Reclami bizzarri di vacanzieri

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In tanti anni di albergo ne ho sentiti di reclami infondati, ma quasi mai a questo livello. Avete anche voi qualche perla da condividere delle vostre vacanze? Qui vi propongo una traduzione tratta dal Telegraaf, il quotidiano destrorso olandese, che ha pubblicato un articolo sui reclami più bizzarri dei vacanzieri della Thomas Cook. Non posso privarvi di tanta sofferenza, eccoli qui:

1. ,,Quanto sono pigri i negozianti di Puerto Vallarta che chiudono il pomeriggio, ma se io spesso devo comprare cose proprio durante la siesta: la dovrebbero abolire.”

2. ,,Durante le mie vacanze a Goa in India sono rimasto sconvolto quando ho scoperto che praticamente ogni ristorante serviva piatti di curry: ma se a me non piacciono i cibi piccanti.”

3. ,,Abbiamo prenotato un’ escursione a un parco acquatico ma nessuno ci ha detto che dovevamo portarci costumi da bagno e asciugamani, pensavamo fossero compresi nel prezzo.”

4. ,,La spiaggia era troppo sabbiosa, ogni volta dovevamo riordinare la camera.”

5. ,,La sabbia non era come quella del vostro depliant che era bianca, qui la sabbia è piuttosto con una sfumatura giallastra.”

6. ,,Dovrebbero proibire il topless in spiaggia, mio marito che si voleva semplicemente rilassare l’ha trovato una fastidiosa distrazione.”

7. ,,Nessuno ci aveva avvertito che nell’acqua c’erano pesci, i bambini si sono messi paura.”

8. ,,Nel depliant c’era scritto di una cucina completa di tutto, ma non siamo riusciti a trovare un tagliauova.”

9. ,,Ho confrontato la nostra suite da una camera con quella dei nostri amici da tre camere e la loro era molto più grande.”

10. ,,C’erano troppi spagnoli, la recezionista parlava spagnolo, il cibo era spagnolo. Nessuno ci aveva detto che ci sarebbero stati così tanti stranieri.”

11. ,,Abbiamo dovuto aspettare il battello all’ aperto e lì non c’ era aria condizionata.”

12. ,,Quando abbiamo prenotato io e il mio fidanzato abbiamo chiesto letti separati ma ci hanno dato una camera con letto matrimoniale. Vi riteniamo responsabili ed esigiamo un rimborso per il fatto che adesso sono incinta. Questo non sarebbe successo se ci aveste dato la camera che avevamo prenotato.”

 

 

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Vacanze in macchina con i bambini, manuale di sopravvivenza

20140804-193312.jpgSiamo partiti, siamo tornati e lunedì 18 agosto ad Amsterdam ricominciano le scuole. Pochi giorni prima della partenza per le vacanze mi hanno operata al volo di appendicite e quindi abbiamo dovuto cambiare programmi, considerati i giorni in meno e il fatto che io mi sono dovuta riposare.

Per la prima volta non siamo stati in Italia, non siamo stati al mare, abbiamo nuotato poco in genere, ma abbiamo fatto un sacco di altre cose bellissime. Ve le racconterò piano piano nei prossimi giorni alla voce: Cronache dalla Bassa Slesia e il Chronicon Cracoviensis (si, siamo andati in Polonia alla fine).

Intanto però mi sono ripassata le nostre strategie per fare lunghi viaggi in macchina con i bambini e li ho raccontati qui, per Genitoricrescono.

Ci risentiremo presto. Buon Ferragosto a tutti, io mi sono rimessa a letto, che mi devo riguardare.

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MIA 2014 e il trionfo del fuffismo e del dio SEO

Non c’ è più religione, le stagioni si sono ribaltate e anche il Macchianera Italian Awards non è più quello di una volta. Quest’ anno me ne sono fatta una ragione e ho deciso che a questo gioco io non ci gioco più. Se fare il blogger significa stare a 90 gradi in nome del SEO, che poi manco è vero, e scrivere tuffa, che la gente accorre, i click salgono e gli inserzionisti pagano, mi dispiace. Io scrivo in rete perché mi piace e perché ho qualcosa da dire. Si chiamano contenuti. Ognuno ha i suoi, ognuno ha il suo pubblico.

