Fare l’ imprenditore ad Amsterdam: FAQ

kvkPuntuali come i funghi dopo l’estate mi stanno arrivando richieste da persone che vogliono andare all’estero e/o aprire un’ attività, per esempio di ristorazione italiana, ad Amsterdam.

Solo ieri ho risposto a 4 mail (arretrate, questo si) e mi rendo conto che potrei semplificare la vita a tutti se io a queste domande contrapponessi in bell’ordine le controdomande che faccio io. Infatti capisco che spesso uno ha quell’idea lì, sta su Internet a vedere quali informazioni trova, incrocia la mia famigerata pagina di presentazione (e 9 su 10 non la leggono fino in fondo, altrimenti saprebbero che: a) mi faccio pagare, b) e perché trovo legittimo chiedere soldi per dedicare il mio tempo, le mie competenze e il mio network ultraventennale) e intanto mi scrivono.

La primissima regola intanto, che metto subito come aggiornamento è: Nei Paesi Bassi per quasi tutto si prende appuntamento almeno 3 settimane prima. E persino con me che sono molto flessibile, ma ho giornate di 24 ore come tutti, a volte è necessario. Scrivetemi a barbara@madrelingua.com.

Scrivendomi alcuni si chiariscono cosa vorrebbero fare e quali informazioni gli servono, altri brancolano nel buio e tocca a me fargli domande aggiuntive per capire che risposte dargli. Poi siccome ho il brutto vizio di rispondere a sentimento e in modo personalizzato, non sempre ho la prontezza di spirito di mettere proprio tutto quello che c’è bisogno di sapere nella risposta. E allora ve lo metto qui, bello in fila, voi mi ricorderete di volta in volta le cose che mi sono scordata, e spero quindi che ci ritroveremo tutti con un bel prontuario, la cui utilità è duplice:

  •  Chi si sta facendo delle domande ne trova e comincia, forse, a darsi delle risposte
  • Io non perdo tempo a dire cose ovvie a tanta gente, ma riesco ad essere più specifica, e quindi più utile a chi sa già cosa vuole dalla vita.
  • Molta gente comincia subito a chiedere che sussidi, contributi a fondo perduto, prestiti e altre fonti di finanziamento sono disponibili. Su questo tema specifico ho scritto un post qui. In generale e brevemente potrei dire che se hai un’idea imprenditoriale forse la prima domanda a cui rispondere è: ma tu quanto hai preventivato di metterci?

Ma bando alla teoria, meglio passare agli esempi pratici.

Richiesta concisa e to the point

“Ciao… mi chiamo X ho una pizzeria a Y e vorrei aprirla in Olanda. .. vorrei informazioni come e dove. .. aspetto tue risposta… grazie a presto. ..”

Questa richiesta oltre a farmi cadere le braccia e sospirare ha il merito di darmi due informazioni importanti: che si tratta di una persona del mestiere e, vagamente, il tipo di attività di cui stiamo parlando (pizzeria, ma cos’ è una pizzeria ad Amsterdam? Quante ce ne sono già? Cosa aggiungerebbe una nuova?). Solo che io a una richiesta del genere che posso rispondere?

Per esempio

– vorrei informazioni come: dipende

– e dove: me lo dovresti dire tu

 Quindi ecco le mie domande, quelle a cui chi vuole aprire un’ attività in proprio ad Amsterdam farebbe meglio a rispondere, così facendo riflettere ai pro e ai contro e poi scrivermi con una richiesta concreta, a cui io posso rispondere in modo altrettanto concreto e specifico.

1. Che lingue parli?

Quasi nessuno sa l’olandese, e questo già è un grosso ostacolo, perché anche se per gestirti i clienti ti può bastare l’ inglese, tutta la corrispondenza con Camera di Commercio, ufficio imposte, comune, associazioni di categoria (per molte attività l’ iscrizione è obbligatoria e a pagamento), insomma, tutto l’apparato statale e non agisce in olandese. Sei sicuro che quello che guadagni ti permette anche di pagarti il tipo di assistenza che ti aiuta a superare questo? E come diceva una mia parente che aveva un’ esattoria e di uffici, carte e codicilli ne sapeva: nessuno, neanche il migliore dei professionisti ti legge le carte e ti risolve le cose come faresti tu, che hai esattamente in mente come funzionano le tue cose.

