Non sono razzista ma… 12 FAQ sui rifugiati (prima parte)

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Il mio amico Luigi mi ha sfidato a raccogliere in 12 FAQ una prima infarinata di informazione corretta sui rifugiati. Ho fatto del mio meglio, perché l’esperienza mi suggerisce che c’è un grande bisogno di chiarezza su questi temi, vista anche l’insistente circolazione di bufale, pregiudizi e strumentalizzazioni. 

Ecco qui, dunque, il primo risultato di questa impresa a quattro mani. Spero apprezziate!

P.S. La vignetta è di Mauro Biani, che quest’anno su questo tema sta dando il meglio di sé. 

1. Basta chiamarli profughi o richiedenti asilo: sono clandestini che vengono in Italia pensando di trovare una migliore sistemazione.
Falso. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha sottolineato in più occasioni che gli arrivi via mare sono composti in gran parte da persone in cerca di protezione, soprattutto siriani ed eritrei, in fuga dalla guerra e da gravi violazioni dei diritti umani. Queste persone non…

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Sugli ordini online a certi editori italiani (poi uno dice: gli e-book)

posteSo che chiunque abbia abbastanza computer da leggere questo post, almeno una volta in vita sua ha bestemmiato mentre cercava di risolvere online qualche questione che in tempi non online lo avrebbe costretto a vestirsi, uscire, fare una fila, pagare e risolvere. Non negatelo, non è possibile. Ci hanno messo a credere che fare le cose onlàin, ci fa perdere meno tempo, ma i travasi di bile no, quelli ce li hanno regalati di bonus.

Poi avendo il marito che di lavoro gestisce progetti di costruzione di piattaforme, anche molto complesse, online, capite che a ogni tentativo mi becco pure l’ analisi ragionata di tutti i buchi che ci sono in suddetta piattaforma.

Guardate invece quelli che con le vendite onlàin ci vivono sul serio: una delle cose che più mi irritavano per esempio sul sito della ryanair, quando finivi di inserire partenza, arrivo e date desiderate per capire quanto poteva costare il biglietto, e non era detto che volessi prenotare, era che schiacciavi per vederli ‘sto volo e: gne gne gne, non hai barrato la casella per dire che accetti termini e condizioni, ricomincia da capo a riempire le altre. Che veramente ti veniva la tentazione di volare con Alitalia (è un paradosso, sereni, non viaggio con Alitalia per principio da almeno 25 anni). Adesso col nuovo sito la casella è scomparsa sostituita da: guarda che se schiacci sono cazzi tuoi, accetti contemporaneamente i nostri ter&cond si, si, si, toglietevi da los ballos e fatemi vedere ‘sto volo, va’, che necessito di una botta di evasione. Hanno rifatto il sito e hanno capito da soli come e perché io lo consulto, infatti hanno fatto direttamente la pagina con i voli in offerta, così non devo starmi ad ammattire a decidere dove andare, se ho un weekend libero e mi va di vedere dove potrei farmi venire voglia di andare a € 19.90.

Quanto sarebbe bello se gli editori cartacei e non imparassero dalle linee aeree. Non dico si risolverebbe la crisi della carta stampata, ma darebbero una segnale al pubblico che li ama, li segue, e comprerebbe pure i loro fogli ad averli nell’ edicola sottocasa. Che sempre più spesso non hai, visto che abbiamo la fuga di cervelli, in Italia i lettori diminuiscono e secondo me le due cose sono collegate.

Non so voi, ma io sono cresciuta con Tex e il Comandante Mark, fumettisticamente parlando, e a un certo punto con maschio alfa abbiamo deciso di collezionare certi fumetti della Bonelli. Facile, ti fai l’ abbonamento e te li fai mandare a casa. No.

Facile, ti compri ogni volta che vieni in Italia quello che trovi e gli arretrati li ordini e te li fai mandare a casa. No.

Fondamentalmente per ordinarsi degli arretrati, uno va sul sito dell’editore, inserisce un sacco di dati inutili tra cui l’ indirizzo di un amico o parente compiacente a cui mandarli in Italia, poi viene in vacanza in Italia, recupera il pacco e per una settimana si spalma sotto l’ ombrellone a leggerli, che è il nostro concetto di vacanza (oddio, c’ è chi va a fare turismo sessuale con i minorenni nel mondo, a noi concedeteci questa piccola, privata perversione, che poi i nostri, di minorenni, almeno sono costretti a leggere in italiano).