Per chi non lo sapesse, c’ era una volta la blogfest a Riva del Garda, che noi a distanza seguivamo in streaming, con emozione, anche l’ anno che ci fu il nubifragio, le tende volavano e toccava aspettare che si ricomponessero tutti.

Perché il blog è una fede e MIA era il suo profeta. O una roba del genere. Era. Fu. Sarà. Insomma quelle cose lì. Vi avverto, questo è una metapost, un post autoreferenziale, un refugium peccatorum in questa valle di lacrime che manco i blogger sono più blogger. Sono influencer. O qualcosa del genere.

Si iniziava così, qualcuno ti diceva (o ti dicevi): ma perché non apri un blog? e magari una serata di insonnia, andavi su google, seguivi le istruzioni, ti sceglievi una piattaforma gratuita, e di solito la sceglievi ad minchiam a meno di non seguire già una serie di blogger e limitarti a fare quello che fanno loro.

E ti facevi un blog e ci scrivevi robe senza pretese, uno sfogo di qua, una constatazione di là, commenti o traduzioni o esegesi di un articolo/libro/saggio che ti aveva colpito, postavi le foto dei bambini, gatti, cani. Erano blog di chiacchiere, tematici tipo di di commento ai poster sovietici d’ epoca (giuro, esisteva e lo seguivo con gioia) o anche eclettico, di ricette con i chupa chups come ingrediente di base, di piante, di animale, quello che vuoi e che sai. O anche che non sai, che va bene lo stesso.

Poi forse diventa una cosa seria o forse no, qualcuno ti segue, qualcuno ti raccomanda agli amici, qualcuno ti chiede di scrivere per altri siti più grandi e seguiti. Il giorno che uno dei blogger tuoi di riferimento, quelli da 35 commenti a ogni loro post, ti lascia un commento ti sembra di toccare il cielo con un dito, conosci gente fai cose.

Poi ci sono quelli che da lì si sentono di colpo i fighi del net e si reinventano figure e professionalità e alcuni lo fanno bene e con dignità, altri si montano la testa e cominciano a scrivere per il SEO e i follower scervellati che qualunque cosa scrivano stanno lì a cinguettare nei commenti: siiiiiiiiih, sei grandeeeeeh, sei mitikooooooh. E tu scuoti la testa e ti dici: mah, erano tanto bravi e carucci prima, scrivevano cose belline, spiritose, ad hoc , che ti davano da pensare, che creavano belle discussioni, e adesso, signora miaaah, le dinamiche della reteeeh, ne rovinano di più il SEO e i follower che la drogaaaah.  Smetti di leggerli mentre loro attaccano con rubriche sul Fatto Quotidiano, Vanity Fair, D di Repubblica e altre belle cose.

Poi sono arrivati quelli che si dicevano: mi apro un blog così lavoro da casa e guadagno. e hai voglia a dirgli che no, non funziona così, ma mica perché lo diciamo noi duerni e puri, è perché lo dicono i mercati, fatti un business plan serio e te ne accorgi da te. Ma nulla duri, si facevano il blog per guadagnare. Un paio ci saranno anche riusciti, non dico di no, ma se scrivi in inglese e ti rivolgi a una audience internazionale forse viene meglio.

Ecco, anche il Macchianera Award, per gli amici MIA era iniziato così, come blogfest a Riva del Garda: una robina carina, simpatica, per nerd e i loro amici, che ci si scrive, ci si legge, ci si racconta e a questo punto incontriamoci dal vivo, con le vallette della prima ore che poi ti diventano dive del web, ma vengono sempre a dare una mano agli amici, qualche sponsor.

