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Ottimi motivi per nascondere le diagnosi della famiglia al mondo esterno

Saranno alcuni anni che ho questo post in canna, e mi contraddico scrivendolo perché le sole parole sensate e che davvero mi hanno aiutato, che mi hanno guidata in cambiamenti comportamentali che davvero stanno facendo la differenza per il benessere di tutta la nostra famiglia, sono venute da chi ci era già passato. Allora mi sembra giusto rilanciare l’ aiuto, perché mio padre era un ragazzo semplice nelle sue reazioni, ma una delle cose che diceva sempre e mi sono sempre servite era la sua filosofia quasi buddista, se vogliamo: la vita è una ruota che gira, quello che ci immetti, ti tornerà indietro. E io ho già avuto tanto, fatemelo rimettere nel circolo.

Una famiglia in un percorso diagnostico è fragile, stanca, piena di dubbi, con poco tempo per fare tutto quello che deve fare. Se proprio vi preoccupate e volete esprimere partecipazione, portate una lasagna, venite un giorno a passarmi l’ aspirapolvere per casa o a stirarmi le camice con cui stiamo mantenendo l’ apparenza di poter continuare a lavorare e vivere come prima, quando non è così.

Da questa esperienza uno sfogo, un’avvertimento e un tentativo di condensare i buoni consigli che ci hanno aiutati negli ultimi mesi. E soprattutto: attenti a chi dite i fatti vostri. Adesso per coerenza vi dico i miei.

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Il perfetto antistress

bax cellophan

(La foto non c’ entra, ma me l’ ha fatta Marina un paio di anni fa e mi piace).

Uuuuuffff, chi è che lo diceva che novembre è il mese dell’ introspezione, del raccolto, dell’ adattamento al buio e alle giornate brevi, insomma, del letargo? Io ho corso ininterrottamente come una trottola e ancora non mi sono fermata. Sarei stanca, ma come si fa a riposarsi? Sarei stressata, ma come si fa a destressarsi? Bè un sistema io ce l’ avrei se avessi tempo di praticarlo e ve lo racconto oggi su Genitori Crescono. Che è vero che l’ uncinetto per me da un paio d’ anni è una panacea antistress, ma come fai a uncinettare quando guidi, corri, cucini, stiri, metti a posto, carichi, scarichi, ammansisci i figli, trasporti i figli, ti trattieni dallo strangolare i figli che invece di collaborare fanno i tiratardi ipocondriaci?

Qui ci sono cose, cosine, cosette, la chiusura dell’ anno e l’ inizio del nuovo anno, un natale da organizzare, che ho una gran voglia di natale, a questo giro, ma tocca prima aspettare che passi Sinterklaas. I bimbi crescono, io che rotolo in giro come una trottola, maschio alfa che tiene botta, zio Italo e Paula che reggono il forte e ci facciamo un mucchio di risate insieme, che in fondo il privilegio di vivere insieme da adulto il quotidiano con tuo fratello o sorella è una chance rara che per quanto breve, va colta al volo per ripristinare tante modalità comunicative che ti porti dentro come un’ unghia incarnita (mio fratello è venuto per aiutarmi con Da Gustare e ne ho approfittato per metterlo al lavoro anche per tutte le altre cose).

Sono successe cose molto serie e molto stressanti questi ultimi due anni che vi racconterò in un’ altra occasione, presto, e che mi hanno dato modo di riflettermi e confrontarmi con molte persone. Ma sono risultate in cose belle.

E infine un’ anteprima che per me è come un regalo di Sinterklaas anticipato: ci sarà un libro di ricette, collettivo, il prossimo anno, e ci saranno altri libri collettivi e non, tutte cose che senza il web, e quindi senza di voi, non ci sarebbero state. Per ora grazie.

Ora devo trovare 5 minuti per farmi una skypata in pace con mia madre che da settimane mi vede solo correre e mi manda sms angosciati del tipo: ciccia, stai bene? Mi sto preoccupando, ce la fai? Hai un attimo per venire su skype? E a me mia madre che si preoccupa per me, a torto, che io quando corro sto benissimo, ecco, mi stressa assai.

Eeeh, come vorrei trovare due minuti per sferruzzarmi uno sciallino.

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novembre 28, 2013 · 3:59 pm

Consigli per l’ estate di Scialba della Zozza

Io in questo momento sono in viaggio per l’ Appennino con la macchina carica di pomodori da imbottigliare, perché il destino della madre di famiglia è quello di provvedere alla felicità dei suoi, e in me ciò si estrinseca nel preparare le scorte per il lungo inverno nordico.

Ma la mia gemella cattiva, Scialba della Zozza, che non si pone di questi problemi, la pensa diversamente e cerca di indurmi in tentazione, e con me tutte le madri di famiglia felicemente sposate (MFFS). Come lo fa? Andate a vederlo su Genitori Crescono di oggi, e poi mi raccontate.

