artisLo zoo di Amsterdam si chiama Artis, che sta per l’abbreviazione di Natura artis magistra. Noi che ci abitiamo vicini abbiamo tutti la tessera annuale, che io uso davvero troppo poco, ma insomma che ti permette di entrare quanto vuoi e delle volte uno ci va a mo’ di giardinetti, che hanno delle aree giochi proprio belline.

L’altro vantaggio, se fai l’abbonamento, è che ti regalano Artis de Partis, la mascotte più orrenda dell’emisfero boreale, a cui hanno appena aggiunto Martis, il cugino verde marziano (per via della riapertura del Planetarium). Mi sono sempre rifiutata di ritirarlo e ho buttato, senza dirlo ai figli, il voucher. E poi ti arriva a casa il bollettino con tante informazioni carine sugli animali. Noi per anni ci siamo fatti regalare per natali e compleanni vari dai nonni un abbonamento annuale per famiglia, con cui ti danno anche degli ingressi gratuiti per gli amici, che molti genitori si mettono da parte per organizzare feste di compleanno, magari condivise, e quindi due famiglie abbonate riescono a far entrar gratis altri 10 bambini e hai svoltato anche la festa, compresa nell’abbonamento.  

Finora per me andarci era uno sfiancamento immane, che ce n’era sempre uno troppo piccolo per trascinarsi in giro e chissà perché, io Orso l’ho cacciato dal passeggino prima dei 20 mesi e mal me ne incolse, ma con senno di poi siam buoni tutti a lamentarci. Poi ce n’eran sempre due che non volevano andare via e andavano trascinati di peso all’uscita, una cosa che alla schiena non mi ha mai fatto davvero bene. Poi il tempo, che è vero che ci sono tutti i padiglioni interni carini da visitare, , ma in genere ero sempre così stanca e piena di senso del dovere tutte le volte che andavamo, che magari per questo non ci andavo spesso. In tutto ciò, il motivo fondamentale è che se hai due bambini piccoli, dal momento in cui camminano tutti e due, uno corre da un lato, l’altro nella direzione opposta e ce n’è sempre uno che si perde e l’altro che ti sta attaccato come una palla al piede mentre tu vorresti correre a salvare il primo.

Per fortuna c’ è la scuola che ce li porta, una dice. E poi chiede ai genitori di venire ad accompagnare la classe, e la sventurata rispose (si, me le vado cercando). il bello è che andarci con la scuola è una cosa completamente diversa dall’andarci in proprio. E adesso vi racconto cosa abbiamo fatto.

Oggi, sotto la pioggia torrenziale e io senza ombrello, che secondo me non c’è niente di peggio di avere un ombrello da gestire mentre devi star dietro a un gruppo di mostri (consiglio, portatevi sempre un borsone pieghevole dietro, perché prima o poi vi mollano zaini, giacche e simili), stavamo fuori dallo zoo ad aspettarli tutti.

Visto che saggiamente i genitori hanno un gruppetto di 4-5 bambini da accompagnare, ma non il loro, che distrae troppo e dà il cattivo esempio, dei 5 affidatimi ne conoscevo bene uno solo. Le altre due, dal nome, erano due delle infinite biondine intercambiabili di cui la scuola è piena. I nomi, che prima me li confondevo di continuo, alla fine della giornata invece me li sono ricordata benissimo. Che è l’ ulteriore motivo per cui mi piace accompagnare la classe, conosci meglio gli altri bambini e gli altri genitori dediti alla causa.

Siamo andati per prima cosa nel padiglione delle farfalle, con sosta estemporanea dai rettili, causa scroscio torrenziale. Non siamo finiti di entrare dalle farfalle che hanno dichiarato in coro di aver fame, e ci siamo stravaccati in una stanza buia, con dei faretti viola, in cui venivano proiettati dei film (larve e bruchi, magari non dei più appetitosi) e che aveva al centro questo megapouf morbidoso rivestito di plastica. Abbiamo ritrovato un paio di bambine di un altro gruppo che avevano preso una farfalla in mano e volevano portarla fuori, trattenute dall’affogare farfalle e ricongiunte al gruppo di appartenenza.

Poi ci siamo trasferiti nella stanza accanto, un tunnel panchinato con oblò che davano sulla vasca delle foche che avevano già visto in esterni. Che non so voi, ma stare in un tunnel con la luce filtrata dall’ acqua che scende dai finestroni e le foche che sfrecciano è una cosa estremamente riposante. 

“Che amore, è uno dei gemellini che sono nati da poco”, mi aveva informata una delle bimbe quando fuori, su una roccia, c’erano una mamma foca panzallaria e una fochina curiosa accanto. Che questi bambini abbonati allo zoo sanno vita, morte e miracoli di tutte le bestie e sappiamo pure, alla fine della giornata, che mamma elefante è di nuovo incinta e verso marzo nasce un altro elefantino.

