Le ossessioni ospedaliere dell’italiano in Olanda

ziekenhuisLe discussioni scatenate su Facebook dal post precedente sulle ossessioni igienico-sanitarie dell’italiano in Olanda mi incoraggiano ad aggiungere alcuni aspetti specifici all’ esperienza ospedaliera – questa sconosciuta – dell’italiano in Olanda.

Urgono premesse:

Gli italiani, rispetto agli olandesi e a parecchi altri popoli, sono enormemente informati su questioni medico-sanitarie. Conoscono tutte le medicine, tutti i sintomi, tutte le patologie. Qualsiasi consesso di vecchiette, magari in sala d’aspetto dal medico, vanta discussioni ad altissimo livello sull’argomento. Abbiamo uno dei migliori sistemi di sanità pubblica al mondo, checchè se ne dica, e questo sicuramente ci ha viziati.

Non abbiamo idea infatti di quale siano i costi effettivi dei trattamenti che riceviamo. E quindi già il fatto di doversi abituare all’ assicurazione sanitaria olandese, che è un mix, a detta di alcuni deleterio, di pubblico-privato richiede un grande sforzo. Poi siccome in Olanda chiunque si iscrive all’ anagrafe del comune e lavora deve per legge assicurarsi entro pochi mesi, pena forti multe, un sacco di gente arrivata qui con la copertura europea del sistema italiano l’ha pagata cara, senza neanche capire perché.

Quindi il mio consiglio è che se arrivate qui per lavorare, anche temporaneamente, intanto assicuratevi e poi pensate al resto. Una mia amica che aveva iniziato a lavorare qui senza pensarci, visto che era arrivata da studentessa con la sua copertura, si è ritrovata due anni dopo che l’hanno beccata e ha dovuto pagare in una volta sola tutti gli arretrati.

Un’altra signora che incrociai anni fa al consolato e che si vantava di vivere qui da anni sempre con la copertura italiana, tornata con un’ ingessatura fattale in Italia, per farsela togliere qui in pronto soccorso dovette sborsare qualcosa tipo 500.000 lire all’ epoca. Ma quello era il costo reale dell’intervento, solo che quando siamo assicurati non ce ne rendiamo conto.

Quello che a me dispiace quando sento tutto il miserere degli italiani alle prese con il sistema sanitario olandese è che mi rendo conto che molte delle incomprensioni e delusioni vengono in parte causate da aspettative diverse da entrambe le parti, che cioè si parlano pensando di capirsi, ma facendo ognuna riferimento al proprio sistema interiorizzato di come funziona la sanità, per cui diventa un dialogo tra sordi e ditemi voi come si fa a non rimanerne delusi. Poi uno si chiede come nascono i pregiudizi. Signora mia.

Alcune delle manie incomprensibili al medico o addetto sanitario olandese degli italiani sono:

  1. le analisi del sangue, fatte quelle 2 – 3 volte l’ anno anche da persone sanissime, così, per scaramanzia;
  2. bypassare il guardiano delle porte, ovvero il tuo medico di famiglia;
  3. che ha, come logica conseguenza, il precipitarsi al pronto soccorso invece di chiamare il proprio medico e rimanerci male se, constatata la mancanza di pericolo di vita, ti rimandano alla prima base, ovvero al tuo medico. Magari mettendoti in conto il disturbo e lo spreco di risorse inutili che hai causato;
  4. chiedere disperatamente per ogni dove come fai a farti le analisi e le visite specialistiche a pagamento, pur di evitare di passare dal medico di famiglia che sarebbe qui la figura logica da cui farsele prescrivere. Aggratis, se sei assicurato;
  5. il mito dello specialista o meglio ancora del primario. Un semplice medico non basta, abbiamo bisogno del capo. Poi magari io mi ricordo la storiella, non so se barzelletta o storia vera, del politico calabrese disperato perché un suo caro stava per entrare d’urgenza sotto i ferri, e all’amico che cercava di consolarlo dicendogli: “Ma dai, non ti preoccupare, lo opera il primario” il poveretto diceva sconvolto: “Appunto, ce l’ ho messo io a quel posto e so che è un incapace, povero figlio mio”, e vai di novene alla madonna. Sul mito dello specialista posso solo recitare una prece alla memoria del povero Pino Daniele che se si fosse limitato ad andare al pronto soccorso più vicino pare si sarebbe salvato.
  6. la sfiducia a prescindere per i medici olandesi e il sistema sanitario tutto. E vabbè, se ci tenete proprio a farvi del male e a soffrire, chi sono io per impedirvelo? Se ci ripensate conosco alcuni ottimi psicoterapeuti italiani ad Amsterdam da consigliarvi.
  7. l’ospedale, l’aspettativa ad essere ricoverati per qualsiasi cosa, quando qui tra specialisti, day-hospital, assistenza a casa, pure quando partorisci se non ci sono complicazioni, tendono a ricoverarti il meno possibile e solo se assolutamente necessario. Per una questione di efficienza e gestione dei costi inutili, certo, ma anche per la ferma convinzione che per tutto quello per cui non c’è davvero bisogno di stare in ospedale uno sta meglio e si riprende meglio se assistito a casa sua.

