Sopravvivenza e pistola ad elastici: un tutorial nostalgico

immagine da http://nl.wikihow.com/Een-elastiekje-wegschieten
immagine da http://nl.wikihow.com/Een-elastiekje-wegschieten

Da piccoli ve li facevate anche voi i fucili ad elastico? Parlando di armi e opportunità di farci giocare i bambini o meno, a rischio di crescerli guerrafondai e violenti, mi sono ricordata delle armi che ci facevamo noi da piccoli.

Il discorso teorico da genitori ce lo siamo fatti molte volte, maschio alfa da convinto antimilitarista quando erano piccoli era molto severo sulle armi giocattolo, io gli citavo questo brano di Umberto Eco e comunque quando vedi che i figli giocano a spararsi con la qualunque, e che uno di loro è talmente affascinato dalle armi da disegnarne continuamente e farsi regalare un’ enciclopedia per il compleanno e citarti tutti i modelli e prestazioni di mitra e pistole, capisci che ti devi arrendere. E adesso abbiamo la casa invasa dai nerf.

Per esempio, secondo voi il figlio che al momento sta facendo il corso di stampa in 3D cosa poteva progettare? eccolo.

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Tutto questo mi ha ricordato quindi quando da piccoli ci costruivamo da soli le pistole ad elastico. Dove la cosa più difficile da trovare erano gli elastici.

Per il resto non c’era problema:siamo cresciuti in un paese di mare in pieno boom edilizio, i nostri parchi giochi erano i cantieri dopo le cinque di pomeriggio e all’ epoca imperversava il cemento armato colato nei cassoni costruiti in loco. Un patrimonio di chiodi dritti o storti e tavolette scheggiate.

La parte veramente difficile era quella di smontare la molletta dei panni, inchiodarne una metà sulla tavoletta, a una estremità, ricostruirla (io non ci sono mai riuscita, lo dico subito, l enorme frustrazione della mia infanzia. Non sapevo smontare mollette e nessuno mi regalava i cuscinetti a sfera per farne le ruote dei carriùli, forse perché a mio padre proprio non veniva in mente di portarmi dallo sfasciacarrozze quando ci andava, come faceva invece con mio fratello, che però era piccolo e ai cuscinetti non ci pensava).

Comunque, si prendeva una tavoletta, ci si inchiodava una molletta dei panni a una estremità, un chiodo ricurvo per trattenere l’elastico dall’altra, si tendeva l’elastico tra molletta e chiodo e si sparava. La ballistica non era una scienza esatta e in genere si sparava in stile “ddo’ cojo cojo”.

“Bambini, puntate alle gambe, non in alto che vi cecate se vi prendete gli occhi”, ammonivano le madri.

Che non ci fossimo ancora cecati con le battaglie a spade usando le canne dei pomodori, che non ci fossimo ancora sfracellati nelle gare di chi saliva primo in cima alla gru, uno per lato, che non ci fossimo affogati vicendevolmente nella battaglie navali al mare o quando avevamo preso in prestito il moscone di Nino, solo che Nino gli aveva tolto i tappi per riverniciarlo, e quando ce ne siamo accorti, e il moscone imbarcava acqua e affondava, carico di bambini non tutti in grado di nuotare a 400 mt.dalla riva, che vabbè che l’ Adriatico ha i fondali bassi e le secche, ma i tre bagnini contigui si sono lanciati in acqua come un sol uomo salvando tutti, ecco, le madri per fortuna non lo sapevano.

Poi le fucilazioni al tramonto, ne vogliamo parlare? I traditori che venivano legati al tronco del fico dietro al forno e fucilati ad elasticate, che per fortuna non ci prendevano quasi mai, ma quando ci prendevano, il male,

Per fortuna a una cert’ora rientravano i padri, la cena era pronta, e ognuno richiamava i figli a fischi, e ogni figlio riconosceva il fischio del padre e rientrava di corsa.

Perché all’epoca stavano tutti vendendo terre agricole o costruendoci come pazzi, e pochi anni dopo non ci avrebbe creduto più nessuno che lì c’ erano vigne, frutteti, masserie con l’aia pavimentata da schiazze di pietra per parcheggiarci e che insomma era quasi campagna.

Per cui anche la materia prima per costruire le pistole ad elastici si era un po’ esaurita e cominciava un altro periodo. Pochi anni dopo la maggior parte di quei bambini a 14 anni usciva dalle medie per salire sul peschereccio del padre o dello zio, o per andare a cucire borse e camice.

E comunque alla fine di tutta quell’epoca, che con la delocalizzazione e i fermi pesca si è chiusa anche lei, siamo rimasti come dei sopravvissuti. O nelle parole del consanguineo:

“Mi sono reso conto che quelli che a scuola mi menavano sono tutti morti di overdose prima dei 30 anni”. Ma non credo sia stata colpa dei giochi con le armi. Possiamo stare sereni se i figli vogliono il nerf.

Che sono pietre miliari pure quelle. Arrivare vivo alla soglia dei cinquanta con la nostalgia della pistola ad elastici.

 

2 pensieri riguardo “Sopravvivenza e pistola ad elastici: un tutorial nostalgico

  • 15 giugno 2016 in 3:56 pm
    Permalink

    Pistola elastici?
    Roba semplice.

    Io da piccolo usavo l’arma totale, la “spara fasul’ “! (spara fagioli).

    Collo di bottiglia di plastica tagliato, palloncino inserito al rovescio per restare incastrato in suddetto collo e via a caricare a legumi.
    Pericolosa, certi lividi sulle cosce!

    Buon compleanno :).

    Risposta
    • 15 giugno 2016 in 6:34 pm
      Permalink

      Madonna che giovane associazione a delinquere. Top Gun, voglio il tutorial fotografico, ti prego

      Risposta

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