Bandiera del Suriname

PdO: lingua olandese e il Suriname

Bandiera del Suriname

Bandiera del Suriname

Nel 1667 gli olandesi conquistarono il Suriname, sottraendolo agli inglesi, e introducendo nel paese la lingua olandese. Nonostante nel paese si parlino 19 lingue diverse, dei vari gruppi etnici indigeni o importati, il fattore linguistico comune, in quanto lingua ufficiale dello stato, è appunto l’olandese, che si usa in radio e TV, istruzione, indicazioni stradali. Continue reading

Strawberry Margarita analcolico

Ricetta: Strawberry Margaritini per grandi e per piccini

 

thumb_IMG_7944_1024

Ad Amsterdam è esploso il caldo, 28 gradi oggi, le fragole cominciano ad avere il prezzo da frutta di stagione e io mi sono inventata questo cocktail analcolico per berle in modo rinfrescante. La ricetta di base non prevede alcol, perché l’idea era di proporla ai bambini. Però se come a me vi avanzano due dita di Tequila, rum o altro alcolico preferito potete aggiungerlo per gli adulti. (Qui avanzavano appunto due dita di Bacardi, penso dall’epoca della festa del mio 40 esimo compleanno, un fondo d’ annata, insomma, e mi è sembrato un buon momento per farlo fuori).  Continue reading

PdO: ripasso livello beginners 1 con Pipo de Clown

Un ripasso di metà corso di olandese per italiani recentemente l’ho fatto con la filastrocca “De Bibelebontse berg”, nulla di meglio di una parola inventata per ripassare qualche punto fermo di articolo, aggettivi, dimostrativi, preposizioni e presente dei verbi. Ve la presento nella versione cantata da Pipo de clown. E chi è Pipo de Clown? Mettetevi comodi.

Pipo de Clown è il nome di un personaggio creato dallo scenarista e disegnatore di fumetti Wim Meuldijk, diventato famoso grazie a una serie televisiva per bambini di successo, iniziata nel 1958. A un certo punto Meuldijk ne fece anche una versione a fumetti per il Donald Duck, la rivista a fumetti che è l’equivalente olandese di Topolino.

Diversi attori hanno impersonato Pipo ma Cor Witschge è il più famoso e a un certo punto doveva presentare un numero da clown per il circo di Rudi Carrel, e Carrel fece scrivere un numero da clown ai fratelli Bas e Aad van Toor, che alla fine ci inserirono tre clown, Gli altri due Carrel li fece interpretare direttamente a loro, che anni dopo finirono di nuovo in TV con la serie TV di Bassie en Adriaan.

Comunque Pipo è talmente famoso che ormai se vogliamo dare del pagliaccio/buffone a qualcuno basta chiamarlo “Ehi, Pipo”

Così vi siete fatti una cultura sui famosi clown televisivi olandesi, e ancora non arriviamo a de Bibelebontse berg. Eccolo.

Hier is de bibelebontse sleutel  van de bibelebontse berg.
Op de Bibelebontse berg staat een bibelebonts huis.
In dat bibelebontse huis wonen Bibelebontse mensen.
En die Bibelebontse mensen hebben Bibelebontse kinderen.
En die Bibelebontse kinderen eten Bibelebontse pap
met een Bibelebontse lepel
uit een Bibelebontse nap!

Avete visto anche voi tutti i punti fermi di grammatica che questa filastrocca ci aiuta a ricordare?

  1. Intanto come si comporta l’aggettivo a seconda dell’articolo che precede il nome a cui si riferisce: het, de o een. Quindi se huis ha come articolo het, intanto diventa dat huis. Mentre de mensen diventano die mensen. Poi quando una parola con het è preceduta dall’ articolo indeterminativo een, l’aggettivo perde la -e finale. Quindi: een bibelebonts huis
  2. poi ci ripassiamo i verbi e già che nella lista abbiamo staan, abbiamo fatto degli esempi su quando si usa staan e quando liggen, e poi gà che c’ eravamo con liggen, abbiamo fatto direttamente pure leggen. Che a me l’ approccio semantico per questo tipo di cose piace assai.
  3. E poi le preposizioni: op, in, met, uit, che prima di accorgercene abbiamo fatto anche aan e un mucchio d’ altre. Che anche per le preposizioni a me piace l’ approccio di partire dal luogo per poi allargarci ai campi semantici. E alle espressioni relative.

