In limine

Le due madri siedono all’ aperto una di fronte all’ altra separate da un tavolo e dallo sbuffo occasionale della sigaretta. Si conoscono da due giorni, una è l’ interprete. Guardano di lato, vari lati tra tutte e due, e poi quando riescono a rimettersi una parvenza di saracinesca in faccia, si guardano. Tra loro, la seconda opinione, o diagnosi, o sentenza, che l’ altra ha tradotto all’una poco fa.

Una ha appena parlato al telefono con il fronte casa, ha risposto con la voce vivace di sempre con cui veste la saracinesca, con cui risponde al telefono, con cui parla al suo bambino che le sta in collo come un paguro aggrappato alla conchiglia, con cui lo distraeva mentre lo spogliava e lo vestiva mentre lui protestava piangendo disperato, perché a neanche quattro anni e in pochi mesi veramente ha già avuto la sua dose di medici, analisi, tamponi, risonanze, pizzichi. Vivace come quando gli sminuzza pezzo pezzo il mangiare che ancora riesce ad ingoiare da solo, ma solo se sminuzzato. Lasagna, pastina, biscotti al cioccolato, briciola per briciola tutto viene sminuzzato, imboccato e mandato giù. Bravo!

Ogni tanto ride, il bambino, quando vede a tavola una cosa che gli piace o lo incuriosisce e in quella risata c’ è tutto quello che rimane e che rimbalza sulla madre e sulla sua voce vivace e le nutre entrambe.

L’altra sta sul limine: vicina e attenta a non calpestare un confine delicatissimo che sa che c’ è, ma non sa bene dove. Un confine che va rispettato come la cosa sacra che è. E guarda a volte dentro di sé lo specchio di quel confine per ora potenziale, e se ne allontana spaventata. Per questo vede quando la saracinesca si alza ed è grata perché non è la sua, grata perché  il suo confine è ancora intatto, grata perché sa che all’ altra dei confini non importa ormai più niente, ci possono passare sopra anche i carrarmati, non se ne accorgerebbe, perché è già al di là di tutto, tranne quel bambino che la aspetta dentro aggrappato al collo della nonna e quello che verrà. Che lei sa, conosce, ha studiato, ha analizzato e non accetterà mai con tutto il respiro che le rimane.

Finisce la sigaretta.

“Rientriamo, fa freddo”.

Il mio mestiere è un esercizio di gratitudine e di controllo dei confini. Non ci riesco sempre.

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maggio 23, 2013 · 2:57 pm

#tisaluto

#TISALUTO

In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.Spesso abbiamo subito commenti misogini, dalle considerazioni sul nostro aspetto fisico allo scopo di intimidirci e di ricondurci alla condizione di oggetto, al violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio.In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.

A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto.
Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa.

L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo.

L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.

Pensate se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero abbandonando programmi, trasmissioni tv o semplici conversazioni.

Pensate se donne e uomini di buona volontà non partecipassero a convegni, iniziative e trasmissioni che prevedono solo relatori uomini, o quasi (le occasioni sono quotidiane).

Pensate se in Rete abbandonassero il dialogo, usando due semplici parole: #tisaluto.
Sarebbe un modo pubblico per dire: noi non ci stiamo. O rispettate le donne o noi, a queste regole del gioco, non ci stiamo.Se è dai piccoli gesti che si comincia a costruire una società civile, proviamo a farne uno molto semplice.
Andiamocene. E diciamo #tisaluto.Questo post è pubblicato in contemporanea anche da altre blogger: Vita da stregheMarina TerragniLoredana Lipperini, Lorella Zanardo, Giovanna Cosenza, Sabrina Ancarola, Zauberei, Lorenzo, La Mimosa, sud Degenere, I fratelli Karamazov, Essere donne, Se casomai,  El Gae
Se ti va, copincollalo anche tu!

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maggio 20, 2013 · 10:07 am

#mettilatoppa: la vocazione del tappabuchi dall’ ormone dei figli

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Serena ha perfettamente ragione: quante volte nella vita ci tocca mettere toppe umane e metaforiche, e magari non ce ne importa niente, non abbiamo la vocazione, non lo sappiamo fare e non abbiamo neanche tempo? Epperò lo fai, perché ti tocca, o pensi che ti tocchi. L’ ultima toppa l’ abbiamo messa io e Oum Kelthoum (si, a volte mi prende la deriva Malaussèniana) ai nostri figli maschi undicenni.

