Dove portare i bambini ad Amsterdam: Jeugdland

Aside

Di Jeugdland vi avevo già parlato qui ma nel frattempo l’ hanno appena risistemata e sempre più amici la scoprono come sede di feste di compleanno. Noi ci torneremo a breve per la festa di fine stagione calcistica, sperando non piova come l’ anno scorso, che non si riusciva a fare il barbecue.

A questa ristrutturazione hanno messo alcune aree ben tenute per i bambini più piccoli, senza chiodi in giro per terra.

Le immancabili pompe per giochi d’ acqua.

Madre di figli maschi (oh, yeah! Ma tanto yeah!)

Aside

OK, ho due figli maschi e questo si sa. A me è sempre piaciuto un sacco giocare con i maschi da piccola, e secondo me questo aiuta. Le amiche femmine le ho scoperte più tardi nella vita. Non so se sia tutta colpa di mio padre. Diamoglielaqualche responsabilità e qualche colpa pure ai padri.

Insomma, tutta questa premessa per dirvi che oggi è uscito un mio articolo per Genitori Crescono in cui vi racconto un libro che mi è stato, cum grano salis, molto utile. Si chiama Raising sons, in italiano tradotto come Crescere figli maschi di Steve Biddulph.

Il grano di sale lo raccomando a tutti nel leggerlo, in questi manuali ognuno tende a cercarci e trovarci quello che gli serve al momento o che gli conferma qualche sua opinione, e io non ho fatto eccezione. Mi piacerebbe sapere cosa ci avete trovato voi.

A suo tempo nel blog vecchio avevo raccontato anche questo in proposito.

Il bello è che io ho in grossa parte rimosso tutto un periodo della vita dei miei figli tra i 12 mesi di Orso e i tre anni di Ennio. Uno aveva appena iniziato a camminare ecercava regolarmente di buttarsi nel canale, mentre l’ altro si faceva venire tutte le paturnie dei terrible two e terrible three.

Io ai giardinetti, quelle pochissime volte che ci andavamo, perché non ne avevo più il coraggio, ci arrivavo sfinita e speravo solo che si mettessero a giocare con le amichette nella vasca della sabbia per darmi il tempo di raccogliere le forse per poi toglierli via di lì e riportarli a casa. Immediatamente me ne scappavano via uno aest e uno a ovest.

Le amiche madri di femmine mi guardavano pietose e cercavano di dirmi qualche parola buona:

“Eh, è proprio vero quello che dicono, che i maschi sono più vivaci”.

Io annuivo ma dentro di me pensavo: fra dieci anni le femmine preadolescenti le avrete voi e saranno tutti cazzi vostri.

Io sono stata una femmina preadolescente e poi tutta adolescente e infine adulta. So quello che dico. Dio dà, dio toglie. Alleluja. Io adoro i miei maschi, sono una madre di figli maschi, non poteva andare diversamente.

(Mica sarà per questo che certe amichette dei miei figli mi adorano?}

Dove andare con i bambini: la Fantapasseggiata alla cascata delle Marmore e il soft rafting

Aside

In questi giorni sono in Umbria per il Water Festival insieme a un gruppo di giornalisti olandesi. Ieri ci hanno portati in giro per tutta la Valnerina e anche se la cascata delle Marmore l’ abbiamo già vista un paio di volte, con o senza Gnorpoli, a questo giro ho scoperto cose bellissime che mi fanno venire voglia di tornarci anche quest’ estate scendendo dall’ Abruzzo.

Una delle prime cose che vorrei fargli fare – astenendomi a questo giro per offrir loro uno splendido momento padre-figli, che in vacanza ci vuole più che a casa, e poi diciamocelo, io vivo in Olanda e non sono più abituata a salite e discese, come mi ricordano i miei poveri polpacci in questi giorni – è la Fantapasseggiata.

La Fantapasseggiata è una visita animata per bambini fino a 8 anni lungo i sentieri della cascata sul filo della storia d’ amore tra il pastore Velino e la ninfa Nera.

La Fantapasseggiata viene condotta da un folletto locale, lo Gnefro, che in questo caso era una Gnefra.

