Shaken, not stirred: #bastatacere e la violenza ostetrico-ginecologica

Shaken, not stirred, sono i post che mi escono di pancia, quando troppe cose mi si agitano in testa e cercano una loro collocazione. Poi di solito la trovano. E non è vero che del parto poi ti scordi tutto. Un po’ di roba, purtroppo, te la ricordi eccome.

In questi giorni gira su Internet una campagna caratterizzata dall’ hashtag #bastatacere che si riferisce alla violenza ostetrico-ginecologica (mi piace questa definizione dell’ostetrica Violeta Benini, che in questo post spiega esattamente, da addetta ai lavori, come la vede lei). Fa parte forse di una campagna di sensibilizzazione al disegno di legge presentato dall’ On. Adriano Zaccagnini sulle Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico.

Sarebbe bello se i diritti del malato in generale, e non solo quelli di partorienti e neonati venissero rispettati, indipendentemente dai disegni di legge. Da non addetta ai lavori, ma soggetto di cure ostetrico-ginecologiche, mi piacerebbe aggiungere un paio di cose che secondo me fanno male alla campagna.

Partiamo dalle testimonianze: a chi legge quelle pubblicate come #bastatacere si rizzano letteralmente i capelli in testa. Ti viene da chiederti come sia possibile che in strutture di cura, pagate anche con soldi pubblici, siano possibili non solo casi eclatanti di malasanità, deontologia portami via e pura e semplice sopraffazione, maleducazione protervia. E so che questo avviene spessissimo in Italia, non solo a partorienti e neonati, appunto, ma a chiunque abbia la sfortuna di finire nelle mani sbagliate. Sinceramente, se leggo con occhi di paziente olandese questo parto raccontato da Silvia, io inorridisco mentre per l’Italia è normale, anzi, è un esempio positivo.

E alla faccia di tutti quelli che si lamentano della sanità nei Paesi Bassi, io dico che qui il minimo sindacale di un addetto alla cura che quando ti vede ti viene incontro, ti saluta, si presenta e passo passo ti spiega cosa sta per farti, non è che sia nato spontaneamente perché sono tutti spontaneamente civili ed educati. Te lo insegnano proprio e fa parte del training. Anni fa parlando con una biologa e una specializzanda italiane a Groningen, il medico ci disse proprio che la sequenza: “quando il paziente entre ti alzi, gli vai incontro, saluti, ti presenti, lo fai accomodare e passo passo gli spieghi cosa farai e perché” te la insegnano, pretendono che tu lo faccia sempre perché fa parte del pacchetto delle tue prestazioni di medico o paramedico,  e il risultato da paziente lo vedi a tutti i livelli, indipendentemente dai risultati della cura.

E siccome mi dicono che l’effetto placebo esiste ed è misurabile, a me non sembra inutile aggiungere delle norme esplicitamente richieste e condivise di comportamento nei confronti dei pazienti da chi prende uno stipendio per occuparsene. Indipendentemente da tutto il resto. dovrebbero essere cose normali in un consesso civile, m siccome evidentemente non sono scontate, diciamolo.  Perché una persona che accede a delle cure per definizione secondo me non sta bene, è più vulnerabile del solito e magari sul momento per il dolore o la preoccupazione ha bisogno di essere rassicurato e non trattato con supponenza o direttamente a pesci in faccia. E questa cosa, scusate se la dico ma tanto sarà capitato a chiunque, in Italia lo vedi a tutti i livelli che ti trattano male e pare che devi ringraziare se vieni trattato con pura e semplice cortesia e professionalità.

Poi nel caso specifico di partorienti e neonati, considerato anche il fatto che il parto, lo dicono tutti, non va medicalizzato se non ce n’è bisogno, considerata la delicatezza del momento che stiamo parlando del confine sottile fra vita e non vita di un nuovo essere umano e di chi lo ha messo al mondo, ed evito anche di citare le tonnellate di letteratura scientifica e norme internazionali approvate sul parto dolce, favorire l’allattamento e tutte queste altre belle cose che io nella vita ho avuto la fortuna di incontrare, avendo partorito due volte ad Amsterdam, uno non capisce se è ignoranza, incompetenza o intento punitivo di un sistema sanitario allo sfascio. Cioè, spiegatemelo come sia possibile che nel 2016 o poco prima possano ancora succedere tutte quelle cose terrificanti descritte nelle testimonianze.

Detto ciò, parliamo delle cose che mi convincono meno della campagna.