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Vi presento: Scialba della Zozza and her handy household tips & tricks

La mia bisnonna, Annina Silveri, si era ritrovata come soprannome la Pulita (e tutta la dinastia appresso a lei pure, quindi sua figlia e mio nonna era Peppina della Pulita).  Io invece so da sempre di essere il peggior incubo di qualsiasi suocera italiana, di quelle che hanno la casa linda e pinta e ti fanno mettere le pattine e infatti mi sono maritata fuori le mura.

Mia nonna, disperata, più di una volta guardando la camera della mia adolescenza, diceva sconfortata:

“A te dovrebbero piuttosto chiamarti della Zozza”. Continua a leggere

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Le tradizioni di Natale dei poveri migranti (e Capodanno ad Amsterdam)

IMG_6210È passato Natale, siamo tutti più buoni e se state facendo la dieta purificatoria in attesa degli stravizi capodanneschi, dopo essere sopravvissuti a quelli natalizi, un po’ vi invidio. O forse no. Noi per quanto ci riguarda a Natale ci siamo goduti il menu di Jamie Oliver per Allerhande, la rivista gratis dei supermercati fighi. E non l’ ho manco dovuto cucinare io. Continua a leggere

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dicembre 28, 2012 · 10:31 am

Teoria e pratica della paternità nei Paesi Bassi

È un po’ che non mi faccio sentire qui sopra, e mi dispiace, ma lo sapete come funziona nel cambio di stagione, no? Non sai mai come vestirti e ti becchi raffreddori enormi. Aggiungiamoci che la settimana scorsa stava male anche figlio 1, che avevo tre giorni di interpretariato in cabina, che tra capo e collo mi è arrivata una traduzione urgente di 10.000 parole e che poi abbiamo santificato la Pasqua dai suoceri e sono persino riuscita a fare una lasagna votiva (leggevo su facebook di gente che faceva pastiere, crescie e robe complicate, beati loro che poi magari se li sono pure mangiati) e io mi soffiavo il naso.

La cosa più bella e la cosa più brutta di tutto ciò? (Raccontarci la cosa più bella e la cosa più brutta della giornata è il nostro rito purificatore quotidiano).

La cosa più bella è che ci sono riuscita senza morire troppo, mi sono goduta la lasagna e il weekend pasquale e un pochino anche i figli che mi hanno detto e fatto cose tenerissime. La cosa più bella è stata che il maschio alfa veramente ha fatto i salti mortali per inserire extra consegne figli a scuola al mattino per farmi partire per tempo e serena.

La cosa più brutta è che data la malattia improvvisa di figlio 1, io mercoledì l’ ho abbandonato a casa completamente da solo e malato. Sono una madre degenere, veramente, mi sono sentita di merda (sarà anche stata la febbre, perché quei giorni in cabina me li sono fatta con la febbre, il raffreddore e il mal di gola e nelle pause mi chiudevo in bagno a tossire e soffiarmi il naso con calma).

La cosa più brutta, di nuovo, è stato l’sms al volo che mi è arrivato all’ inizio di un turno di mezz’ ora: mi sono appena fatto gli sciacqui al naso (alleluja, si è rifiutato per due giorni, allora stava proprio male) e adesso ho il mal di pancia, ce la faresti a tornare a casa? Per favore telefonami per dirmi se torni o no.

Intanto che traducevo il lucido mostrato sullo schermo in quel momento ho sms-ato al maschio alfa: chiama Ennio adesso, senza perdermi neanche una cifra dietro la virgola dei dati sulla crescita nel quarto trimestre 2011.

La cosa più bella di nuovo è stata la risposta alcuni minuti dopo:  ci ho parlato, adesso sta bene, non ti preoccupare. L’ adrenalina fa tanto per le prestazioni delle interpreti, signora mia.

Dura la vita dei genitori che lavorano quando il figlio si ammala all’ improvviso, tutte le babysitter e gli amici che potevi mettere al lavoro li hai esauriti per la settimana e per fortuna figlio 1 è grande, ce la fa, una giornata solo a casa da solo sa come godersela, anche senza computer, e la mamma dell’ amichetto che su mia richiesta è passata a controllarlo ha messaggiato: sta bene, è sereno, ha mangiato e non è voluto venire con noi, preferisce giocare da solo.

Però, ripensandoci, io che ho messo su tutta la rete di soccorso e stavo pure male, mi sento una madre degenere. Il maschio alfa che neanche poteva rimandare il lavoro, per una telefonata e un sms al momento giusto, lo sto osannando. Ci deve essere qualcosa di profondamente sbagliato nella mia percezione dei genitori che lavorano e rispettiva divisione dei compiti nei confronti dei figli. O forse era solo la febbre.

Comunque ci ho pensato così bene che qui trovate il mio articolo odierno per Genitori Crescono  sull’ evoluzione della paternità nei Paesi Bassi, con le sue cause storiche, sociali, economiche e politiche, dal 1900 ai nostri giorni. Enjoy. Io vado a prendermi un’ aspirina.

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aprile 11, 2012 · 2:00 pm