Molte persone parlano molto bene l’ inglese e questo aiuta, o parlano male l’ inglese, ma pazienza. Oppure non parlano per niente l’ inglese e neanche altre lingue.

A questo punto la mia domanda 1 B) di base è: come e quando pensi di impararlo prima di avviare come si deve la tua attività?

Per esempio io ho anche persone che stanno pianificando un trasloco da dipendente entro i prossimi due anni, sanno che nel loro settore c’è richiesta e ogni tanto si vengono a fare una settimana ad Amsterdam per orientarsi e fare tutte le mattine un corso intensivo di olandese o inglese con me. Poi a casa proseguono in maniera meno intensiva.

2.  Hai già fatto l’imprenditore? Se si l’azienda l’hai fondata tu, l’ hai comprata, era di famiglia e ci sei cresciuto dentro? Chi prende le decisioni nella tua attuale azienda? Hai dei soci? Chi ci ha messo il capitale?

Non sono domande oziose. Per fare l’imprenditore non basta saper fare quello che vuoi vendere, devi saper mandare avanti un’azienda. O devi essere in grado di pagare qualcuno che sbrighi tutta la parte operativo-logistica per te.

3.  Se non hai esperienza imprenditoriale, hai esperienza professionale nel settore che ti interessa? Ovvero se vuoi fare focaccine hai mai lavorato in una focacceria?

Ora non ditemi che sto esagerando, perché davvero c’è gente che sa fare le torte e decide di mettersi in proprio perché vuole cambiare vita, gli piace l’ idea e tutti gli amici gli dicono che le fa da dio e dovrebbe farne un mestiere. Ne ho conosciute un paio.

Però erano olandesi, in quel momento avevano tempo libero e un’ entrata fissa, anzi, avevano bisogno pure di una distrazione e si sono buttate anema e core a parlare con la Camera di commercio, capire i permessi che gli servivano, fatto un sito con testi carucci, accattivanti e scritti bene, fatto dei depliant e prove di assaggio e si sono cercate fornitori, clienti, l’ hanno proposte a ristoranti e caffè, eccetera. I loro amici hanno gradito e gli hanno fatto pubblicità e alla fine una ha mollato tutto perché ha capito che il tipo di impegno che ci voleva non faceva per lei, l’ altra è andata avanti (ma fa una cosa specifica: torte di carote con un dolcificante sostitutivo dello zucchero e ha una clientela che vuole quello) e nel frattempo si è talmente ampliata che la sua ricetta ricetta la fa realizzare da un laboratorio con gli ingredienti che procaccia lei, mentre io continuo a incrociarla a fiere professionali e mercatini di nicchia.

Siete sicuri che iniziare ex novo in un paese di cui non conoscete la lingua, le abitudini, i gusti, senza esperienze precedenti, sia una buona idea?

Allora, bravi, fin qui ci siamo. Sapete fare gli imprenditori, conoscete abbastanza le lingue e il mondo da avviare un’ impresa all’ estero e siete del mestiere.

4.  Cosa conoscete dell’ Olanda e/o di Amsterdam? Il pubblico a cui intendete rivolgervi com’è? Ed esiste qui?

5.  Cosa volete fare? Esistono licenze, normative, obblighi nel settore che avete scelto? Li conoscete? (in genere qui entro in gioco io).

6.  Chi sono i vostri colleghi e concorrenti? Siete stati nei loro negozi/ristoranti/attività? Sapete cosa offre già il mercato qui?

Non voglio offendere nessuno, ma questo è il minimo sindacale. voi avrete pure l’ idea più geniale del mondo, ma sapete se questo è l’ambiente adatto per implementarla?

7.  Chi sono i vostri fornitori? E se decidete di importare voi prodotti, macchinari, ingredienti, chi vi fa la manutenzione? A chi telefonate disperati se in un momento di punta la vostra attrezzatura muore, la mozzarella è finita o la lavastoviglie si blocca?