Criticità della campagna #Bastatacere

  1. a che serve: non si capisce bene. Genericamente a sensibilizzare e far uscire voci e testimonianze e questa è una cosa importante e bellissima. Ma leggo di esperienze traumatiche che vengono fuori grazie alla campagna e mi chiedo se, buttate lì così, siano utili quanto potrebbero
  2. a chi serve: se una donna vittima di violenza ostetrico-ginecologica, ovvero in situazioni relative al parto o alla sua salute vede di non essere sola magari le fa bene. Ma forse le farebbe meglio potersi confrontare dialetticamente con altre donne che abbiano vissuto la stessa violenza, e questo momento di condivisione e ragionamento mi manca, non so se sono io. Non vedo un forum, che avrebbe un senso credo importante, come spesso accade nei forum di genitori e mamme su argomenti affini a questo (e ricordo che a suo tempo genitoricrescono al parto aveva dedicato un intero tema del mese e non solo sul blog ma soprattutto sui social sono uscite grandi conversazioni, in cui situazioni anche traumatiche sono emerse ma se ne poteva parlare coralmente, buttalo via il coro greco).
  3. deontologia: ho letto delle testimonianze di ostetriche nella campagna che mi hanno fatto incazzare da morire. Sei una professionista della cura, cazzarola, vedi o ti costringono a situazioni che tu deontologicamente non approvi e non esponi, non denunci, stai zitta e pace? Io capisco che una singola ostetrica, magari tirocinante, può fare poco, per carità, ma se ti allinei a un sistema sbagliato inutile che poi mandi i twitter per dire che brutto-che cattivo, TU FAI PARTE DI QUEL SISTEMA. E non è che facendo l’inversione love&peace e viva il parto in casa che sistemi le cose
  4. e a proposito, io non so quanto sia pericolosa questa storia  di viva la naturalità, viva il parto in casa, cesareo ed epidurale brutti e cattivi. Una campagna impostata come questa rischia di terrorizzare donne incinte e partorienti e sembra anche una demonizzazione di pratiche mediche che, va bene che spesso se ne abusa anche in mancanza di vera necessità, ma che quando servono salvano vite. O pensate che il calo di morti per parto e/o perinatali nei secoli sia avvenuto per grazia divina e non per i progressi della scienza medica? Ovvio che un parto è una situazione fisiologica e non va medicalizzata SE NON SERVE, ma quando ci sono le complicazioni che fai, accendi un cero e ti rassegni o sei felice di essere nei pressi di professionisti competenti e delle attrezzature necessarie?
  5. e quindi vogliamo lavorare un pochino sui presupposti di tutto questo? Ci sono in Italia e fuori centri di eccellenza per accogliere partorienti, neonati e le loro famiglie, basterebbe un po’ di sensibilizzazione per migliorare enormemente le cose e basterebbe ancora di più un po’ di responsabilizzazione nei confronti dei professionisti che si comportano male.
  6. e il potere della partoriente dove è finito? io che grazie a un’amica più grande ho visto il parto soprattutto come un momento glorioso di superpotere della donna, che diventa come dio, che crea la vita dove prima non c’ era niente con il suo corpo, e che ho voluto trasmettere questa visione a tutte le amiche che hanno partorito dopo di me, perché fa veramente moltissimo sentirti dire che si, lo sappiamo, non è una passeggiata di salute, ma è un momento nella tua vita talmente bello, e importante e ti fa sentire grande, magica e meravigliosa che poi tutte queste endorfine e orgoglio procreativo che produci te le devi far bastare per gli infiniti mesi insonni successivi, ma appunto, approfittane, goditelo questo momento, perché arriverai all’estremo limite della tua resistenza (e non scordiamocelo, ognuno ha il suo di limite e bisogna metterla in grado di arrivarci positivamente) E POI TORNERAI INDIETRO con la coscienza della grandissima cosa che hai fatto. Ma l’ empowerment ve lo devo venire a dire io? Mi manca l’empowerment in questa campagna, mi manca l’accoglienza di una sofferenza per migliorarla, vedo tanto vittimismo e colpevolezza che restano un po’ lì, e da ignorante mi dico che non so alle altre, ma a me non farebbe bene.

Per questo fermo restando che trvo importantissima la proposta del disegno di legge, che vorrei che questo portasse un cambiamento di cultura all’ interno delle professioni della cura e relativa formazione, che è giusto sensibilizzare e creare un senso di gruppo, datemi anche un aiuto all’ assertività e all’ empowerment dei pazienti, che delle volte basterebbe anche solo quello pur in mancanza di tutte le altre condizioni ottimali.

Peace & eimen.