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maggio 19, 2013 · 9:36 am

Shaken, not stirred: tette, tette, tette (e adesso imparate a contare i tumori)

Che belli i media e i loro riflessi prevedibili e i corto-circuiti: uno legge Angelina, tette, chirurgia plastica e vai con la deriva dell’ attrice bonazza e viziata e cretina. Il fatto che avere l’87% i rischio di cancro al seno non dica nulla a nessuno, in questi tempi matematicamente analfabeti, la dice lunga su come ci danno le informazioni. Continua a leggere

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Archiviato in Guida di Amsterdam per iniziati

L’ arte del fai-da-te: lime, limette e le unghie della bricoleuse

scialba unghieIl fai-da-te non solo è un’ attività utile e necessaria, ma talvolta è indispensabile. Purché vi ci si dedichi in perfetto stile. Ultimamente ci siamo dati alla manutenzione di casa e sono riuscita ad applicare il metodo manicure applicato ai lavori di fino. Perché una manicure impeccabile e heavy-duty è indispensabile alla moderna bricoleuse.

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maggio 14, 2013 · 8:35 am

Idroponica in rosa shocking

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Cosa sarà mai?

Ah, niente, giusto questo.

Visto qui.

E appena sopravvivo alle tasse, alle vacanze di maggio e alle pulizie di primavera, io il workshop per costruirmi un urban garden da salotto con i bottiglioni riciclati dei distributori d’ acqua me lo vado a fare.

Stay tuned, ci sono un mucchio di cose in ballo. E intanto segnatevi il 9 novembre. E cominicate a prenotare l’ aereo.

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Archiviato in cosa succede ad Amsterdam, Guida di Amsterdam per iniziati, l'uomo è quello che mangia

Abbiamo un re dei Paesi Bassi (momento storico)

coronaNon siamo mai stati tipi da festeggiamenti orangisti e siamo presi dai turchi della dichiarazione dei redditi per cui giorno e notte e ogni momento libero cerchiamo carte e controlliamo fatture, per cui anche oggi i festeggiamenti sono passati in secondo piano. Però, un re, eh, un re, come fai a non festeggiare, soprattutto se il corteo reale in barca passa a 30 metri da casa tua?

Per cui alle 19.45 anche noi sul molo con le magliette arancioni sotto le giacche, che qui ci sarà pure un bel sole, ma specialmente al crepuscolo e in riva all’ IJ tira un’ aria malandrina. Infatti il commentatore del telegiornale si augurava che a bordo ci avessero pensato o la povera Màxima, in un vestito bellissimo, per carità, ma a spalle scoperte, rischiava un malanno. Le bambine, tutte e tre nello stesso royal blue di vestito, avevano delle mantelline in alpaca e poi sulla barca l’ aveva anche lei e a un certo punto si stringeva alle gambe la piccola e la avvolgeva in parte con la sua mantella. E Orso che adora le foto di mamme con cuccioli stile National Geographic l’ ha notato subito.

(La piccola, ah, la piccola delle tre bimbe come era contenta. Le altre anche, sorridevano, agitavano la mano, stavano ferme a guardare le esibizioni, come indubbiamente gli avranno insegnato. Forse avevano anche capito un po’ meglio di che si trattava, forse Ma la piccola sorrideva di più ed era proprio contenta, si vedeva). Comunque per sapere chi è chi nella famiglia reale olandese, si può guardare qui.

Prima però mi sono guardata la parte ufficiale su internet:

giuramento

Qui il giuramento nella Nieuwe Kerk, con Màxima in un vestito di Jan Taminiau, stilista olandese che adesso può morire felice dopo aver coronato il suo sogno di vestire una regina.

regina

Qui la regina che dopo aver annunciato che lascia tutti nelle mani del figlio, non ha potuto fare a meno, dopo l’ inno nazionale e il momento di commozione, di dire a microfoni aperti e udibilissimo:

“E adesso tutti a salutare con la mano” che 33 anni a comandare mica te li butti di dosso come una giacca vecchia.

Poi hanno fatto venire sul balcone anche le bimbe e si è visto che gli avevano messo uno sgabellino per affacciarsi:

famiglia reale

Nel frattempo noi ci siamo andati a fare un giro a NDSM-werf, che rispetto allo scorso anno c’ erano meno gente e meno attività, ma le foto lì ve le faccio vedere un’ altra volta. Quello che mi interessa, invece, da un punto di visto antropologico, è farvi capire come è in grado di combinarsi la gente ogni volta che c’ è una festa nazionale, ma in particolare il giorno della Regina che oggi è stato anche l’ ultimo. Dal prossimo anno avremo il giorno del re a  maggio.

