Aggiornamenti dall’Abruzzo

Vi avevo scritto un post bellissimo. Mi si è cancellato mentre caricavo le foto. Vi lascio le foto, che parlano da sé.IMG_3203

Millo del Bar Aurora ad Alba Adriatica e il suo Sofia, con cui ha vinto lo shaker d’ oro

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Un attimo di Pausa dal lavoro di starlamento, impacchettamento e svuotamento. “Abbiamo del te?” “No, vai fuori a vedere se c’ è la salvia” “No, c’erano solo delle violette e del lauro”. e con quelle abbiamo fatto il te.IMG_3251 IMG_3348 IMG_3338 IMG_3286 IMG_3289 IMG_3293 IMG_3313 IMG_3337 IMG_3278 IMG_3276 IMG_3273 IMG_3266Quando siamo arrivati stavamo messi un po’ così. E pioveva ininterrottamente.

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IMG_3338 IMG_3337Per fortuna le mie editrici della Pianopiano Books Bakery mi hanno dato una scusa per scappare a Roma un pomeriggio a tirarci su a botte di cioccolata e vino.

IMG_3313 IMG_3293 IMG_3289Da noi i primi giorni di pioggia ininterrotta erano scoraggianti, meno male che i primi fiori di mandorlo un anticipo di primavera lo davano.

IMG_3286 IMG_3278 IMG_3276 IMG_3273Però grazie alla pioggia abbiamo scoperto infiltrazioni che non sospettavo.

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Tra cui la brutta sorpresa della mia cameretta da bambina ridotta così. Probabilmente con funghi e muffe interessanti. Visto che da 6 anni, da quando il terremoto ha spostato i coppi del tetto, in quella stanza ci piove (si, le logiche della ricostruzione. Intanto che si svende il territorio alle varie camorre, le case vanno in malora perché i proprietari non possono toccarle e l’ iter è l’ iter).

IMG_3264Ma ho salvato i libri di musica (non ci posso credere di essermi sparata tutti questi solfeggi parlati e cantati. Altra vita).
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Per fortuna c’ era Fausto ad aiutarmi. E per fortuna l’ ultimissimo giorno è uscito il sole. Allora ci siamo sparapanzati sul terrazzo, sdraiati su un cartone.

“Fai ‘sto selfie, dai, che mi sento che mi si sono allisciate tutte le rughe.”

Ed ecco pure il selfie.

Domattina riparto. Due giorni sul furgone. Almeno mi finisco un paio di lavori all’ uncinetto.

“Mi sembri Penelope, mi sembri” diceva mio fratello all’ andata.

E per una volta che ho tempo di disfare le cose e mirare alla perfezione, che, non ne approfitto?

 

 

 

 

Capitali e brand: Amsterdam VS RoME&YOU

Iamsterdam & Rijks

Ho letto con piacere l’articolo di Gianluca Comin sul brand di Roma. Fa bene a citare altre operazioni su un brand commerciale per “vendere” la città turisticamente che hanno fatto altre capitali nel mondo ben prima di noi. Chi non ha presente il logo I ♥ NY, che è stato usato e riusato in tutte le salse? No, giusto un piccolo esempio qui sotto.

NY

 

In particolare sono d’ accordo con quanto dice Comin qui:

“L’avvio di un ragionamento strategico sul marchio è stata l’occasione per verificare se c’erano le condizioni per affiancare al brand istituzionale uno commerciale, come da tempo hanno fatto molte città e capitali nel mondo, alimentando così merchandising, vendita del brand e attrazione turistica.

Un marchio che necessariamente deve differenziarsi da quello istituzionale perché ha una valenza più commerciale, per ragioni di proprietà intellettuale e come detto per logiche di marketing.”

Allora fatemi dire due cose su quello che è stato fatto ad Amsterdam. Tempo fa saltò fuori che la città aveva scelto come marchio per il marketing il mai abbastanza deprecato (da me e altri) marchio I Am-sterdam affiancandogli un sito informativo in varie lingue (questo si, fatto in maniera decente, non come, ad esempio, il sito dell’ Expo di Milano che è stato uno degli agganci che mi hanno portata a scrivere questo e questo, che lo sapete che a me quando scappano le carriole i miei cocktail di riflessione sono sempre shaken e mai stirred.