Insomma, la mia convinzione negli anni è che gli italiani quando si tratta di salute diventino immediatamente superstiziosi, siano più felici di una novena a Padre Pio che di un approccio razionale e scientifico all’emergenza sanitaria e che non si tratti tanto di fiducia nella prevenzione piuttosto che nella cura, quanto di timore panico all’ idea che potrebbe davvero essere una cosa seria. Allora lì non vogliono proprio sapere, e gli esami regolari e inutili, mai ritirati,servono come forma di scongiuro più che di prevenzione.

Il problema, come spesso, è un problema di lusso. In Italia abbiamo davvero un’ ottima sanità. Non lo dico io, lo dice l’OMS. Facciamocene una ragione e mettiamoci l’ anima in pace.

Per i trucchi su come gestirsi al meglio la sanità olandese, vi scriverò un post in futuro (magari qualcuno me lo ricordi).

15 thoughts on “Le ossessioni ospedaliere dell’italiano in Olanda

  1. io non sono solo italiana, ma ho passato buona parte della mia età adulta in Svizzera, dove l’assicurazione porta assai molto più lontano…diciamo che sento il gap culturale.
    Aspetto con ansia il post sulla sanità olandese. O come dice la mia amica indiana “I have discovered that they dislike it if you scream…so if they give me paracetamol, I just scream”.
    Grazie mille!

    • Gi, in soldoni è quello. Secondo me gli olandesi si sono abituati a essere un po’ tragediatori dal medico, sempre alla maniera olandese, magari senza urlare, per cui si sono abituati a fare la tara. A me anche quando ero incinta mi consigliavano di esagerare e fare l’ isterica, cosa che mi rifiutavo di fare e mi incazzavo pure, perché ero convinta che esponendo serenamente le tue ragioni e i tuoi sintomi DOVEVANO darti retta. Mi sono arenata sull’ ecografia del quinto mese che per come avevo imparato io era fondamentale, qui visto che stavo benissimo non si sentiva la necessità di prescrivermela, mio marito ha spiegato che era una questione di contesto culturale e me l’hanno fatta.

    • Di solito io vado dal dottore solo dopo aver cercato di rimediare la faccenda con una settimana di paracetamolo o ibuprofen….se non passa vado, mi dico. In genere passa. (Ho imparato in Svizzera, che con la franchigia che avevo scelto per non pagare un botto c’era poco da scialare).

  2. Riguardo al punto 2, spezzo una lancia nei confronti di chi ricorre subito al pronto soccorso (cosa che, è vero, NON SI FA). Il fatto, però, è che purtroppo sempre più spesso ci sono pediatri e medici di base che, in barba a quanto previsto dai loro contratti, aprono l’ambulatorio per due ore al giorno e si guardano bene dal fare visite domiciliari. Per cui se un povero paziente, grande o piccolo che sia, si sogna di farsi venire la febbre a 40° fuori da quelle due ore, son dolori.
    Capita anche che, chiamando il pediatra perché il bambino ha la febbre, se l’ambulatorio in quel momento non è aperto, quello ti prescriva una terapia per telefono, senza nemmeno visitare il bambino.
    Ora, questo non giustifica le corse al pronto soccorso al minimo segno di allarme, però a volte raggiungere i guardiani delle porte è veramente un’impresa.

