In questi giorni sono in Umbria per il Water Festival insieme a un gruppo di giornalisti olandesi. Ieri ci hanno portati in giro per tutta la Valnerina e anche se la cascata delle Marmore l’ abbiamo già vista un paio di volte, con o senza Gnorpoli, a questo giro ho scoperto cose bellissime che mi fanno venire voglia di tornarci anche quest’ estate scendendo dall’ Abruzzo.
Una delle prime cose che vorrei fargli fare – astenendomi a questo giro per offrir loro uno splendido momento padre-figli, che in vacanza ci vuole più che a casa, e poi diciamocelo, io vivo in Olanda e non sono più abituata a salite e discese, come mi ricordano i miei poveri polpacci in questi giorni – è la Fantapasseggiata.
La Fantapasseggiata è una visita animata per bambini fino a 8 anni lungo i sentieri della cascata sul filo della storia d’ amore tra il pastore Velino e la ninfa Nera.
La Fantapasseggiata viene condotta da un folletto locale, lo Gnefro, che in questo caso era una Gnefra.
Ora voi capite che già un nome così, Gnefro, a me fa simpatia perché non è altro che la traduzione nella lingua elfica locale del nomignolo che io do ai miei figli, Gnorpi. La -e- che si trasforma in -o- non è altro che una consequenza della terza rotazione vocalica tra elfico umbro e mammamsterdammismo abruzzese, che come tutti sanno sono zone anche geograficamente contigue. Lo fpetacismo che porta la -f- a diventare -p-, è un fenomeno consueto e non ci perdiamo tempo a illustrarlo ulteriormente. La metatesi -fr- che diventa -pr- a causa di detto fpetacismo e poi appunto per metatesi -rp- si spiega da sé.
Insomma, lo Gnefro non è altro che uno zio degli Gnorpi, ovvio che devo portarceli. E poi lo Gnefro oltre a raccontargli la leggenda e portarseli per sentieri, inseguiti da genitori vari che pure loro vogliono sentire come va a finire, insegna un mucchio di cose utili ai bambini.
“Che c’ è, stavo mangiando, perché, voi non le mangiate le piante?” faceva lo Gnefro richiamato a gran voce dai suoi fan.
“Noooo, io mangio la roba normale” gli rispondeva un bambino. per poi elaborare tutti insieme che si, insomma, le verdure le mangiamo tutti e anche quelle sono piante.
“E il ketchup”, gli rispondeva un altro.
O, trovatelo voi in mezzo ai boschi uno che spiega a certi figuri minorenni che a mangiar verdure si sta tutti meglio. A me serve senz’ altro.
La parte che però a me è piaciuta di più, andando per sentieri, è stato vedere i rafter in azione, perché è una delle cose che farei io per prima tanto volentieri. Ci rientro giusto giusto, età dai 18 ai 54 anni (perché proprio 54? perché si), peso entro i 100 kg. e se mi spiccio dovrei rientrare anche in quelli (anche se con tutto quello che sto mangiando in questi giorni, non ci giurerei). Certo, toccherebbe far fatica a tenere la prole, che sono sicura si vorrebbe precipitare subito.
Per quello, in acque molto più tranquille, c’ è il Centro attività che oltre al soft-rafting, canoa e tubing (praticamente scendi con il sedere infilato in un grosso salvagente, ma vuoi mettere il nome inglese come fa più figo?) ha anche un bellissimo spazio per pic-nic e barbecue, tenuto bene dai gestori del centro in cambio di un obolo (la carbonella però tocca portarsela in proprio).
Che dirvi, io che arrivo dall’ umida primavera olandese e avevamo beccato ieri una giornata bellissima, un giro in tubing me lo sarei fatta molto ma molto volentieri, se non altro per dovere di giornalismo partecipativo. Mi sono dovuta accontentare di saggiare la temperatura dell’ acqua, che secondo me andava benissimo.
Tanto in acqua con le attività ci entri vestito e calzato e incaschettato, quindi posso stare tranquilla.