Ieri maschio alfa si è messo dietro al computer:

“Non mi accetta Civitaretenga come località, dice Navelli”.

“Ah, già, è vero, la posta sta a Navelli”.

“Quindi metto via Umberto I, Navelli?”.

Eh, ma questi paesi savoiardi hanno tutti una via Umberto I, e se ce l’ avesse anche Navelli? mi chiedo. Poi vabbè, i piccoli paesi savoiardi sono piccoli e tutti sono parenti fra loro.

“Vabbè, se leggono il nome dell’agriturismo lo sanno che è per la signora”.

“Si, ma il nome dell’ agriturismo non me lo fa mettere, c’ è solo una casella Nome e una Cognome”.

“Ah”.

“E mi chiedono il codice fiscale. Italiano”.

“Facciamo una cosa, mettici il mio di nome e cognome, che la signora forse mi riconosce prima, ed eccoti il codice fiscale”.

“Io non capisco: adesso che ho finito tutto mi danno una casella: presso“.

“Presto, mettici il nome dell’ Agriturismo, almeno lo capiscono dove mandarlo”.

Per fortuna sono paesi piccoli e sono sicura che se mando mia madre ad avvertire quelli delle poste di Navelli, che sono tanto gentili, capace pure che le telefonino quando arriva il pacco, che nei paesi, savoiardi o meno, spesso va così.

Interessante comunque come il concetto di fanz all’ estero non sia pervenuto alla Sergio Bonelli editore, come neanche quello di funzionalità della piattaforma web. Bello, bello, bello il mio Nicola Micheli della CloudJam  che quando mi ha fatto il sito di Da Gustare mi ha sfinito ipotizzando tutte le situazioni in cui l’ user non sgamato si poteva incartare e decidere di non prenotare (e io perdevo un cliente).

Una cosa del genere l’ ho avuta qualche anno fa quando ho deciso di fare un abbonamento al mio mensile preferito, che oltretutto aveva lanciato una campagna i solidarietà tra i lettori affezionati: abbonatevi o ci va male.

Loro almeno il concetto di abbonamento all’ estero con relativo sovrapprezzo per la consegna lo avevano previsto. Solo che poi nel compilare i dati, pur avendo previsto: Paesi Bassi come destinazione, eh, niente, la casella provincia prevedeva solo le province italiane e senza riempirla non si andava avanti. Affanculo loro e la campagna di solidarietà, non li ho più letti. Meritano di chiudere se questo è il livello.

Poi uno dice gli e-book. E che e-book.

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Orange is the new black (nazionalismi calcistici)

 

 

 

oranje bovenVoi mettetevi nei miei panni e poi ditemi: poverina. Perché qui sono mesi che la Orange fever va avanti a ritmi che voi non vi potete immaginare e se dio esiste adesso hanno perso e ci possiamo rilassare un attimo.

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No, per dire, quello che vedete qui sopra è il giornalino aziendale del trasporto fluviale che augura il meglio agli oranje e così i loro clienti vedono, si immedesimano e partecipano e si crea fidelizzazione.

Se non ci credete guardatevi intorno quanti prodotti da mesi vengono venduti in versione arancione. Non dico i semplici ammennicoli del tifoso come vestiti, scarpe, cappelli, bandiere, festoni, trombette, toh, al limite pure le lattine di birra edizione speciale.

No, dico tortine, cracker, limonata per bambini, mouse, frullatori, persino il gesso agli ospedali.20140710-111438.jpg

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Dov’ è, dico dov’ è Marianne Thieme e il suo partito per gli animali, quando ce ne sarebbe bisogno?

 

 

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Figlio 1, l’ unico, vero appassionato di calcio della famiglia, che non si capisce da dove gli viene e poi uno pensa seriamente all’ opzione lattaio, persino lui ha dichiarato solennemente il primo giorno della prima parità dell’ Olanda:

- Io comunque ai mondiali tengo per l’ Italia?

- Ma davvero? mi fa piacere, ma non devi farlo per me

- No, è che mi sono scocciato.

- Di cosa?

- Ma di tutto, sta dovunque, anche nei negozi che non c’ entrano niente.