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Mi dispiace solo non potervi far sentire la colonna sonora che gli hanno dedicato a metà strada: un medley di oldies goldies che a chi l’ ha pensata era da fargli fare un giro di chiglia del veliero da cui l’ hanno cantate: da Vluchten kan niet meer (non si fugge più, molto adatto per uno che ha appena giurato) a una rielaborazione per fisarmonica e carillon di canzoncine per bambini tipo Sinterklaas kapoentje, che uno si può dire eh, no, i regali non ce li porta lui, siamo noi che stiamo pagando la festa e le bandiere, e le bandierine e le magliette arancioni che avete distribuito nelle scuole elementari ed è stata una bella mossa perché un bambino su due ieri le indossava (gli altri avevano altre robe arancioni addosso più fantasiose), ma godiamoci la festa e non stiamo lì a sindacare, Ambarabà ciccì coccò e delizie nazional popolari tipo Geef mij maar Amsterdam, cantata a pieni polmoni dalla folla festante e di cui vi avevo parlato anche qui.

(OK, da qui avrei voluto inserire le nostre foto fatte durante la sfilata, ma cicca, devo avere il piccì repubblicano perchè ancora non si degna di sputarle fuori e farmele vedere).

Che gli amsterdammer sono sboroni, sarcastici, ma anche dei teneroni dal cuore d’ oro e insomma, anche l’ orario di questo omaggio della folla festante dalle rive alla famiglia reale vecchia e nuova che sfilava in barca, era azzeccatissimo: dopo una giornata di festa popolare passata a tracannar birre sono tutti felici, festanti e sbandierano entusiasti le bandierine che le ragazze del comitato hanno distribuito per tempo.

E così anche la famiglia Diga al completo sulle rive, a sbandierar bandierine, che visto che la pagano con le nostre tasse questa festa, partecipiamo partecipi pure noi, almeno per giustificare queste prime giornate di sole che uno poteva andare con i bambini al parco a provare le biciclette nuove, se non fossimo stati a riesumare le carte delle tasse.

Però, è stata una bella giornata.

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maggio 1, 2013 · 7:06 am

Ad Amsterdam ho visto un re (ah bè, si bè)

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Ecco, qui sopra vedete la nostra futura Royal Family, ho scelto questa foto invece di un ritratto di stato ingessato (anche se c’ è da dire che non mi ricordo foto loro ingessate, in genere li vedi abbastanza in azione come famiglia in spiaggia con il cane, e simili) perchè voglio darvi un’ anteprima dell’ inferno che ci si scatenerà addosso martedì prossimo, 30 aprile, ultima festa della regina Beatrice che dopo se ne va in pensione, e intronamento ad Amsterdam del suo erede Willem-Alexander, il primo bambino per cui l’ anagrafe di Utrecht e quella di altri comuni olandesi decisero di accettare anche i doppi nomi separati dal trattino.

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Il povero lo chiamano davvero Willem-Alexander, anche se il suo nome per intero sarebbe: Willem-Alexander Claus George Ferdinand Prins van Oranje, Prins der Nederlanden, Prins van Oranje-Nassau, Jonkheer van Amsberg. Willem perché gli tocca come a tutti i royal primogeniti maschi. Alexander piaceva ai genitori e così lo ha annunciato suo padre alla nascita. Claus dal padre il principe Claus van Amberg, povera stella, grandemente amato dal popolo alla fine, ma ve lo immaginate il coccolone nazionale quando a pochi anni dalla fine della guerra Beatrice si è fidanzata con un tedesco? (e che ci sarà di strano, sono praticamente tedeschi tutti quanti in quella famiglia e ci si sposano continuamente, meno male che W-A a questo giro si è preso Màxima che è argentina e ha portato un po’ di sangue nuovo in famiglia).

Non è mai stato il cocco dei media o degli olandesi in genere, che lo considerano un bamboccione un po’ fesso, fino a che non si è fidanzato con Màxima, che non solo è una ragazza in gambissima, ma è riuscita a far digerire a tutti il passato poco chiaro di suo padre nel governo argentino ai tempi della dittatura. La figlia del boia, l’ hanno definita alcuni simpaticoni antifascisti. E Màxima si è conquistata la nazione in tre semplici mosse:

Màxima 11) prima di finire in mano all’ etichetta di corte, faceva dei sorrisoni a tutta gengiva, che qui già di loro non ci sono abituati, tantomeno dai royal. Poi ha imparato come tutte le royals a scendere dalla macchina senza far vedere le mutande e a sorridere con contenimento, ma intanto la nazione la amava e non ha mai smesso.