Comunque per lo Gnefro si pagano € 4,50 o € 90 per gruppi di meno di 20 partecipanti (questi su prenotazione). Ma non è che verso fine luglio qualcuno si unirebbe a noi per una botta di Gnefro e discesa in gommone? Fatemi sapere che ci organizziamo.
Lo chiedo a chi mi leggeva da prima, ma voi che ne dite del nuovo corso di Mammamsterdam su questa piattaforma? Perché mi sono rivista velocemente con mamma e zia e abbiamo fatto una scappata a Ofena e mangiato da Stefania la sera e Alla Sorgente a pranzo il giorno dopo e ci siamo bevute del vino buono e in vino veritas, la mia mamma mi fa:
“A me piaceva di più come scrivevi nel blog di prima, eri più tu. Qui ti trovo un po’ asettica”.
“Pure io”.
Ora, se ce lo diciamo noi che ci conosciamo da tanto tempo io sono sicura che è vero.
Il punto è che ci volevo pensare un po’, quando ho aperto Mammamsterdam su questa nuova piattaforma. Volevo farne un blog ordinato, correggere gli errori prima di postare, rendere la vita più facile a chi viene a trovarmi, anche un pochino più leggibile, perché in fondo tanta gente mi trova perché ha bisogno di informazioni concrete su Amsterdam, e io quelle le ho sempre messe, sia quelle normali che quelle fuori dal coro, ma sempre affidabili. Ma il fatto è che ci metto tanta altra roba.
Solo che ecco, io lo so che non rendo la vita semplice a chi mi legge, che sono la funambola delle disordinate e delle subordinate (la prima era un lapsus che mi è piaciuto troppo e ce lo lascio), e si, esagero in effetti con un “che” discorsivo che mi piace usare a ogni piè sospinto (e quando a suo tempo Maura correggeva le bozze di Statale 17 lo sa solo lei quanti me ne ha tolti di “che” e non mi sembra affatto che il libro ne abbia sofferto, viva gli editor). A me serve come pausa di respiro, non so se voi la percepite così (in fondo anche Pirandello usava l’ interpunzione allo stesso modo).
Lo so che c’ è gente che ama leggermi ma prima deve fare il vuoto mentale, staccare il telefono e ritirarsi in una stanza nascosta e insonorizzata. e respirare profondamente prima di attaccare.
Lo so che ci ho messo anni a imparare a scrivere in questo modo e mi costa, si mi costa anche del lavoro non retribuito, perché è vero che a volte scrivo posseduta dalla trance scrittoria che si, questa cosa deve proprio uscire ed uscire adesso, ma prima di mettermi alla tastiera o segnarmela su un taccuino, ci rimugino giorno e notte per dei mesi (“Mamma, perché non mi ascolti?”, “Ma si amore, ti sto ascoltando, cosa credi?” e invece ai figli non puoi mentire, io sto pensando a come vi racconterò la tal cosa, proprio alle parole che metto prima e quelle dopo e effetto mi fa come ritmo).
Lo so che questo è un blog e non è un libro stampato e certe volte un sacco di gente fa confusione, ma fidatevi, non vi piacerebbe se sul blog cominciassi a scrivere come faccio sul libro.
Quindi non so come la pensiate voi e spero di non offendere nessuno, io su come strutturare e riordinare il blog e il resto ci sto ancora pensando e ho un modello a cui ispirarmi e il marito tecnico del modello a cui prima o poi devo mandare il materiale che mi chiede se voglio attaccare.
Ma il fatto è che da quando ho aperto qui mi stanno succedendo un mucchio di cose di cui qui non posso e non voglio parlare, perché io avrò pure il senso della privacy di un esibizionista con l’ impermeabile spalancato al parco, ma tengo famiglia e amici e certe volte mi tocca pensare a loro, che meno di me hanno l’ esigenza di trovarsi sbattuti in rete urbi et orbi, che poi se uno lo fa almeno la soddisfazione di scriverselo in proprio.
E queste cose che succedono mi hanno impedito di pensare a come lo voglio fare questo blog, ma per ora rimane così un po’ zoppicante come un tavolino spostato e messo lì, appena posso lo raddrizzo come volevo. Nel frattempo vi chiedo di volermi bene uguale, ma io ricomincio un po’ com’era. Poi vediamo.