9 thoughts on “Shaken, not stirred: #bastatacere e la violenza ostetrico-ginecologica

  1. Già…durante il parto si diventa delle super donne, l’ho imparato assistendo le donne, siamo capaci di cose immaginabili! Però quello che ho visto seguendole dopo, è che i superpoteri non scompaiono…restano!

  2. Purtroppo non ho il tempo di argomentare meglio, ma secondo me il problema della campagna è proprio la proposta di diesegno di legge, e non mi bastano le credenziali dell’ottima presidente di Ciao Lapo per convincermi. Non capisco la necessità di un disegno speciale per la violenza ostetrica e temo una tendenza come abbiamo già avuto per il femminicidio dove la questione è stata “militarizzata”. Io faccio sempre l’esempio : conoscete qualcuno malato in ospedale che si è visto entrare in camera due infermieri i quali senza dirgli nulla lo prendono, lo girano e gli fanno una puntura prendendolo a mael parole? Come reagireste se qualcuno raccontasse un episodio come questo? Ecco questo è il genere di testimonianze che nel parto in Italia sono molto frequenti e quando la donna lo racconta, almeno la mia personale sensazione è che o venga sminuita dicendo che comunque la priorità è la sicurezza del bambino – sì è prioritaria ma questo non significa saltare addosso alla donna senza nemmeno guardarla in faccia o spiegarle niente, e mi dispiace ma succede spessissimo – oppure non è creduta o che comunque si attribuiscano i suoi racconti a quella speciale “ipersensibilità” che si attribuisce alle donne incinte. E’ vero sei ipersensibile, ma non concepisco il fatto che a una donna incinta non vengano date informazioni complete e coerenti. Di cosa si ha paura? Mi devo fermare ma mi piacerebbe avere qualche opinione su questo punto.

  3. Comprendo i tuoi dubbi. Sono consapevole che a volte il personale sanitario tratti i pazienti con una freddezza e un’insensibilità che rasentano il cinismo, ma questo è un problema che investe tutti i reparti, non solo quelli di ostetricia, e come tale andrebbe affrontato.
    Mi rendo conto, inoltre, che spesso la partoriente venga retrocessa al ruolo di malata, da assistere e curare, quando così non è. Bisogna però evitare di demonizzare le cure ostetriche, dando alle donne un’immagine confusa dell’assistenza medica al parto : io stessa, con una placenta previa centrale che si è rotta a 30 settimane, non sarei qui con mio figlio se non fosse stato per la tempestività di queste cure e per un cesareo che ha salvato entrambi.

    • Hai ragione ed è quello che mi manca nella campagna: dire chiaro e tondo che quando gli interventi servono salvano vite. E che la comunicazione mancata è qui il problema da affrontare per primo.

  4. Ciao seguo da diversi mesi il tuo blog e ho scoperto tante cose interessanti sull’ Olanda…grazie! Ti avevo scritto in passato per informazioni sulle scuole dell’obbligo per la mia piccola e adesso il problema è stato risolto, abbiamo trovato la scuola giusta e la piccola è già in lista d’attesa.
    Vorrei qualche informazione privata sui corsi per Italiani sia di olandese sia di inglese. Mi trasferirò definitivamente a seguito di mio marito che è già ad Amsterdam da luglio 2015, a luglio 2016.
    Per caso hai anche un nominativo per un Commercialista (consultant) lì ad Amsterdam che parli anche Italiano? devo risolvere alcune questioni del mio lavoro e ho bisogno di capire se è il caso di aprire una partita iva Olandese….
    ti ringrazio in anticipo se troverai il tempo di rispondermi
    grazie
    Samanta

    • ciao Samanta, che bello che almeno la scuola l’ avete risolta, per il resto ti scrivo in privato, comunque su facebook c’ è la pagina di Madrelingua e tutti i corsi di olandese li pubblichiamo lì

  5. Io inorridisco con te leggendo il parto di Silvia… ho partorito in una casa del parto, in una struttura pubblica, in Italia.
    Nessuna manovra, nessun intervento. Solo tanto rispetto e la presenza discreta dell’ostetrica seduta sul pavimento che aspettava e, letteralmente, assisteva.
    In caso di gravidanza fisiologica, per me questo dovrebbe essere l’unico modo. E alle donne andrebbe detto, e insegnato a pretenderlo.

    • Appunto, spesso si è troppo abituate alla medicalizzazione, pensi che sia una garanzia di riuscita o sicurezza maggiore. mentre quando va tutto bene, non ci sono complicazioni, un parto in fondo è solo una questione di attese.

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