Niente male per una filastrocca così semplice e ripetitiva. E adesso ce la possiamo anche cantare.

E visto che dal 13 maggio comincia il livello beginners 2, sempre per chi parla l’ italiano, direi che se sapete già queste cose potete partire direttamente da lì. Il venerdì dalle 11 alle 13. Per informazioni e iscrizioni potete mandarmi una mail: info@madrelingua.com.

PdO: Gli Oranje, la festa del re e l’inno nazionale

"Non credere a tutto quello che si trova su Internet, soprattutto se si tratta della foto di una persona famosa con accanto una citazione" Willem van Oranje

“Non credere a tutto quello che si trova su Internet, soprattutto se si tratta della foto di una persona famosa con accanto una citazione” Willem van Oranje

Il 27 aprile si festeggia il Re dei Paesi Bassi e Amsterdam diventa una bolgia infernale da cui gli abitanti, se poco poco possono, scappano. Per fortuna la data è cambiata solo da un paio d’ anni, prima si festeggiava il 30 aprile, giorno del compleanno della regina Juliana, nonna dell’attuale re. Quando Beatrix salì sul trono saggiamente si guardò bene dal cambiare la data della festa (anche perché il suo compleanno è a gennaio, e falla tu con questo clima una festa di strada a gennaio, che ancora non ci siamo ripresi dal corteo di San Nicola. )

Willem-Alexander invece, una volta intronizzato ha messo il suo di compleanno, che era pure vicino come data, e il risultato, dicevano sul giornale, è che adesso il 30 aprile stanno arrivando un mucchio di turisti che si sono organizzati il viaggio con guide turistiche vecchie e non sanno che la data è cambiata, arrivano per la festa, insomma, e troveranno giusto gli spari. che io fossi stata in lui avrei lasciato il 30, che si sa la gente si abitua e fa fatica a spostare le cose, ma vabbè, il compleanno è il suo, contento lui contenti tutti.

Per festeggiare degnamente vi volevo quindi raccontare due cose dell’inno nazionale dei Paesi Bassi, il cosiddetto Wilhelmus. Dal 1932 è ufficialmente l’inno nazionale del paese, ma già da prima veniva cantato e suonato in circostanze ufficiali. La melodia deriva da una vecchia canzone a dispetto francese mentre il testo è stato scritto nel 1570 e racconta in prima persona eventi della vita del nostro padre della patria (vader des Vaderland) Willem van Oranje, che ha avuto il grande merito di unificare una gruppo di città e province estranee le une alle altre creandogli un senso di appartenenza contro il nemico, un vecchio trucco che funziona sempre.

Il quale vader des Vaderland da vassallo fedele del re di Spagna si è ritrovato capo dell’esercito ribelle delle terre basse che nel 1579 si riunirono nell’unione di Utrecht per liberarsi dal giogo eccetera eccetera, che poi se volete la lezione di storia ve la leggete qui che la spiegano tanto bene. Insomma, Willem di Nassau era un nobile tedesco, che poi nel 1544 ereditò dallo zio René de Châlon i possedimenti di Orange in Francia e altri nei Paesi Bassi e si ritrovò a lottare per la libertà contro il tremendo duca di Alba. Poi il 10 luglio 1584 un sostenitore di Filippo il Bello di Spagna lo assassinò, poi uno dice che a farsi i fatti propri si campa cent’anni.

Tornando all’inno, che conta 15 strofe, le cui iniziali formano come acrostico il nome: Willem van Nassov. Il testo si dice sia stato scritto dall’allora segretario del re Filips van Marnix de Sint-Hildegonde. Comunque le due strofe più conosciute, quelle che si cantano alle partite della nazionale e alle occasioni varie sono la prima e la sesta, ve le traduco al volo e non ci pensiamo più. Poi di seguito trovate il testo completo sia nella versione attuale in olandese moderno, che in quella originale così vi divertite a confrontare le differenze di spelling.