Anche perché a parte qualche occasionale minaccia di divorzio, uno pseudocugino che non osa rivolgermi la parola perché pensa che poi metto tutto qui e le maestrine dalla penna rossa che ogni tanto devono proprio venirmelo a dire, che non gli piace come scrivo, o perché lo trovano veramente troppo colloquiale, o per i che, o per il periodare in apnea. E io mi incazzo e vorrei rispondere di pancia, poi lascio che lo facciano le lettrici storiche che sono meno coinvolte, però mi incazzo, perché per rigore intellettuale io un minimo di ragione gliela do, anche se non condivido. E poi ci rimugino. E perdo del tempo, sinceramente, che non ho.
Perché ad avere Mammamsterdam com’ era mi sono capitate tante cose carine, chi mi regala una ciotola della Koziol perché avevo raccontato di aver squagliato inavvertitamente il fochettone nell’ olio con cui friggevo le oliebollen e in negozio il forchettone non c’ era più, chi tornando in Olanda con scorte di radicchio rosso me ne regala un po’ e mai dono più gradito, chi incontro a Orvieto per lavoro, la donna in rosso che a pelle mi era piaciuta tanto e mentre le spiego che del glorioso consesso di giornalisti olandesi io ci sto soprattutto come blogger, perché sai, ho dei blog ma quello con cui mi diverto di più si chiama Mammamsterdam e lei fa: Ma sei tu Mammamsterdam? Ti conosco, ti incrocio sempre sul blog della Zanardo.
Ecco, queste soddisfazioni qui, mica qualcuno stava a controllare la direzione dell’ accento o il numero di subordinate o di “che”?
Mammamsterdam è fatta così, se volete qualcosa di più serio rivolgetevi a Barbara Summa con gli estremi per la fatturazione. Che le cose migliori nella vita in genere sono gratis.
E le porte che c’ entrano? Niente, ma le ho fotografate venerdì mattina a Ofena e mi piacevano così.
Amstelveld è la mia piazza preferita ad Amsterdam. Infilata tra Utrechtsestraat, uno dei tre canali, Reguliersgracht e dietro la Kerkstraat (anche lei, una delle mie vie preferite), così grande ma accogliente,
il campetto e la vasca della sabbia dove i bambini stanno sempre a giocare, a volte il mercatino delle piante, la chiesa bianca nel centro in cui ho assistito al recital di Carla Regina, mi sembra la più italiana delle piazze d’ Olanda.
Non ci passo spesso, in genere la attraverso in bici mentre vado di corsa da qualche parte.
Mercoledì invece ci sono andata apposta in un’ ora di buco, per conoscere un giovane importatore di vini che mi aveva telefonato.
E qualche volta ho bisogno di una scusa per rifarmi un giretto intorno al Reguliersgracht e la Utrechtsestraat, con tutti i suoi negozi e ristoranti che amiamo, da Concerto, il negozio di musica preferito dal maschio alfa, a Zenza, dove abbiamo comprato il lavandino in rame che prima o poi Santosuocero ci istallerà, al Segugio, il ristorante del pescarese e uno dei migliori italiani ad Amsterdam (fidatevi, Adriano ha fatto anche il corso da sommelier con me) e una serie di negozi di design. Anche se da quando ho fatto i figli non ci sono pi`u andata, ed è un vero peccato. Qualcuno mi procura una scusa anche per questo? Supermambanana, adesso che arrivi, vogliamo saltare il solito Thai e andarcene al Segugio? A piedi dal tuo solito albergo.
E comunque farsi un giretto lungo uno dei canali minori da questo lato di Amsterdam, con la pioggia o con il sole su di me ha sempre un effetto rilassante. Ma meglio con il sole.
Come forse saprete, da qualche anno viviamo in un quartiere in via di gentrification, ma tradizionalmente un quartiere ex-popolare (di fronte casa nostra sui bacini dei cantieri navali ci hanno costruito degli appatamentini tristi, e ogni tanto incontro qualcuno che è cresciuto qui, nel Vogelbuurt, con tutti i padri che lavoravano ai cantieri, le madri a casa e i figli praticamente cugini tra di loro. Un paesone.