Lì ho capito di aver davvero fatto un figlio olandese, che la sobrietà ce l’ ha talmente nei geni da perdersi per strada le altre manifestazioni frivole e criptofasciste dell’ Orange Fever.

20140710-111719.jpg20140710-111331.jpgPerché se date un’ occhiata i Batavi come si combinano il circondario, non dico che come un sol uomo tirano fuori abbigliamenti arancione, le parrucche con le corna e le trecce arancioni, i cappelli con le tette, le bandiere, i colori per pittarsi la faccia, e ci si presentano pure in pubblico, ma proprio inseriscono questa passione anche nella vita professionale, uno non ci crederebbe che il resto dell’ anno il loro motto nazionale si Doe maar gewoon, dan doe je gek genoeg (comportati banalmente, che già così sei fin troppo stravagante) e la stravaganza, si sa, in questo paese va punita a mazzate. Basta che non sit ratti di calcio.

Così si vedono palazzoni per uffici coperti da teloni 30 x 10 che dichiarano: anche X tifa Oranje (dove a X potete tranquillamente sostituire qualsiasi banca, assicurazione, supermercato, ditta di logistica, il pizzicagnolo dietro l’ angolo. Solo i grandi uffici internazionali di avvocati e fiscalisti mantengono un profilo basso).

Per fortuna hanno perso, perché gli olandesi il meglio di loro lo danno nella sconfitta. Improvvisamente diventano tutti dei lord inglesi che danno la mano agli avversari e finalmente tacciono per un istante, invece di seppellirti dei loro commenti, opinioni, arroganza varie e rompicoglionaggine sparsa, quella per cui metà dei proverbi inglesi del ’600 li citano (Dutch Courage = la sbruffonaggine indotta dall’ uso smodato di alcol ne sarebbe uno).

Adesso per un paio di giorni ce li godiamo così,  li facciamo discettare di tutti i falli, errori arbitrali, cattiverie ai loro danni che ci sono state, senza ricordargli, per pietà cristiana e poi in realtà perché gli vogliamo bene, di tutti i falli, sviste arbitrali, guardalinee cecati che ci sono stati nei giorni scorsi a loro vantaggio), ma tranquilli, sobri, rilassati, senza dover più dimostrare qualcosa al mondo.

Ci compreremo tutte le lattine di birra arancioni in svendita, aspetteremo che i festoni di plastica vengano distrutti dalla pioggia e dal venti e le bandiere stirate e riposte per il prossimo giro, e possiamo finalmente cominciare a discutere di cose serie. Tipo: allora anche quest’ anno venite in vacanza in Italia?

Un pensiero alla nostra regina Màxima, argentina di nascita: ma come hai fatto a sopravvivere all’ ultima settimana? Noblesse oblige.

 

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MammAmsterdam per Radio Capital: parchetti per i bambini

Alle 12.10 circa mi sentirete su Radio Capital per dare consigli a un ascoltatore che verrà ad Amsterdam con un bambino di 4 anni e aveva bisogno di dritte. Fatemi fare mente locale e poi vi aggiorno, in particolare sui parchetti nascosti in pieno centro.

Fatti un bagno a Java Eiland

IMG_0115_2 IMG_0119Java Eiland è il nostro vecchio quartiere, dove siamo andati all’ asilo, a scuola, alle feste.

È un striscia lunga e stretta con tanti palazzoni e 4 canali, e all’ interno dei blocchi formati dai canali ci sono 4 giardini con il tema delle 4 stagioni e la pista ciclabile che li attraversa da un capo all’ altro dell’ isola. Venendo dalla stazione e dal ponte ci arrivate con il bus 42, oppure dal lato opposto con il tram 10 che ha lì il capolinea in Azartplein.

Tosariruin, il primo,  è il giardino d’ inverno, con un muro ondulato di mattoni ad altezza crescente per proteggere i rododendri dal vent. Il palchetto è semplice, uno scivolo, due altalene, una vasca della sabbia, ma sottovento, che non bisogna mai sottovalutarla ad Amsterdam una postazione riparata, e il muro che fa da scuola di roccia a tutti i ba,bini. Ennio ha iniziato ad insistere a salirci da un anno e mezzo, e io incertissima lo seguivo mano a mano che la strada si abbassava e il muro si alzava, per poi fare le acrobazie per rirpendermelo senza arrampicarmi io. Ma ha imparato prestissimo a salire e scendere dal lato alto, cosa che sicuramente gli è stata utile sul Gran Sasso.