La musica era prima più allegra, poi gli hanno ridato un tono più solenne e cosa dirvi, non è il motivo più orecchiabile e canticchiabile che esista, ma bello è bello e la sua figura la fa. Sentitevelo qui cantato con coro a quattrovoci e orchestra nella Cattedrale di san Bavone ad Haarlem (o e che ci posso fare io che il poveretto così si chiamava? non facciamoci distrarre dai dettagli)

Testo originale del Wilhelmus commentato 

Prima strofa
Wilhelmus van Nassouwe (Gugliemo di Nassau) e si chiama così e deve presentarsi
Ben ick van Duytschen Bloedt (son io di sangue crucco) perché giustamente prima di ereditare i possedimenti comunque era nato e cresciuto in Germania
Den Vaderland ghetrouwe (alla patria, fedele) che è una frase che sta sempre bene con i padri della patria
Blijf ick tot inden doet; (io resto fino alla morte) che poi infatti se si faceva i fatti suoi non lo assassinavano magari
Een Prince van Orangien (un principe di Orange) diciamoli questi titoli principali così finalmente capiamo pure noi l’insana passione per il colore arancione che hanno i batavi, che in caso non lo sapeste le carote arancioni le hanno inventate loro, prima avevano altri colori, e le hanno inventate proprio in onore della casa di Orange, per cui il giorno del Re se invece di strafocarsi di birra fino al coma alcolico ci bevessimo delle grandi centrifughe di carote saremmo tutti più sani, più felici e più patriottici, ma tanto chi mi dà retta a me?
Ben ick vry onverveert. (son io libero e senza paura) basta, questa si capisce da sola
Den Coninck van Hispangien (il re di Spagna) che era comunque il capo prima che si ribellassero per tanti ottimi motivi, c’è da dire, ma soprattutto finanziari e settari, nel senso che se Filippo si amminchiava di meno contro i protestanti mo stavamo ancora a bere la sangrìa
Heb ick altijt gheeert. (l’ho sempre onorato) che uno gli vuole dire: ma come, se gli hai fatto la guerra, si gliel’ho fatta, ma giusto perché costretto, fino a che ero ligio e vassallo nessuno può dirmi che non l’abbia onorato come i miei padri prima di me, che il dovere è dovere, basta che non mi fanno scappare le carriole sequestrandomi i possedimenti che allora mi incazzo pure io che sono buono e caro.

Sesta strofa

Questa era molto popolare durante la seconda guerra mondiale, che con le principesse in Canada, il governo provvisorio a Londra, i tedeschi in casa, l’inverno della fame e i bombardamenti toccava consolarsi come si poteva.

Mijn schilt ende betrouwen (mio scudo e guida)
Zijt ghy, O Godt, mijn Heer. (siate voi, o dio, mio signore) e noi a dio gli davamo del voi, pure io tutti gli atti di fede, dolore e carità li ho imparati così, sono stati quei miscredenti dei ciellini a introdurre il tu, a dio, ma non vi vergognate?
Op U soo wil ick bouwen, (in voi voglio confidare) che l’ aiuto del signore, buttalo via, ma dove vai se non ti assiste lui
Verlaet my nimmermeer; (che non mi abbandonerete mai) cominciamo a chiarirli, i termini della questione che se non fosse stata tutta la manfrina cattolici-protestanti io me ne stavo tranquillo a Nassau a farmi delle gran birrette con gli amici, invece di ritrovarmi in questo casino e allora anche voi signore, fatela la vostra parte, che io non l’ho fatto per piacer mio
Dat ick doch vroom mag blijven (che io possa rimanere un pio) adesso finisce nella riga che segue
U dienaer t’aller stond (vostro servitore) insomma, vedi tuo signore che devi fare e non lasciarmi nelle peste proprio adesso
Die tyranny verdrijven, (per abbattere la tirannia)
Die my mijn hert doorwondt. (che mi ferisce il cuore) hai capito perché durante la seconda guerra mondiale adoravano proprio questa strofa?