Poi sono arrivati gli emigranti, una casa Amsterdamse school d’ angolo 200 mt. da noi è stata piastrellata in turchese ed è una moschea, quando è bel tempo e il venerdì pomeriggio si affolla, stendono i tappetini sullo slargo del marciapiede e vedi tutti questi uomini, anziani, ma spesso anche ragazzi con le sneakers sotto la djellaba, che socializzano.
Ci sono un mucchio di giardinetti e di attività per bambini e ragazzi, sospetto per togliergli dalla strada e dargli una botta di coesione sociale all’ olandese. Abbiamo gli street coach che pattugliano per controllare che non succedano casini nei parchetti giochi.
E quando ci sono le vacanze, che siano le sei settimane estive o le settimane intermedie nel corso dell’ anno, il comune organizza una serie di campi sportivi e di attività varie per i bambini. Così anche la settimana scorsa, tralasciando la tre giorni di atletica che si prevedeva per Orso, che in fondo voleva solo fare il lancio del giavellotto e so che si sarebbe opposto a qualsiasi altra attività, siamo andati al pomeriggio dell’ Urban Outdoor. Con BMX, breakdance, pallastrada organizzata (che è una contraddizione in termini) e muro da arrampicata. I miei si sono dati al BMX.
Chi è passato per l’ autostrada A 44 all’ altezza di Leiden non può non averlo visto. Corpus Experience è un museo interattivo che presenta un viaggio all’ interno del corpo umano. Noi ci siamo andati il 1 maggio visto che questa settimana abbiamo le vacanze. Ennio (beata preadolescenza) abbiamo dovuto trascinarlo fuori casa, pensare a un’ alternativa proponendo lo Space Expo a Noordwijk perché il Corpus lo rifiutava a prescindere, litigarci in macchina, farci due chilometri di mutismo offeso, tentare carezzine casuali riconciliatorie (il tutto guidando) per poi sentire un:
“Mpff blbr blr Crp”.
“Scusa puoi ripetere?”
“Mpff blbr blr Corpus”.
E allora siamo andati al Corpus, abbiamo pranzato prima al McDonald perché io non ho nessuna fiducia nel cibo proposto dai baretti dei musei, e parcheggiato cantando nell’ edificio (€5 per le prime 4 ore).
Per scoprire nell’ ordine che:
- al Corpus se prenoti online paghi un euro in meno (prezzo alla cassa: €17.50 gli adulti e € 15 la gioventù bruciata a partire dagli 8 anni)
- l’ ingresso lo compri per un orario preciso e devi stare lì almeno 20 minuti prima o rischi di perdere il tuo gruppo
- ogni 7-8 minuti parte un gruppetto di max. 16 persone, ognuno con i suoi auricolari e istruzioni in inglese o olandese (tanto poi si capisce tutto)
- alla fine del giro nel corpo umano che dura circa 55 minuti, e ogni tanto ti puoi sedere con gli occhialini 3D (cioè, lo spermatozoo o il globulo rosso che si muovono nel corpo in 3D è tutta un’ altra cosa), c’è la discesa e a ogni piano una serie di attività interattive e giochi, su cuore, polmoni, resistenza, vista, udito, sangue eccetera.
A noi è piaciuto il videogioco in cui corri con la macchina e a seconda degli elementi che calpesti ti tocca guidare con uno dei sintomi della sclerosi multipla, ovvero stanchezza, e vai lentamente, o abbassamento della vista e ci vedi tutto sfuocato eccetera. Io ho risposto benissimo al quiz per i donatori di sangue e i bambini hanno fatto dei test di resistenza che io sono schiantata dopo 3 pedalate (beata gioventù, preadolescenziale o meno.
Ci siamo iscritti a uno dei computer per cui poi reinserendo il nome e la data di nascita come password ci hanno mandato a casa i link ai giochi, i risultati ottenuti e alcune foto che ci avevano scattato in certe attività, ma ancora non siamo riusciti a scaricarle.