Voi non avete idea di cosa si sia detto ad Amsterdam e dintorni di questa geniale iniziativa, non solo per motivi estetici, ma anche per i costi, per la presunta utilità della cosa. Inutile, noi umani siamo fatti così, ci vuole un po’ di tempo per abituarci alle cose nuove, specie quelle che hanno a che fare con il posto in cui viviamo. È per questo che col senno di poi mi sento di consigliare agli amici romani che magari si stanno un tantino chiedendo il senso di RoME & YOU, di far passare un po’ di Tevere sotto i ponti e ripensarci a mente fresca fra qualche mese. Voglio dire, vi siete puppati Roma Capitale, ci hanno fatto buttar giù un obbrobrio (fatto pure male, nel senso che non serve ai turisti stranieri, che sarebbero quelli interessati) com Verybello, ci possiamo pure tenere I Am-sterdam e RoME & YOU, che se non era per l’ articolo di cui sopra col cavolo che io avrei colto da me il ME & YOU.

Però vi dicevo di I Am-sterdam (e confesso che per un po’ ho anche giocato con l’idea di fargli un pochino di morphing e trasformarlo in un Mamm-amsterdam con le M a forma di cuoricino, poi ho lasciato perdere, primo perché l’ ultima cosa che mi serve è una denuncia per violazione di diritti di immagine da parte di un – rispetto a me – colosso. Lo facessi a Timbuctù o Auckland magari passerebbe, ma ne so abbastanza di legge olandese e copyright per sapere che il fatto che siamo di sede ad Amsterdam entrambi mi inchioderebbe in tribunale).

Ecco, a me la cosa più cretina di tutte, perché sono una povera ignorante in fondo, era sembrato il gigantesco logo in metallo con le ruote sotto che ne avevano fatto e che piazzavano ovunque in città. Cioè, ne avessero fatto una roba che poteva passare per arte, ma il senso di una roba di metallo su ruote lunga quei 10 metri e alta un paio, me lo sapete spiegare?

Ecco, me lo hanno spiegato quel paio di amici locali trend-victims che conosco, quando seppi che per loro era diventato un hobby, ogni volta che spostavano l’aggeggio davanti qualche monumento, che se lo andavano a cercare apposta per fargli la foto (o farsi la foto) nella nuova sede.

Lì ho capito la genialata della cosa: ogni turista che passa davanti detto monumento inevitabilmenteci si fa il selfie, o la foto, creandosi così le proprie cartoline della città provviste di logo da spargere urbi et orbi su tutti i social di cui dispone. Una enorme pubblicità permanente al brand.

Per cui anche se un giorno dovessero finire i soldi per portare avanti il progetto sito e branding, la cosa andrà avanti da sola, esattamente come è successo per I ♥ NY. E siccome la probabilità che come molte cose in Italia, i soldi per avviare un progetto e fargli del tam-tam si trovano sempre, anche per le cose più improbabili, inutili e fatte male, ma poi nessuno pensa a un bugdet di manutenzione, miglioramento, aggiornamento e mantenimento, Meglio fare qualcosa che ha la possibilità di vivere una vita propria.

Non come quel famigerato sito istituzionale per promuovere il turismo italiano di qualche anno fa, iniziato male, proseguito peggio e persino chiuso, quando invece era una bella idea, a iniziarla bene e portarla avanti, poveri soldi pubblici sprecati.

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Quindi direi che visto che il logo di Roma in fondo è caruccio, grafico, colorato, si rpesta bene per il merchandising, io spero che prima che finiscano tutti i soldi qualcuno si inventi qualcosa di geniale alla bantone* di I Am-sterdam, in modo che poi continui ad andare avanti da solo. Tanto lo abbiamo capito che la gente, in vacanza o meno, ormai si fa le peggio foto davanti alle peggio cose, e siccome su questo ci possiamo contare sempre, tanto vale farlo lavorare per noi. Pardon, per Roma.

