi ha una casa del genere non la molla più.

Anche perché, arrivati al punto in cui si guadagna di più e si vorrebbe comprare, non c’è più proporzione o offerta, e quindi si resta dove si sta, bloccando tutto. Il fatto è che le corporazioni edilizie hanno come scopo quello di provvedere a un numero sufficiente di abitazioni, costruendo e ristrutturando, ma non sempre ci riescono. Inoltre sono legate a ogni sorta di regole arcaiche: una per esempio è che a una famiglia si possono allocare al massimo 90m2. L’altro è che non si possono eliminare abitazioni, accorpando per esempio due piani piccoli per creare una casa più grande. Neanche i privati possono o farlo, o, se del caso, devono seguire un iter sfiancante.

Inoltre, se io mi compro una cosa che fino a un paio di anni fa ancora si trovava, ora non più, cioè uno stabile con primo e secondo piano affittati, e terzo e sottotetto libero (le uniche possibilità di avere case più grandi è ai piani alti accorpando le soffitte), poi non necessariamente, una volta partito l’inquilino a tasso bassissimo, potevo mettermi in casa chi volevo io: mia madre, un amico. No, l’inquilino nuovo me lo assegnava l’ufficio preposto in base alle loro liste e precedenze e sistema a punti. Non ci ho neanche mai provato ad entrare in questo circuito di affitto, sono semplicemente arrivata troppo tardi.

Io in realtà sono arrivata l’anno in cui si è scatenata la febbre dell’acquisto. In pochi anni i prezzi delle case sono quasi raddoppiato, poi è arrivato l’euro e la cosa si è ripetuta, complici tassi di interesse al minimo storico e sgravi fiscali per chi acquistava. C’è chi comprando al momento giusto e lasciando la città si è davvero fatto i soldi. Anche i quartieri più sfigati sono diventati richiestissimi.

Insomma, negli ultimi 10 anni il mercato era dei venditori. La gente si scannava alle visite alle case per poter fare un’offerta per primi. Anche a noi, a una seconda visita alla casa dei miei sogni (un piano alto con due inquilini sconosciuti sotto) con il capo sottratto al lavoro, ci siamo visti l’altra visitatrice in preda al panico fare un’offerta prima che arrivasse suo marito e prima che il mio potesse dire buongiorno all’agente. Per paura che la facessimo prima noi.

Ma è da anni che è risaputo che per i prezzi medi si riesce a comprare solo se si conosce qualcuno o affidandosi a un agente. E anche lì è una jungla. per le case dai 3 milioni in su, il giro forse è diverso.

10 anni fa, appena capito come giravano le cose, mi rivolsi al signor Versteeg della Galman en Versteeg, su raccomandazione di un conoscente. All’epoca il signor Galman si era già ritirato ma sostituiva il socio durante le vacanze. Versteeg avrà avuto sui 70 anni, di cui 40 trascorsi a insegnare il mestiere alla scuola per agenti immobiliari. Gli bastava guardare una casa per fargli la radiografia. Ci siamo piaciuti al primo appuntamento, gli spiegai le nostre esigenze e possibilità economiche e, memore di quanto mi aveva detto un precedente immobiliarista rampante, che all’epoca imperversavano, gli chiesi se dovevo firmargli una delega. Il rampante mi aveva spiegato che anche se alla fine avessi trovato e comprato una casa per conto mio, che so, comprandola da un parente, comunque la percentuale gli toccava in virtù del pizzino che voleva farmi firmare.

Il Versteeg mi guardò bene, sorrise e disse: “Signora, in quarant’ anni di professione lei sarebbe davvero la prima a firmarmi una cosa del genere.” E ci demmo la mano. Da allora la Janny dell’ufficio mi mandava ogni giorno dei fax con le case che corrispondevano alle mie caratteristiche.

Ne ho viste un sacco di case con lui, ed è così che ho imparato un sacco di vie di Amsterdam. Ogni volta le esaminava, mi portava dall’altro lato della strada, mi indicava la facciata e mi spiegava: “La vede quella crepa lì? (non vedevo un accidente) Significa che in quel punto stanno cedendo le fondamenta. Tempo tre anni (o cinque, o 10) e le dovrete rifare ed è una cosa lunga, costosa e rognosa. Lasci stare, mi creda, non fa per voi.”

Ho imparato un sacco da lui, ma trovavo che le sue valutazioni del prezzo degli immobili fossero troppo conservatrici. Si rende conto quest’uomo che dopo 40 anni di immobilismo il settore sta esplodendo? Che i prezzi salgono di giorno in giorno? Che devo trovare in fretta qualcosa? Che con quello che costano gli affitti ogni giorno che passa perdo dei soldi? No, lui aveva le sue idee su cosa valessero le case e se c’erano dei pazzi pronti a far levitare i prezzi pur di aggiudicarsi la casa dei loro sogni peggio per loro. Lui doveva proteggere i suoi clienti dalle cazzate emotive.

“Pensi, dio ne liberi, che lei magari dopo un paio d’anni si trova costretta a vendere per qualsiasi motivo. E ha pagato la casa eccessivamente, per cui o non riesce a rivenderla, o nel frattempo il mercato ha subito una flessione? Sul lungo termine importa poco, ma nella vita non si sa mai”. Quanto aveva ragione me lo dimostrò la vita anni dopo.

A un certo punto abbiamo trovato da affittare con contratto minimo di un anno nel cosiddettto vrije sector o settore libero: paghi prezzi conformi al mercato e affitti una casa per un minimo di un anno. Puoi anche restarci tutta la vita. Smisi di farmi mandare le offerte, tanto per un po’ restavo lì.

