I trucchi per genitori ADHD

foto
Un adulto con l’ADHD non è di suo la persona più adatta a fare la parte del genitore accudente, quello che sta a casa, che gestisce l’agenda di figli, dentisti, sport, compleanni, parenti, lavoretti, feste comandate e tutte le belle cose che le scuole si inventano per tenerci lontani dalla strada. Però mi tocca e mi sono dovuta organizzare.

Io sono quella che si scorda di ritirare il telefonino a figlio 1 quando rientra da scuola e deve fare i compiti in tutta privacy o lo deconcentriamo (questi sono i patti che ci siamo dati) e il padre quando rientra lo becca a fare giochetti mentre il quaderno di matematica piange.

Io sono quella che per decenni ormai è a malapena riuscita a organizzare le feste di compleanno dei figli con gli amici minimo 3 mesi dopo il lieto evento. E mi perdo gli inviti delle feste altrui.

La festa del papà, non ne parliamo, qui è diversa come data rispetto all’ Italia e in genere me ne accorgo il giorno dopo, e grazie a facebook (in compenso qui si scordano quella della mamma e stiamo pari).

Io sono quella che la settimana scorsa per prendere un appuntamento dal medico per figlio 2 è riuscita a dire per tre volte la data di nascita sbagliata. E non è manco la prima volta che mi succede.

In compenso vedendo come ci siamo organizzati da quando figlio 1, distratto e prepuberale come pochi, cioè tutti quelli di 12-13 anni, è entrato in un liceo bellissimo e carinissimo, ma molto chiaro sul grado di impegno che richiedono ai ragazzi, alcune misure che abbiamo preso per semplificarci la vita devo dire che stanno funzionando per tutti e viviamo il quotidiano con molto meno stress.

Certe volte basta una cavolata, come la lavagnetta di sughero e una scatola di puntine all’ ingresso per metterci orari, inviti e depliant di cose da fare.

Oggi su genitoricrescono  racconto le routine che ci hanno permesso di sopravvivere. Sono piccole cose che persone più organizzate di me applicano da sempre senza neanche pensarci, ma che a me, con l’ADHD e il senno di poi, stanno salvando vita, quotidianità e amore materno.

Già ho le mattine difficili e cercare di sdoganare dei figli uguali a me dal risveglio all’uscita da casa mi costava uno stress e un’energia che quando finalmente ero pronta a dedicarmi al mio lavoro, ero già esausta. Odiavo urlare ma mi ci ritrovavo ogni due per tre, perché pare che più stiano facendo tardi, questi figli, più cincischino. Per fare dispetto a me, ovviamente.

Io odio le routine, o quantomeno ho una forte resistenza ad accettarle. Ma è inutile che ci giri intorno, tutti, ma in particolare chi ha l’ADHD viene molto aiutato da prevedibilità, regolarità e organizzazione. Basta che rimanga quel po’ di spazio per impulsività e sprazzi creativi, quel tanto da non annoiarsi.

Poi uno dice genericamente ADHD come se fossimo tutti uguali. Un mio amico per esempio si è messo in pace con se stesso, rifiutando di farsi testare o medicare, ma dandosi uno stile di vita da padre accudente con lavoro part time, mentre sua moglie che è medico, ricercatrice e adora il suo lavoro, fa il grosso del lavoro fuori casa e cura l’ organizzazione generale.

Lui si dedica ai bambini, lavora quando sono al nido o a scuola, fa con loro il pane fatto in casa e lunghe passeggiate, suona il piano, alle 19 gli fa fare il bagno, alle 19.30 li porta a letto, fino alle 20 ognuno separatamente legge un libro ai figli e tutte le uscite e le vacanze se le organizzano in modo da tenere gli stessi ritmi, che sicuramente fanno bene ai bambini, ma fanno molto meglio a lui (io mi sparerei, ve lo dico subito).

Un’ altra, grande lavoratrice con il complesso di wonderwoman come me, si fa grandi liste e seguirle o quantomeno sapere che ci sono la rassicura e le permette di spaccare.