*”bantone” era un termine usato da mio padre per definire qualsiasi ammasso di lamiera sferragliante, nello specifico automobili usate. A volte lo usava anche in senso ironico per complimentare qualcuno che si era appena fatto un macchinone nuovo fiammante. Decenni dopo scoprii che il bantone è lo strumento teatrale in lamiera che serve a riprodurre il rumore del tuono. E siccome il Logone di I Am-sterdam è pure,a mio avviso, un ammasso di lamiere inutili, a me viene spontaneo chiamarlo affettuosamente così. Anche perché poi critica critica, ma quando mio figlio ci passa un pomeriggio ad arrampicarcisi sopra, chi sono io per impedirglielo core di mamma?

Ti serve un traduttore o un interprete?

traduttori interpreti

Faccio la traduttrice dal 1987 e l’interprete di conferenza in cabina dal 1998, sono stata giurata al Tribunale di Amsterdam per l’italiano e poi ho smesso di esserlo, sono membro dell’ NGTV, l’Associazione professionale di traduttori e interpreti dei Paesi Bassi dal 1999, ho fatto delle supplenze alla scuola interpreti e ne sono scappata (e per questo non vi dico in quale), ho avuto il privilegio di ospitare degli stagisti meravigliosi della scuola interpreti di Milano, sulla professione quattro cose le so e un altro paio penso di saperle.

Premetto quindi che un traduttore o un interprete non sono una persona che per motivi suoi ha imparato due o più lingue. Neanche un bilingue è automaticamente un traduttore o un interprete. Si tratta invece di professionisti che con anni di studio e di esperienza lavorativa hanno imparato a fare il mestiere di traduttore o quello di interprete. Che sono due cose diverse tra loro e infatti non tutti i traduttori sono anche interpreti e viceversa.

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(immagine sopra tratta dal gruppo facebook Stuff Dutch People like)

Un professionista si riconosce anche perché sa esattamente quanto vuole essere pagato per un certo lavoro, ti dice come lo puoi pagare ed è in grado di emettere fattura. Decenni fa per aiutare un’amica disoccupata le passai una traduzione di quelle che nessuna agenzia prenderebbe, l’articolo di una ricercatrice italiana che voleva spedirlo per un congresso. La povera sicuramente era in grado di comprendere e tradurre il testo, era anche un argomento che conosceva, ma non aveva computer, aveva una calligrafia impossibile, mi diede il testo scritto a macchina che io per amicizia ebbi la brutta idea di copiare in documento elettronico e si lamentava del fatto che insomma, ma se uno sa tradurre adesso deve pure per forza saper usare il computer? eh, si.

Ora una cosa del genere farebbe sorridere di compatimento, ma il minimo che un traduttore deve sapere nel frattempo è anche saper usare i cosiddetti CAT-tools. Poi che io molti lavori di quel tipo non li prenda semplicemente perché di rado sono lavori interessanti o specialistici e in genere servono alle agenzie per abbassarti il prezzo, è un altro discorso. Ma tutte le volte che un cliente ha bisogno di farmi usare Trados, Wordfast o simili io li so usare e mi sono fatta i corsi necessari a imparare a metterci mano.

Che poi il sorriso di compatimento certe volte te lo strappano anche certi clienti: stavo proprio rispondendo a un nuovo cliente in cerca di un traduttore e mi sono sentita fare delle richieste che mi hanno indicato che si tratta di una persona giovane alle prese con il suo primo progetto, e stavo giustappunto pensando di fare un piccolo prontuario per chiarire come lavorano le agenzie con cui collaboro nei paesi Bassi, quando tracchete, mi è capitato sottomano questa infografica che dice il grosso di quello che volevo dire io.

Io aggiungerei di mio un paio di considerazioni se doveste aver bisogno di un traduttore o un interprete. E se vi dovesse servire proprio concretamente, basta mandarmi una mail a info@madrelingua.com.