Ora prima di abbandonarvi al testo completo, che secondo me l’unica che lo sa a memoria era mia cognata da ragazzina, che per tigna contro l’insegnante di tedesco che diceva che appunto gli olandesi il proprio inno nazionale non lo sanno e non lo cantano, in una botta di ribellione adolescenziale se l’era imparato a memoria tutto tutto, vi lascio con questo piccolo documento antropologico del coro maschile di Staphorst. Perché antropologico? Intanto l’inno nazionale iniziano a cantarlo verso il minuto 5 e qualcosa, prima hanno un salmo, che questa di Staphorst è gente profondamente religiosa del nostro Bible belt. Così avete modo di vedervi le signore anziane in costume regionale che dove ve le vedrete mai, altrimenti? In questo Staphorst, Volendam e Urk sono paragonabili a Scanno. E poi studiatevi queste belle facce bionde e protestanti dei maschi di chiesa del paesello, che vi godete una botta di Paesi Bassi così come se li sognano gli xenofobi di provincia.

Poi se voleste riprendervi una versione dance:

E buona festa del re, fate buoni acquisti e non sfasciatevi troppo.

Eerste couplet
Wilhelmus van Nassouwe
ben ik, van Duitsen bloed,
den vaderland getrouwe
blijf ik tot in den dood.
Een Prinse van Oranje
ben ik, vrij, onverveerd,
den Koning van Hispanje
heb ik altijd geëerd.

Tweede couplet
In Godes vrees te leven
heb ik altijd betracht,
daarom ben ik verdreven,
om land, om luid gebracht.
Maar God zal mij regeren
als een goed instrument,
dat ik zal wederkeren
in mijnen regiment.

Derde couplet
Lijdt u, mijn onderzaten
die oprecht zijt van aard,
God zal u niet verlaten,
al zijt gij nu bezwaard.
Die vroom begeert te leven,
bidt God nacht ende dag,
dat Hij mij kracht zal geven,
dat ik u helpen mag.

Vierde couplet
Lijf en goed al te samen
heb ik u niet verschoond,
mijn broeders hoog van namen
hebben ‘t u ook vertoond:
Graaf Adolf is gebleven
in Friesland in den slag,
zijn ziel in ‘t eeuwig leven
verwacht den jongsten dag.

Vijfde couplet
Edel en hooggeboren,
van keizerlijken stam,
een vorst des rijks verkoren,
als een vroom christenman,
voor Godes woord geprezen,
heb ik, vrij onversaagd,
als een held zonder vrezen
mijn edel bloed gewaagd.

Zesde couplet
Mijn schild ende betrouwen
zijt Gij, o God mijn Heer,
op U zo wil ik bouwen,
Verlaat mij nimmermeer.
Dat ik doch vroom mag blijven,
uw dienaar t’aller stond,
de tirannie verdrijven
die mij mijn hart doorwondt.

Zevende couplet
Van al die mij bezwaren
en mijn vervolgers zijn,
mijn God, wil doch bewaren
den trouwen dienaar dijn,
dat zij mij niet verrassen
in hunnen bozen moed,
hun handen niet en wassen
in mijn onschuldig bloed.

Achtste couplet
Als David moeste vluchten
voor Sauel den tiran,
zo heb ik moeten zuchten
als menig edelman.
Maar God heeft hem verheven,
verlost uit alder nood,
een koninkrijk gegeven
in Israël zeer groot.

Negende couplet
Na ‘t zuur zal ik ontvangen
van God mijn Heer dat zoet,
daarna zo doet verlangen
mijn vorstelijk gemoed:
dat is, dat ik mag sterven
met eren in dat veld,
een eeuwig rijk verwerven
als een getrouwen held.

Tiende couplet
Niet doet mij meer erbarmen
in mijnen wederspoed
dan dat men ziet verarmen
des Konings landen goed.
Dat u de Spanjaards krenken,
o edel Neerland zoet,
als ik daaraan gedenke,
mijn edel hart dat bloedt.

Elfde couplet
Als een prins opgezeten
met mijner heires-kracht,
van den tiran vermeten
heb ik den slag verwacht,
die, bij Maastricht begraven,
bevreesde mijn geweld;
mijn ruiters zag men draven
zeer moedig door dat veld.