Insomma, ognuno trova la sua via. Io mi sono fatta una lista mentale degli elementi di stress quando ho fretta e ho risolto creando un cassetto delle chiavi e un altro delle tessere all’ ingresso, una scatola della telefonia con tutti i telefoni vecchi di scorta, la sim italiana e i caricatori (ve lo ricordate, vero, il mio trucco delle scatole?), e quando mi serve butto tutto lì o ritrovo tutto lì.

Abbiamo murato un corridoio stretto e inutile per ricavarne un armadio delle giacche da un lato e spazio lavatrice dall’altro per avere sottomano all’ingresso scarpe, giacche sciarpe e cappelli (i guanti in una scatola nella scarpiera. Ho messo dei ganci sul fianco della scarpiera per appenderci borse e zaini di uso frequente.

Insomma, come fanno i supermercati fighi che non mettono più lo scatolame con lo scatolame e la pasta e il riso accanto, abbiamo creato delle aree funzionali. per cui nell’ area colazione del negozio ci trovi tutto quello che serve alla colazione, nell’area spuntini gli affettati e le bibite in lattina, eccetera e quando cerchi le uvette non sai se andare in colazione, in dolci fatti in casa, o in frutta. Ma ci si abitua.

Per cui avendo infilato la lavatrice e asciugatrice nel bagnetto accanto alla cucina, con la pia intenzione di usare il piano della credenza per piegare i panni (se non fosse quasi sempre coperto da scatole o robe che devo ancora smistare) due cassetti della credenza sono dedicati agli sport dei figli, che le tute e gli accapatoi li lavi, asciughi e pieghi in 2 metri di spostamento e la mattina se ci ricordiamo all’ ultimo minuto che hanno ginnastica, li infilo nello zaino (appeso 5 metri più in là) insieme ai panini senza fare due piani per andarglieli a prendere nell’ armadio. E già che ci siamo in un terzo cassetto abbiamo messo tutte le cose della piscina: costumi, occhialetti, cuffie e tessere e gettoni nell’ astuccio con shampoo e spazzola. Certo, le prime volte quando mia madre cercava la macchinetta della pasta o le posate buone e si ritrovava i parastinchi del calcio mi si straniva un pochino, ma ognuno ha la sua organizzazione.

Vi invito quindi a riflettere sulle cose che vi creano impicci nel quotidiano e vedere se un’ altra organizzazione dei tempi e degli spazi riesca a semplificarvi la vita.

Perché ADHD o meno, tutti abbiamo un sacco di cose da fare al mondo e ottimizzare i tempi fa bene sempre. Gli ordinati ci possono passare il loro amore per le liste, le routine e l’ organizzazione e noi possiamo dargli il colpo d’ala creativo per organizzare in modo meno prevedibile, ma, talvolta, più funzionale.

La nostra diagnosi non è noi: del funzionare, in qualche modo, nella vita

IMG_2664

Da quando sto scrivendo le Cronache dell’AD(H)D  molta gente le legge e reagisce e non solo tra i commenti. Persone che conoscevo più o meno bene ma anche perfetti sconosciuti ne approfittano per raccontarmi la loro diagnosi, come questa li ha influenzati nella vita, come se la cavano e quanto siano felici che ne stiamo aprlando. Di quelli che conosco, quasi di tutti IO NON NE AVEVO IDEA. Il che dimostra quanto siamo bravi a nascondere e compensare e quanto ci annusiamo tra di noi e riconosciamo chi può ascoltare senza emettere giudizi. Solo che compensare è stancante.

Molte altre persone però a mio avviso fanno anche la cosa caratteristica degli esseri umani tutti quando vedono, sentono, leggono qualcosa: si immedesimano. Altri si riconoscono. Purtroppo molti, spesso e volentieri, si riconoscono su un dettaglio e da lì si incartano secondo me.

Ecco, vorrei dire, visto che sembra non si dica mai abbastanza, che noi, nessuno di noi, è un dettaglio. E ripeto anche che sebbene leggendo di altri uno è bene che si faccia delle domande su se stesso, non è così che si fa una diagnosi di checchessìa. Ti può servire per interrogarti, decidere di informarti meglio, cercare un professionista, farti fare una diagnosi come si deve. Che magari poi non c’ è e si può vivere bene anche senza.