Siccome siamo arrivati alle 12.30 e il primo turno libero era alle 16, con il navigatore dell’ auto mi sono studiata i musei nei dintorni e grazie alla Museumjaarkaart siamo entrati gratis da Naturalis per ammazzare il tempo. Ma di Naturalis vi parlo ala prossima.
Ci è piaciuto troppo, abbiamo tutti voglia di tornarci ma aspetto di trovare qualche offerta speciale sui biglietti e l’ unica cosa che ha fatto impressione ai bambini è stato all’ inizio la scheggia che entra nel muscolo e gli elementi del sangue che provvedono a tappare la falla. Orso ha paura del sangue e ha detto che gli sarebbero venuti gli incubi, ma sono sopravvissuti.
Per tutte le informazioni seguite il link che ho messo all’ inizio.
Al negozio del museo corpus ho comprato questo bellissimo libro illustrato che spiega sesso, riproduzione, sentimenti, passaggio da vita infantile a quella adulta eccetera a bambini e ragazzi. A orecchio direi che va bene dagli 8 ai 17 anni, perché affronta proprio il tema del cambiamento di corpo, anima, ormoni ecc. con cui gli adolescenti si trovano a lottare. È un libro pieno di buon senso, con stacchetti umoristici, che rimanda a persone di fiducia (genitori, insegnanti, medico di famiglia, fratelli e sorelle e cugini maggiori ecc.) per ulteriori informazioni, che da spazio a chi la pensa diversamente, ma che dice le cose come stanno non solo sul tema della riproduzione e del sesso, ma delle relazioni, della differenza, dell’ AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili, contraccezione, aborto, pedofilia, sesso e Internet e altre cose importantissime.
L’ ho comprato al volo, Ennio in macchina se lo leggeva e ne discutevamo anche alla luce di quello che avevamo imparato durante la visita a Corpus, l’ ho lasciato in bagno, è scomparso e l’ ho ritrovato accanto al letto di Orso che ieri sera è venuto nel lettone per chiarirsi dei punti su cosa succedesse ai semini che non arrivavano nell’ uovo per primi (“Perché mamma, a corpus, quel primo semino che è caduto tra le ciglia e non si poteva più muovere, mi ha fatto tanta pena”, e “Mamma, ma l’ uovo che non incontra il semino allora poi muore? Poverino” e capite che tocca intervenire o a 8 anni rischio mi diventi un pro life). Lo consiglio a tutti.
Come mai, tutto ciò? Il fatto è che questa settimana abbiamo le vacanze di maggio (seguiranno quelle dell’ Ascensione e quelle di Pentecoste a giugno, poi le vacanze vere a fine luglio, ditemi che ha un senso perchè io non ce lo vedo) e martedì ce ne siamo andati a Leiden per musei. Siamo andati subito al Corpus a prenotare i biglietti, perché la visita iniziale si fa guidati e in gruppo in una ricostruzione dell’ interno del corpo umano. Ci toccava alle 16. allora per ammzzare il tempo e grazie alla carta dei musei che almeno lì ci faceva entrare gratis, abbbiamo fatto un giretto per Naturalis.nl.
Tout se tient, aggiungeteci che la notte prima avevo spedito al mio editore l’ intro e i primi tre capitoli di quello che per ora ha come working title “Il sesso degli angeli” (mannaggia a Maura che gli ha ricacciato questo che poi lo so che me lo ritroverò fino alla 30sima ristampa, e che invece sarebbe la mia guida semiseria e scientificamente approvata da nonna medico, che ancora non lo sa ma le tocca farmi da consulente scientifico, sennò che ci ha lavorato a fare 40 anni al consultorio pediatrico? E leggere le bozze le fa bene per l’ italiano), la mia prossima fatica scrittoria.
Che meno male, mi contraddico, che ci sono le vacanze dell’ ascensione, perché i figli li spedisco dai nonni, io vengo in Italia per lavoro e mi ricavo un buco buco di tempo a Roma per vedere l’ avvocata nostra e altre amiche/i blogger se almeno a sto giro si riesce, e parlare del libro. Quindi capite che ho due settimane scarse per finire di metter giù gli altri capitoli prima di metterli in mano a editor e commissione scientifica.