Ora voi capite che già un nome così, Gnefro, a me fa simpatia perché non è altro che la traduzione nella lingua elfica locale del nomignolo che io do ai miei figli, Gnorpi. La -e- che si trasforma in -o- non è altro che una consequenza della terza rotazione vocalica tra elfico umbro e mammamsterdammismo abruzzese, che come tutti sanno sono zone anche geograficamente contigue. Lo fpetacismo che porta la -f- a diventare -p-, è un fenomeno consueto e non ci perdiamo tempo a illustrarlo ulteriormente. La metatesi -fr- che diventa -pr- a causa di detto fpetacismo e poi appunto per metatesi -rp- si spiega da sé.

Insomma, lo Gnefro non è altro che uno zio degli Gnorpi, ovvio che devo portarceli. E poi lo Gnefro oltre a raccontargli la leggenda e portarseli per sentieri, inseguiti da genitori vari che pure loro vogliono sentire come va a finire, insegna un mucchio di cose utili ai bambini.

“Che c’ è, stavo mangiando, perché, voi non le mangiate le piante?” faceva lo Gnefro richiamato a gran voce dai suoi fan.

“Noooo, io mangio la roba normale” gli rispondeva un bambino. per poi elaborare tutti insieme che si, insomma, le verdure le mangiamo tutti e anche quelle sono piante.

“E il ketchup”, gli rispondeva un altro.

O, trovatelo voi in mezzo ai boschi uno che spiega a certi figuri minorenni che a mangiar verdure si sta tutti meglio. A me serve senz’ altro.

La parte che però a me è piaciuta di più, andando per sentieri, è stato vedere i rafter in azione, perché è una delle cose che farei io per prima tanto volentieri. Ci rientro giusto giusto, età dai 18 ai 54 anni (perché proprio 54? perché si), peso entro i 100 kg. e se mi spiccio dovrei rientrare anche in quelli (anche se con tutto quello che sto mangiando in questi giorni, non ci giurerei). Certo, toccherebbe far fatica a tenere la prole, che sono sicura si vorrebbe precipitare subito.

Per quello, in acque molto più tranquille, c’ è il Centro attività che oltre al soft-rafting, canoa e tubing (praticamente scendi con il sedere infilato in un grosso salvagente, ma vuoi mettere il nome inglese come fa più figo?) ha anche un bellissimo spazio per pic-nic e barbecue, tenuto bene dai gestori del centro in cambio di un obolo (la carbonella però tocca portarsela in proprio).

Che dirvi, io che arrivo dall’ umida primavera olandese e avevamo beccato ieri una giornata bellissima, un giro in tubing me lo sarei fatta molto ma molto volentieri, se non altro per dovere di giornalismo partecipativo. Mi sono dovuta accontentare di saggiare la temperatura dell’ acqua, che secondo me andava benissimo.

Tanto in acqua con le attività ci entri vestito e calzato e incaschettato, quindi posso stare tranquilla.

Comunque per lo Gnefro si pagano € 4,50 o € 90 per gruppi di meno di 20 partecipanti (questi su prenotazione). Ma non è che verso fine luglio qualcuno si unirebbe a noi per una botta di Gnefro e discesa in gommone? Fatemi sapere che ci organizziamo.

Mollo gli ormeggi (avviso ai naviganti)

Aside

Lo chiedo a chi mi leggeva da prima, ma voi che ne dite del nuovo corso di Mammamsterdam su questa piattaforma? Perché mi sono rivista velocemente con mamma e zia e abbiamo fatto una scappata a Ofena e mangiato da Stefania la sera e Alla Sorgente a pranzo il giorno dopo e ci siamo bevute del vino buono e in vino veritas, la mia mamma mi fa:

“A me piaceva di più come scrivevi nel blog di prima, eri più tu. Qui ti trovo un po’ asettica”.

“Pure io”.

Ora, se ce lo diciamo noi che ci conosciamo da tanto tempo io sono sicura che è vero.