Ma per favore non cominciate a leggere me o altri e decidere che siccome vi scordate il gas acceso qualche volta, che siccome tornate tre volte a casa a controllare di aver spento la luce, che siccome anche a voi piace fare l’uncinetto per sgombrarvi la testa, che siccome anche voi delle volte avete un pensiero associativo, che siccome non riuscite a stare fermi e vi dovete sfinire di movimento fisico per stare meglio, che siccome avete un carattere di merda di vostro, ma chissà, magari non è veramente colpa vostra ma delle voci in testa, che siccome non riuscite a fare lo scorporo dell’ IVA, la soluzione ai vostri mali è farvi (fare) una diagnosi di qualche tipo.

Certo, uno il dubbio se lo pone, pure io. E la risposta migliore me l’ ha data il medico che mi fece il secondo test:

“Fino a che punto è carattere, fino a che punto è diagnosi?”

“La tua diagnosi è parte di te, è quello che sei, è il tuo carattere. Non puoi metterti a scindere. La cosa da capire è se certi aspetti di te ti impediscono di funzionare nella vita.”

Funzionare nel quotidiano secondo me è la chiave. Se non dormi più la notte e ti alzi 10 volte a controllare il gas. Se la tua logorrea ti impedisce di smettere il discorso fino a che non hai finito veramente di dire tutto anche se ti accorgi benissimo che gli altri non ne possono più e cercano di interromperti, o se sai benissimo che la situazione richiede che tu taccia, ORA e non ce la fai. Se non fanno altro che dirti: saresti tanto X se Y, e non è assolutamente in tuo potere né fare Y né essere X, e sarebbe tanto utile una buona volta smettere di pretendere da un pesce che sappia volare a 200 metri di quota, che tanto non può ed è inutile convincerlo di essere un pessimo pesce, visto che non sa volare. (Poi ci sarebbero i pesci volanti, e sarebbe utile anche smettere di pretendere da loro che scelgano se essere pesci o essere volanti).

E poi bisogna chiarirsi su cosa intendiamo per funzionare. Se uno si lava le mani 100 volte al giorno perché non può farne a meno, questo sicuramente gli impedisce di fare alcune cose nel quotidiano. Ma noi che ne sappiamo a cosa invece lo aiuta lavarsele? Che ne sappiamo se, assecondando questa necessità di controllo, questa persona non si sta di fatto impedendo di fare qualcosa che gli farebbe peggio?

Il mio caos mi impedisce di ritrovare le cose che mi servono complicandomi inutilmente la vita? No, al contrario, mi permette di ritrovarle e anche di ricordarmi che ce le ho e le potrei usare per semplificarmela.

Una cosa che imparai a un corso per expat tanti anni fa è che per tante persone che per amore della famiglia seguono un coniuge all’estero cambiando casa ogni tot anni, accumulare cose che si portano dietro a ogni trasloco (con tutti i costi, il lavoro e la fatica che ciò comporta) è un modo di darsi sicurezza visto che ogni volta devono ricominciare da capo. puoi provare a convincerle o costringerle a non farlo, ma poi tocca vedere se non divorziano e non vanno in depressione.

Bene, io sono uno di quei criceti lì. Da quando ho capito come funziono, su quali cose non posso farci niente e mi tocca tenermele, io finalmente sto cominciando a buttare via tante cose. È solo un inizio, mi toccherà buttare per anni, ma è un inizio.

Insomma, come tante cose nella vita, più che il dubbio (sarò normale) contano le certezze (l’ho sempre saputo di sentirmi fuori posto). Cercate allora un parere qualificato, io non posso darvelo. Posso dirvi come è andata con me e come mi sono risolta io, ma non sarebbe neanche esemplificativo perché altre persone hanno avuto percorsi diversi.

