Cari e belli, siamo rientrati, la scuola è ricominciata lunedi, io ho attaccato subito a lavorare e non ho avuto il tempo di fare un po’ di decompressione, per cui latito ancora da questo spazio. Ho in bozza alcuni post, ma visto che oggi è uscito un mio articolo per Genitori Crescono, intanto comincio da qui.

Quelli di voi che mi seguono regolarmente qualcosa sanno o hanno intuito, ma in realtà è solo durante le vacanze che mi sono resa pienamente conto di che tre anni di merda che abbiamo alle spalle. Io non posso raccontare sul blog tutto, ma proprio tutto quello che mi passa per la mente, non sembra visto che sembro la rana dalla bocca larga, ma purtroppo negli spazi pubblici si adottano le buone maniere da spazio pubblico.

Questo articolo mi è uscito fuori qualche mese fa nelle discussioni di redazione con Genitori Crescono, è uscito da sé spinto dall’ urgenza di parlare con chi avesse avuto problemi del genere e da tutto ciò è poi nato il tema di questo mese su Genitori Crescono: Genitori contro tutti. Perchè parlando scopri che non sei da solo, che altri hanno a volte la sensazione di stare a combattere con i mulini a vento, che ti accasceresti volentieri anche perché nel frattempo non è che la vita si mette in stand-by e ti aspetta, no, il lavoro va avanti, gli amici, la vita sociale, i saggi di fine anno eccetera. Forse per questo, anche se le vacanze sono state bellissime e appaganti io e il maschio alfa siamo ancora stanchi.

Ma ne parli, ti sfoghi e gli altri parlano a loro volta e scopri così di non essere da sola. Scopri che anche se molta gente non capisce davvero quale sia il problema, alcuni lo capiscono benissimo, o perché ci sono passati anche loro o perché sanno immedesimarsi ed ascoltare. E quando hai il sostegno adatto riesci a superarti, ad andare oltre te stessa, a universalizzare quello che impari strada facendo.

Su Genitori Crescono ho trovato lo spazio che qui, da sola, mi mancava e forse ho detto più di quello che avrei detto qui, grazie anche al sostegno morale e materiale dei vari colleghi che ringrazio tutti: Serena e Silvia innanzitutto, che mi e ci offrono lo spazio per fare discorsi elaborati a un uditorio sensibile e attento, la sbloggata Supermambanana, Polly, Valewanda, Chiara, Luana, Silvietta, Elisa, l’ ineffabile Gasp .

Che dirvi di più, più di quello che hanno detto loro a me in tutti questi mesi? Parliamone, pensiamoci, cresciamo, impariamo.

Vi metto qui la foto che non abbiamo messo di là, è un momento di gioco al Nemo, ma si presta a tante interpretazioni.

5 comments

  1. che hai pienamente ragione: ci ascolta solo chi ci è passato o ha avuto esperienze comunque dolorose ed è quindi in grado di com-patire (nel senso proprio del soffrire insieme, condividere) queste cose

  2. Grazie mille!! Stiamo passando una situazione simile a quella che tu hai descritto così bene……
    Da noi il problema è concentrato in un unico ragazzino: insulti, minacce di morte, botte e distruzione di materiali personali (es. astuccio perfettamente tagliuzzato in modo da renderlo inutilizzabile).
    Risposta della maestre: “Ma insomma, è un bambino talmente deprivato, è un ROM, vive in una roulotte, non ha una famiglia dietro…”.
    Solo che tutto quello che ho scritto sopra lo hanno patito i suoi compagni, per 5 anni, soprattutto mio figlio Luca che questi abusi li ha sempre mal sopportati e quindi – va da sé – è diventato il bersaglio numero uno.
    Alla fine di 5 anni così, Luca non ci ha più visto: si è beccato una ginocchiata sul naso e ………..ha reagito. Pesantemente. Ha bloccato il ROM e lo ha preso a pugni. Fino a spaccarsi una mano.
    Reazione delle maestre: punizione a oltranza, Luca dev’essere un bambino violento, il povero ROM è stato malmenato, che vergogna ecc.
    Solo che quando ho chiesto dov’erano loro quando mio figlio subiva abusi, quando la minaccia diventava quotidiana, quando l’anno scorso è tornato a casa con un morso che sanguinava, quando un’altra volta è tornato a casa con un occhio nero, non ho avuto alcuna risposta.
    Quando questi fatti sono capitati, e sono andata a parlarne con loro, mi hanno risposto “Ma cosa ci vuole fare, questo bambino non conosce altro che la violenza, ci stiamo lavorando….”
    Il che mi ha appunto classificata come madre rompicoglioni di un figlio scomodo che non si accontentava di subire e basta.
    Hai ragione quando dici che l’impotenza genera risposte che vanno nel senso del minimizzare.
    E questo porta a solidarizzare più con il carnefice che con le vittime. Perché le maestre non hanno una risposta da dare, alle vittime, che non sia quella di dire ” ma insomma, vieni qui a lamentarti, ma caspita te l’ho detto che dovevi evitarlo…”
    E quindi anche il diritto alla ribellione viene negato. Io ho detto a mio figlio che la violenza è male, è sempre male, anche quando la utilizza per difendersi, ma sostengo di avergli insegnato io che è giusto ribellarsi alle ingiustizie, alle minacce, alle prepotenze ed alle botte.
    Altrimenti che adulto diventerà? Come riuscirà a distinguere il bene dal male?
    Alla fine ci siamo rivolti alla preside per tentare una mediazione, per essere ascoltati anche noi genitori nelle nostre ragioni, per difendere il diritto dei nostri figli alla serenità, che non deve essere negata attraverso la privazione del loro diritto di giocare e trascorrere l’intervallo senza essere malmenati o insultati o minacciati.
    E’ dura….. se ti interessa ti faccio sapere come andrà a finire, intanto grazie leggere le tue parole, mi è stato di molto conforto, e soprattutto ha dato una nome alle cose che provavo “in pancia” senza riuscire ad esprimerle.
    Anche perché mi sono sentita, in questi giorni, parecchio sola.
    Grazie ancora,
    Emanuela

    1. Emanuela mi dispiace moltissimo, questo è quello che succede quando la scuola non sa dare risposte adeguate. Coraggio e in bocca al lupo, ti prego fammi sapere come va

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