Twaalfde couplet
Zo het den wil des Heren
op dien tijd had geweest,
had ik geern willen keren
van u dit zwaar tempeest.
Maar de Heer van hierboven,
die alle ding regeert,
die men altijd moet loven,
en heeft het niet begeerd.

Dertiende couplet
Zeer christlijk was gedreven
mijn prinselijk gemoed,
standvastig is gebleven
mijn hart in tegenspoed.
Den Heer heb ik gebeden
uit mijnes harten grond,
dat Hij mijn zaak wil redden,
mijn onschuld maken kond.

Veertiende couplet
Oorlof, mijn arme schapen
die zijt in groten nood,
uw herder zal niet slapen,
al zijt gij nu verstrooid.
Tot God wilt u begeven,
zijn heilzaam woord neemt aan,
als vrome christen leven,-
‘t zal hier haast zijn gedaan.

Vijftiende couplet
Voor God wil ik belijden
en zijner groten macht,
dat ik tot genen tijden
den Koning heb veracht,
dan dat ik God den Heere,
der hoogsten Majesteit,
heb moeten obediëren
in der gerechtigheid.

Eerste couplet
Wilhelmus van Nassouwe
Ben ick van Duytschen Bloedt,
Den Vaderland ghetrouwe
Blijf ick tot inden doet;
Een Prince van Orangien
Ben ick vry onverveert.
Den Coninck van Hispangien
Heb ick altijt gheeert.

Tweede couplet
In Godes vrees te leven
Heb ick altijt betracht,
Daerom ben ick verdreven
Om Land, om Luyd ghebracht:
Maer Godt sal my regeren
Als een goet Instrument,
Dat ick sal wederkeeren
In mijnen Regiment.

Derde couplet
Lijdt U, mijn Ondersaten,
Die oprecht zijn van aert,
Godt sal u niet verlaten
Al zijt ghy nu beswaert:
Die vroom begheert te leven,
Bidt Godt nacht ende dach.
Dat Hy my cracht wil gheven
Dat ick u helpen mach.

Vierde couplet
Lijf ende goed al te samen
Heb ick u niet verschoont,
Mijn Broeders, hooch van Namen,
Hebbent u oock vertoont:
Graef Adolff is ghebleven,
In Vrieslandt in den Slach,
Sijn siel int eewich leven
Verwacht den jonghsten dach.

Vijfde couplet
Edel en Hooch gheboren
Van Keyserlicken stam:
Een Vorst des Rijcks vercoren,
Als een vroom Christen-man,
Voor Godes Woort ghepreesen,
Heb ick vrij onversaecht,
Als een helt zonder vreesen
Mijn edel bloet gewaecht.

Zesde couplet
Mijn schilt ende betrouwen
Zijt ghy, O Godt, mijn Heer.
Op U soo wil ick bouwen,
Verlaet my nimmermeer;
Dat ick doch vroom mag blijven
U dienaer t’aller stond
Die tyranny verdrijven,
Die my mijn hert doorwondt.

Zevende couplet
Val al die my beswaren,
End mijn vervolghers zijn,
Mijn Godt wilt doch bewaren
Den trouwen dienaer dijn:
Dat sy my niet verasschen
In haeren boosen moet,
Haer handen niet en wasschen
In mijn onschuldich bloet.

Achtste couplet
Als David moeste vluchten
Voor Saul den tyran:
Soo heb ick moeten suchten
Met menich edelman:
Maer Godt heeft hem verheven,
Verlost uit alder noot,
Een Coninckrijck ghegheven
In Israël, seer groot.

Negende couplet
Na tsuer sal ick ontfanghen
Van Godt, mijn Heer, dat soet,
Daer na so doet verlanghen
Mijn vorstelick ghemoet,
Dat is, dat ick mag sterven
Met eeren, in dat velt,
Een eeuwich rijk verwerven
Als een ghetrouwe helt.

Tiende couplet
Niets doet my meer erbarmen
In mijnen wederspoet,
Dan dat men siet verarmen
Des Conincks landen goet,
Dat ud de Spaengiaerts crencken,
O edel Neerlandt soet,
Als ick daeraen ghedencke,
Mijn edel hert dat bloet.