Il che mi offre questa occasione di chiedervi: su cosa potreste usare un consiglio nel parlare di sesso ai figli? I figli vi hanno fatto mai domande di quelle che resti lì e non sai bene cosa dire? Ci sono argomento di cui magari ti sembra urgente parlare ma non sai come e comunque non vuoi e non puoi aspettare che la vita (o la sfiga) te ne dia l’ occasione? Per esempio il post di Silvia di ieri, che ha lanciato un brivido in mezza blogosfera genitoriale? Hai dritte da darmi se mi sto dimenticando qualcosa di essenziale?
Però anche se ai genitori gli posso spiegare la qualunque, trovo che un manuale come Sex en zo sia indispensabile a chiunque abbia in casa bambini che già sanno leggere, da lasciare in giro con discrezione e parlarne insieme quando hanno dei dubbi. Quindi io questo ve lo consiglio caldamente e grazie a Cristina che mi ha mandato il link per l’ italiano: eccovelo e vi lascio con quella olandese e quella inglese:
Robie H. Harris, & Michael Emberley (illustrazioni)
Postfazione messa prima: alla fine siamo andati all’ NDSM-werf, i vecchi cantieri Navali dismessi a nord, raggiungibili giorno e notte dalla stazione con il traghetto più a sinistra di tutti, quello che indica NDSM-werf. Mi limito a mettervi le foto, per il resto, rimando all’ articolo qui sotto che ho scritto stamattina.
Attrezzatissimi con la tenda del pronto Soccorso (EHBO in olandese, ricordatevelo).
Il virtuoso della tavola.
Gru dei pompieri riconvertita a teatro-tenda.
Teddy-bike.
“Non ti azzardare a toccare l’ acqua, ci costruivano le navi qui, questa è la rampa per metterle in acqua, i pesci sono tutti morti”.
“Mamma, ma questa è natura”.
Natura industriale secondo mio figlio, povera stella.
Il casino che ho dovuto sopportare con tutti che suonavano a tutto volume e male (a un certo punto uno stronzetto di ragazzino ha preso la vuvuzela e si è messo a suonarla davanti al microfono), in attesa che toccasse a mio figlio di impadronirsi della batteria, e poi doverlo ascoltare e filmare, basta, dico solo che miè valso da solo 3 anni di visite quotidiane all’ ospizio. Ho i filmini con l’ audio a supporto della mia pretesa.
Cioè, si combinano davvero così, ma anche persone insospettabili, signore 60-enni con la parrucca arancione, o la testa da leone, il cappello a tigre, mica solo i ragazzi.
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Ieri in pizzeria si parlava di festa della mamma.
“Mamma” fa il mio secondogenito, “Ma in Olanda bisogna festeggiare le mamme anche il 31 gennaio, perché è il compleanno della Regina e la regina è un po’ la mamma della nazione”.
Così, di quelle cose che ti schiantano. Mi chiedo se oltre che ecumenica la sua nuova scuola sia anche orangista. Comunque una dichiarazione del genere sarebbe venuta dritta dritta pure da me, cresciuta alla scuola: famiglia patria re umanità dio della mia educazione prerisorgimentale.
Comunque la dichiarazione ci stava tutta, perché per andare in pizzeria e trovare un parcheggio dopo esserci girati mezza Amsterdam e attraversato De Pijp dove metà dei ristoranti soliti erano chiusi e l’ altra metà invece si preparava a vendere ettolitri di birra per la notte della regina e oggi, giorno della regina, tutto ciò avrà anche avuto a che fare con questa riflessione. Più la festa della mamma che incombe, naturalmente.
Il 30 aprile i Paesi Bassi festeggiano il compleanno della regina, che non è il vero giorno del compleanno dell’ attuale regina, Beatrix, ma di sua madre Juliana. D’ altronde con quello che è diventato come festività, nulla di strano che una il suo vero compleanno se lo tenga per sé. E poi diciamocelo, per una festa di popolo il 30 aprile come clima ti puoi aspettare di meglio rispetto al 31 gennaio. Hanno saggiamente lasciato la data della mamma.