Certo, ti ritrovavi con GenitoriCrescono in finale come “Miglior blog per mamme e bambini” che francamente faceva pensare un po’ a quei ghetti per ragazze madri indigenti all’ epoca in cui la ragazza madre dava scandalo, appunto le Casa della madre e del bambino, ma vabbeh, ai nerd si perdona. Glielo si fa notare, e l’ anno dopo la categoria diventa “Miglior blog per genitori e bambini” e tu apprezzi che nel tuo piccolo hai contribuito a un piccolo cambiamento epocale. Sei stata trendsetter persino per i nerd prima che tutte le pubblicità cominciassero a contemplare padri accudenti, imbranati e decereerati coma mai, che va bene il padre accudente ma di mamma ce n’ è una sola.

Quello che io personalmente ho sofferto di più ad accettare è stata la comparsa di categorie da votare che con i blog di una blogfest c’entravano poco. Va bene l’ apertura a Twitter, e il miglior tweet dell’ anno, e l’ hashtag e il personaggio web, ma chiedermi di votare programmi radio, TV, libri, risse in rete, personaggi? Boh.

Quando mi cominci a chiedere di votare la miglior webAgency, la miglior campagna ADV (chedè? boh, non sono così nerd), il miglior brand online, per carità, tutte cose attinentissime il web e la Rete, chi dice di no, per me però è chiara la direzione che ha preso la cosa. Non è più una blogfest e va bene così.

Quell’iniziativa carina e un po’ nerd che erano i Macchianera Awards si sono trasformati negli anni nel trionfo dell’autoreferenzialità. Io come blogger non mi ci riconosco più, è un problema mio e dei miei quattro amici blogger, pace.

Il peccato vero è che ai miei tempi (che non sei un blog vintage se non ti puoi vantare del fatto che quando hai aperto tu il blooooooooog, che sei stata una delle primeeeeeee, e pure io dico ai miei tempi, quando fare il blogger non era un prolungamento della tua presenza sui social media, o viceversa, adesso non mi ricordo) la Rete premiava i contenuti interessanti. Scrivevi cose che potevano avere un pubblico e questo pubblico ti trovava.

Quando mi sono chiesta come mai io in Rete ho conosciuto tante persone belle, interessanti, con cui ci siamo conosciuti fuori rete, abbiamo lavorato insieme, creato cose bellissime e intelligentissime, la risposta è stata: perché la rete è una grande selezionatrice. Questo era vero e lo resta, perché le persone con affinità e interessi comuni fanno subito a scegliersi e scremarsi.

Poi è partita l’ armata a cavallo degli scudieri del SEO: che un titolo interessante è peggio di uno banale che però contiene le parole chiave per farti ritrovare dai motori di ricerca. Diciamo che è iniziata la stagione del formalismo in rete: chissenefrega dei contenuti se il sito è raggiungibile, ritrattabile dai motori di ricerca, ha tanti visitatori e page-view al giorno e quindi ti fai pagare per farcirlo di pubblicità come un tacchino il giorno del Ringraziamento?

Be, Google c’ è da dire le dà delle soddisfazioni: l’ hanno capito anche loro, hanno cominciato a smanettare sull’algoritmo per riprivilegiare i contenuti.

Chi non ci è ancora arrivato sono forse i nerd del Macchianera Italian Awards: perché io non mi ci riconosco più ma tutti gli anni mi prendo quei 3/4 d’ ora per segnalare e votare i blog, i tweet, le persone e i soggetti che a mio avviso meritano, e vi assicuro che con tutte le categorie che si vanno aggiungendo è un lavoro.

E quando un’ amica dice: oh, ma l’ avete visto l’ amica nostra come deve aver toccato delle corde, il suo post è stato condiviso e rilinkato che non ci si crede, e un altro amico più presente al mondo rimpalla: vero, infatti mi è piaciuto così tanto che lo volevo proporre ai MIA 2014 come miglior post dell’ anno, e una dice: si, vero, bello facciamolo. E lo facciamo.

E scopri che quest’ anno il miglior articolo ha una categoria a parte e si vota qui. Scopri anche che come sempre accade, che i primi giorni di votazione basta che ti fai tremila account fasulli puoi votare tremila volte la stessa persona (e ogni volta che c’ è una votazione online si scopre questo trucco, un programmatore che sia uno che rimedi dall’ inizio esisterà?, yuhuuuuu c’ è qualcuno in ascolto?).