(Anche qui entro in gioco io, ma il punto è che l’azienda l’aprite voi e non ve la gestisco io. Qualsiasi cosa non prevista costa, ci rientrate poi con le spese?)

8.  Nello specifico, volete aprire una formula di ristorazione italiana ad Amsterdam. Sapete già chi fa cose simili alle vostre? Siete uno dei tanti o avete qualcosa di innovativo e che vi distingue?

La cosa fondamentale tra l’ altro è quella di accertarsi che il locale che cercate abbia una destinazione di tipo horeca. Ci sono agenzie specializzate per aiutarvi a cercarlo.

9.  Dove la volete aprire questa attività? Conoscete la città, le vie commerciali, le vie della ristorazione, i mercati? Vi siete fatti dei sopralluoghi? E una volta che ve li siete fatti, siete preparati a pagare l’ affitto e la buonuscita/inventario che vi chiedono? Ci siete stati in diversi momenti della giornata e della settimana in quelle zone, avete identificato i possibili bacini di utenza, il traffico, i lavori?

10.  E quando avete trovato il locale ideale secondo voi, sapete se il comune è dello stesso parere? vi siete informati di che destinazione abbia? Se ci sono obblighi per determinate installazioni? Siete sicuri che i vicini non vi faranno ricorso bloccando qualsiasi iter di licenze abbiate in ballo? E l’impresa che vi fa i lavori, è sicuro che rispetti i tempi di consegna? Come stanno messe le fondamenta? E il comune, che progetti ha sul breve termine in quella strada?

Ricordo l’ anno che poi furono quasi due in cui la van Baerlestraat era denominata più che ma la via dolorosa perché hanno dovuto sostituire tutte le tubature, c’ erano deviazioni e ingorghi e invece del flusso di traffico solito i negozi e i ristoranti lottavano con la polvere e la sabbia dei macchinari.

11.  Che capitale iniziale hai previsto? Da dove ti viene (questo non lo voglio sapere io, lo vuole sapere l’ antiriciclaggio, anche se ti vendi un appartamento in Italia e te lo compri qui devi dimostrare da dove hai preso i soldi)? Hai ulteriori obblighi, interessi o altri impegni? È una cifra realistica per il tuo progetto (anche qui, ci siamo io e l’agenzia per correggere il tiro, ma quello è). Se conti sulle banche, mi dispiace ma per la ristorazione non funziona.

12. Come intendi gestirti la comunicazione e la pubblicità? (Vedi punto 1). Un mio cliente che ha in mano un prodotto davvero innovativo e di nicchia, ha l’idea di mettere su un blog per spiegarne uso, ricette, possibilità, fare pubblicità ai punti vendita che lo propongono. Perfetto, chi lo scrive? C’ è un budget per questo? E questo è il minimo.

13. Infine, lo sapete, vero qual è il modo più veloce di fallire?

Noi lo chiedemmo al nostro commercialista quando ho aperto la scuola di lingue e l’agenzia. Semplice, dice lui, se vi caricate di obblighi contrattuali a cui a un certo punto, per qualsiasi motivo, non siete in grado di ottemperare. Tipo? Tipo un contratto di affitto per un fondo commerciale. Il contratto per locazioni commerciali dura 5 anni. Se fallisci dopo 3 mesi per mancanza di pubblico, comunque gli devi pagare l’ affitto per i cinque anni pattuiti. Almeno fino a che non trovi qualcuno che subentri al contratto.

Quindi la mia risposta standard a richieste vaghe in genere era così, adesso manderò direttamente il link a questo post:

“Complimenti per la decisione, io ti vorrei dire tutto quello che ti serve, ma hai detto niente. Dove, entro quando, che capitale iniziale hai, vuoi aprirla da solo o con dei soci, chi ci lavorerebbe e potrei farti un sacco di altre domande, ma se fai l’imprenditore mi hai capita benissimo.

Dimmi qualcosina in più e vediamo cosa posso fare per aiutarti.”

Che mi sono dimenticata? Che anche questo post alla fine l’ ho scritto a sentimento contando sui vostri contributi. Ne seguiranno altri più specifici.