Segue Imogirituin, con le fontanelle, bellissime per i giochi d’ acqua, e le siepi per il nascondino e i gingko biloba. È il posto dove ho insegnato ai bambini a saltare nelle pozzanghere prendendo la rincorsa e facendo sciaff con l’ acqua chew schizza da tutte le parti, e un signore anziano con il cane che si è fermato almeno cinque minuti a guardarci e io ridevo all’ idea che dentro di sè stesse scuotendo la testa e dicendosi: queste madri di oggi. O magari voleva solo unirsi.

Segue il Taman Sapituin, che è il giardino d’ estate ed è fantastico per giocare ad acchiapparella o a pallone. Idealmente era una vasca interrata ovale con delle colonne ad altezze digradanti, ma sempre tipo 2 m., circondata da cespugli che attirano le farfalle, e l’ idea era quella delle farfalle svolazzanti intorno alle colonne. Che dirvi, il drenaggio resta un problema da queste parti, e siccome si riempiva sempre d’ acqua e più che le farfalle ci potevano fare le lezioni di nuoto, un certo punto hanno riempito tutto di terra, ci hanno fatto crescere l’ erba e le colonne ad altezza sgabello con una stella sopra vengono rielaborate liberamente dai bambini.

Segue il Kratontuin, il mio preferito per la collinetta e gli alberi di ciliegio che fioriscono in primavera, con una serie di gradino e lastroni di pietra decorativi. Oltre alle varie arrampicate e corse in discesa sulla’ erba, noi lo usavamo per rotolarci abbracciati: mi sdraiavo per terra, mi stendevo il figlio di turno sulla pancia e poi rotolavamo in giù, ovviamente io mi tenevo su gomiti e ginocchia per non schiacciare il bambino quando finivo sopra. Che a una neomadre fa tanto bene per recuperare addominali e pavimento pelvico.

Dopo il Kratontuin si apre il più grande di tutti, quello che vedete in foto, e che è il Bogortuin. Questo è il posto dove all’ inizio e alla fine dell’ anno scolastico i bambini vanno a nuotare, quelli attrezzati in costume, il resto in mutande. Ci sono le scalette per arrampicarsi, l’ acqua viene controllata spesso, ma essendo un collegamento aperto con il lago, però separata dalle rotte dei barconi, si scambia spesso. In quel bacino c’ è anche la scuola di vela e canoa. Nel pratone, che viene abbondantemente usato per feste e pic-nic e a un certo punto c’ è persino un tavolozze dalla forma dell’ isola per sedersi, ci sono un campetto da basket, una sabbierà e tantissimo spazio. Certo, quando i figli avevano uno e tre anni, e ci mettevo mezz’ ora di sfinimenti a prepararli e convincerli a uscire, e alla fine ci arrivavamo e io ero esausta e mi sognavo che si mettessero a giocare con la sabbia e i giochi vari per consentirmi di riposare e che so, fare due chiacchiere, me ne partivano sempre, contemporaneamente, uno a sud per precipitarsi in acqua, l’ altro a est per buttarsi sotto il tram. E quando era ora di tornare a casa, scene da tregenda per convincerli a mollare tutto.

Adesso che da lì accanto parte il nuovo traghetto per nord spesso e volentieri vanno da soli in bicicletta a trovare gli amici e a nuotare e poi rientrano a casa.

Dio, c’ è. Poi prendete anche voi il traghetto per nord, quando scendete andate a destra e vi ritrovate in un bosco bellissimo, il Vliegenbos. Di cui vi parlerò un’ altra volta.

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De Wallen

De Wallen è la parte più antica di Amsterdam, quella racchiusa tra i tre valli di difesa dal porto: Ouderzijds Voorburgwal, Ouderzijds Achterburgwal, Klovenierburgwal (che è quello che parte dal Nieuwmarkt, la piazza della pesa pubblica).

De Wallen è anche il nome che in olandese si dà al celebratissimo quartiere a luci rosse,m che lo trovate all’ inizio dei due Ouderzijds, all’ altezza del Nieuwmarkt. Ma se scendete lungo il Kloveniersburgwal, o se da Piazza Dam prendete la Damstraat e poi girate a destra su uno qualsiasi dei Wallen, arrivate alla fine a un complessione dell’ Università di Amsterdam, con il Crea Cafè dove vi consiglio di fare merenda.

