La nostra diagnosi non è noi: del funzionare, in qualche modo, nella vita

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Da quando sto scrivendo le Cronache dell’AD(H)D  molta gente le legge e reagisce e non solo tra i commenti. Persone che conoscevo più o meno bene ma anche perfetti sconosciuti ne approfittano per raccontarmi la loro diagnosi, come questa li ha influenzati nella vita, come se la cavano e quanto siano felici che ne stiamo aprlando. Di quelli che conosco, quasi di tutti IO NON NE AVEVO IDEA. Il che dimostra quanto siamo bravi a nascondere e compensare e quanto ci annusiamo tra di noi e riconosciamo chi può ascoltare senza emettere giudizi. Solo che compensare è stancante.

Molte altre persone però a mio avviso fanno anche la cosa caratteristica degli esseri umani tutti quando vedono, sentono, leggono qualcosa: si immedesimano. Altri si riconoscono. Purtroppo molti, spesso e volentieri, si riconoscono su un dettaglio e da lì si incartano secondo me.

Ecco, vorrei dire, visto che sembra non si dica mai abbastanza, che noi, nessuno di noi, è un dettaglio. E ripeto anche che sebbene leggendo di altri uno è bene che si faccia delle domande su se stesso, non è così che si fa una diagnosi di checchessìa. Ti può servire per interrogarti, decidere di informarti meglio, cercare un professionista, farti fare una diagnosi come si deve. Che magari poi non c’ è e si può vivere bene anche senza.

Ma per favore non cominciate a leggere me o altri e decidere che siccome vi scordate il gas acceso qualche volta, che siccome tornate tre volte a casa a controllare di aver spento la luce, che siccome anche a voi piace fare l’uncinetto per sgombrarvi la testa, che siccome anche voi delle volte avete un pensiero associativo, che siccome non riuscite a stare fermi e vi dovete sfinire di movimento fisico per stare meglio, che siccome avete un carattere di merda di vostro, ma chissà, magari non è veramente colpa vostra ma delle voci in testa, che siccome non riuscite a fare lo scorporo dell’ IVA, la soluzione ai vostri mali è farvi (fare) una diagnosi di qualche tipo.

Certo, uno il dubbio se lo pone, pure io. E la risposta migliore me l’ ha data il medico che mi fece il secondo test:

“Fino a che punto è carattere, fino a che punto è diagnosi?”

“La tua diagnosi è parte di te, è quello che sei, è il tuo carattere. Non puoi metterti a scindere. La cosa da capire è se certi aspetti di te ti impediscono di funzionare nella vita.”

Funzionare nel quotidiano secondo me è la chiave. Se non dormi più la notte e ti alzi 10 volte a controllare il gas. Se la tua logorrea ti impedisce di smettere il discorso fino a che non hai finito veramente di dire tutto anche se ti accorgi benissimo che gli altri non ne possono più e cercano di interromperti, o se sai benissimo che la situazione richiede che tu taccia, ORA e non ce la fai. Se non fanno altro che dirti: saresti tanto X se Y, e non è assolutamente in tuo potere né fare Y né essere X, e sarebbe tanto utile una buona volta smettere di pretendere da un pesce che sappia volare a 200 metri di quota, che tanto non può ed è inutile convincerlo di essere un pessimo pesce, visto che non sa volare. (Poi ci sarebbero i pesci volanti, e sarebbe utile anche smettere di pretendere da loro che scelgano se essere pesci o essere volanti).

E poi bisogna chiarirsi su cosa intendiamo per funzionare. Se uno si lava le mani 100 volte al giorno perché non può farne a meno, questo sicuramente gli impedisce di fare alcune cose nel quotidiano. Ma noi che ne sappiamo a cosa invece lo aiuta lavarsele? Che ne sappiamo se, assecondando questa necessità di controllo, questa persona non si sta di fatto impedendo di fare qualcosa che gli farebbe peggio?

Il mio caos mi impedisce di ritrovare le cose che mi servono complicandomi inutilmente la vita? No, al contrario, mi permette di ritrovarle e anche di ricordarmi che ce le ho e le potrei usare per semplificarmela.

Una cosa che imparai a un corso per expat tanti anni fa è che per tante persone che per amore della famiglia seguono un coniuge all’estero cambiando casa ogni tot anni, accumulare cose che si portano dietro a ogni trasloco (con tutti i costi, il lavoro e la fatica che ciò comporta) è un modo di darsi sicurezza visto che ogni volta devono ricominciare da capo. puoi provare a convincerle o costringerle a non farlo, ma poi tocca vedere se non divorziano e non vanno in depressione.

Bene, io sono uno di quei criceti lì. Da quando ho capito come funziono, su quali cose non posso farci niente e mi tocca tenermele, io finalmente sto cominciando a buttare via tante cose. È solo un inizio, mi toccherà buttare per anni, ma è un inizio.

Insomma, come tante cose nella vita, più che il dubbio (sarò normale) contano le certezze (l’ho sempre saputo di sentirmi fuori posto). Cercate allora un parere qualificato, io non posso darvelo. Posso dirvi come è andata con me e come mi sono risolta io, ma non sarebbe neanche esemplificativo perché altre persone hanno avuto percorsi diversi.