Poi scopri che non solo puoi dare voti ma anche toglierli. Poi ti fai un piccolo censimento tra amici e scopri che dei voti che abbiamo dato noi, i conti non tornano e capisci che se vuoi sostenere il tuo post preferito non solo devi dargli il tuo voto, ma ti devi anche mettere a togliere voti agli altri. Fino a che, forse non si scopre anche questo bug.

Tolgono infatti una categoria con questa motivazione: “Questo sotto42 è stato disabilitato a causa dei continui tentativi di inquinamento dei voti. Puoi continuare a votare per la migliore battuta attraverso la vecchia modalità, ovvero la segnalazione all’interno della form su Macchianera a questo indirizzo:http://www.macchianera.net/2014/06/19/mia14-macchianera-italian-awards-2014-1-prima-scheda-di-votazione-il-red-carpet/

E ti dici pure: e meno male che i nerd eravate voi. Ci sono sempre i wannabe del web che fanno squadra in nome del dio SEO, ogni anno dovete scoprirlo dopo giorni che si, anche qui c’ è una smagliatura nel sistema?

Allora ti dici che a questo gioco non ci vuoi giocare. Che segnalare persone intelligenti e che ti piacciono è una cosa, ma che persino un premietto carino, bellino, nerd fa parte di quei meccanismi da promozione di fuffa ad alto tasso SEO non è il web che pensavi tu. E non ti consola che pure Google sembra essere d’ accordo con te.

Macchianera Italian Awards, fammi sapere quando anche voi ricominciate a dare valore ai contenuti, all’ impegno, alle belle teste. Se gli sponsor vi autorizzano, of course.

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Amsterdam come sei bella (romance sans paroles)

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6 post su come scegliere e iscriversi alla scuola elementare nei Paesi Bassi

tractatie Orso 2011Sulle nostre esperienze con la scuola elementare nei Paesi Bassi ho scritto e detto molte volte, ma è un discorso che torna con una certa stagionalità. Una domanda sul gruppo Facebook di Mammamsterdam mi ha fatto rovistare negli archivi e quindi per comodità degli interessati ho pensato di mettere insieme anche qui tutti a portata di mano i link di quello che ho scritto in proposito.

Un’ informazione che ho visto mancare nei vari post è la seguente: che documenti occorre presentare per iscrivere un bambino a scuola? Basta il BSN o Burgerservicenummer che da qualche anno sostituisce il codice fiscale olandese (infatti per chi aveva già il SOFI-nummer, è rimasto lo stesso identico) e che fa da identificativo del cittadino in tutti i dossier della pubblica amministrazione e che viene richiesto anche per stipulare assicurazioni, iscriversi dal medico di base ecc.

Se vi state ancora trasferendo nei Paesi Bassi e ancora non ne avete fatto richiesta, la maggior parte delle scuole accetta di farselo fornire dopo. Siccome con il BSN si arriva a tutta la documentazione relativa al cittadino (residenza, nascita ecc.) la cosa comoda è che in caso di cambiamenti, traslochi ecc. basta comunicarlo una volta e automaticamente tutti gli altri enti interessati vengono messi al corrente.

1) Come funziona la scuola elementare nei Paesi Bassi

Questa vecchia intervista è stata uno dei miei primi contatti con Genitoricrescono, che leggevo regolarmente ma ancora non scrivevo per loro.

2) Come scegliere la scuola adatta ai tuoi figli

Alcuni studi pubblicati all’ epoca mi sono serviti per una riflessione sui criteri in base a cui scegliamo la scuola per i nostri figli. Alcuni sono abbastanza lampanti, su altri ho dovuto riflettere grazie a quegli studi e come sempre ci ho intrecciato alcune mie constatazioni.