2) ha imparato l’ olandese in no-time mentre la diplomazia di corte stava cercando di contenere il rischio-padre prima dell’ annuncio del matrimonio (che andava approvato dal parlamento o niente corona, e giustamente si tentava di salvare capra e cavoli). Hanno risolto non facendolo venire al matrimonio dopo uno studio da parte di un professore incaricato dal parlamento, studio a cui il futuro sposo ha commentato: si, ma è solo un suo parere, e gli hanno dato addosso tutti, ma proprio tutti.

3) in un commento a caldo sulla frase infelice di cui sopra del suo futuro legittimo, ha sorriso e detto, a telecamere aperte: si, in effetti è stato un po’ stupidino. Basta, l’ hanno amata definitivamente per aver detto lei quello che pensavano un po’ tutti (è un simpaticone, questo mio quasi coetaneo, ma una cima? Mancano gli elementi per dire di si o di no), e per averlo detto con il sottinteso: ma adesso ci penso io a evitargli le cappelle più clamorose.

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Poi ha prodotto tre eredi di fila, tutte bionde, carucce e intelligenti e a riprova del fatto che mescolando i geni i figli vengono più belli, oltre la media di famiglia (che la mamma sarà bionda e fascinosa, ma anche lei col polpaccio tozzetto della suocera, se proprio lo vogliamo dire).

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Basta, martedì incoronano il poveretto, anzi, lo intronano, che qui non si incorona, siamo democratici e manco il re sta sopra agli altri (gli olandesi sono tanto carucci, si accontentano volentieri dei gesti simbolici, tipo il papà incriminato che non viene al matrimonio, ma poi sta qui ogni due per tre pure alle visite di stato) e così per i prossimi anni di attività gli aumentano lo stipendio. Lo intronano e il popolo gioisce con loro e si combina in svariati modi arancioni.

willem niet

Non tutti tutti, c’ è da dire, ci sono anche i repubblicani, quelli che pagano le tasse e gli scoccia che per questa cosa si spendano solo la città di Amsterdam 33 milioni in addobbi, sicurezza e allestimenti. Infatti ai semafori qualcuno va appiccicando sticker di varie fogge con la scritta che vedete, che gioca sull’ assonanza con la frase (ik) wil hem niet -  non lo voglio, con il nome Willem, che assumerà una volta sul trono. Ma intanto ci hanno riempiti di questo logo con le sue iniziali in varie sfumature che trovi sui cartelli alle fermate del bus, sulla torre della Shell e in infinite bandiere.

IMG_7088Si introna ad Amsterdam, una città autonoma e ribelle con cui gli Oranje hanno sempre avuto rapporti contrastati di amore e odio. Per esempio quando nel 1980 intronarono Beatrice ci furono gli sconti del movimento degli squatter che rivendicava abitazioni dignitose e pagabili per tutti, e che lanciarono bombe carta allo slogan di: geen woning, geen kroning (niente abitazione, niente incoronazione). Beatrice poi, intellettuale, una grande mente politica, magari non la persona più calorosa del mondo e anzi formaluccia, doveva prendere il posto di Juliana, la madre della nazione, la regina che andava in bicicletta, che stava attenta al centesimo e però era una di noi, accessibile, e preferiva farsi chiamare signora, mentre Beatrice ha ristabilito subito che ci si poteva rivolgere a lei come Majesteit.

E adesso che Beatrice con la cofana inossidabile si è conquistata il cuore della nazione, lodata ovunque per le proprie qualità intellettuali, tocca al babbalone di turno restaurare un’ immagine di famiglia reale cordiale e alla mano.

IMG_7131Infatti i maggiori sforzi del mondo Màxima e W-A hanno dovuto farli per convincere tutti, ma proprio tutti, che loro in fondo sono una famiglia così normale. Certo, pieni di soldi e con villona supersorvegliata a Wassenaar, ma lui presenzia a oltre 100 eventi di rappresentanza l’ anno, hanno millemila cariche e incarichi e insomma, per il vitalizio gli tocca comunque darsi da fare. Persino lo scandalo degli investimenti immobiliari, diciamo pure speculazioni, in Mozambico sono state spinte un pochino sotto al tappeto.

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E gli olandesi non sarebbero gli olandesi se non afferrassero qualsiasi occasione per un bagno di arancione. Così venerdì, ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, nelle scuole elementari ci sono stati i giochi del re.