Da lì, risalendo verso il Nieuwmarkt lungo Ouderzijds Achterburgwal troverete sulla destra una galleria coperta con le bancarelle dei libri che riesce sul Kloveniersburgwal. Le cartine la indicano ma non ha un nome, comunque fa parte del complesso Oudemanshuis dell’università. A metà di questa galleria a sinistra avrete il cortile dell’ università con le panchine, a destra uscite in questo giardinetto nascosto che vedete in foto. un momento di pausa e distensione durante una passeggiata a piedi per il centro di Amsterdam.

Oude Schans

Se siete stati a visitare il museo Nemo e volete addentrarvi a piedi verso il centro, fatelo dal Nieuwe Schans, che riconoscete per la Montlbantoren con la punta bianca. A un certo punto, dopo la torre, troverete un vicoletto che poi fa un giro dietro una casa e riesce ed esattamente lì dietro c’ è un bellissimo palchetto giochi attrezzato.

Comunque come vi dicevo, dovunque andiate ad Amsterdam trovate se non proprio dei parchi giochi completi, almeno un giardinetto con una panchina e uno scivolo e il mio consiglio è di approfittarne, perché dando anche ai piccoli dei sacrosanti momenti di pausa (tempo permettendo) vi seguiranno più volentieri.

Se non vi volete portare dietro un passeggino, o i bambini magari sono troppo grandi, non dimenticate che un monopattino certe volte è la soluzione geniale per coprire grandi distanze. Se i bambini si stufano lo piegate e ve lo mettete nello zaino (noi giriamo sempre con una borsona tipo ikea ripiegata in borsa) altrimenti loro con delle rotelle sotto ai piedi vi seguono più volentieri. I pattini in centro invece non li consiglio, il lastricato a pietre e mattonino è una scocciatura.

Buona passeggiata e se avete anche voi un palchetto preferito ad Amsterdam segnalatecelo nei commenti. Un altro post sui grandi parchi seguirà, prima o poi.

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Rifugiati: quando ci sfugge l’essenziale

Mammamsterdam:

Come le dice Chiara Peri le cose, lei che ci lavora, io non le leggo da nessuna altra parte.

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È incredibile che all’arrivo di queste persone, donne e bambini, ragazzi, non sia prevista la distribuzione di acqua, cui hanno provveduto dei volontari. 

Padre Giovanni è da molti anni il presidente del Centro Astalli, l’associazione per cui lavoro. Chi lo segue su twitter sa che non è un burocrate. Incontra e ascolta rifugiati ogni giorno, è costantemente presente nei servizi di prima accoglienza e spesso e volentieri anche negli edifici occupati e in tutti quei luoghi poco comodi e talora indegni in cui si svolge la quotidianità di queste persone.

Ieri sera era a Lampedusa, per l’anniversario della visita di papa Francesco che ricorre oggi. Nella giornata di ieri sull’isola sono sbarcate oltre 300 persone. Lui è andato sul molo e ha notato una banalità: nella macchina della prima assistenza alcune cose non sono previste. Ad esempio, dare un bicchier d’acqua a chi arriva e deve attendere sul molo. Dare…

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Entomologia

IMG_9809“Guarda mamma, c’è un’ape morta”.
Se la osserva attentamente, poi mi raggiunge:
“Io proprio non capisco come facciano le api a volare: sono pesanti, non sono per niente aerodinamiche, hanno le ali piccolissime”.
“Forse perché le sbattono velocissime?”

Io certi giorni comunque mi sento proprio come un’ape. Corro ad attaccarmi al barattolo del miele.

E comunque il mio miglior trattato di Entomologia è stato Il carnevale degli insetti di Stefano Benni che ho recitato insieme a Quelli di Astaroth e che vi ripropongo qui: http://www.youtube.com/watch?v=Spk6OuH-wa8

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Scialba della Zozza e l’uso strategico della bocca per allietare la quotidianità

boccaBonjour mes petits amis, mi state bene, vi sono mancata? eh, si, quest’ inverno mancava la neve ed invece di andare a St. Moritz abbiamo optato per una crociera in veliero, poi il vento è caduto, poi sono arrivati i Quaranta Ruggenti, poi il marinaio è sempre il marinaio e noi ne avevamo una quarantina a bordo, insomma, sono stata un pochino off-line.