1) Avete a che fare con dei professionisti

Certe volte proprio chi sa meno lingue straniere o a malapena la sua non è in grado di rendersi conto del valore aggiunto di un bravo professionista. Una persona che ci ha messo anni ad arrivare dove sta, a padroneggiare le sue lingue, il proprio stile e le varie specializzazioni. A investire in corsi, strumenti, supporti, consulenze. Che si sceglie i colleghi con cui collabora con la stessa cura maniacale con cui i clienti scelgono la sua agenzia.

Quindi se affidate le vostre traduzioni a google translate, all’amico, alla sorella che è stata 2 settimane in Inghilterra, non state scegliendo un professionista. Fatti vostri, ma si vedrà, eccome se si vedrà.

2) Pensateci per tempo

Sembra semplice ma non lo è: un testo ha bisogno di tempo per essere tradotto, spesso ancora più tempo di quello che ci è voluto per scriverlo (soprattutto se è scritto male). I traduttori bravi lavoro ne hanno. Gli interpreti in grado di affrontare una cabina in qualsiasi circostanza ancora di più. Magari mi chiami all’ ultimo momento e per puro caso mi posso liberare, ma la regola è che quando state organizzando qualsiasi lavoro che richieda la collaborazione di traduttori o interpreti, spicciatevi a chiedere un’opzione sul periodo in cui ne avrete bisogno. O vi toccherà spesso di accontentarvi.

3) Preventivi e pagamenti

Come per gli autobus olandesi, qualsiasi lavoro, piccolo o grande, comporta un investimento iniziale di tempo e documentazione. Anche se un traduttore o interprete esperto a metà carriera è diventato in qualche modo uno specialista dell’universo creato e dintorni, che una traduzione sia di 10 righe o di 10.000 parole io quell’oretta iniziale ce la perdo per orientarmi, capire il tipo di cliente, fare delle scelte che poi ci portiamo dietro per tutto il testo. E se si tratta di un argomento specialistico, che ve lo dico a fare, ci vuole tempo per studiarsi un minimo il settore e la terminologia, consultarti con specialisti.

Quindi non stupirà nessuno sapere che le tariffe degli interpreti vanno a giornata e a mezza giornata. A suo tempo per gli atti notarili, avevo una tariffa notai, che era un po’ meno della mezza giornata (“Ma che ci vuole, è al massimo mezz’ora?” si, ma io l’atto me lo faccio mandare in anticipo per prepararlo ed è meglio per il cliente visto che più di una volta mi sono accorta di errori prontamente segnalati al notaio – che cosa credete, il grosso di questi atti è un copiaincolla, solo che la professionista di testi ed editing sono io e ormai mi sfugge poco- poi ora che arrivo dal notaio che stanno tutti  dall’altro capo della città tranne uno che adoro e ci arrivo anche in bicicletta, poi ora che oltre a tradurre mi tocca spesso spiegare al cliente dei principi di diritto olandese e idiosincrasie del catasto di Amsterdam, ecco, ora che ho fatto tutto questo non è più mezzoretta, sono 3 ore. E questo se il notaio e gli agenti immobiliari hanno fatto bene il loro lavoro, che una volta, con una povera notaia al primo giorno di lavoro dopo le ferie si è scoperto che qualcuno si è scordato di fare dei controlli preliminari e abbiamo dovuto aspettare quelli per la liberatoria).

Perché uno magari non lo sa ma nei Paesi Bassi un notaio è tenuto per legge a da farsi assistere da un interprete giurato in caso di un comparente che non parla olandese (anche se magari in fase preliminare si sono sentiti in inglese, un atto, lo dice anche il nome, non è un testo, è un’azione con delle conseguenze. Infatti anche in inglese si chiama deed.) E infatti l’atto lo firmano comparenti, notaio E interprete.

Le tariffe per le traduzioni, a parte che stanno calando sempre più sulla spinta dei traduttori automatici, che servono benissimo e sono preferibili in alcuni casi circoscritti, ma non per le cose serie, si calcolano a seconda del paese e del tipo di traduzione in:

  • righe (fatevi specificare quante battute compresi o senza gli spazi)
  • cartelle (anche qui fatevi specificare lo standard che seguono)
  • a parola, e questo si usa molto nei Paesi Bassi.