L’ho tirata per le lunghe dalle foche che alle 11 avevamo una lezione dall’altro lato dello zoo e volevo star fuori il minimo indispensabile per arrivarci, a scanso di pioggia. E per strada abbiamo visto gli orsetti lavatori, il porcospino gigante, i lama e altre bestie interessanti e degne di commento e non si dica che nonostante la pioggia abbiamo visto poco.

“Le iene”, gridava uno.

“No, sono cani selvatici” correggeva l’altro e un mio sguardo di nascosto al cartellino confermava, perché poi mi mettono di mezzo a dirimere la questione e io che figura ci faccio se non lo so? Tocca studiare.

S. mi aveva fatto promettere di portarli al museo geologico (dove non ero mai stata con i miei). Dai rettili aveva persino tirato fuori una macchinetta fotografica digitale da bambini (marò), ma poi le foto migliori le ha fatte alle papere fuori.

Per strada abbiamo incrociato il gruppo di Ennio e ci siamo fatti tante coccole noi due, che il povero figlio sarebbe voluto venire con il nostro gruppo, ma non si poteva, per mia fortuna.

Quindi siamo arrivati al nostro turno per la lezione e ce l’ha tenuta una signora simpatica.  Prima di tutto ha mostrato un insetto stecco femmina e ce lo ha fatto tenere in mano a tutti. (Io, seduta dietro al bimbo inglese nuovo gli facevo una traduzione simultanea, già che c’ero).

Poi ci ha fatto vedere una colomba, spiegato dove ha le orecchie e fatta accarezzare. Poi tutti i bambini hanno potuto tenere in braccio una cavia o un coniglio e darli una foglia di indivia.

Poi ci ha fatto vedere una testa di leonessa impagliata (io credevo fosse un orso). Un molare di elefante (pesantissimo, mi verrebbe l’emicrania a portarmi in giro un molare del genere). Altre cose interessanti che ho rimosso.

Insomma, ci ha spiegato tante cose carine, ci ha dato l’anteprima del prossimo elefante che sta per nascere, altro che le riviste di gossip, e poi fuori tutti, e con S. che se li è trascinati dietro ho dovuto inseguirli al museo geologico. Per fortuna, dopo un giro veloce con tante pietre e teschi interessanti, ci siamo arenati nella saletta dei film, tutti gli altri gruppi ci hanno seguito, lì abbiamo pranzato,  J. si è persa e poi l’abbiamo ritrovata fuori, abbiamo giocato fuori sugli scivoli a forma di giraffa, gufo e stegosauro, siamo andati a trovar le capre nel recinto degli animali da fattoria e finalmente, prima che si rimettesse a piovere, ci è toccato il planetario, dove abbiamo visto un filmetto sugli astronauti e mi sono quasi appisolata, tanto le porte erano chiuse e non poteva scapparmene nessuno.

A quel punto erano le 13:30 e siamo andati a giocare in un giardinetto pieno di altri gruppi di altre scuola. Dopo due tuoni sono spariti tutti, tranne un altro padre temerario. Alle prime gocce di pioggia ci siamo imboscati sotto le torrette dei giochi e quando ho capito che era proprio grandine li ho fatti sedere in un tunnel d’acciaio orizzontale dei giochi, in cui entravano perfettamente tutti in fila appallottolati, mentre io stavo sotto la piattaforma di una torretta a proteggermi che il genitore accompagnatore delle scuole non so che responsabilità penali abbia, ma meglio non rischiare.

Dopo la grandinata ho deciso che per quanto mi riguardava la giornata era finita, ci siamo rimboscati in un angolo del planetario a guardare quanto pesavamo sui pianeti con una gravità diversa (e per ogni peso mostravano anche la foto di un animale di peso corrispondente, tipo il cricetone gigante delle ande che pesa una cinquantina di chili, aiuto).

Insomma, nonostante la stanchezza e la tensione che se ne perdesse uno, i cinque sono stati esemplari, io ho scoperto angoli nuovi dello zoo a cui portare le mie belve e anche per quest’anno ho. fatto la mia parte e mi sono conosciuta meglio con un paio di altre madri, che in quella nuova classe di Ennio, davvero, ancora non conosco nessuno.

Al ritorno siamo passati a dire ciao alle signore della libreria Italiana, che è dietro l’angolo rispetto allo zoo, a riprenderci la biciclettona riparata e ad andare a lezione di percussioni.

E ho scoperto angoli carini e interessanti e tante nuove attività di questo zoo che in fondo pensavo di conoscere, ma che offre infinite possibilità di intrattenere i bambini, sia quando piove e grandina, che quando c’è il sole.

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