  • Pure io sono tanto creativo. Meraviglioso, crea.
  • Pure io ho il pensiero associativo. Bello, associa.
  • Pure io sono tanto irrequieta. Goditelo se te lo godi o inventati qualcosa se non ci stai bene.
  • Pure io lavoro a maglia. Fatti (o fammi) un maglione.
  • Pure io mi scordo cosa stavo dicendo. Scrivitelo o trova un altro sistema.
  • Pure io andavo male in matematica. Ma facevi lo sforzo di studiartela?
  • Pure io sono disorganizzata. Ma al punto che ti impedisce la vita? Che ti perdi le bollette, non le paghi e ti vengono a staccare le utenze? Che ti scordi i figli a scuola e te li devono riportare a casa i carabinieri? Che fallisci o ti licenziano di continuo perché non sei in grado di gestirti?

Pure io l’altro ieri mi sono sbagliata e invece di fare il pieno alla macchina condivisa con la benzina senza piombo ci ho messo il gasolio. Perché sono andata al distributore dove va solo mio marito con la nostra macchina diesel e due giorni fa avevamo rimesso il pieno alla nostra. Può succedere, quello mica è l’ ADHD, quella è distrazione. Ho chiamato il soccorso stradale che ha pompato via il gasolio, mi ha fatto rimettere la benzina e pace.

Certo, se in un mese lo faccio 6 volte forse è il caso che mi faccia delle domande. Perché significa che non sono in grado di gestire una macchina anche se la so forse guidare.

Insomma, siamo persone intere, con pregi, difetti, particolarità. E qualche volta pregi, difetti, particolarità E ANCHE una diagnosi comportamentale. Ma la nostra diagnosi non è noi. Come il nostro 39 di scarpe non è noi. Il nostro mancinismo non è noi. La nostra sciatica non è noi. I nostri calcoli biliari non sono noi. Sono anche parte di noi, certo. Ma non raccontiamoci che non ci siamo laureati a causa del 39 di scarpe (già per i calcoli biliari sarei più disposta a crederci se ti devono operare d’ urgenza il giorno della discussione della tesi). Non raccontiamoci che abbiamo divorziato perché per sbaglio abbiamo messo il gasolio nella Porsche del nostro coniuge.

Insomma, se vi interessa cosa ho da raccontare in proposito, sapendo che sono incapace di spiegare il mondo in 5 bullet point, vi prendete tutto il racconto. Però poi non venite ad estrapolare l’ unico dettaglio che interessa a voi e fingere che quello riassuma tutto. Fate torto a voi, e sinceramente, anche a me.

Trucchi per l’AD(H)D: Manualità per teste in (troppo) movimento

IMG_3038

Premessa

Come ho già avuto modo di dire in precedenza avere l’ADD o l’ADHD non è tanto caratterizzato da irrequietezza fisica, anche se questa è la caratteristica che il profano che non ne sa molto associa alla sindrome. Infatti si parla genericamente di ADD (Attention Deficit Disorder) con o senza iperattività (indicato nell’ acronimo dalla H di Hyperactivity) ma piùttosto da un continuo movimento nella testa e dall’ incapacità di filtrare e selezionare gli stimoli che ci arrivano da tutte le parti. Come difendersi da una testa in continuo movimento? Continue reading

10 cose da non dire a chi ha a che fare con l’ ADHD

Ci sono scesa un po’ a patti nel frattempo, ma scoprire da adulto che hai l’ ADHD è sempre una botta. Facciamo finta che tutti abbiamo un minimo presente di cosa sto parlando quando dico ADHD, tanto questo post è appunto per ricordarci cosa ne pensa chi ne sa poco e niente. Poi quando ho sedimentato ancora un po’ cercherò di spiegare cosa sia esattamente, come me l’hanno diagnosticata (e le cantonate prese per strada) e le fonti di informazione affidabili che ho trovato in giro e ve ne scriverò a parte.

Ammetto di aver sofferto a non dirlo prima. Non a caso quando proprio non ce la facevo più a tenermela, mi sono limitata a una roba un po’ generica. Non so, magari lo sarebbe lo stesso se mi avessero diagnosticato i piedi piatti, la celiachìa o la presbiopia (ah, fermi, quest’ultima me l’ hanno appena scoperta e dopo 4 decenni da ‘cecata’ non riesco ancora a farmene una ragione, io con gli occhiali da lettura vedo appannato, con quelli vecchi da miope/astigmatica no). Comunque ti ci devi abituare. E io intanto che mi abituavo cercavo di tenere a mente i lati positivi che mi ricordava la mia psicologa. Tutto questo ha portato a una bellissima chiacchierata con Miss Nathalie Finch che essendo per mestiere dall’altro lato della scrivania qui ha spiegato ottimamente come funzionano le diagnosi ai bambini.