    • Si, ma io sto parlando del sistema olandese dove il guardiano delle porte è il tuo medico di famiglia che siccome in genere condivide l’ ambulatorio con i colleghi stanno aperti dalle 8 alle 16.30, il mio, e quando sono chiusi la loro segreteria telefonica ti dirotte direttamente alla guardia medica per la copertura 24 ore su 24. E qui il bambino con la febbre te lo visitano solo se ha avuto almeno 38 di febbre per almeno 3 giorni. Io ad agosto con 45 gradi di temperatura ho visto un’ adulta in Italia alla guardia medica completamente isterica perché aveva dalla mattina 37 e mezzo e DOVEVA essere visitata urgentemente o moriva. Sinceramente se si presenta una così, per sua dichiarazione senza altri sintomi, altro che presentarle il conto, ma pure in ginocchio sui ceci.

    • Peró se il bambino, o il grande, ha la febbre, senza altri sintomi o con normale tosse etc etc, prima gli dai il paracetamolo, poi vedi se scende, e poi se non scende magari chiami il dottore…altrimenti ti risponde “ha preso il paracetamolo?” e sei a capo da prima.
      E se andate al pronto soccorso fate solo collezione di microbi nuovi, spargendo i vostri al prossimo malandato in sala d’aspetto..

  3. Anche la nostra pediatra non visita i bambini a meno che la febbre oltre i 38 non duri da almeno tre giorni e non prescrive antibiotici a meno che non sia davvero davvero necessario. A me sembra una cosa sensata… Mediamente però la madre italica (parlo di madri che conosco) preferisce avere anche un pediatra privato perché il figlio deve essere visitato subito e perché non si sopravvive senza antibiotici a ogni piè sospinto…

    • la cultura dell’ alta mortalità infantile evidentemente non bastano 3 generazioni ad attenuarla, ma diamoci tempo. Nulla come il dover mettere mano al portafoglio personalmente per ridimensionarsi.

    • A me non sembra una cosa sensata. Ci sono virus e batteri che in 3 giorni di febbre a 40 ti ammazzano, e rischi di portarti avanti complicazioni che ti durano tutta la vita. È anche vero che sono abbastanza rare al giorno d’oggi, ma non cosi’ rare da rischiare. Una semplice visita di 10minuti in cui il medico e’ in grado di distinguere se si tratta di un virus o un batterio e di darti eventualmente l’antibiotico, puo’ salvare davvero. E lo dico da biologa. Piuttosto che stare 3 giorni a spargere microbi e infettare gente, stroncare la malattia subito ed evitare che peggiori e’ una cosa sensata.

  4. Cara mammamsterdam, quando posso torno a leggerti e c’é sempre un post su cui mi butto a leggere arditamente. Il sistema sanitario italiano sará fra i migliori ma é tra i piú cari d’Europa, incide sul bilancio pubblico in maniera implacabile – a differenza di quello olandese che risulta piú efficiente a paritá di costi. Tuttavia noi che viviamo in Olanda sappiamo che la piaga non é il dibattito “il medico di base deve fare da filtro alle richieste” ma il problema del Garante che tuteli la trasparenza dei servizi offerti. Considerando cioé il sistema ad hoc che caratterizza la Sanitá olandese, con le assicurazioni sanitarie gestite da enti privati, le aziende ospedaliere semi pubbliche, le leggi ad hoc sulla decentralizzazione dell’assistenza ai degenti cronici etc etc, siamo di fronte a un problema serio. Dopo che l’NRC ha pubblicato circa due anni fa la lettera post mortem dell’impiegato che lavorava per l’Nza che ne denunciava gli illeciti, non si é ancora riusciti a risolvere il pantano. Accanto alla decentralizzazione del sistema sanitario, di cui i Comuni si accaniscono nell’attuare nonostante si ritrovino totalmente impreparati a gestire la rsponsabilitá con la metá del budget, ci si ritrova quindi come “pazienti” sprovvisti della necessaria tutela super partes. saluti, Sarah

  5. Buongiorno ,
    Sono ad Amsterdam da 2 gg per turismo : mia figlia di 12 mesi ha febbre molto alta .. Sono preoccupata . Per favore fatemi sapere a chi posso rivolgermi qui .
    Grazie
    Emanuela

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