Elfde couplet
Als een Prins opgheseten
Met mijnes heyres cracht,
Van den tyran vermeten
Heb ick den slach verwacht,
Die, by Maestricht begraven,
Bevreesde mijn ghewelt;
Mijn ruyters sach men draven
Seer moedich door dat velt.

Twaalfde couplet
Soo het den wil des Heeren
Op die tijt had gheweest,
Had ick geern willen keeren
Van u dit swaer tempeest:
Maer de Heer van hier boven
Die alle dinck regeert,
Die men altijt moet loven,
En heeftet niet begeert.

Dertiende couplet
Seer Prinslick was ghedreven
Mijn princelick ghemoet,
Stantvastich is ghebleven
Mijn hert in teghenspoet,
Den Heer heb ick ghebeden
Van mijnes herten gront,
Dat Hy mijn saeck wil reden,
Mijn onschult doen oircont.

Veertiende couplet
Oorlof mijn arme schapen,
Die zijt in grooten noot.
U Herder sal niet slapen,
Al zijt ghy nu verstroit:
Tot Godt wilt u begheven,
Sijn heylsaem woort neemt aen,
Als vrome Christen leven,
Tsal hier haest zijn ghedaen.

Vijftiende couplet
Voor Godt wil ick belijden
End sijner grooter macht,
Dat ick tot gheenen tijden
Den Coninck heb veracht:
Dan dat ick Godt den Heere,
Der hoochster Majesteyt,
Heb moeten obedieren,
In der gherechticheyt.

 

I tedeschi e le bombe ai tre ponti

Il motivo per cui mio padre e i suoi cugini hanno sempre avuto questo rapporto specialissimo, quasi più da fratelli, è che durante la guerra molti andarono a stare dalla nonna Annina a Ofena, un paesino defilato in mezzo alle montagne, sicuramente più tranquillo di Pescara con il porto o altre grandi città in cui vivevano a rischio bombardamenti. Per cui crebbero tutti insieme come fratelli.

Però anche a Ofena c’ era un comando tedesco che aveva sequestrato la casa di Angelo di Rufina, e per questo Rufina, con il marito, i figli Angelo, Maria Teresa e Nicolina abitarono nella casa accanto alla nostra, e continuarono ad abitarci anche quando io ero bambina e dalla finestrella che si affacciava sul terrazzo, andavo a dire buongiorno a Francuccio, il vecchio nonno confinato a letto. (E poi fu il motivo che quando andai a studiare in Canada per Maria Teresa e Nicolina fu semplicemente nell’ordine delle cose ospitarmi per lunghi mesi, e mentre io mi imbarazzavo a fare l’ospite, mio padre a un certo punto mi spiegò che non dovevo, che anche loro erano cresciuti uno accanto all’altro come fratelli e anche se io non li conoscevo, loro conoscevano me, che sempre queste cose dell’ Abruzzo, i monti e il clan che penso di aver già raccontato altrove).

E insomma, Ofena sarà pure un posto imboscato fra i monti, senza ferrovie o porti, ma c’ erano comunque i tre ponti che portavano alla Forca di penne, che era il valico per raggiungere la costa, dalla provincia dell’Aquila a quella di Pescara. E fu così che i tedeschi decisero di bombardarli.

E quindi il paese venne evacuato, vecchi, donne e bambini, tranne zio Antonio, lo zio di nonna, che era ingessato fino all’anca e non era trasportabile. E quindi mia nonna dovette restare con lui ad accudirlo, mentre i suoi bambini orfani andavano via con tutti gli altri.

E continuo a chiedermi: ma tra la nipote nubile e sola e quella vedova con due bambini, come mai fu la vedova a dover restare a rischio di morire e far restare i bambini doppiamente orfani? Perché la nubile era maestra, aveva lo stipendio e quindi era in condizioni migliori per assicurare la crescita dei bambini. O forse semplicemente perché la vedova senza mezzi e con due bambini in fondo ha passato la vita a fare da serva alle sorelle pur di farli mangiare e studiare. E questo ruolo di sorella servente, nonostante la sua grande autonomia di pensiero, se l’è portato dietro per tutta la vita.