Io intanto parlo per me che sono adulta. Ci vuole un po’ di tempo per capire che una serie di cose che mi hanno sempre dato noia nella vita (e fingo di andarci su leggera, eh) in realtà non le posso proprio influenzare. Il tuo cervello funziona così, con quei doni e quei limiti e basta farsene una ragione. Disse quella che ha passato 47 anni a sentirsi disadattata e diversa dagli altri, ma in fondo siamo tutti i diversi di qualcun altro, so what’s new?

Ancora più difficile è dirlo in giro, perché la gente che ti ha sempre conosciuto (e apprezzato) così cosa vuoi che ti dica? E la gente che ti conosce poco, cosa vuoi che ti dica? E in generale, ma dell’ ADHD cosa si sa in giro? Non chiedetelo a me che forse per motivi di pura sopravvivenza ancora non mi metto per bene dietro google per informarmi, quindi posso solo dire quel paio di cose su cui sono inciampata io. Che sono ridotte, personali e di parte, quindi praticamente di nessuna utilità per chicchessia. O forse si.

Eccovi quindi le cose da non dire a che ha l’ADHD, tranne me che nel frattempo per scriverle me le sono elaborate, oppure ho già sfanculato il primo che me l’ha dette e adesso posso gestire meglio i prossimi.

1) Ah, queste malattie di moda

Ecco, vai magari a dirlo a uno che ha un tumore raro, l’ebola, l’ AIDS o qualcosa di più facilmente quantificabile. Ah, non glielo diresti? Come mai a loro no e a me si? (E comunque è una sindrome, non una malattia).

2) Ah, ma è quella cosa dei maschietti troppo vivaci?

Si, quella, ma non viene solo ai maschietti. Viene anche alle femminucce. E non viene solo ai bambini. Ce l’hanno anche gli adulti (e ne conosco un paio, uno si è creato una vita organizzatissima e controllatissima e dioneliberi gli ritarda un treno. L’altro si sfascia di canne dalla mattina presto all’ora di andare a dormire, e certe volte, nell’organizzazione del lavoro che ha, si sentono gli effetti).

E non si esprime solo con irrequietezza e vivacità, quello è il sintomo “facile” che non hanno neanche tutti. Insomma, io sono femmina, adulta e relativamente tranquilla fisicamente, anzi, proprio pigra. Ma ce l’ho, talmente inequivocabilmente che quando mi è arrivata una bella diagnosi scritta la prima reazione di chi mi vuole bene e mia è stata: ma come mai non ci abbiamo pensato prima?

3) Si, ma secondo me non hai l’ADHD (qualsiasi cosa ciò voglia dire), è che tu sei un tipico gemelli, sempre sognatore e con la testa fra le nuvole

Il meccanismo di minimizzare per consolare e sdrammatizzare lo capisco, è umano, io l’ho applicato allo sfinimento con gli amici (molti dei quali essendo più civili di me non mi hanno neanche sfanculata) ma non aiuta, anzi, irrita. Io sto facendo una fatica enorme per accettare questa cosa, perché la devo accettare, la devo capire e me la devo fare amica visto che me la devo tenere, per cortesia non banalizzare tutto questo, anche se è un processo invisibile e ti sfugge. E io sono già stanca di mio. Provaci tu a vivere ogni minuto, ogni giorno della tua vita con 40 schermi che urlano a tutto volume una cosa diversa nella testa, senza meccanismi efficaci per filtrarli, che poi l’ oroscopo lo riscriviamo insieme.

La mia fortuna e che la prima a dirmelo è stata mia madre, per cui manco l’ho potuta sfanculare, ma quando mi sono ripresa le ho detto più o meno questo, e lei si è scusata e mi ha fatto le coccole. Grazie mamma, anch’io.