IMG_7080 Colazione a scuola offerta dal comitato festeggiamenti intronazione, a base di pane e cioccolato, burro, burro di arachidi e patè di fegato.
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Poi seguivano gare, canti e balli e giochi. Qui i preparativi a scuola di figlio 1, che inoltre sta sul percorso in barca lungo l’ Ij e il 30 verrà requisita dalla polizia e la sorveglianza come quartier generale. Vi dico solo che ho dovuto cancellare il programma alla radio perché tra ponti e strade chiuse, gli inevitabili beoni in giro e il casino alla stazione centrale, non ci sarei arrivata neanche in volo. A parte che mi avrebbero abbattuta prima.

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A scuola di orso hanno aggiunto anche un percorso tecnico in cui avrebbero smontato apparecchiature elettriche rotte. Orso ha immediatamente requisito un aspirapolvere sega che avevamo in casa e si è riportato tutte le schede elettriche e un cubo pesantissimo che non so cosa sia ma pare fosse le viscere di un microonde.
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E siccome gli olandesi non sarebbero olandesi e bottegari, anche i negozi ne hanno approfittato per riempirsi le vetrine di arancione, e per quanto riguarda abbigliamento e calzature, siamo pieni di vetrine che ti propongono, in cinquanta sfumature di arancione, di vestirti anche tu con il look (how original) Màxima, declinato in tutte le maniere.  Ieri mi sono fatta un giretto in centro, ho visto le decorazioni e ho capito che forse ci conveniva a noi andare in Mozambico per evitare il carnaio. Ma quante volte nella vita si tiene un’ intronazione nella tua città? Ci stiamo spolverando le arancionitudini anche noi e siamo pronti a tutto. Nascondi i bambini, sbarra le porte, fai provviste, arriva il re.

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aprile 28, 2013 · 11:19 am

Shaken, not stirred: se è mio non è tuo e l’ attivismo del clic

alternative-limb-project-foral-kiera-horizontal-galleryCari tutti, buon 25 aprile così sgombriamo subito dal campo gli equivoci. Questo post mi preme da giorni e giorni per uscire e l’ ho riscritto tre volte, quindi se i dovesse sembrare più (in)coerente del solito sapete a cosa è dovuto. Come tutti coloro che amano salvare il mondo cliccando “mi piace” su Facebook in questi giorni di passione ho seguito un mucchio di discussioni che mi hanno dato chiarissima la temperatura degli umori della folla, cosa che al PD non è riuscita, a quanto apre, e questo post lo dedico anche a loro sperando che la Madonna al prossimo giro li illumini. Che al PD si fa subito a rimproverare di tutto, sarà l’ abitudine all’ autocritica, ma nel frattempo in Italia è stata registrata Alba Dorata che tenterà di presentarsi alle comunali. Per dire che non si può più contare su niente e anche in tema di fascismi il Made in Italy ha abdicato alle copie importate dall’ estero. Complimenti. Continua a leggere

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aprile 25, 2013 · 9:19 am

Orecchiette e garganelli al sabato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giornate di sole, di corse, di dichiarazioni dei redditi, di gran mali di testa, figli sbolognati agli amici (Orso è uscito ieri mattina per andare ha scuola, ha giocato e dormito dal suo amico, è rientrato stamattina per pranzare con coi e nel pomeriggio è andato a dormire da un altro amichetto, che anche lui, figlio piccolo, si lamentava che solo sua sorella ha ospiti e giri di visite e così abbiamo preso due piccioni con una fava). E poi le votazioni, lo stress, i cadaveri che passano in riva al fiume, che io li voglia o non li voglia vedere, questo è l’ anno del fiume e dei nodi che vengono al pettine.

E allora ho preso il pettine per garganelli che mi ha regalato lei, la chitarra, un po’ di farine, attrezzi e ingredienti e me ne sono andata a fare la mia  prima lezione di Paste e Sughi da Arclinea. Perché a cucinare in compagnia si sta sempre, ma sempre bene e in questa showroom bellissima, che questo cuciniero giovanissimo mi mette a disposizione, perché l’ Italia e la cucina e un po’ di movimento in negozio fanno sempre piacere, si cucina anche meglio.
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E con il Boca 2007 si mangia anche meglio.
Il secondo round sabato prossimo dalle 15 alle 18, oggi abbiamo chiuso in orario perché Vincent andava al concerto di Eros Ramazzotti. Faremo ravioli e lasagna. Lo dico, in caso a qualcuno venga voglia di unirsi.

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aprile 21, 2013 · 12:30 am