Il punto è che ci volevo pensare un po’, quando ho aperto Mammamsterdam su questa nuova piattaforma. Volevo farne un blog ordinato, correggere gli errori prima di postare, rendere la vita più facile a chi viene a trovarmi, anche un pochino più leggibile, perché in fondo tanta gente mi trova perché  ha bisogno di informazioni concrete su Amsterdam, e io quelle le ho sempre messe, sia quelle normali che quelle fuori dal coro, ma sempre affidabili. Ma il fatto è che ci metto tanta altra roba.

Solo che ecco, io lo so che non rendo la vita semplice a chi mi legge, che sono la funambola delle disordinate e delle subordinate (la prima era un lapsus che mi è piaciuto troppo e ce lo lascio), e si, esagero in effetti con un “che” discorsivo che mi piace usare a ogni piè sospinto (e quando a suo tempo Maura correggeva le bozze di Statale 17 lo sa solo lei quanti me ne ha tolti di “che” e non mi sembra affatto che il libro ne abbia sofferto, viva gli editor). A me serve come pausa di respiro, non so se voi la percepite così (in fondo anche Pirandello usava l’ interpunzione allo stesso modo).

Lo so che c’ è gente che ama leggermi ma prima deve fare il vuoto mentale, staccare il telefono e ritirarsi in una stanza nascosta e insonorizzata. e respirare profondamente prima di attaccare.

Lo so che ci ho messo anni a imparare a scrivere in questo modo e mi costa, si mi costa anche del lavoro non retribuito, perché è vero che a volte scrivo posseduta dalla trance scrittoria che si, questa cosa deve proprio uscire ed uscire adesso, ma prima di mettermi alla tastiera o segnarmela su un taccuino, ci rimugino giorno e notte per dei mesi (“Mamma, perché non mi ascolti?”, “Ma si amore, ti sto ascoltando, cosa credi?” e invece ai figli non puoi mentire, io sto pensando a come vi racconterò la tal cosa, proprio alle parole che metto prima e quelle dopo e effetto mi fa come ritmo).

Lo so che questo è un blog e non è un libro stampato e certe volte un sacco di gente fa confusione, ma fidatevi, non vi piacerebbe se sul blog cominciassi a scrivere come faccio sul libro.

Quindi non so come la pensiate voi e spero di non offendere nessuno, io su come strutturare e riordinare il blog e il resto ci sto ancora pensando e ho un modello a cui ispirarmi e il marito tecnico del modello a cui prima o poi devo mandare il materiale che mi chiede se voglio attaccare.

Ma il fatto è che da quando ho aperto qui mi stanno succedendo un mucchio di cose di cui qui non posso e non voglio parlare, perché io avrò pure il senso della privacy di un esibizionista con l’ impermeabile spalancato al parco, ma tengo famiglia e amici e certe volte mi tocca pensare a loro, che meno di me hanno l’ esigenza di trovarsi sbattuti in rete urbi et orbi, che poi se uno lo fa almeno la soddisfazione di scriverselo in proprio.

E queste cose che succedono mi hanno impedito di pensare a come lo voglio fare questo blog, ma per ora rimane così un po’ zoppicante come un tavolino spostato e messo lì, appena posso lo raddrizzo come volevo. Nel frattempo vi chiedo di volermi bene uguale, ma io ricomincio un po’ com’era. Poi vediamo.

Anche perché a parte qualche occasionale minaccia di divorzio, uno pseudocugino che non osa rivolgermi la parola perché pensa che poi metto tutto qui e le maestrine dalla penna rossa che ogni tanto devono proprio venirmelo a dire, che non gli piace come scrivo, o perché lo trovano veramente troppo colloquiale, o per i che, o per il periodare in apnea. E io mi incazzo e vorrei rispondere di pancia, poi lascio che lo facciano le lettrici storiche che sono meno coinvolte, però mi incazzo, perché per rigore intellettuale io un minimo di ragione gliela do, anche se non condivido. E poi ci rimugino. E perdo del tempo, sinceramente, che non ho.