4) Si, ma adesso diagnosticano queste cose a chiunque e prima non ce l’aveva nessuno, secondo me è una scusa (per vendere medicine, per dare una scusa ai pelandroni, per controllarci attraverso le scie chimiche, perché i vaccini e big pharma e il complotto plutogiudaicomarziano).

Questa mi fa incazzare, ma tanto, per motivi che non sono in grado di spiegare razionalmente. E piantatela di linkarmi Robinson perché sono perfettamente d’accordo con lui sulla situazione di iperdiagnosi negli USA, a cui sottendono metodi di testing e politiche scolastiche nei diversi stati, ma appunto, non è il mio caso e la diagnosi non me l’ha fatta una maestra stanca ma una batteria di gente che ne sa. Questo TED Talk mi piace, ci credo, ma appunto, l’epidemia di ADHD di cui parla non è la mia.

E prima di dire che prima non ce l’aveva nessuno, provate a ricordarvi di tutti i vecchi compagni alle elementari e alle medie che ripetevano un anno si e l’altro pure, o venivano considerati ribelli, pericolosi e delinquenti fino a diventarlo, almeno per cortesia, e dare ragione a insegnanti e altri adulti che avevano tra i piedi. E quando ve li siete ricordati andate a controllare come sono riusciti nella vita.

5) Ma mica prenderai le medicine?

Si, all’inizio non capivo se mi servissero o meno, se facessero una differenza o meno. Poi ne dovevo prendere due al giorno, e io a prenderla al mattino ancora ci arrivo, ma la pasticca di mezzogiorno proprio non riuscivo a ricordarmela manco segnandomi l’allarme sul telefonino. Ho smesso di prenderla per sciagurataggine due settimane (ahò, in fondo ho l’ ADHD, ci sta che mi scordi di farmele riprescrivere quando finiscono) in cui dovevo organizzare un sacco di cose ed è stata un’esperienza così stressante da farmi ricredere. Poi ho anche capito che la dose rispetto a peso corporeo fa la differenza e adesso che prendo un dosaggio superiore, che dire, si vede, si vede.

A me la medicazione fa davvero tanto, in meglio, non è detto che sia così per tutti. Proverò altre cose ma intanto va bene così. In Italia peraltro il Ritalin costa meno dell’aspirina, così, sempre per tranquillizzare i complottisti da Big Pharma, che mi chiedo cosa si prendano quando hanno il mal di testa. E no, non mi cambia il carattere. Sono sempre io. Riconoscibilissima. Ma mi stanco meno, mi stresso meno e ho più tempo di tirare fuori quei lati piacevoli, che sempre miei sono, e che conosciamo bene.

6) Ma sono psicofarmaci, sono pericolosissimi, è stato dimostrato che hanno sul cervello lo stesso effetto della cocaina

Ormai gli articoli allarmistici ad minchiam si riconoscono dallo stile e dalla mancanza di argomentazioni serie, sostituite dalla suggestione. Me ne avete spediti a chili con le migliori intenzioni, ma o ve li leggete voi criticamente prima o piantatela, che reggere una diagnosi del genere già è faticoso di suo. Si è vero, se sniffassi il principio attivo in quantitativi equivalenti alla dose di cocaina che mi brucerebbe il cervello avreste pure ragione. Ma a parte che nessuna ricetta ne contiene tanto, poi stare lì a polverizzare e sniffare, ma dai, siamo seri. le dosi che prendo io sotto assiduo controllo medico non sono neanche lontanamente paragonabili (a parte che continuo a scordarmi la seconda pasticca e quindi ne prendo ancora meno del dovuto).

Facciamo così, tutti quanti abbiamo sicuramente dei conoscenti che ammettono di farsi di coca lucidamente nel weekend, a scopo ludico e rilassante che tanto non gli succede niente, loro si che se la sanno gestire. Andate prima a dirlo a loro che si bruciano il cervello e regalano i soldi alle mafie che poi ci fanno cose che rovinano la vita, direttamente o indirettamente anche a noi. Il risultato è triplice, vi cavate dalle mie scatole, vedete a scopo di studio antropologico che vi rispondono loro e fate opera meritoria contro le mafie. Ah, già, ma voi magari vi fate le canne lucidamente e state benissimo. Vi dirò, sto bene pure io che non me le sono mai fatte.