3) Aspetti specifici sulla scuola elementare nei Paesi Bassi

Qui forse ripeto alcune cose ma entro più nel dettaglio, descrivendo cosa e chi troviamo dentro una scuola elementare olandese, che figure professionali vi lavorano. Inoltre aggiungo una nuova figura che è stata introdotta più di recente, l’ assistente sociale (Maatschappelijke werk(st)er). Molte scuole hanno la loro assistente sociale fissa che per alcune ore alla settimana è presente a scuola e su segnalazione degli insegnanti assiste le famiglie il cui bambino ha problemi che magari non si limitano all’ ambiente scolastico, ma vanno oltre.

Fa insomma da ponte tra il mondo della scuola e il mondo del bambino in generale, anche fuori dalla scuola. Noi l’abbiamo scoperta quest’anno, perché a seguito dei problemi che descriverò in parte nel post successivo e delle misure che abbiamo preso con la scuola, a un certo punto la coordinatrice interna ci invita a un incontro con la nostra assistente sociale. E noi non avevamo idea di cosa ci aspettasse, uno dice assistente sociale, dice che sono preoccupati perché il bambino a molto tempo sembra sempre infelice a scuola, e in macchina mi sono addirittura chiesta ad alta voce:

“Ma non sarà che questi pensano che ha l’ aria infelice perché lo maltrattiamo o lo trascuriamo?” (In realtà mi sono detta: “questi stronzi deficienti”, perché oggettivamente abbiamo tante di quelle cose da imputare a quella scuola che all’ epoca il rapporto di fiducia da parte nostra si era logorato e stavamo solo aspettando che finisse l’ ultimo anno e poi al diavolo).

Ecco, se il rapporto di fiducia si è un pochino ripreso lo dobbiamo all’ assistente sociale, una signora cordiale, empatia, a cui dopo tre parole non abbian più dovuto spiegare niente perché eravamo tutti esausti, ai ferri corti e completamente sfiduciati dalla scuola. Per la prima volta, in quella scuola mi sono sentita capita, presa sul serio e aiutata proprio con soluzioni pratiche. Molte cose le avevamo già intraprese da tempo per conto nostro, ma ecco, una famiglia un po’ meno testarda, informata e con meno risorse di noi avrebbe davvero bisogno di qualcuno così che gli indica le strade percorribili per aiutare un bambino che si è incartato nell’ esperienza scolastica.

Ci siamo visti tre volte per fare il punto della situazione, ci ha dato anche un paio di consigli pieni di buonsenso ma a cui noi non eravamo arrivati da soli e, come dicevo, ha ripristinato un po’ di fiducia nell’ operato della scuola. Una persona che sa esattamente quali sono le risorse disponibili a una famiglia in difficoltà per tanti motivi, dentro e fuori la scuola, che ti aiuta a usarle, che tiene d’ occhio l’ aspetto ampio di una situazione da risolvere, fa moltissimo. A noi, l’ ha fatto.

4) Bullismo

Chi mi segue da un po’ sa che abbiamo avuto un paio di anni difficili a scuola, che a un certo punto a figlio 2 l’ abbiamo proprio cambiata nel giro di una settimana e che a figlio uno ci avevo anche provato a cambiarla lo scorso anno, per fargli finire le elementari in un ambiente forse più sereno, poi un po’ la scuola non si trovava, un po’ a lui dispiaceva lasciare gli amici, un po’ ci siamo detti che forse lo stress del cambiamento e di riabituarsi a un ambiente tutto nuovo glielo potevamo risparmiare mettendo più energie nel convincere la scuola vecchia a venirgli incontro una buona volta, siamo rimasti dove siamo e non è detto che sia andata male. Ma all’ inizio non lo sapevamo.

Sul bullismo a scuola questo è un post piezz’ e core scritto per Genitoricrescono.

5) I compleanni a scuola

Insomma, per uscire dal tono miserere parliamo anche delle belle cose che si possono fare a scuola. I compleanni in Olanda sono molto sentiti e quindi è utile sapere come vengono festeggiati a scuola, perché io i primi anni mi incartavo e poi ci vanno di mezzo i figli che fanno brutte figure.