E si, le parole si contano tutte, anche quelle ripetute, tanto perché mi hanno chiesto pure quello.

Sarebbe bello un mondo in cui ti paghino a ore per le traduzioni, perché appunto un testo non è l’altro, alcuni si fanno velocemente, altri ti fanno dannare, ma per ora non è così. Inoltre sulle tariffe a parola, è bene mettersi d’accordo se stiamo parlando del testo fonte (ovvero l’originale) o della traduzione, perché alcune lingue sono molto concise, o hanno molte parole brevi, in altre, proprio per una questione di stile e argomentazione, si va per le lunghe, poi ci sono lingue come l’olandese o il tedesco adorano le parole composte, quindi dove in italiano ti servono almeno 2-3 termini più gli articoli e le preposizioni, qui se la cavano con una parolona, vedasi Rijksvoorlinchtingsdienst dove per comodità vi ho staccato visivamente le tre parole che la compongono, tenendo presente che pure voorlichting è scomponibile nella preposizione voor- e -licht- e –ing  più la s per collegare(e che per chi volesse saperlo è l’Ufficio stampa, informazioni e divulgazione del governo dei Paesi Bassi). E mo contatele, le parole.

La forbice dei prezzi

In breve: le grandi agenzie non è che abbiano prezzi bassi, ma pagano molto poco il traduttore. Il resto va in certificazioni di qualità, e questo implica una doppia revisione, da parte del traduttore che ha tradotto e da un secondo traduttore che corregge le sviste, nell’ acquisizione dei clienti e nella felicità degli azionisti. E sicuramente altre cosette che ora mi sfuggono. Quindi si, capisco la tentazione di affidarti a uno che conosci e rpende poco, ma toccherebbe capire cosa è poco e cosa è tanto. Tenete presente che il lavoro viene da grosse multinazionali che hanno testi standardizzati, comunicazioni di routine e tante altre cose (siti, aggiornamenti, polizze, ecc.) che vanno fatte in X lingue contemporaneamente, controllando che in tutte le lingue si dica la stessa cosa per quel tipo di pubblico a cui è diretta. Per progetti complessi, e basterebbe esemplificare con il sito web per il lancio del nuovo prodotto X, ci vuole un’ agenzia attrezzata alle spalle, inutile. (E comunque nessuna agenzia ha quasi più i traduttori in casa, basta internet e un buon database di free-lance. Che anche avere in database la persona giusta è un lavoro e un investimento).

Rimando all’ ottimo post del collega Gianni Davico che spiega un paio di cose ai traduttori tentati a cedere al ricatto del mercato. Le tariffe calano perché poche grosse agenzie gestiscono un numero enorme di free-lance, perché gli enti che comprano traduzioni, come il ministero di giustizia olandese, creano dei sistemi di subappalto poco etici in cui comanda chi fa almeno alcuni milioni di fatturato l’anno, e capite che non sarà mai il piccolo traduttore o la piccola agenzia, e che quindi esiste un sistema che premia lo sfruttamento e la pessima qualità.

È il motivo per cui sono uscita dalle liste dei traduttori giurati in Olanda (tanto, quando me lo chiedono gli amici ho un paio di persone bravissime da raccomandare), hanno creato un sistema perverso da cui sono usciti volontariamente tutti i traduttori bravi ed esperti, ci restano i disperati o chi ha altri lavori con cui arrotondare, e lo hanno fatto inizialmente per abbassare le tariffe dopo vent’ anni che erano le stesse, e alla rivolta dei traduttori hanno finto che noooo, noi non lo facciamo per il prezzo, lo facciamo per controllare la qualità. E adesso la lamentela più frequente è che si ritrovano in tribunale gente che non sa fare.

Come lo trovo un traduttore o interprete bravo?

Intanto vi potete tranquillamente rivolgere a me. Io lavoro solo con colleghi bravi e con cui collaboro da anni, non offrirò tutte le lingue e le combinazioni linguistiche del mondo ma quelle che servono in Europa e nello specifico tra Italia e Olanda si, e rifiuto di sfruttare la gente, ma costiamo sempre meno delle grandi agenzie piene di account manager. Qui l’ account manager sono persone che sanno tradurre e interpretare e sanno come gira il mondo.