Il programma ufficiale prevede la presenza della regina con figli e nipoti, sul treno reale, che vanno a fare visite ufficiali in posti con la folla festante, il sindaco commosso e le bimbette bomboniere che offrono dei fiori. Transenne ovunque, ma in genere sono tranquilli posti in provincia dove il massimo che sia capitato è appunto quest’ oretta di visita reale e poi via, verso il prossimo.
Anzi, fanno di tutto per rendere indimenticabile la visita. Ecco cosa si sono inventati a questo giro a Rhenen (commovente, vero? A me verrebbe uno scongiuro, ma non è un riflesso olandese quello). In genere di visite così ne fanno tre o quattro a botta, che poi vengono mostrati alla nazione in tutta la loro festante ripetitività alla nazione con il telegiornale e vai per il prossimo anno.
Un paio di anni fa è successo qualcosa, un pazzo in automobile ha deciso di investire il corteo reale e ha fatto fuori una serie di persone. Poi si è schiantato ed è morto anche lui risparmiandoci mesi di indagini e processi.
In un commento a qualche post fa mi si chiedevano più informazioni sulla famiglia reale olandese. E che vi devo dire, sta qui e nessuno se ne sente infastidito. Ci sono dei repubblicani, ma non sono i tipi che gettano bombe, si limitano a fargli i conti in tasca nella speranza che quello dei soldi, che è l’ unico vero argomento a cui le masse batave siano sensibili, faccia sorgere la repubblica. un giorno chissà.
Per il resto, come farebbero i giornali di pettegolezzi senza la solita foto di un qualche rampollo reale che nasce, cresce e inizia le elementari, o fa pasticci e/o dichiarazioni e/o matrimoni un po’ così e senza i soliti articoli in cui ci rassicurano, che saranno pure gente a cui tocca dare un grosso stipendione l’ anno a seconda del grado di parentela con la regina (€ 600.000 a Maxima + € 400.000 di abbigliamento e € 1.400.000 al marito, spese escluse), ma sono tanto normali, tanto simili a noi a parte appunto che fanno quello che gli pare tipo guidare a 190 in autostrada e farsi beccare, ogni tanto.
Questa famiglia reale, ai sensi dei maggiori valori di questo paese, ovvero la normalità innalzata al valore di mediocrità, l’ uguaglianza ad oltranza meglio se tirata verso il basso, la semplicità che un bel rutto non ci sta mai male per dimostrare quanto siamo semplici, alla mano e non ci stiamo a formalizzare, è esemplare di quello che in fondo desiderano i propri sudditi.
I quali, visto che è un altro valore fondante di questo paese alzare subito il ditino per avvertire gli altri che no, così non si fa, ci sono delle regole e adesso vengo io a spiegarti dove sbagli, dicevo, ci godono come dei ricci quando un qualsiasi membro secondario di questa famiglia crea un minimo di subbuglio. Un’ increspatura sulla superficie immobile di questo stagno.
Tipo l’ erede al trono, sempre trattato un po’ come il Trota da noi, per dire, solo che rispetto al Trota era almeno un bel ragazzone biondo e cordiale e una laurea l’ ha presa, tanto che lo chiamavano il principe Birretta per quanto era gioviale con gli amici in birreria, il massimo l’ ha fatto quando si è sposato con Màxima, un’ altra biondona sorridente che solo per esserselo sposato ha rialzato immediatamente le valutazioni medie del consorte, ovvero: ma se una ragazza così in gamba, solare, ammaliatrice di folle se lo sposa, qualcosina di buono deve avercelo pure lui, a parte il titolo e gli stipendi. Metti poi che al matrimonio la povera si è pure messa a piangere, una cosa così poco calvinista, basta, se li è comprati tutti.