Perché ad avere Mammamsterdam com’ era mi sono capitate tante cose carine, chi mi regala una ciotola della Koziol perché avevo raccontato di aver squagliato inavvertitamente il fochettone nell’ olio con cui friggevo le oliebollen e in negozio il forchettone non c’ era più, chi tornando in Olanda con scorte di radicchio rosso me ne regala un po’ e mai dono più gradito, chi incontro a Orvieto per lavoro, la donna in rosso che a pelle mi era piaciuta tanto e mentre le spiego che del glorioso consesso di giornalisti olandesi io ci sto soprattutto come blogger, perché sai, ho dei blog ma quello con cui mi diverto di più si chiama Mammamsterdam e lei fa: Ma sei tu Mammamsterdam? Ti conosco, ti incrocio sempre sul blog della Zanardo.

Ecco, queste soddisfazioni qui, mica qualcuno stava a controllare la direzione dell’ accento o il numero di subordinate o di “che”?

Mammamsterdam è fatta così, se volete qualcosa di più serio rivolgetevi a Barbara Summa con gli estremi per la fatturazione. Che le cose migliori nella vita in genere sono gratis.

E le porte che c’ entrano? Niente, ma le ho fotografate venerdì mattina a Ofena e mi piacevano così.

Amstelveld, romance sans paroles

Aside

Amstelveld è la mia piazza preferita ad Amsterdam. Infilata tra Utrechtsestraat, uno dei tre canali, Reguliersgracht e dietro la Kerkstraat (anche lei, una delle mie vie preferite), così grande ma accogliente,

il campetto e la vasca della sabbia dove i bambini stanno sempre a giocare, a volte il mercatino delle piante, la chiesa bianca nel centro in cui ho assistito al recital di Carla Regina, mi sembra la più italiana delle piazze d’ Olanda.

Non ci passo spesso, in genere la attraverso in bici mentre vado di corsa da qualche parte.


Mercoledì invece ci sono andata apposta in un’ ora di buco, per conoscere un giovane importatore di vini che mi aveva telefonato.

E qualche volta ho bisogno di una scusa per rifarmi un giretto intorno al Reguliersgracht e la Utrechtsestraat, con tutti i suoi negozi e ristoranti che amiamo, da Concerto, il negozio di musica preferito dal maschio alfa, a Zenza, dove abbiamo comprato il lavandino in rame che prima o poi Santosuocero ci istallerà, al Segugio, il ristorante del pescarese e uno dei migliori italiani ad Amsterdam (fidatevi, Adriano ha fatto anche il corso da sommelier con me) e una serie di negozi di design. Anche se da quando ho fatto i figli non ci sono pi`u andata, ed è un vero peccato. Qualcuno mi procura una scusa anche per questo? Supermambanana, adesso che arrivi, vogliamo saltare il solito Thai e andarcene al Segugio? A piedi dal tuo solito albergo.

E comunque farsi un giretto lungo uno dei canali minori da questo lato di Amsterdam, con la pioggia o con il sole su di me ha sempre un effetto rilassante. Ma meglio con il sole.

Lo stato sociale e le attività per bambini

Aside

Come forse saprete, da qualche anno viviamo in un quartiere in via di gentrification, ma tradizionalmente un quartiere ex-popolare (di fronte casa nostra sui bacini dei cantieri navali ci hanno costruito degli appatamentini tristi, e ogni tanto incontro qualcuno che è cresciuto qui, nel Vogelbuurt, con tutti i padri che lavoravano ai cantieri, le madri a casa e i figli praticamente cugini tra di loro. Un paesone.

Poi sono arrivati gli emigranti, una casa Amsterdamse school d’ angolo 200 mt. da noi è stata piastrellata in turchese ed è una moschea, quando è bel tempo e il venerdì pomeriggio si affolla, stendono i tappetini sullo slargo del marciapiede e vedi tutti questi uomini, anziani, ma spesso anche ragazzi con le sneakers sotto la djellaba, che socializzano.

Ci sono un mucchio di giardinetti e di attività per bambini e ragazzi, sospetto per togliergli dalla strada e dargli una botta di coesione sociale all’ olandese. Abbiamo gli street coach che pattugliano per controllare che non succedano casini nei parchetti giochi.