Tra i miei clienti negli anni ci sono state multinazionali, società di trust, piccole imprese e privati a cui abbiamo tradotto dal sito multilingue per il lancio di macchinari innovativi, alla rivista aziendale in 5 lingue compreso layout, al testamento, all’ atto di costituzione, al rogito della casa nuova. Alla fin fine le varie lingue vengono gestite dagli stessi colleghi di sempre, persone con cui ci conosciamo, ci apprezziamo e quando serve ci possiamo dire le cose fuori dai denti.

Poi potete sempre contare sul passaparola, contattando un agenzia per i progetti importanti, consultando il sito, nei Paesi Bassi, dell’ associazione di categoria NGTV, chiedendo all’ estero alle camere di commercio italiane, se è per una traduzione giurata i tribunali e il consolato del paese di riferimento ha le sue liste.

Le hostess non sono interpreti (ma conosco anche loro)

Uno degli equivoci più comuni da parte delle aziende italiane che mi chiedono interpreti per una fiera è che loro fondamentalmente vogliono un/una hostess che sappia le lingue. È una professionalità anche quella, le competenze e le tariffe sono diverse e comunque ache qui, non è detto che un bravo interprete sia in grado di sostituire un bravo addetto allo stand. Così è successo che a uno stand della maggior fiera nautica in Olanda abbia mandato un ex ingegnere navale che parlava 4 lingue e un paio di veliste a fare le hostess. I costruttori, felicissimi, soprattutto quando videro l’ex-ing passare disinvoltamente con dei clienti russi nella loro lingua, che non era prevista dal contratto, ma adesso una una lingua che sa mica se la può temporaneamente scordare perché non prevista dal contratto?

Un altro brutto vizio delle aziende italiane è che a volte quando dicono che gli serve una hostess gli serve in realtà una valletta, una bella ragazza con manicure e tacco 12, peso specifico di 45 kg. massimo, per porgere il mazzo di fiori o l’ omaggio all’ assessore, presidente, pezzo grosso in questione che poi si manda la foto in giro con il comunicato stampa.

Però basta mettersi d’accordo sulle professionalità richiesta, io lavoro con interpreti, traduttori e hostess, per le fotomodelle rimando ad altre agenzie. L’importante è collaborare con gente che sa fare il proprio lavoro, sa stare al mondo ed è professionale. Con tutti gli altri basta farsi anche solo un aperitivo.

Postfazione: OK ci ho preso gusto, ma non dipende solo da me, è nell’ aria:

Intanto già che c’ero ho scritto una riflessione più ragionata di questa (per forza, l’ ho scritta in inglese e un’ altra lingua mi costringe a moderarmi)

10 proverbi sulla conoscenza di più lingue

La nostra diagnosi non è noi: del funzionare, in qualche modo, nella vita

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Da quando sto scrivendo le Cronache dell’AD(H)D  molta gente le legge e reagisce e non solo tra i commenti. Persone che conoscevo più o meno bene ma anche perfetti sconosciuti ne approfittano per raccontarmi la loro diagnosi, come questa li ha influenzati nella vita, come se la cavano e quanto siano felici che ne stiamo aprlando. Di quelli che conosco, quasi di tutti IO NON NE AVEVO IDEA. Il che dimostra quanto siamo bravi a nascondere e compensare e quanto ci annusiamo tra di noi e riconosciamo chi può ascoltare senza emettere giudizi. Solo che compensare è stancante.

Molte altre persone però a mio avviso fanno anche la cosa caratteristica degli esseri umani tutti quando vedono, sentono, leggono qualcosa: si immedesimano. Altri si riconoscono. Purtroppo molti, spesso e volentieri, si riconoscono su un dettaglio e da lì si incartano secondo me.

Ecco, vorrei dire, visto che sembra non si dica mai abbastanza, che noi, nessuno di noi, è un dettaglio. E ripeto anche che sebbene leggendo di altri uno è bene che si faccia delle domande su se stesso, non è così che si fa una diagnosi di checchessìa. Ti può servire per interrogarti, decidere di informarti meglio, cercare un professionista, farti fare una diagnosi come si deve. Che magari poi non c’ è e si può vivere bene anche senza.