E in mare, specie quando cala il vento, sapete com’ è, si diventa meditativi, occorre inventarsi un modo per passare il tempo e com’ è, come non è, mi sono ritrovata a riflettere su tutte le belle cose che facciamo quotidianamente e per cui usiamo la bocca.

Voi ci avevate mai pensato? alle infinite prospettive che una bocca, truccata adeguatamente, ovvio, che apre nei momenti di noia e quotidianità?

Poi consideriamo che Dior non fa shipping a domicilio all’ altezza del 23esimo parallelo e quindi la soluzione migliore quando ci si sta per imbarcare sono le soluzioni di maquillage semipermamenti.

Il laser per depilarsi definitivamente (si, so che state per chiedermelo, anche lì, e dopo tanti ripensamenti e considerazioni l’ ho fatto anche’ io, non mi vedete un pelo che sia uno sulla lingua). Lo smalto al fornetto, basta scegliere bene un colore che stia su tutto che poi in mezzo ai Quaranta ruggenti hai voglia ad abbinare. io ho scelto una sfumatura sobria, il nr. 35 Alito di Paguro nella conchiglia, che col tema marinaro sta tanto bene. E infine, si, infine, il trucco permanente a bocca e occhi, una cosina leggera visto che in veliero si sta sempre un po’ più informali che in yacht.

La cosa fondamentale è abituarsi a vedersi sempre truccata alla perfezione senza lasciare macchie di rossetto in giro. No, ma davvero, Chi ha quindi quegli amanti un pochino feticisti, quelli che godono di più a vederti con le macchie di Coral Red o Plum Extreme sparse su lenzuola, biancheria intima, tende della doccia, guancia della suocera ai saluti di rito, che a farsi fare un pompino come si deve, ecco, deve cambiare trucco o cambiare amante. Quello che al momento è più semplice. In veliero, mi dicono, si fa prima a cambiare amante.

Vi elenco quindi in comodi punti consultabili, che sono rientrata dopo 8 mesi di navigazione quasi in solitaria, a parte i quaranta marinai, tutti ruggenti, per accorgermi che in Bloggolandia di questi tempi vanno di moda i post a punti. Il che mi conferma che nessuno è più in grado di concentrarsi su nulla e che ci attende un futuro di sveltine appoggiati alla basculante del garage. Ma come dice sempre il Vate, “chi si accontenta gode”. Vai con i punti.

1) In barca nessuno ti porta il caffè a letto perché si rovescerebbe per strada. Occorre quindi arselo da soli ed ho scoperto che per svuotare l’ imbutino della caffettiera il modo migliore è inclinarlo sopra la pattumiera e soffiarci dentro dal lato opposto. Poi si lava il tutto e si ricarica la macchinetta. Semplice, no?

2) Dimentichiamoci anche le uova alla Benedict, l’ unica speranza di non spalmare la colazione sulla’ oblò alla prima straorzata del timoniere è mangiare solo uova sode. Per sgusciarle rapidissimamente basta fare due bichini piccini ai poli opposti dell’ uovo, poggiare le labbra su uno dei due e soffiare forte. L’uovo si stacca magicamente dal guscio ed esce, forzandolo, dal foro opposto. Non provateci con l’amante, non a 2000 miglia nautiche dal porto più vicino.

3) Non avendo neanche nessuno a rifarti il letto, ed essendo lo spazio in cabina quello che è, le lenzuola non si possono ripiegare in due persone. Anche qui la boccuccia santa viene in nostro aiuto, soprattutto a chi non ha l’apertura alare del condor. Basta afferrare le due cocche opposte del lenzuolo dal lato più corto, afferrare tra le labbra o i denti più o meno il centro e tenendo così fermo il lenzuolo si possono accoppiare le due cocche da un lato tenendole con una mano sola e ritrovandoli l’ altra libera per afferrare il lato opposto. Facile, no?

Ricordatevi, met petits choux de Bruxelles, la bocca risolve tante, ma tante situazioni quotidiane a cui non avreste mai pensato. Fatene tesoro, e fatemi sapere.

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