E quando ci sono le vacanze, che siano le sei settimane estive o le settimane intermedie nel corso dell’ anno, il comune organizza una serie di campi sportivi e di attività varie per i bambini. Così anche la settimana scorsa, tralasciando la tre giorni di atletica che si prevedeva per Orso, che in fondo voleva solo fare il lancio del giavellotto e so che si sarebbe opposto a qualsiasi altra attività, siamo andati al pomeriggio dell’ Urban Outdoor. Con BMX, breakdance, pallastrada organizzata (che è una contraddizione in termini) e muro da arrampicata. I miei si sono dati al BMX.

Il tutto, gratis.

Adoro viverein un quartiere svantaggiato.

Dove andare con (o senza) i bambini: Corpus, viaggio nel corpo umano

Chi è passato per l’ autostrada A 44 all’ altezza di Leiden non può non averlo visto. Corpus Experience è un museo interattivo che presenta un viaggio all’ interno del corpo umano. Noi ci siamo andati il 1 maggio visto che questa settimana abbiamo le vacanze. Ennio (beata preadolescenza) abbiamo dovuto trascinarlo fuori casa, pensare a un’ alternativa proponendo lo Space Expo a Noordwijk perché il Corpus lo rifiutava a prescindere, litigarci in macchina, farci due chilometri di mutismo offeso, tentare carezzine casuali riconciliatorie (il tutto guidando) per poi sentire un:

“Mpff blbr blr Crp”.

“Scusa puoi ripetere?”

“Mpff blbr blr Corpus”.

E allora siamo andati al Corpus, abbiamo pranzato prima al McDonald perché io non ho nessuna fiducia nel cibo proposto dai baretti dei musei, e parcheggiato cantando nell’ edificio (€5 per le prime 4 ore).

Per scoprire nell’ ordine che:

- al Corpus se prenoti online paghi un euro in meno (prezzo alla cassa: €17.50 gli adulti e € 15 la gioventù bruciata a partire dagli 8 anni)

- l’ ingresso lo compri per un orario preciso e devi stare lì almeno 20 minuti prima o rischi di perdere il tuo gruppo

- ogni 7-8 minuti parte un gruppetto di max. 16 persone, ognuno con i suoi auricolari e istruzioni in inglese o olandese (tanto poi si capisce tutto)

- alla fine del giro nel corpo umano che dura circa 55 minuti, e ogni tanto ti puoi sedere con gli occhialini 3D (cioè, lo spermatozoo o il globulo rosso che si muovono nel corpo in 3D è tutta un’ altra cosa), c’è la discesa e a ogni piano una serie di attività interattive e giochi, su cuore, polmoni, resistenza, vista, udito, sangue eccetera.

A noi è piaciuto il videogioco in cui corri con la macchina e a seconda degli elementi che calpesti ti tocca guidare con uno dei sintomi della sclerosi multipla, ovvero stanchezza, e vai lentamente, o abbassamento della vista e ci vedi tutto sfuocato eccetera. Io ho risposto benissimo al quiz per i donatori di sangue e i bambini hanno fatto dei test di resistenza che io sono schiantata dopo 3 pedalate (beata gioventù, preadolescenziale o meno.

Ci siamo iscritti a uno dei computer per cui poi reinserendo il nome e la data di nascita come password ci hanno mandato a casa i link ai giochi, i risultati ottenuti e alcune foto che ci avevano scattato in certe attività, ma ancora non siamo riusciti a scaricarle.

Siccome siamo arrivati alle 12.30 e il primo turno libero era alle 16, con il navigatore dell’ auto mi sono studiata i musei nei dintorni e grazie alla Museumjaarkaart siamo entrati gratis da Naturalis per ammazzare il tempo. Ma di Naturalis vi parlo ala prossima.

Ci è piaciuto troppo, abbiamo tutti voglia di tornarci ma aspetto di trovare qualche offerta speciale sui biglietti e l’ unica cosa che ha fatto impressione ai bambini è stato all’ inizio la scheggia che entra nel muscolo e gli elementi del sangue che provvedono a tappare la falla. Orso ha paura del sangue e ha detto che gli sarebbero venuti gli incubi, ma sono sopravvissuti.

Per tutte le informazioni seguite il link che ho messo all’ inizio.