Ma per favore non cominciate a leggere me o altri e decidere che siccome vi scordate il gas acceso qualche volta, che siccome tornate tre volte a casa a controllare di aver spento la luce, che siccome anche a voi piace fare l’uncinetto per sgombrarvi la testa, che siccome anche voi delle volte avete un pensiero associativo, che siccome non riuscite a stare fermi e vi dovete sfinire di movimento fisico per stare meglio, che siccome avete un carattere di merda di vostro, ma chissà, magari non è veramente colpa vostra ma delle voci in testa, che siccome non riuscite a fare lo scorporo dell’ IVA, la soluzione ai vostri mali è farvi (fare) una diagnosi di qualche tipo.

Certo, uno il dubbio se lo pone, pure io. E la risposta migliore me l’ ha data il medico che mi fece il secondo test:

“Fino a che punto è carattere, fino a che punto è diagnosi?”

“La tua diagnosi è parte di te, è quello che sei, è il tuo carattere. Non puoi metterti a scindere. La cosa da capire è se certi aspetti di te ti impediscono di funzionare nella vita.”

Funzionare nel quotidiano secondo me è la chiave. Se non dormi più la notte e ti alzi 10 volte a controllare il gas. Se la tua logorrea ti impedisce di smettere il discorso fino a che non hai finito veramente di dire tutto anche se ti accorgi benissimo che gli altri non ne possono più e cercano di interromperti, o se sai benissimo che la situazione richiede che tu taccia, ORA e non ce la fai. Se non fanno altro che dirti: saresti tanto X se Y, e non è assolutamente in tuo potere né fare Y né essere X, e sarebbe tanto utile una buona volta smettere di pretendere da un pesce che sappia volare a 200 metri di quota, che tanto non può ed è inutile convincerlo di essere un pessimo pesce, visto che non sa volare. (Poi ci sarebbero i pesci volanti, e sarebbe utile anche smettere di pretendere da loro che scelgano se essere pesci o essere volanti).

E poi bisogna chiarirsi su cosa intendiamo per funzionare. Se uno si lava le mani 100 volte al giorno perché non può farne a meno, questo sicuramente gli impedisce di fare alcune cose nel quotidiano. Ma noi che ne sappiamo a cosa invece lo aiuta lavarsele? Che ne sappiamo se, assecondando questa necessità di controllo, questa persona non si sta di fatto impedendo di fare qualcosa che gli farebbe peggio?

Il mio caos mi impedisce di ritrovare le cose che mi servono complicandomi inutilmente la vita? No, al contrario, mi permette di ritrovarle e anche di ricordarmi che ce le ho e le potrei usare per semplificarmela.

Una cosa che imparai a un corso per expat tanti anni fa è che per tante persone che per amore della famiglia seguono un coniuge all’estero cambiando casa ogni tot anni, accumulare cose che si portano dietro a ogni trasloco (con tutti i costi, il lavoro e la fatica che ciò comporta) è un modo di darsi sicurezza visto che ogni volta devono ricominciare da capo. puoi provare a convincerle o costringerle a non farlo, ma poi tocca vedere se non divorziano e non vanno in depressione.

Bene, io sono uno di quei criceti lì. Da quando ho capito come funziono, su quali cose non posso farci niente e mi tocca tenermele, io finalmente sto cominciando a buttare via tante cose. È solo un inizio, mi toccherà buttare per anni, ma è un inizio.

Insomma, come tante cose nella vita, più che il dubbio (sarò normale) contano le certezze (l’ho sempre saputo di sentirmi fuori posto). Cercate allora un parere qualificato, io non posso darvelo. Posso dirvi come è andata con me e come mi sono risolta io, ma non sarebbe neanche esemplificativo perché altre persone hanno avuto percorsi diversi.