Che lei piangesse perché da brava argentina in chiesa non potevano non suonarle il tango (meno male che a me non mi hanno suonato la pizzica al matrimonio), e il brano in questione si chiamava Addio papà, e il papà in questione non era in chiesa ma fuori dall’ Olanda quel giorno in quanto all’ epoca persona non grata, in quanto all’ altra epoca sottosegretario di Videla (si sarà sposato un a ragazza non nobile, ma non di certo una del popolo, fateci caso, ma un’ economista strafiga che lavorava a New York e che quando gli amici le hanno detto: ma vieni in Spagna questo weekend che ci divertiamo a casa di non so più chi, ma qualche royalty spagnola credo, e c’ è un tipo che ti dobbiamo assolutamente far conoscere, be, si spiegano tante cose, cioè, qual’ è stata l’ ultima volta che voialtri da New York avete fatto un salto in Spagna per il weekend a casa di un royalty perché ve ne dovevano presentare un altro che siete veramente fatti l’ uno per l’ altra, ennò, i dettagli contano) ecco, la commozione era il minimo.
Perché prima di ciò non solo appunto c’ era stato lo scandalo dei desaparecidos che avevano costretto a nominare un ricercatore parlamentare che verificasse che il ministro Zorreguieta in questione, all’ agricoltura oltretutto, no, poretto, lui non sapeva niente. Il povero ricercatore ci aveva provato a mettere dei paletti, dei se e dei ma, ma discreti, eh, e il futuro genero era insorto a microfoni accesi che quella ricerca: era solo un parere personale. Apriti cielo. Da lì a chiedersi se il tipo fosse fit for the job appena la madre andava in pensione è stato un attimo (a parte che se lo chiedono da quando è nato e qualsiasi cosa faccia).
Che si sia sposato la persona giusta si è capito dal fatto che lei, interrogata in proposito e con un gran sorrisone che è il suo marchio di fabbrica, ha corretto il tiro: “Si, in effetti con quella dichiarazione il mio amore è stato un po’ stupidino”. La adorano da allora. E le hanno riabilitato il marito. Del padre ci siamo dimenticati subito, perché gli olandesi hanno questo, dopo che ti hanno punito per una cosa assolutamente inutile, tipo appunto non farti venire il papà al matrimonio, lasciano perdere per le cose serie, ovvero che da allora i genitori di lei non solo sono i benvenuti ma quando ci sono compaiono anche in visite ufficiali. Persino Pinochet nel frattempo ha ammesso di aver fatto sparire un mucchio di gente, la dichiarazione del signor Zorreguieta non è invece pervenuta (forse non l’ ha saputa, del suo ex-collega, visto che magari sta più in Olanda che in Argentina ultimamente).
Comunque qualche fine commentatore aveva notato a suo tempo che dalle prime foto si capiva che Màxima era non solo una donna affascinante ma anche il tipo che sorrideva cordialmente a gengiva scoperta, e che appena annunciato il fidanzamento, altre al corso supermegaintensivo di olandese le devono aver fatto anche qualche training di etichetta perché da allora una gengiva una che sia una non l’abbiamo più vista.
Guardare per credere.
Comunque oggi è il giorno della regina, la mattinata è iniziata alle 6 con un mucchio di sole che spero che regga, Amsterdam centro sarà la solita bolgia infernale di gente ubriaca che piscia uccello al vento nei canali e cammina su uno strato da 30. cm di bicchieri di plastica calpestati, che manco ci provo ad entrare, i miei figli hanno annunciato che loro non si depriveranno di nulla, non importa quanto vecchio e inutilizzato, da destinare al mercatino in strada del giorno della regina, ma anzi ne approfitteranno per comprare altre cose, la mia amica Laura come al solito si comprerà vestiti e scarpe e borse meravigliose a due lire mentre io non trovo mai un tubo e nel pomeriggio andremo a vedere con i cugini che succede all’ NDSM-werf, che ci si arriva dalla stazione centrale in traghetto in 20 minuti.
Forse stamattina andremo al Westerpark, forse no. Forse faremo un banchetto di limonate e € 0,50 al bicchiere davanti casa, forse no. Per ora vi auguro buona festa della regina e se ne riparla l’ anno prossimo.