Premessa: riprendo qui un vecchio post del 2008 che mi dicono sia stato di grande conforto a parecchie persone che ci sono passate (ma non ci siamo poi passati un po’ tutti, genitori insonni e stanchi di neonati magari faticosi?).

Non se ne parla mai abbastanza, non si dice mai abbastanza ai neogenitori di non farsi ammazzare dai sensi di colpa, dalla sensazione di inadeguatezza, dalla paura del futuro. Se c’è una cosa che ho imparato in questi quasi 14 anni di genitorialità è che tutto passa, anche la notte più buia.

I bambini crescono, le situazioni anche difficili si imparano a gestire, ma la cosa fondamentale è imparare a chiedere aiuto e togliersi dalla testa l’idea di poter fare tutto da soli. Non possiamo. E quindi anche i danni che possiamo fare, non sono forse così tragici. L’importante è arrivarci sani, salvi e adeguatamente felici, alla maggiore età dei figli, anche le volte in cui ti chiedi se ciò avverà mai.

Le nuvolette rosa perenni esistono solo nelle pubblicità, il lato oscuro della Forza è dentro ognuno di noi, impariamo a guardarlo in faccia e, se ci riusciamo, a fargli “buh”. O quantomeno a stare vicini a chi in quel momento ci sta dentro fino al collo. Perché tanto ci siamo passati tutti.

Quando sento di disgrazie, madri che per esaurimento, stanchezza, disperazione, fanno male ai propri bambini, sto malissimo. Ma le compatisco profondamente (anche i bambini), proprio nel senso che soffro con loro.

Perché ad essere onesti, quante volte ci manca davvero poco per farlo tutte noi? Io almeno si.

La prima volta che mi sono visualizzata una situazione del genere Ennio era piccolissimo, io ero sfinita dalle notti in bianco e probabilmente da quella botta di depressione che ho scoperto di aver avuto solo due anni e mezzo dopo. Ero lì, con quel bambino che non dormiva e non mi faceva dormire e mi sono vista un film davanti agli occhi: io che lo lanciavo, in una traiettoria dritta e perfettamente orizzontale a mezza altezza, dall’altro lato della stanza contro il muro. Pur di sentirlo zitto e poter dormire.

Ovviamente, dopo aver pensato una cosa del genere ho passato la notte in bianco perché ero inorridita di me stessa. Come può un mostro del genere essere madre? Ci sono stata male fisicamente per dei giorni (come se la stanchezza e le notti in bianco non fossero già abbastanza).

Fino a che mia madre mi ha raccontato un giorno di essersi trovata davanti alla finestra aperta con mio fratello neonato in braccio, senza sapere né come ci fosse arrivata, né di averla aperta, ma con la certezza che lei era lì per buttarlo di sotto. Si è fermata appena in tempo.

Ecco, le volte che una non ce la fa a fermarsi appena in tempo, poi lo si viene a sapere. Ma quante volte una si ferma appena in tempo, per fortuna, e come vive dopo la consapevolezza di quello che stava per succedere? Quanto spesso succede? Quanto bisogna essere stanche, sole, depresse, incomprese dai poveri padri che non sanno che il cervello di una madre non stacca mai e sta sempre lì a prevenire richieste, bisogni, necessità, incidenti, sempre con la paranoia che non stai facendo abbastanza per il tuo bambino, che sei una cattiva madre perché non TI mangia, non TI dorme, non ti sta bene, piange? con un rumore di fondo costante nella testa?

Quanto spesso questi momenti si esprimono in urlacci, sberloni o punizioni di altro tipo che il bambino non capisce? Quanti sensi di colpa ci portiamo dietro per questo?

Ecco, io adesso mi dico e voglio dirlo a chiunque si riconosca in questo, nella botta di rancore irragionevole, incontrollabile, ma quanto umano, che a volte ci prende. Non sentiamoci in colpa. Inventiamoci dei piccoli trucchi per non far del male a nessuno, in primo luogo ai nostri bambini e poi a noi stesse e per scaricare a terra, in modo innocuo, la carica aggressiva.

Il mio trucco solito ed immediato è l’urlaccio, di cui mi pento sempre. Come lo scappellotto, l’insulto gratuito (“Perché devi fare lo stupido?”) e altro. Una cosa che non dico mai (perché l’ho letto in un libro) è di dire che se sono cattivi la mamma non gli vuole più bene e se ne va. In genere, per eccesso, dico il contrario. Gli dico che qualunque cosa facciano io gli voglio bene, ma che non devono farmi far fatica. Che devono volermi bene anche loro. (Si scoprirà poi che era questo un errore ancora più grande per la fragile psiche del pupo?)

Ennio odia sentirmi gridare e anche se mi rivolgo con tono eccessivamente arrabbiato a lui. Me lo dice chiaramente oppure si mette a piangere tutto offeso. E io a quel punto mi scuso.

Ultimamente ho pure mia madre che mi dice di non farlo, come se non bastasse la mia coscienza. Che una madre le cose te le ripete ovviamente fino a che non è sicura che tu abbia capito, e mia madre non ci crede per senso del dovere che io capisca.

“Senti mamma, è così, mi dispiace per lui e per me, ma in fondo è il meglio che riesco a fare: l’alternativa sarebbe che per come mi sento in questo momento gli faccia male fisicamente e questo non posso permettermelo quindi piantala. Vedi che è un bambino fortunato”.

Ma insomma, manco l’urlaccio va bene, bisogna pensare a qualcosa di ancora più invisibile ed innocuo. Ecco, io a volte mi visualizzo la peggiore delle punizioni. Mi faccio letteralmente il film. come un cartone animato del Vile Coyote, tremendo ma senza sangue e ossa rotte. Poi sospiro e nel frattempo sia il capriccio, sia la mia reazione esagerata sono disinnescate. Non lo scriverò mai, cosa mi immagino, fa paura persino a me. Ma non mi ci sento in colpa.

Noi madri, io per prima, siamo dei mostri. Ma chissà per quale miracolo, e per l’angelo custode che ci tiene d’occhio, nella maggior parte dei casi non finisce in disgrazia. Per questo le volte che a qualcun altro succede e ne sentiamo parlare, ci stiamo così male. Che il mostro è lì in agguato e potrebbe succedere in qualunque momento anche noi. Che così funziona il lato oscuro delle mamme, c’è anche quello e ce lo teniamo.

Compatiteci, aiutateci, non lasciateci da sole. Ma non giudicateci male, che siamo solo degli essere umani anche noi. E meno male che abbiamo il blog.

(E poi, preferisco essere una madre così che non la madre colpevolizzante, che fa i ricatti sentimentali e crea sensi di colpa ai figli, facendone degli incapaci emotivi e pratici. A questo proposito ricordo la storiella della yiddische mama che si vanta con le amiche: Mio figlio, mi vuol così tanto bene che da 30 anni tutte le settimane va da un dottore famoso pagandolo € 300 euro a botta e cosa ci fa da lui? Passa tutto il tempo a parlare della sua mamma. Quanto mi vuole bene.

Ecco di un figlio che mi vuole bene così non so cosa farmene. Preferisco mi mandi al diavolo dicendomelo in faccia, quando esagero. E ne conosco da vicino un paio di figli così, quindi mi tengo con gioia i 4 guai che ho.

La cosa più bella di questo post a suo tempo sono stati i commenti che si sono persi nel trasferimento. Ma potete ancora leggerli di là.

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