7) Ma ai tuoi figli la daresti?

Se ve ne fosse necessità e alle stesse condizioni con cui la prescrivono a me, certo, di corsa. Il punto è che nei miei anni di volontariato a scuola ne ho visti alcuni di bambini ridotti talmente male a causa di un problema non meglio determinato, una bimba giù di morale, depressissima e con l’autostima a zero che faceva cose che oggettivamente rischiavano anche di metterla in pericolo (e mandare in galera noi sorveglianti).

Un altro ragazzino, neanche cattivo, visto che l’ho conosciuto al nido di mio figlio e l’ho visto crescere, a un certo punto stava diventando un pericolo per sé e per gli altri quando partiva con i cinque minuti di aggressività. A scuola non si poteva dire niente per via della privacy, poi seppi che la madre, con una diagnosi e tutto, comprensibilmente aveva avuto paura delle medicine e rifiutava di farlo medicare. Fino a che non è finito in una brutta rissa, è intervenuta la polizia e i servizi sociali, qualcosa deve essere successo perché nel giro di una settimana è cambiato da così a così ed è tornato il ragazzino gentile che ho conosciuto da piccolo. Con grande sollievo di tutta la scuola. E della madre, con cui poi ho parlato. (Una dei rappresentanti dei genitori si lasciò sfuggire: “si vede che gli hanno cambiato dosaggio”).

Sono cambiati da così a così nel giro di una settimana, hanno finito bene la scuola e sono riusciti and andare alle superiori che volevano, sono diventati più felici, hanno ricominciato a socializzare, a una è venuta la botta creativa che evidentemente prima era troppo deconcentrata per dedicarcisi, si è rimessa a fare danza che aveva dovuto interrompere e l’hanno scelta come comparsa per un musical nazionale che non vi cito, anche se lo stanno dando adesso.

Ma guarda, se sapessi che fanno bene così a prescindere pure io inizierei a prescriverle come party pill. Purtroppo non sono la pillola magica che funziona per tutto e tutti, non a caso sono controllatissime e per fortuna da noi si vendono solo su prescrizione di uno specialista. Come è giusto che sia.

8) Ma non si conoscono gli effetti a lungo termine

Oddio, in fondo è stata brevettata solo negli anni ’50, magari invece gli effetti su certi tipi di indicazioni sono pure noti. Se io fossi un’ adolescente magari me la prescriverebbero solo per un certo periodo, visto che i bambini crescono, si evolvono e tante cose passano.

E comunque farei una considerazione diversa:

Vedi sopra, la bimba depressissima e autostima a zero di cui vi dicevo sopra ha rischiato più di una volta, con le reazioni depresse e le cose che faceva per disperazione, di sfracellarsi per sbaglio dal tetto, impiccarsi e simili. Se un bambino di manco 7 anni rischia questo, ma sai quanto gliene frega ai genitori dell’effetto che avrebbe potuto fargli fra vent’anni la pillola se nel frattempo a vent’ anni non ci sarebbe mai arrivato se si faceva seriamente male prima?

Insomma sembra la dietologa che voleva mettere a stecchetto mia nonna a 92 anni portati benissimo e dopo una vita di frugalità al limite degli stenti: “Dottoressa, ma alla mia età neanche un peccato di gola posso più fare, visto che degli altri non mi è rimasto niente?”

9 e 10) Eh, quando ho scritto il titolo ce le avevo tutte in mente, e forse anche qualcuna in più

Adesso mi sfuggono. Però cosa volete che vi dica, il sintomo fondamentale del deficit di attenzione con o senza iperattività (ADHD o ADD per gli amici) è quello di non avere filtri che dicano al mio cervello qual era di nuovo la cosa su cui mi dovevo concentrare proprio adesso tra le 30 – 40 che mi urlano in testa. Facciamo così, se mi torna in mente ve lo dico un’ altra volta. Anche perché ce n’è da dire.

E a questo punto una domanda ve la faccio io: se non fosse un handicap – perché di questo si tratta – invisibile, come ce ne sono tanti, voi le stesse cosa la direste a qualcuno con una diagnosi più nota e visibile?