Nel frattempo venne Internet e su www.funda.nl gli immobiliaristi associati mettevano le loro offerte. Siccome per evitare conflitti di interessi (quanto avremmo da imparare in proposito) in questo paese esistono un agente che rappresenta il compratore e uno che rappresenta il venditore (a meno che non si scelga per il fai da te, (ma, ripeto, ad Amsterdam è una pia illusione), se si trovava qualcosa di interessante contattavo l’agente che vendeva, andavo a visitare l’immobile, cercavo di convincere il capo, quanto mai recalcitrante sull’argomento, che davvero dovevamo comprare e ora. Lui non ci sentiva, trovava tutto esageratamente costoso, e nonostante il settore libero il nostro affitto, di proprietà di un fondo pensioni, non aumentava esageratamente e ci costava meno dei soli interessi sul valore della casa.

Facciamola breve: da quando ho figli una casa spalmata su 5 piani è un incubo. Mi sono rovinata la schiena a portarli su e giù. Pago tanti metri sfruttati male perché anche se bellissima la nostra casa è poco pratica. L’ho messo con le spalle al muro ricordandogli che abbiamo due figli a cui pensare e non ci siamo mai assicurati, che io non ho una pensione e che comunque avevo le palle così girate che niente niente divorziavo se non si decideva, che io dovevo traslocare e subito, porcaloca. A costo di riaffittare un’ altra cosa, volevo una casa su un solo piano (altra pia illusione in questo paese). Secondo me l’ha convinto la cosa della pensione.

Abbiamo cercato un po’ rendendoci conto che il mercato è sempre peggio, lui vuole la casa grande e ha cercato di convincermi ad andare a vivere in un paesino, io gli ho spiegato che se vivo in Olanda è perché sto ad Amsterdam e nel suo paesino, con lui tutto il giorno fuori per lavoro io da sola con i bambini e l’isolamento sociale mi suicido in tre settimane, risultato: abbiamo capito che avevamo bisogno di un agente.

Richiamo la Galman en Versteeg, ritrovo la Janny al telefono che mi dice che l’agenzia l’hanno rilevata lei e l’altro ex-dipendente, ma che lavorano sempre secondo lo stesso metodo. Di nuovo ci hanno pazientemente portato a veder case, anche se i nostri gusti non coincidevano, anche lí ci sconsigliava le cazzate (tipo una casetta bellissima TUTTA da rifare dalle fondamenta in su in un punto idilliaco di Amsterdam, tra le dighe, le mucche e i prati, sembrava di stare nel paesino del cavolo, ma in centro in 20 minuti di bici e traghetto. “Questa casa, con due bambini, il lavoro che fate e tutto il resto ti costa il tuo matrimonio, dammi retta”).

E adesso l’abbiamo trovata. È bastato che il capo ci credesse. Certo, era la terza per cui eravamo davvero convinti, ma le altre due una ce l’hanno soffiata sotto il naso e l’altra, offerta in busta chiusa, l’hanno venduta a € 104.000 più del prezzo di base, un tetto e 4 pareti in cui fare tutto. Per dire, il mercato congestionato.

Anche qui, offerta in busta chiusa, Qui il capo mi ha sorpreso:

“Senti, questa la vogliamo e per come la vedo io è la nostra ultima occasione di trovar casa ad Amsterdam, è inutile che stiamo lì a calcolare se offrire 10 o 20mila euro in più, vediamo cosa riusciamo a rimediare tra mutuo e facendoci prestare soldi dai nostri. Dal totale togliamo i € 50.000 che ci costa la ristrutturazione e offriamo quello, punto”.

Prima telefonata: non ce la vendono. Qualcuno ha offerto un € 5.000 più di noi (bene, stiamo cominciando a capire come va il mondo). Ma dopo tre giorni ci hanno ripensato. I genitori si erano spaventati per la moschea a 200 metri e gli hanno detto di lasciar perdere. Poi Amsterdam è un paesone, scoprimmo mesi dopo che erano amici di amici e che si sono sempre pentiti di non averla presa loro. Il che ci consola.

Ci richiamano, io sono in Italia, il capo telefona per chiedermi: siamo davvero sicuri di volerla? Si. Intanto noi da un mese stiamo rimediando soldi da tutte le parti. Abbiamo fatto due assicurazioni sulla vita. Abbiamo scelto il tasso fisso per 30 anni per stare sicuri. Ci siamo legati mani e piedi. Abbiamo passato notti insonni. Ma abbiamo una casa. A fine mese ci danno le chiavi. È fatta. In fondo ci abbiamo messo solo una decina d’anni.

Aggiornamento 7 anni dopo

Il nostro saggio consiglio alla fine è di non fare come noi, che siamo cresciuti in paesini e in case abbastanza grandi ed avevamo una visione distorta delle cose, ovvero che quando compri casa lo fai una volta nella vita e quindi devi scegliere bene. In realtà ad Amsterdam conviene partire da una casa piccola e che puoi pagare comodamente e poi fare l’ upgrade ogni volta che te lo puoi permettere. Cominci col monolocale e di volta in volta, aumenta la famiglia, cambiano le esigenze, vendi e traslochi. Certo, se uno compra in quest’ottica cerca anche case che siano facilmente rivendibili. Non è detto che si arriva subito alla casa dei tuoi sogni, ma ci si può lavorare.

 

19 pensieri riguardo “Habemus casam (comprare casa ad Amsterdam in 10 anni)

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