  • Pure io sono tanto creativo. Meraviglioso, crea.
  • Pure io ho il pensiero associativo. Bello, associa.
  • Pure io sono tanto irrequieta. Goditelo se te lo godi o inventati qualcosa se non ci stai bene.
  • Pure io lavoro a maglia. Fatti (o fammi) un maglione.
  • Pure io mi scordo cosa stavo dicendo. Scrivitelo o trova un altro sistema.
  • Pure io andavo male in matematica. Ma facevi lo sforzo di studiartela?
  • Pure io sono disorganizzata. Ma al punto che ti impedisce la vita? Che ti perdi le bollette, non le paghi e ti vengono a staccare le utenze? Che ti scordi i figli a scuola e te li devono riportare a casa i carabinieri? Che fallisci o ti licenziano di continuo perché non sei in grado di gestirti?

Pure io l’altro ieri mi sono sbagliata e invece di fare il pieno alla macchina condivisa con la benzina senza piombo ci ho messo il gasolio. Perché sono andata al distributore dove va solo mio marito con la nostra macchina diesel e due giorni fa avevamo rimesso il pieno alla nostra. Può succedere, quello mica è l’ ADHD, quella è distrazione. Ho chiamato il soccorso stradale che ha pompato via il gasolio, mi ha fatto rimettere la benzina e pace.

Certo, se in un mese lo faccio 6 volte forse è il caso che mi faccia delle domande. Perché significa che non sono in grado di gestire una macchina anche se la so forse guidare.

Insomma, siamo persone intere, con pregi, difetti, particolarità. E qualche volta pregi, difetti, particolarità E ANCHE una diagnosi comportamentale. Ma la nostra diagnosi non è noi. Come il nostro 39 di scarpe non è noi. Il nostro mancinismo non è noi. La nostra sciatica non è noi. I nostri calcoli biliari non sono noi. Sono anche parte di noi, certo. Ma non raccontiamoci che non ci siamo laureati a causa del 39 di scarpe (già per i calcoli biliari sarei più disposta a crederci se ti devono operare d’ urgenza il giorno della discussione della tesi). Non raccontiamoci che abbiamo divorziato perché per sbaglio abbiamo messo il gasolio nella Porsche del nostro coniuge.

Insomma, se vi interessa cosa ho da raccontare in proposito, sapendo che sono incapace di spiegare il mondo in 5 bullet point, vi prendete tutto il racconto. Però poi non venite ad estrapolare l’ unico dettaglio che interessa a voi e fingere che quello riassuma tutto. Fate torto a voi, e sinceramente, anche a me.

Trucchi per l’AD(H)D: Manualità per teste in (troppo) movimento

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Premessa

Come ho già avuto modo di dire in precedenza avere l’ADD o l’ADHD non è tanto caratterizzato da irrequietezza fisica, anche se questa è la caratteristica che il profano che non ne sa molto associa alla sindrome. Infatti si parla genericamente di ADD (Attention Deficit Disorder) con o senza iperattività (indicato nell’ acronimo dalla H di Hyperactivity) ma piùttosto da un continuo movimento nella testa e dall’ incapacità di filtrare e selezionare gli stimoli che ci arrivano da tutte le parti. Come difendersi da una testa in continuo movimento? Continue reading

Il mutevole tempo olandese 2

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Stamattina esco alle 7.50 e mi compiaccio del tempo sereno e asciutto, che neanche sembra che ci siano solo 3,5 gradi.Arrivo da Amsterdam Noord ad Amsterdam Zuid e noto sorpresa i resti di neve e ghiaccio sui marciapiedi e sull’erba. Ma come, a sud è più freddo? di solito è il contrario, basta superare l’ IJ e i fossi sono ghiacciati. Al ritorno, mentre fuori si susseguono 50 sfumature di nevischio mi tolgo lo sfizio di fare una foto a ogni semaforo.

Leggetevele voi e fate due più due. Rientro e il nevischio sembra quasi neve seria. Faccio una telefonata ed esce il sole. Scrivo questo e la pioggia ricomincia a sbattere sui vetri.

Meno male che sono meno metereopatica del solito.

(Aggiornamento delle 10.04; adesso si è fatto proprio buio e stanno nevicando grossi fiocchi bianchi e abbondanti. Che francamente era pure ora).