Devo anche dire che un paio di anni fa Orso mi ha chiesto esplicitamente per favore di fare dei pensierini di compleanno come tutti, con un sacchetto, delle schifezze dolci e un regalino, e io mi sono adeguata.

6) La prima elementare in Olanda

Ecco, cercando in giro per archivi ho ritrovato anche questo post in cui spiego cosa fanno i bambini di 4 anni quando entrano in prima elementare in Olanda, ovvero, cosa fanno tutto il giorno a scuola.

È un post vecchissimo e ho notato con mio grande orrore che nel 2008 io scrivevo sul blog vecchio robe come: “il mio cucciolo”. Se lo rifaccio, per cortesia, abbattetemi.

Che dire, abbiamo appena concluso un ciclo delle elementari con figlio 1, e abbiamo scoperto che iscrivere un figlio alle superiori ad Amsterdam richiede conoscenza, strategia e tattica. Tutto ciò ve lo racconterò in uno o più post a parte. Per adesso, se vi vengono in mentre altre cose da sapere sulla scuola elementare, parliamone tra i commenti e dove necessario scriverò dei post ad hoc.

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Non sono razzista ma… 12 FAQ sui rifugiati (prima parte)

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Il mio amico Luigi mi ha sfidato a raccogliere in 12 FAQ una prima infarinata di informazione corretta sui rifugiati. Ho fatto del mio meglio, perché l’esperienza mi suggerisce che c’è un grande bisogno di chiarezza su questi temi, vista anche l’insistente circolazione di bufale, pregiudizi e strumentalizzazioni. 

Ecco qui, dunque, il primo risultato di questa impresa a quattro mani. Spero apprezziate!

P.S. La vignetta è di Mauro Biani, che quest’anno su questo tema sta dando il meglio di sé. 

1. Basta chiamarli profughi o richiedenti asilo: sono clandestini che vengono in Italia pensando di trovare una migliore sistemazione.
Falso. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha sottolineato in più occasioni che gli arrivi via mare sono composti in gran parte da persone in cerca di protezione, soprattutto siriani ed eritrei, in fuga dalla guerra e da gravi violazioni dei diritti umani. Queste persone non…

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Sugli ordini online a certi editori italiani (poi uno dice: gli e-book)

posteSo che chiunque abbia abbastanza computer da leggere questo post, almeno una volta in vita sua ha bestemmiato mentre cercava di risolvere online qualche questione che in tempi non online lo avrebbe costretto a vestirsi, uscire, fare una fila, pagare e risolvere. Non negatelo, non è possibile. Ci hanno messo a credere che fare le cose onlàin, ci fa perdere meno tempo, ma i travasi di bile no, quelli ce li hanno regalati di bonus.

Poi avendo il marito che di lavoro gestisce progetti di costruzione di piattaforme, anche molto complesse, online, capite che a ogni tentativo mi becco pure l’ analisi ragionata di tutti i buchi che ci sono in suddetta piattaforma.

Guardate invece quelli che con le vendite onlàin ci vivono sul serio: una delle cose che più mi irritavano per esempio sul sito della ryanair, quando finivi di inserire partenza, arrivo e date desiderate per capire quanto poteva costare il biglietto, e non era detto che volessi prenotare, era che schiacciavi per vederli ‘sto volo e: gne gne gne, non hai barrato la casella per dire che accetti termini e condizioni, ricomincia da capo a riempire le altre. Che veramente ti veniva la tentazione di volare con Alitalia (è un paradosso, sereni, non viaggio con Alitalia per principio da almeno 25 anni). Adesso col nuovo sito la casella è scomparsa sostituita da: guarda che se schiacci sono cazzi tuoi, accetti contemporaneamente i nostri ter&cond si, si, si, toglietevi da los ballos e fatemi vedere ‘sto volo, va’, che necessito di una botta di evasione. Hanno rifatto il sito e hanno capito da soli come e perché io lo consulto, infatti hanno fatto direttamente la pagina con i voli in offerta, così non devo starmi ad ammattire a decidere dove andare, se ho un weekend libero e mi va di vedere dove potrei farmi venire voglia di andare a € 19.90.