 

15 thoughts on “Fare l’ imprenditore ad Amsterdam: FAQ

    • Rose, io a suo tempo prima di aprire la ditta mi sono farsa dei corsi per imprenditore della camera di commercio, e anni dopo mi hanno inserita in un tragitto con lezioni intensive e due mentor per capire come andare avanti. La prima cosa che ti dicono è che per metterti in proprio ci devi essere portato, comunque avere idee, iniziativa o altre qualità personali e poi devi sapere tre o quattro cose fondamentali per non buttarti, sbagliare mira e fare il tonfo per terra.

      Già ai corsi vedevi gente fare affermazioni che ti facevano cadere le palle. Tipo un ragazzetto giovane che ci ha messo mezz’ora a decidersi a confidarci la sua idea d’ oro, geniale, con cui sarebbe diventato ricco, e proprio non ce la voleva spiattellare. Alla fine risultò che visto che un sacco di gente voleva vivere ad Amsterdam e non si trovavano case, lui avrebbe aperto un’ agenzia di intermediazione immobiliare, gli avrebbe trovato casa in affitto e sarebbe diventato ricco e felice. Il semplice fatto che all’ epoca la gente che dichiaratamente cercava casa ad Amsterdam fosse il doppio delle abitazioni disponibili, che a causa di normative antiquate il settore (90% all’ epoca del totale) fosse in mano a poche corporazioni edilizie ed era totalmente immobilizzato, che non esistesse un bacino di abitazioni private da affittare e da cui attingere, e che all’ epoca le agenzie immobiliari cascavano come i funghi, non lo aveva mai sfiorato. Tutti gli altri, me compresa che cercavo per la seconda volta casa ad Amsterdam, lo sapevano, lui il genio dall’ idea brillante no e manco lo voleva sapere.

      (Fu a quell’ epoca che incontrai il fondatore dell’ agenzia a cui tuttora mi appoggio, l’ unica tra quelle piccole fondate da persone vere con soldi loro, e non le enormi società immobiliari diramazioni di altre enormi società e fondazioni anonime coperte dallo stato, che esiste da 60 anni, è ancora in mano a una persona vera che adora il suo lavoro e lo fa in maniera etica, e soprattutto è sopravvissuta alla bolla immobiliare tra gli anni 95-2003 che ha fatto più danni dell’ aviaria)

  1. ciao Barbara , capisco che tu non possa risolvere i problemi alla gente ( o tutta la gente che ti scrive) e nonostante cio dai cmq risposta a tutti ( forse per questo continuano a scriverti ahah) ma in realta gli imprenditori nascono soprattutto da imprese fallite prima, perche imparano cosa gli serve sapere e come affrontare gli ostacoli ( anche della loro impreparazione).Ti sorprendera ma l’80% degli imprenditori e’gente senza Masters ne studi che non aveva niente da perdere e si e’buttata ( ha sbagliato un paio di volte) e si e’costruita da se. Concordo che tanti in questo momento cerchino di trovare l’ideona per crearsi un impiego e un futuro e magari su premesse sbagliate ma non uccidiamo in loro la voglia di crearsi un futuro e di avere una speranza di riuscita. Aiutiamoli a ricercare i mezzi per sondare dove trovare aiuto e a calcolare i loro rischi e costi, qui le camere di commercio parlano Inglese , esiste una camera di commercio Italiana ad Amsterdam , si puo investire anche in una societa Olandese dall Italia senza modificare la residenza ed investendo 1 euro – esistono societa che permettono la domiciliazione legale dell azienda Olandese presso la propria sede per 200 eur circa al mese. Insomma, spero non tutti quelli che ti scriveranno saranno alle prime armi o sprovveduti. Di certo so che in Italia le informazioni non le regalano ne sia chiaro dove si possano trovare e hanno trovato te che di esperienza ne hai come rifugio ( non a caso ti chiami MAMMASTERDAM!) un bacione xxx

    • Nicoletta hai ragione, ma tu non hai idea di chi mi scriva, sul discorso soldi, vedi anche la risposta che ho dato a Marina. Un paio di casi disperati me li mandano proprio le istituzioni che citi tu e altre che non sanno come toglierseli dai piedi, infatti hanno fatto di testa loro e sono falliti lasciando i buffi. Hai perfettamente ragione anche sui fallimenti, ma io noto un cambiamento di persone e motivazioni nel venire ad Amsterdam negli ultimi tempi, stiamo parlando di gente che un fallimento non se lo può permettere perché non si rialzerebbero più.