  • Pure io sono tanto creativo. Meraviglioso, crea.
  • Pure io ho il pensiero associativo. Bello, associa.
  • Pure io sono tanto irrequieta. Goditelo se te lo godi o inventati qualcosa se non ci stai bene.
  • Pure io lavoro a maglia. Fatti (o fammi) un maglione.
  • Pure io mi scordo cosa stavo dicendo. Scrivitelo o trova un altro sistema.
  • Pure io andavo male in matematica. Ma facevi lo sforzo di studiartela?
  • Pure io sono disorganizzata. Ma al punto che ti impedisce la vita? Che ti perdi le bollette, non le paghi e ti vengono a staccare le utenze? Che ti scordi i figli a scuola e te li devono riportare a casa i carabinieri? Che fallisci o ti licenziano di continuo perché non sei in grado di gestirti?

Pure io l’altro ieri mi sono sbagliata e invece di fare il pieno alla macchina condivisa con la benzina senza piombo ci ho messo il gasolio. Perché sono andata al distributore dove va solo mio marito con la nostra macchina diesel e due giorni fa avevamo rimesso il pieno alla nostra. Può succedere, quello mica è l’ ADHD, quella è distrazione. Ho chiamato il soccorso stradale che ha pompato via il gasolio, mi ha fatto rimettere la benzina e pace.

Certo, se in un mese lo faccio 6 volte forse è il caso che mi faccia delle domande. Perché significa che non sono in grado di gestire una macchina anche se la so forse guidare.

Insomma, siamo persone intere, con pregi, difetti, particolarità. E qualche volta pregi, difetti, particolarità E ANCHE una diagnosi comportamentale. Ma la nostra diagnosi non è noi. Come il nostro 39 di scarpe non è noi. Il nostro mancinismo non è noi. La nostra sciatica non è noi. I nostri calcoli biliari non sono noi. Sono anche parte di noi, certo. Ma non raccontiamoci che non ci siamo laureati a causa del 39 di scarpe (già per i calcoli biliari sarei più disposta a crederci se ti devono operare d’ urgenza il giorno della discussione della tesi). Non raccontiamoci che abbiamo divorziato perché per sbaglio abbiamo messo il gasolio nella Porsche del nostro coniuge.

Insomma, se vi interessa cosa ho da raccontare in proposito, sapendo che sono incapace di spiegare il mondo in 5 bullet point, vi prendete tutto il racconto. Però poi non venite ad estrapolare l’ unico dettaglio che interessa a voi e fingere che quello riassuma tutto. Fate torto a voi, e sinceramente, anche a me.

7 pensieri riguardo “La nostra diagnosi non è noi: del funzionare, in qualche modo, nella vita

  • 13 Febbraio 2015 in 8:28 pm
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    Ho finalmente letto con calma i tuoi ultimi post e, mi ripeto rispetto ad altri commenti, devo dire che sono di grande utilità. Non certo per trovarci la facile diagnosi a qualche nostra caratteristica che non sapevamo spiegare ma per comprendere che si può sempre venire a patti con i nostri punti deboli e farne la base per una nuova fase di vita, più consapevole.
    Per questo persevero nel tentativo di scovare il giusto punto di vista e il giusto supporto per capire cosa succede nella complicata testolina di mio figlio.
    Grazie Barbara, le tue parole sono sempre di grande buon senso, e quanto bisogno ne abbiamo!

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    • 14 Febbraio 2015 in 7:23 am
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      Marzia tu sai come mi sei stata vicina al bisogno. Tocca appoggiarci a chi sappiamo non rischi di dire una cosa che in quel momento non puoi sentirti dire/

      Risposta
  • 14 Febbraio 2015 in 1:46 am
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    Hai fatto bene a scrivere questo post. Troppo spesso le persone tendono ad immedesimarsi in quello che in quel momento fa al caso loro. L’auto diagnosi è pericolosa sia nelle questioni di salute che in quelle comportamentali. Al di là di questo anch’io trovo questi ultimi post molto interessanti!

    Risposta
    • 14 Febbraio 2015 in 7:22 am
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      Grazie, proprio perchè vedo l’ interesse ho pensato di ricordare cautela.

      Risposta
  • 18 Febbraio 2015 in 2:09 pm
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    Grazie mille per questo post, perchè da distratta perenne, perenne multitasking (che non aiuta) e un po’ ipocondriaca :-), mi stavo incominciando ad angosciare :-). Continuerò a perdere le chiavi di casa con serenità.
    In bocca al lupo per tutto. (ah, io non avevo capito niente, degli accenni che avevi fatto)

    Risposta
    • 18 Febbraio 2015 in 4:26 pm
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      Ma l’ importante è stare sereni e in pace con noi stessi. 🙂

      Risposta
  • 20 Febbraio 2015 in 9:31 am
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    riconosco finalmente lo stile mordente ed esilarante quando scrivi di getto e con passione. continua cosi.Meg

    Risposta

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