Quanto sarebbe bello se gli editori cartacei e non imparassero dalle linee aeree. Non dico si risolverebbe la crisi della carta stampata, ma darebbero una segnale al pubblico che li ama, li segue, e comprerebbe pure i loro fogli ad averli nell’ edicola sottocasa. Che sempre più spesso non hai, visto che abbiamo la fuga di cervelli, in Italia i lettori diminuiscono e secondo me le due cose sono collegate.

Non so voi, ma io sono cresciuta con Tex e il Comandante Mark, fumettisticamente parlando, e a un certo punto con maschio alfa abbiamo deciso di collezionare certi fumetti della Bonelli. Facile, ti fai l’ abbonamento e te li fai mandare a casa. No.

Facile, ti compri ogni volta che vieni in Italia quello che trovi e gli arretrati li ordini e te li fai mandare a casa. No.

Fondamentalmente per ordinarsi degli arretrati, uno va sul sito dell’editore, inserisce un sacco di dati inutili tra cui l’ indirizzo di un amico o parente compiacente a cui mandarli in Italia, poi viene in vacanza in Italia, recupera il pacco e per una settimana si spalma sotto l’ ombrellone a leggerli, che è il nostro concetto di vacanza (oddio, c’ è chi va a fare turismo sessuale con i minorenni nel mondo, a noi concedeteci questa piccola, privata perversione, che poi i nostri, di minorenni, almeno sono costretti a leggere in italiano).

Ieri maschio alfa si è messo dietro al computer:

“Non mi accetta Civitaretenga come località, dice Navelli”.

“Ah, già, è vero, la posta sta a Navelli”.

“Quindi metto via Umberto I, Navelli?”.

Eh, ma questi paesi savoiardi hanno tutti una via Umberto I, e se ce l’ avesse anche Navelli? mi chiedo. Poi vabbè, i piccoli paesi savoiardi sono piccoli e tutti sono parenti fra loro.

“Vabbè, se leggono il nome dell’agriturismo lo sanno che è per la signora”.

“Si, ma il nome dell’ agriturismo non me lo fa mettere, c’ è solo una casella Nome e una Cognome”.

“Ah”.

“E mi chiedono il codice fiscale. Italiano”.

“Facciamo una cosa, mettici il mio di nome e cognome, che la signora forse mi riconosce prima, ed eccoti il codice fiscale”.

“Io non capisco: adesso che ho finito tutto mi danno una casella: presso“.

“Presto, mettici il nome dell’ Agriturismo, almeno lo capiscono dove mandarlo”.

Per fortuna sono paesi piccoli e sono sicura che se mando mia madre ad avvertire quelli delle poste di Navelli, che sono tanto gentili, capace pure che le telefonino quando arriva il pacco, che nei paesi, savoiardi o meno, spesso va così.

Interessante comunque come il concetto di fanz all’ estero non sia pervenuto alla Sergio Bonelli editore, come neanche quello di funzionalità della piattaforma web. Bello, bello, bello il mio Nicola Micheli della CloudJam  che quando mi ha fatto il sito di Da Gustare mi ha sfinito ipotizzando tutte le situazioni in cui l’ user non sgamato si poteva incartare e decidere di non prenotare (e io perdevo un cliente).

Una cosa del genere l’ ho avuta qualche anno fa quando ho deciso di fare un abbonamento al mio mensile preferito, che oltretutto aveva lanciato una campagna i solidarietà tra i lettori affezionati: abbonatevi o ci va male.

Loro almeno il concetto di abbonamento all’ estero con relativo sovrapprezzo per la consegna lo avevano previsto. Solo che poi nel compilare i dati, pur avendo previsto: Paesi Bassi come destinazione, eh, niente, la casella provincia prevedeva solo le province italiane e senza riempirla non si andava avanti. Affanculo loro e la campagna di solidarietà, non li ho più letti. Meritano di chiudere se questo è il livello.

Poi uno dice gli e-book. E che e-book.

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