  2. Ba, il discorso soldi non mi quadra.
    Hai speso un’ora per scrivere questo manuale prezioso e l’hai messo gratis a disposizione di tutti.
    Perché non lo togli, ci fai un bel pdf e lo mandi a chi ti invia almeno 50 euri sul c/c?
    😀

  3. Per un attimo ho pensato ” ora scrive della mia idea di essere operatrice olistica in olanda”.. comunque hai perfettamente ragione se non hai la capacità di essere in proprio meglio non provarci. Io sto facendo gavetta con la mia associazione, intanto studio, studio anche l’olandese anche perchè sennò come parlo alle donne li? ^^ Un abbraccio cara i tuoi articoli sono sempre esaustivi. Ti ho messa nel mio blog.

      • Grazie Barbara, due anni fa volevo scappare così senza nulla, senza aver imparato bene la lingua, cercando lavoro.. ora che studio da un po’ varie discipline ho capito chi voglio essere e dove.. per me l’olanda è casa ed è li che voglio ricominciare aprendo uno studio, hey magari non riuscerò, ma almeno avrò provato e nel mondo secondo me giusto.

  4. Cara Bax,
    to the point come sempre, infatti questa risposta scritta a sentimento è utilissima per filtrare le aspirazioni velleitarie degli imprenditori in fuga dall’Italia.

    Una novità: la KvK (Camera di commercio) si paga solo la prima volta. Mi hanno informato che la quota d’iscrizione annua non si paga più, anche se non ho ben capito perché. 😉

  5. Col mio precedente lavoro (ero Consulente Marketing Online) mi arrivavano continuamente email con domande, richieste di chiarimento ecc.
    Anche col mio attuale lavoro di Personal Chef, le domande continuano 🙂

    Dato che mi piace rispondere, mi sono dato delle regole per non far torni a nessuno. Se la risposta posso darla in 3 minuti o qualcosina di più, rispondo via email. Se la risposta diventa un’ora di scrittura, chiedo che mi si chiami al telefono.
    Se si rischia di stare in ballo due ore, allora è lavoro.

    Se sia giusto o sbagliato non lo so, ma io così mi trovo bene 🙂

    Per parlare del tema in questione, l’apertura di attività ad Amsterdam, penso che purtroppo ci sia da riflettere su un problema che con le startup si ha già in Italia. Questo è il mio lavoro, e il problema lo riscontro tutti i giorni.

    Troppe persone pensano che basti avere un po’ di soldi per aprire un’attività. Nessun piano di marketing, nessun business plan, nessuna analisi di mercato, nessuna formazione. Così un direttore di banca in pensione, dato che era un bravo direttore, pensa allo stesso modo di poter dirigere un ristorante :p

    Poi, sempre connesso allo stesso problema, dato che a me piacciono gli spaghetti fatti in un certo modo, sono convinto che a mezzo mondo debbano piacere gli spaghetti fatti allo stesso modo. Prova, il caffè. Noi italiani siamo convinti che il nostro espresso sia il miglior caffè al mondo e non ci rendiamo conto che 6 miliardi e 450 milioni di persone sul pianeta lo bevono in altro modo, quindi siamo solo noi 50 milioni di italiani e qualche amante della cultura italiana ad essere gli unici furbi che lo sanno bere :p :p :p

    Così, quello che vedo sempre, sono ristoranti che partono e chiudono prima di un anno. I malevoli dicono, al primo pagamento delle tasse :p :p

    Ora, se da una parte sono contento che qualcuno voglia investire, aprire nuove attività, ecc., bisognerebbe anche rendersi conto del fatto che per quanto costino, i consulenti servono. Almeno per il periodo iniziale. Che certe cose teoriche vanno imparate, che certe verifiche vanno fatte, altrimenti poi ce la prenderemo col destino ingrato, ma in realtà sarà stata tutta colpa nostra 🙂

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