E comunque li ha cresciuti bene, eh, i figli. Sennò neanche io sarei qui.

I tedeschi poi per qualche motivo ci ripensarono e i ponti non li fecero saltare più.

Poi Mussolini lo portarono prigioniero a Campo Imperatore, per poco, eh, ma dicono che fece a tempo a fare un figlio con una cameriera dell’albergo in cui lo tenevano e che per questo tale figlio ha sempre avuto una carriera protetta e dicono sia intoccabile per questo. Dicono.

Comunque buon 25 aprile, anche agli intoccabili.

La guerra nel mio quartiere: nonni e memoria

Oorlog in mijn buurt è un progetto scolastico che fa intervistare agli scolari di Amsterdam gli anziani che durante la guerra vivevano nel loro quartiere, o forse addirittura nella stessa casa. I racconti relativi al nostro quartiere sono qui, e stamattina, già che ci eravamo. Orso e la sua nonna polacca a colazione si sono raccontati le storie reciproche. La sua classe ha intervistato una signora sopravvissuta ai campi, e lui le ha chiesto dopo la guerra chi era rimasto che lei conosceva da prima. E lei dice di aver girato Amsterdam in bicicletta per tre giorni, senza incontrare nessun conoscente, tranne il suo dentista.

Mi madre gli ha raccontato che lei è nata nel 1943 e che all’ epoca suo padre era stato incarcerato a Montelupi, la prigione di Cracovia, e non sapeva se ne sarebbe uscito vivo o meno (poi ne uscì per spararsi un paio di campi di concentramento). E allora dalla finestra aveva lanciato un biglietto chiedendo a chi lo trovasse di far sapere a sua moglie che al tale giorno e ora sarebbe venuto alla finestra, di portargli a vedere la bambina.

E mia nonna aveva paura di andarci da sola con tutti i tedeschi in giro per Cracovia, chiese a zio Tadek, suo fratello, di accompagnarla e con la carrozzina andarono sotto Montelupi, e lei sollevò mia mamma per fargliela vedere.

Quando suo padre tornò dai campi, uno alto, magrissimo, stranito e senza capelli, lei aveva 3 anni, non lo conosceva e questo sconosciuto all’ inizio la spaventava moltissimo. Grazie agli amici socialisti Ludwig (perché mio nonno si chiama Ludwig e ci ho provato a suggerire a maschio alfa a suo tempo di chiamarlo un figlio Ludovic*, o almeno Ludin* e si è rifiutato, non so perché) era finito a fare il servizio in cucina e ogni notte, di nascosto, imboscava una ciotola di zuppa sul tetto di una baracca. Grazie a questa zuppa, per la quale rischiavano entrambi la pelle, se scoperti, il suo amico è sopravvissuto anche lui al campo.

Solo che questa storia mia madre e le sue sorelle e il fratello lo hanno saputo solo da adulti, quando questo amico sopravvissuto ha scritto un libro in cui raccontava le sue esperienze del campo e parlava anche di mio nonno. Mio nonno non ha mai parlato di quello che è successo, tranne alla fine da vecchio, l’inverno che io a 22 anni ho trascorso con loro per studiare a Cracovia, che ogni tanto mi diceva all’improvviso qualcosa.

E insomma stamattina Orso e mia madre si stavano scambiando i ricordi di guerra del nonno e della signora intervistata. E magari se in questi giorni non avessero avuto il progetto a scuola forse non avrebbero avuto la scusa per farlo. E visto che i nonni che durante la guerra erano già nati un po’ alla volta ci stanno finendo, trovo importante che ci si parli, ci si faccia raccontare e si ricordi bene alla gente come stavamo messi anche noi europei, con i nostri dittatori, i nostri bombardamenti, i nostri profughi e i paesi che li hanno accolti o respinti, perché la storia si ripete e dopo un po’ l’ umanità ricomincia a fare gli stessi errori.

E io sinceramente della guerra e dei profughi che stiamo respingendo noi adesso continuo a non sapere bene come raccontarne ai miei figli. Meno male che abbiamo ancora mia madre che gli racconta della sua.